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Paul
Gauguin: la forza del colore
“ Il
colore partecipa all’unità dinamica del cosmo”-
Goethe
Gauguin è considerato assieme a Seurat e Van
Gogh un precursore del “fauvismo”. Il
termine “fauves”( belve) fu usato per
indicare la violenza del colore che sembra aver
ripreso, dopo gli impressionisti, la sua forza
primordiale. I dipinti di Gauguin mostrano
figure con contorni nitidi, prive di prospettiva
in cui la piatta uniformità e i colori marcati
riescono ad esprimere una pienezza e vitalità
artistica singolari. I paesaggi polinesiani
sembrano amalgamarsi al naturale colorito delle
donne raffigurate come i pezzi di un mosaico in
cui la natura esprime la sua intima e
incontaminata bellezza. L’arte di Gauguin si
ispira all’arte primitiva in cui, come nei
graffiti su roccia, il colore rosso rappresenta
il simbolo della forza che genera la vita e in
essa si consuma con slancio e determinazione.
Un’arte istintiva che tuttavia esalta il gioco
di accostamenti e di sinuosità quasi in un
processo osmotico che sprigiona luminosità e
calore invitando ad una estatica contemplazione.
Esotismo e immaginazione rappresentano un
binomio artistico indissolubile che accompagnerà
sempre l’estro di Gauguin. Nell’opera “Il
Cristo giallo” il pittore francese applica
la tecnica del “cloinsonnisme” marcando
di nero le cose e le persone quasi a voler
contenere la forza del colore e a sostituire
tecnicamente l’effetto spaziale del dipinto.
Gauguin morirà all’età di 55 anni nelle isole
Marchesi L’ultima opera sarà un ricordo della
sua terra; in antitesi con la sua produzione
solare per eccellenza dipingerà un paesaggio
innevato di una città, Parigi, troppo lontana
dalla sua intera vita e vicina ormai soltanto
nella fantasia
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Nel cuore dell’impressionismo:
G. Caillebotte
Meno famoso degli altri pittori impressionisti
Caillebotte (1848-1894) mi ha particolarmente
colpito per il suo stile che, in parte, si
distacca dalle tecniche della corrente pittorica
di cui egli stesso fa parte. Basta guardare i
dipinti degli interni in cui il colore viene
del tutto sostituito al contrasto quasi
tagliente tra luce ed ombra, effetti che
riescono a rendere l’immagine simile a una
pellicola fotografica. La produzione artistica
del primo periodo ci propone uno scorcio della
vita dell’epoca con la divisione profonda tra la
classe borghese ( Strada di Parigi- Il ponte
dell’Europa- Uomo alla finestra- Donna alla
finestra) e operaia (I piallatori di
parquet- Operai). Il realismo pittorico si
evidenzia soprattutto nella sua opera più famosa
“ Les raboteurs de parquet” del 1875 che
fu rifiutato all’esposizione del salone
dell’arte forse perché mettere in mostra il
lavoro operaio era considerato poco “artistico”
e contrario alle idee della classe sociale
dominante. Rimane comunque la sua opera più
rappresentativa e conosciuta per la sua
immediatezza espressiva che evidenzia il
movimento mettendo in risalto lo sforzo
muscolare degli operai. La componente virile
nelle opere di Caillebotte fece pensare a una
sua tendenza omosessuale ma di questo non
abbiamo conferme. E’ certo comunque che
l’artista preferiva trascorrere il suo tempo
dedicandosi all’orticoltura, alla filatelia o
alle regate senza avere l’urgenza di vendere le
sue opere perché benestante. Organizzò diverse
mostre per i pittori impressionisti dell’epoca
e lui stesso realizzò, nel suo secondo periodo
artistico, opere con una evidente connotazione
pittorica en plein air in cui le linee di
colore non uniformi si amalgamano con efficace
realismo in scene campestri e scorci di
paesaggi urbani ( Trouville - Tetti
sotto la neve) .Nel centenario della sua
morte, nel 1994. venne realizzata l’esposizione
delle sue opere con un titolo significativo:”
G.Caillebotte impressionista urbano”, a
ricordare come l’artista con i suoi dipinti
abbia mostrato usi e costumi dell’epoca mettendo
a confronto le diverse realtà della vita
quotidiana in una società che rivela i suoi
aspetti più veri e rappresentativi. E.Zola
commenta con queste parole il talento
dell’artista nelle “Lettres de Paris”del
1876 :“…Una pittura chiara come il vetro,
borghese nella sua elevata ricercatezza. La
fotografia della realtà, quando non è sostenuta
dall’impronta originale del talento artistico è
una cosa pietosa”.
