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Fra i film usciti nelle sale in
questa ultima stagione, uno mi ha particolarmente appassionato: Good bye,
Lenin, il film tedesco girato da W. Becker, ovvero la repubblica
democratica tedesca in 79 mq, come recita il sottotitolo.
Siamo nell'autunno del 1989, a Berlino est, una fervente militante
comunista entra in coma quando il muro sta per cadere e sembra proprio che
il capitalismo abbia inesorabilmente trionfato sul decadente socialismo
reale: il migliore dei mondi possibili è l'economia di mercato. Quando
Cristiane si risveglia dal coma, nulla è più come prima, la repubblica
democratica tedesca è sparita. Il figlio costruisce una gigantesca messa
in scena per far credere alla madre che nulla è successo ... nella stanza
della madre il muro non è mai caduto. Un film che è documento storico di
come l'occidente abbia riversato tutto ciò che poteva nella Berlino est,
spazzando via ogni traccia di socialismo come un fiume in piena, ma anche
un film sulla vita dei giovani della Germania Est travolta da
sconvolgimenti epocali, fra le speranze per il futuro e la nostalgia del
passato.
Un film che per la prima volta mette in discussione la politica
internazionale degli ultimi quindici anni, cioè la transizione dal
comunismo al consumismo; la globalizzazione e il capitalismo sono
veramente il migliore dei mondi, oppure un'altro mondo è possibile?
Una pellicola comica e lirica allo stesso tempo, la miscela più difficile
e pericolosa da ricreare nel laboratorio cinematografico. Good bye, Lenin
diverte e commuove, estranea e avvicina ed è tanto credibile quanto più
diventa surreale.
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