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Laura Alberico

Paul Gauguin: la forza del colore
Nel cuore dell’impressionismo: G. Caillebotte

Andrea Mantegna

Le stagioni di Van Gogh
Nel segno di Masaccio
Bellezza ed equilibrio-Jan Vermeer
Caravaggio- Il pittore maledetto
Georges Seurat : la grammatica del colore

della stessa Autrice ... Poesia - Racconti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paul Gauguin: la forza del colore

“ Il colore partecipa all’unità dinamica del cosmo”- Goethe

Gauguin è considerato assieme a Seurat e Van Gogh un precursore del “fauvismo”. Il termine “fauves”( belve) fu usato per indicare la violenza del colore che sembra aver ripreso, dopo gli impressionisti, la sua forza primordiale. I dipinti di Gauguin mostrano figure con contorni nitidi, prive di prospettiva in cui  la piatta uniformità e i colori marcati riescono ad esprimere una pienezza e vitalità artistica singolari. I paesaggi polinesiani sembrano amalgamarsi al naturale colorito delle donne raffigurate come  i pezzi di un mosaico in cui la natura esprime la sua intima e incontaminata bellezza. L’arte di Gauguin  si ispira all’arte primitiva in cui, come nei graffiti su roccia, il colore rosso rappresenta il simbolo della forza che genera la vita e in essa si consuma con slancio e determinazione. Un’arte istintiva che tuttavia esalta il gioco di accostamenti e di sinuosità quasi in un processo osmotico che sprigiona luminosità e calore invitando ad una estatica contemplazione. Esotismo e immaginazione rappresentano un binomio artistico indissolubile che accompagnerà sempre l’estro di Gauguin. Nell’opera “Il Cristo giallo” il pittore francese applica la tecnica del “cloinsonnisme” marcando di nero le cose e le persone quasi a voler contenere la forza del colore e a sostituire  tecnicamente l’effetto spaziale del dipinto. Gauguin morirà all’età di 55 anni nelle isole Marchesi L’ultima opera sarà un ricordo della sua terra; in antitesi con la sua produzione solare per eccellenza dipingerà un paesaggio innevato di una città, Parigi, troppo lontana dalla sua intera vita e vicina ormai soltanto nella fantasia

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Nel cuore dell’impressionismo: G. Caillebotte 

 Meno famoso degli altri pittori impressionisti Caillebotte (1848-1894) mi ha particolarmente colpito per il suo stile che, in parte, si distacca dalle tecniche della corrente pittorica di cui egli stesso fa parte. Basta guardare i dipinti degli interni in cui il colore viene  del tutto sostituito al contrasto quasi tagliente tra luce ed ombra, effetti che riescono a rendere l’immagine simile a una pellicola fotografica. La  produzione artistica del primo periodo ci propone uno scorcio della vita dell’epoca con la divisione profonda tra la classe borghese  ( Strada di Parigi- Il ponte dell’Europa- Uomo alla finestra- Donna alla finestra) e operaia (I piallatori di parquet- Operai). Il realismo pittorico si evidenzia soprattutto nella sua opera più famosa “ Les raboteurs de parquet” del 1875 che fu rifiutato all’esposizione del salone dell’arte forse perché mettere in mostra il lavoro operaio era considerato poco “artistico” e contrario alle idee della classe sociale dominante. Rimane comunque la sua opera più rappresentativa e conosciuta per la sua  immediatezza espressiva che evidenzia il movimento mettendo in risalto lo sforzo muscolare degli operai. La componente virile nelle opere di Caillebotte fece pensare a una sua tendenza omosessuale ma di questo non abbiamo conferme. E’ certo comunque che l’artista preferiva trascorrere il suo tempo dedicandosi all’orticoltura, alla filatelia o alle regate  senza avere l’urgenza di vendere le sue opere perché benestante. Organizzò diverse mostre per  i pittori impressionisti dell’epoca e lui stesso realizzò, nel suo secondo periodo artistico, opere con una evidente connotazione pittorica en plein air in cui le linee di colore non uniformi si amalgamano con efficace realismo in  scene campestri e scorci di paesaggi urbani ( TrouvilleTetti sotto la neve) .Nel centenario della sua morte, nel 1994. venne realizzata l’esposizione delle sue opere con un titolo significativo:” G.Caillebotte impressionista urbano”, a ricordare come l’artista con i suoi dipinti abbia mostrato usi e costumi dell’epoca mettendo a confronto le diverse realtà della vita quotidiana in  una società che rivela  i suoi aspetti più veri e rappresentativi. E.Zola commenta con queste parole il talento dell’artista nelle “Lettres de Paris”del 1876 :“…Una pittura chiara come il vetro, borghese nella sua elevata ricercatezza. La fotografia della realtà, quando non è sostenuta dall’impronta originale del talento artistico è una cosa pietosa”.