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Andrea Mantegna
“…Capace di realizzare
la forma ideale attraverso lo studio dell’antico
e di renderla viva mediante lo studio della
natura” - Goethe
Andrea Mantegna, pittore del periodo
rinascimentale ha coniugato la tecnica
dell’incisione a quella del dipinto per rendere,
come afferma Vasari, la sua arte una scultura
più che una pittura, simile “più alla pietra
che alla carne viva”. Mantegna iniziò a
lavorare da giovane presso la bottega di
Francesco Squarcione dove studiò i modelli
dell’arte classica e i calchi in gesso che il
maestro conservava nello studio. Alla corte dei
Gonzaga l’artista realizza un’opera monumentale
durata nove anni “ La camera degli sposi” che
rappresenta una luminosa scenografia di vita
contemporanea. Negli affreschi l’arte della
prospettiva si coniuga mirabilmente agli effetti
ottici che confluiscono nell’oculo centrale
della volta. In esso il cielo rappresenta forse
il primo prototipo di “ trompe d’oeil”.
In questa opera è possibile vedere pienamente
realizzato l’uso delle conoscenze
matematico-geometriche in materia di prospettiva
che consente di espandere lo spazio reale.
Proust ricorda con queste parole il dipinto di
S. Sebastiano :…un glorioso mattino il sole
trafiggeva S. .Sebastiano con le sue frecce”.
Da queste parole possiamo percepire il vero
significato dell’opera di Mantegna che esprime
un intenso spirito drammatico ed eroico. Il
realismo espressivo del santo sembra stagliarsi,
quasi a contrasto, con lo sfondo di statica
connotazione classica. Un’impronta più marcata
della rappresentazione del dolore è palesemente
raffigurata nel dipinto del “Cristo morto”
in cui i visi sembrano immortalati da una
maschera di tragica e intensa accettazione e
rassegnazione. L’opera di Mantegna rappresenta
un legame tra la vena artistica classica e il
realismo pittorico che affonda nella natura la
sua incisiva espressività. Infatti Vasari così
definisce l’opera di Mantegna : “ vitale,
realistica, naturale”. E ricordando che
l’artista fu anche incisore possiamo comprendere
il senso delle parole di Cartier Bresson : “
l’artista incisore mette sulla stessa linea
l’acido, il cuore, il torchio”.
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Le stagioni di
Van Gogh
Genio e follia hanno caratterizzato la vita di
questo artista, un arco temporale in cui la sua
produzione artistica si è colorata di vita e di
morte, di gioia e cupa tristezza. Il tormento
interiore di cui era spesso vittima lo ha portato
a esternare nei suoi dipinti i colori di un animo
ribelle e in conflitto tra la ragione e l’istinto,
due aspetti in netta antitesi ma sempre uniti e
indissolubili. Le stagioni di Van Gogh sono quelle
in cui, attraverso le sue opere, è possibile
conoscere i tratti della sua personalità e della
sua visione della vita. Del periodo olandese
ricordiamo “I mangiatori di patate”(1885)
in cui il colore monocromatico e dai toni scuri ci
trasmette una sensazione di grigiore tipica della
vita senza risorse per chi è schiavo del lavoro e
della quotidiana lotta per la sopravvivenza.
Questo dipinto apre una finestra sulle condizioni
sociali ed economiche del tempo, i personaggi
rappresentati esprimono, con i visi deformati, una
realtà carica di un pesante fardello. Ad Anversa
Van Gogh comincia a manifestare i segni della
malattia, una breve stagione di tre mesi di cui
non ci sono pervenuti tutti i dipinti. Il periodo
in cui c’è quasi un’ esplosione di colori è quello
di Arles. Fiori e natura sembrano quasi gridare e
liberare una intensa e palpitante vitalità. “ I
girasoli” assomigliano ad occhi spalancati
sulla vita, un desiderio di carpire e di possedere
la sua essenza attraverso i colori lucidi e solari
della natura. Questa stagione di Van Gogh è quella
più conosciuta da tutti e forse anche la più
tormentata perché l’artista si avvia verso la fine
della sua vita con l’atto estremo del suicidio.
