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DIE HARD – VIVERE O MORIRE |
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di Len Wiseman
E siamo a quattro. Dopo migliaia di ematomi ed altrettante migliaia di capelli caduti (fateci caso, fino all’episodio scorso mica era calvo..!), torna il sornione Bruce Willis a deliziarci con un filmetto d’azione imbottito di scene concitate ottimamente realizzate, al quale manca solamente una sceneggiatura brillante degna della serie “Die Hard”.
Purtroppo non si può chiedere tutto, specie in tempi in cui gli action movie latitano, così come inevitabilmente i loro protagonisti storici (vabbè tornerà Rambo, ma chi glielo dice a Sly che col deambulatore è difficile ammazzare qualcuno..?). John McClane, però, si distinse dai soliti muscolosi supereroi perché aveva il giusto sorriso, l’ironia beffarda di chi non si prende sul serio; il primo episodio (1988) fu un piccolo caso diventato un cult del genere negli anni seguenti, il secondo (1990) solo un discreto e fracassone seguito diretto da un mestierante un po’ anonimo come Renny Harlin, mentre alla regia del terzo (1995) tornò il più robusto John McTiernan responsabile anche del capostipite.
Ed eccoci a “Die Hard - Vivere o morire”, con alla regia Len Wieseman, un trentaquattrenne che in pratica ha vissuto esclusivamente in funzione della sua creatura “Underworld” con relativi seguiti (ebbene sì, ne uscirà un terzo) e per far schiattare d’invidia la popolazione maschile dell’intero pianeta, visto che ha sposato una certa Kate Beckinsale. Bravo? Sì, il ragazzo sa girare bene le sequenze adrenaliniche, però questa quarta rimbombante avventura sembra tanto richiamare il secondo episodio per via di... (s)personalità.
DA BUTTARE: Se qualcuno avesse pensato a far riscrivere i dialoghi a, che so, Shane Black, magari qualcosa di meno “mo’ faccio la battuta perché devo far ridere ad ogni costo” ne sarebbe uscito. Anche perché non ricordo questo sceneggiatore (Mark Bomback) come uno particolarmente brillante...
DA TENERE: Bruce a parte (uno che manco ti accorgi che sta invecchiando), l’idea alla “24” di un attacco informatico alla Nazione scorre via bene pur nella sua improbabilità (ma quando si parla di computer tutto è lecito... purtroppo..!) e quel che conta è che le oltre due ore di film trascorrano tutte d’un fiato, senza annoiare. Ma che si vuole di più da un film smaccatamente d’intrattenimento? Popcorn gratis?
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pubblicato il 02 Marzo 2001 Copyright 2001-2006 © Raccontare.com
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