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Andrea Mantegna

…Capace di realizzare la forma ideale attraverso lo studio dell’antico e di renderla viva mediante lo studio della natura”  - Goethe

Andrea Mantegna, pittore del periodo rinascimentale ha coniugato la tecnica dell’incisione a quella del dipinto per rendere, come afferma Vasari, la sua arte una scultura più che una pittura, simile “più alla pietra che alla carne viva”. Mantegna iniziò a lavorare da giovane presso la bottega di Francesco Squarcione dove studiò i modelli dell’arte classica e i calchi in gesso che il maestro conservava nello studio. Alla corte dei Gonzaga l’artista realizza un’opera monumentale durata nove anni “ La camera degli sposi” che rappresenta una luminosa scenografia di vita contemporanea. Negli affreschi l’arte della prospettiva si coniuga mirabilmente agli effetti ottici che confluiscono nell’oculo centrale della volta. In esso il cielo rappresenta forse il primo prototipo di “ trompe d’oeil”. In questa opera è possibile vedere pienamente realizzato l’uso delle conoscenze matematico-geometriche in materia di prospettiva che consente di espandere lo spazio reale.  Proust ricorda con queste parole il dipinto di S. Sebastiano :…un glorioso mattino il sole trafiggeva S.  .Sebastiano con le sue frecce”. Da queste parole possiamo percepire il vero significato dell’opera di Mantegna che esprime un intenso spirito drammatico ed eroico. Il realismo espressivo del santo sembra stagliarsi, quasi a contrasto, con lo sfondo di statica connotazione classica. Un’impronta più marcata della rappresentazione del dolore è palesemente raffigurata nel dipinto del “Cristo morto” in cui i visi sembrano immortalati da una maschera di tragica e intensa accettazione e rassegnazione. L’opera di Mantegna rappresenta un legame tra la vena artistica classica e il realismo pittorico che affonda nella natura la sua incisiva espressività. Infatti Vasari così definisce l’opera di Mantegna : “ vitale, realistica, naturale”. E ricordando che l’artista fu anche incisore possiamo comprendere il senso delle parole di Cartier Bresson : “ l’artista incisore mette sulla stessa linea l’acido, il cuore, il torchio”.

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Le stagioni di Van Gogh

Genio e follia hanno caratterizzato la vita di questo artista, un arco temporale in cui la sua produzione artistica si è colorata di vita e di morte, di gioia e cupa tristezza. Il tormento interiore di cui era spesso vittima lo ha portato a esternare nei suoi dipinti i colori di un animo ribelle e in conflitto tra la ragione e l’istinto, due aspetti in netta antitesi ma sempre uniti e indissolubili. Le stagioni di Van Gogh sono quelle in cui, attraverso le sue opere, è possibile conoscere i tratti della sua personalità e della sua visione della vita. Del periodo olandese ricordiamo “I mangiatori di patate”(1885) in cui il colore monocromatico e dai toni scuri ci trasmette una sensazione di grigiore tipica della vita senza risorse per chi è  schiavo del lavoro e della quotidiana lotta per la sopravvivenza. Questo dipinto  apre una finestra sulle condizioni sociali ed economiche del tempo, i personaggi rappresentati esprimono, con i visi deformati, una realtà carica di un pesante fardello. Ad Anversa Van Gogh comincia a manifestare i segni della malattia, una breve stagione di tre mesi di cui non ci sono pervenuti tutti i dipinti. Il periodo in cui c’è quasi un’ esplosione di colori è quello di Arles. Fiori e natura  sembrano quasi gridare e liberare una intensa e palpitante vitalità. “ I girasoli” assomigliano ad occhi spalancati sulla vita, un desiderio di carpire e di possedere la sua essenza attraverso i colori lucidi e solari della natura. Questa stagione di Van Gogh è quella più conosciuta da tutti e forse anche la più tormentata perché l’artista si avvia verso la fine della sua vita con l’atto estremo del suicidio. Pochi mesi prima di morire dipinse il “Campo di grano con corvi”( 1890) in cui i colori si sono attenuati creando quasi un amalgama tra il cielo e la terra. Il  campo di grano appare come  un mare in tempesta su cui volano i corvi,  messaggeri della morte; persistono i colori che hanno reso immortali le sue opere e il giallo oro, come un guerriero sconfitto sembra dominato da un cielo plumbeo.