Pochi mesi prima di morire dipinse il “Campo di
grano con corvi”( 1890) in cui i colori si
sono attenuati creando quasi un amalgama tra il
cielo e la terra. Il campo di grano appare come
un mare in tempesta su cui volano i corvi,
messaggeri della morte; persistono i colori che
hanno reso immortali le sue opere e il giallo oro,
come un guerriero sconfitto sembra dominato da un
cielo plumbeo.
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Nel
segno di Masaccio
Masaccio fu
uno dei più importanti pittori del 400. Il periodo
chiamato Rinascimento è caratterizzato da un
profondo rinnovamento delle arti e dei costumi. La
culla italiana del Rinascimento fu Firenze, dove,
alla corte di Lorenzo dei Medici si avvicendarono
e lasciarono le loro tracce gli artisti più famosi
della storia dell'arte italiana. Lo spirito che
anima la ricerca di nuove tecniche pittoriche è
finalizzato alla riscoperta del valore estetico
della cultura classica antica recuperando la
dimensione della vera natura dell'uomo ( "homo
naturalis"). In questo contesto trova adeguata
collocazione l'opera di Masaccio che nella sua
breve vita ( morì a soli 27 anni) riesce a dare un
senso definito e armonico al concetto di
prospettiva raccogliendo gli insegnamenti di
Brunelleschi e Donatello. Nelle opere di Masaccio,
ma soprattutto nella "Trinità", affresco sito in
Santa Maria Novella, è racchiuso il significato
della vita e della morte. Lo schema piramidale in
cui i personaggi sono ritratti simboleggiano lo
spirito religioso che anima la loro elevazione
verso Cristo e Dio che è disposto al vertice della
struttura. La visione prospettica è sapientemente
realizzata dalle colonne e dall'arco che
delimitano la volta a botte decorata in diverse
tonalità di rosso e blu. La parte basale
dell'affresco raffigura un sarcofago in cui lo
scheletro rappresentato richiama l'attenzione
sulla ineluttabile fine di ogni essere umano. I
soggetti religiosi della pittura di Masaccio
manifestano una nuova visione dell'uomo, non più
ancorato al simbolismo medioevale connotato da uno
stile lineare e statico in cui le figure risultano
spesso rigide e immobili. Nelle sue opere
l'artista riesce a dare forma tridimensionale allo
spazio ( ricordiamo che Masaccio fu definito
l'inventore della prospettiva). Usando il
chiaroscuro per dare rilievo ai corpi Masaccio
sembra aver restituito all'uomo la sua vera
dimensione spirituale, quell'anima che ( come
nella "Cacciata di Adamo ed Eva") rivela il suo
intenso e tormentato desiderio di purificazione.
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Bellezza ed equilibrio
Johannes o Jan Vermeer
pittore olandese del XVII secolo rivela nelle sue
opere giovanili una componente realistica che alcuni
critici hanno assimilato a Caravaggio. Luci e colori
sono sapientemente accostati mediante la tecnica dei
piccoli punti (
pointillè) da
non confondersi con il
puntinismo di
alcuni pittori impressionisti ( Seurat o Signac). La
sua produzione riguarda soprattutto quella che è
chiamata la "pittura di genere" cioè la
rappresentazione in olio su tela di oggetti e scene
tratti dalla vita quotidiana, paesaggi e scorci di
vita urbana. Le figure femminili ( famoso il dipinto
"
La ragazza col turbante"
più conosciuto come "La
ragazza con l'orecchino di perla")
sono quasi sempre
illuminate da una fonte luminosa che proviene dalla
sinistra dell'osservatore. Dalle azioni di vita
quotidiana a cui le giovani ritratte sono intente
traspare una serenità e una calma che sembrano
circondare gli oggetti di soffusa e morbida
compattezza. Gli arredi di interni conferiscono ai
dipinti una visione prospettica ben definita con
effetti di luce intensi e vitali ( Vermeer fece
largo uso del colore oltremare che in quell'epoca si
otteneva macinando i lapislazzuli).Spesso sono
presenti, in ambienti che rivelano una certa
agiatezza, arazzi o tessuti damascati distesi sui
mobili ( ricordiamo che il padre di Vermeer era un
tessitore di seta e mercante d'arte).Nell'arte
pittorica dell'artista gli ambienti e i personaggi
rappresentano una luminosa ed espressiva
rappresentazione del vero, scene di quotidiana
operosità, di svago, di studio o riflessione, uno
spaccato dell'epoca che nell'arte di Vermeer diventa
una bilancia capace di rendere la bellezza semplice
trasparenza di equilibrio interiore.
