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di Emilio Estevez
Chi l’avrebbe detto: quello che sembrava solo “il fratello scemo di” Charlie Sheen ed il figlio con il cognome della madre di Martin Sheen, scrive e dirige un bellissimo film altmaniano (giuro che sarà la prima e l’ultima volta che leggerete questo abusato e scontato riferimento nella “recensione”), maturo, amaro, politico, drammatico e divertente al tempo stesso.
L’autore del dimenticabilissimo “Il giallo del bidone giallo” (1990), torna dietro alla macchina da presa cinematografica dopo parecchia televisione e riesce a coinvolgere un cast da serata degli Oscar; all’inizio, infatti, tutta questa sfilata di attori ti fa inevitabilmente guardare a terra, all’inutile ricerca del losangelino tappeto rosso. Pare che tutti abbiano lavorato a paga sindacale e non è difficile crederlo; l’argomento è ad oggi ancora toccante ed il rimpianto per una politica “pulita” e più “pacifista” alberga ancora nel cuore di molti americani. Che poi fosse proprio così poco importa, ma i Kennedy avevano dato ad un’intera nazione un sogno, una speranza di cambiare radicalmente le cose.
Con un tocco lieve, però tutt’altro che superficiale, Emilio Estevez racconta la storia di alcune persone all’interno dell’Hotel Ambassador di Los Angeles poche ore prima della tragica morte del Senatore Robert F. Kennedy. Grazie ad una sapiente e misurata scrittura, ci vengono presentati ventidue personaggi ed è proprio attraverso i loro occhi che assistiamo all’infrangersi di quel poco che ancora restava dell’innocenza di un popolo.
DA TENERE: Emilio Estevez che, illuminato da chissà quale luce di scena, ha voluto con tutte le sue forze ricordare al mondo che la morte di uomini come i Kennedy e di Martin Luther King non dev’essere stata vana e lo ha fatto realizzando un Signor Film con un gruppo di attori all’altezza di qualsiasi aspettativa.
DA BUTTARE: Il rischio di raccontare così tante vite, con il solito montaggio alternato, rende quest’opera sicuramente molto varia, ma anche poco originale. Insomma, Estevez non è certo il primo ad aver pensato ad una narrazione così strutturata, giusto?
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pubblicato il 02 Marzo 2001 Copyright 2001-2006 © Raccontare.com
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