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Nel segno di Masaccio

Masaccio fu uno dei più importanti pittori del 400. Il periodo chiamato Rinascimento è caratterizzato da un profondo rinnovamento delle arti e dei costumi. La culla italiana del Rinascimento fu Firenze, dove, alla corte di Lorenzo dei Medici si avvicendarono e lasciarono le loro tracce gli artisti più famosi della storia dell'arte italiana. Lo spirito che anima la ricerca di nuove tecniche pittoriche è finalizzato alla riscoperta del valore estetico della cultura classica antica recuperando la dimensione della vera natura dell'uomo ( "homo naturalis"). In questo contesto trova adeguata collocazione l'opera di Masaccio che nella sua breve vita ( morì a soli 27 anni) riesce a dare un senso definito e armonico al concetto di prospettiva raccogliendo gli insegnamenti di Brunelleschi e Donatello. Nelle opere di Masaccio, ma soprattutto nella "Trinità", affresco sito in Santa Maria Novella, è racchiuso il significato della vita e della morte. Lo schema piramidale in cui i personaggi sono ritratti simboleggiano lo spirito religioso che anima la loro elevazione verso Cristo e Dio che è disposto al vertice della struttura. La visione prospettica è sapientemente realizzata dalle colonne e dall'arco che delimitano la volta a botte decorata in diverse tonalità di rosso e blu. La parte basale dell'affresco raffigura un sarcofago in cui lo scheletro rappresentato richiama l'attenzione sulla ineluttabile fine di ogni essere umano. I soggetti religiosi della pittura di Masaccio manifestano una nuova visione dell'uomo, non più ancorato al simbolismo medioevale connotato da uno stile lineare e statico in cui le figure risultano spesso rigide e immobili. Nelle sue opere l'artista riesce a dare forma tridimensionale allo spazio ( ricordiamo che Masaccio fu definito l'inventore della prospettiva). Usando il chiaroscuro per dare rilievo ai corpi Masaccio sembra aver restituito all'uomo la sua vera dimensione spirituale, quell'anima che ( come nella "Cacciata di Adamo ed Eva") rivela il suo intenso e tormentato desiderio di purificazione.

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Bellezza ed equilibrio

 

Johannes o Jan Vermeer pittore olandese del XVII secolo rivela nelle sue opere giovanili una componente realistica che alcuni critici hanno assimilato a Caravaggio. Luci e colori sono sapientemente accostati mediante la tecnica dei piccoli punti ( pointillè) da non confondersi con il puntinismo di alcuni pittori impressionisti ( Seurat o Signac). La sua produzione riguarda soprattutto quella che è chiamata la "pittura di genere" cioè la rappresentazione in olio su tela di oggetti e scene tratti dalla vita quotidiana, paesaggi e scorci di vita urbana. Le figure femminili ( famoso il dipinto " La ragazza col turbante" più conosciuto come "La ragazza con l'orecchino di perla") sono quasi sempre illuminate da una fonte luminosa che proviene dalla sinistra dell'osservatore. Dalle azioni di vita quotidiana a cui le giovani ritratte sono intente traspare una serenità e una calma che sembrano circondare gli oggetti di soffusa e morbida compattezza. Gli arredi di interni conferiscono ai dipinti una visione prospettica ben definita con effetti di luce intensi e vitali ( Vermeer fece largo uso del colore oltremare che in quell'epoca si  otteneva macinando i lapislazzuli).Spesso sono presenti, in ambienti che rivelano una certa agiatezza, arazzi o tessuti damascati distesi sui mobili ( ricordiamo che il padre di Vermeer era un tessitore di seta e mercante d'arte).Nell'arte pittorica dell'artista gli ambienti e i personaggi rappresentano una luminosa ed espressiva rappresentazione del vero, scene di quotidiana operosità, di svago, di studio o riflessione, uno spaccato dell'epoca che nell'arte di Vermeer diventa una bilancia capace di rendere la bellezza semplice trasparenza di equilibrio interiore.