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Caravaggio-
Il pittore maledetto
R.Longhi- Quesiti caravaggeschi
-" Il Caravaggio scopre "la forma delle ombre":
uno stile dove il lume, non più asservito,finalmente,
alla definizione plastica dei corpi su cui incide, è
anzi arbitro coll'ombra seguace della loro esistenza
stessa"-
Chiamato il pittore "maledetto"
perchè dell'arte ha usato il "luminismo" come
strumento rappresentativo dei contrasti e delle
emozioni. Dalle tele, in cui lo sfondo è quasi sempre
scuro, i corpi sembrano nascere e mostrarsi nella loro
realtà più vera, sottomessi o ribelli, tesi ad
esprimere l'intimo tumulto della loro condizione.
Pittore o meglio "scultore" della tela perchè il
rilievo del movimento riesce a rendere più vive e
concrete le immagini. Nature morte che sprigionano il
calore della terra, un tepore che mostra frutti maturi
come simboli di una vena che pulsa sotto la pelle
della tela. Occhi sempre aperti e spalancati che fanno
risaltare le istantanee del dolore, della
sottomissione, della lotta; linee sinuose e un candore
compatto che manifestano l'innocenza dell'umana
condizione. La luce, che non è mai fredda, sembra, in
alcuni dipinti, allontanare e quasi respingere il
buio, vuota e pericolosa spirale da cui la vita e la
fede devono difendersi e lottare. La tecnica di
realismo pittorico rende le opere del Caravaggio
capaci di trasmettere l'essenza stessa della verità,
una verità che si mostra nuda e affiora
materializzandosi sulla tela.
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Georges Seurat : la grammatica del colore
" L'arte è armonia. Armonia
significa analogia dei contrari, analogia degli elementi
similari. di
tono, colore, linea, considerati in rapporto alla loro
dominante e
sotto l'influenza della luce, in combinazioni che
esprimono gioia,
serenità, dolore."
A differenza degli impressionisti Seurat diventa
uno studioso attento e quasi ostinato della tecnica e
del valore
estetico della pittura come si può capire dai suoi
interessi per l'arte
rinascimentale e dai disegni a carboncino o a matita ("croquetons")
che
rappresentano una rielaborazione geometrica dello studio
tridimensionale dello spazio. I tocchi di colore
diventano, in alcune
opere,dei punti accostati in modo magistrale
(puntinismo). Per questo
motivo Apollinaire lo definì il " microbiologo della
pittura" per
evidenziarne il tecnicismo scientifico e l'approfondita
ricerca del
particolare che conferisce armonia all'insieme. Il
colore quasi
disordinato negli impressionisti, diventa in Seurat,
attraverso i
contrasti e le mescolanze accuratamente scelti, un
messaggio di
serenità e tristezza racchiuso in volumi geometricamente
puri ed
essenziali. Da questa semplicità espressiva ne rimase
colpito anche Van
Gogh che lo definì " vero pittore d'avanguardia". Seurat
sviluppa il
tema della linea espressiva delle luci e dei colori,
attingendo dalla
natura gli spunti che anche gli impressionisti
rielaboravano "en plein
air". Nell'opera più importante della sua produzione "
Una domenica
pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte " le luci e le
ombre, le linee
sinuose ed uniformi, il contrasto dei colori freddi e
caldi si
amalgamano con tale intensità da far pensare che il
tempo si sia
fermato e quasi dilatato. La concretezza espressiva dei
corpi si
manifesta nella immobilità e abbandono dei personaggi
rappresentati che
sembrano immersi in una liquida e solare atmosfera.
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