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Caravaggio- Il pittore maledetto

 

R.Longhi- Quesiti caravaggeschi -" Il Caravaggio scopre "la forma delle ombre": uno stile dove il lume, non più asservito,finalmente, alla definizione plastica dei corpi su cui incide, è anzi arbitro coll'ombra seguace della loro esistenza stessa"-

 

Chiamato il pittore "maledetto" perchè dell'arte ha usato il "luminismo" come strumento rappresentativo dei contrasti e delle emozioni. Dalle tele, in cui lo sfondo è quasi sempre scuro, i corpi sembrano nascere e mostrarsi nella loro realtà più vera, sottomessi o ribelli, tesi ad esprimere l'intimo tumulto della loro condizione. Pittore o meglio "scultore" della tela perchè il rilievo del movimento riesce a rendere più vive e concrete le immagini. Nature morte che sprigionano il calore della terra, un tepore che mostra frutti maturi come simboli di una vena che pulsa sotto la pelle della tela. Occhi sempre aperti e spalancati che fanno risaltare le istantanee del dolore, della sottomissione, della lotta; linee sinuose e un candore compatto che manifestano l'innocenza dell'umana condizione. La luce, che non è mai fredda, sembra, in alcuni dipinti, allontanare e quasi respingere il buio, vuota e pericolosa spirale da cui la vita e la fede devono difendersi e lottare. La tecnica di realismo pittorico rende le opere del Caravaggio capaci di trasmettere l'essenza stessa della verità, una verità che si mostra nuda e affiora materializzandosi sulla tela.

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Georges Seurat : la grammatica del colore
 

" L'arte è armonia. Armonia
significa analogia dei contrari, analogia degli elementi similari. di
tono, colore, linea, considerati in rapporto alla loro dominante e
sotto l'influenza della luce, in combinazioni che esprimono gioia,
serenità, dolore."

 



A differenza degli impressionisti Seurat diventa
uno studioso attento e quasi ostinato della tecnica e del valore
estetico della pittura come si può capire dai suoi interessi per l'arte
rinascimentale e dai disegni a carboncino o a matita ("croquetons") che
rappresentano una rielaborazione geometrica dello studio
tridimensionale dello spazio. I tocchi di colore diventano, in alcune
opere,dei punti accostati in modo magistrale (puntinismo). Per questo
motivo Apollinaire lo definì il " microbiologo della pittura" per
evidenziarne il tecnicismo scientifico e l'approfondita ricerca del
particolare che conferisce armonia all'insieme. Il colore quasi
disordinato negli impressionisti, diventa in Seurat, attraverso i
contrasti e le mescolanze accuratamente scelti, un messaggio di
serenità e tristezza racchiuso in volumi geometricamente puri ed
essenziali. Da questa semplicità espressiva ne rimase colpito anche Van
Gogh che lo definì " vero pittore d'avanguardia". Seurat sviluppa il
tema della linea espressiva delle luci e dei colori, attingendo dalla
natura gli spunti che anche gli impressionisti rielaboravano "en plein
air". Nell'opera più importante della sua produzione " Una domenica
pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte " le luci e le ombre, le linee
sinuose ed uniformi, il contrasto dei colori freddi e caldi si
amalgamano con tale intensità da far pensare che il tempo si sia
fermato e quasi dilatato. La concretezza espressiva dei corpi si
manifesta nella immobilità e abbandono dei personaggi rappresentati che
sembrano immersi in una liquida e solare atmosfera.

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