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AMERICAN GANGSTER |
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di Ridley Scott
L’ennesimo film di duellanti orchestrato da Ridley Scott? Sì, è vero, ma fortunatamente questa volta la partitura è armoniosa e di ottima qualità.
Ridley Scott è dal 1977 (“I duellanti”) che al cinema racconta storie di personaggi uno contro l’altro, che si tratti di replicanti (“Blade Runner”), di coraggiose donne e viscidi alieni (“Alien”), di antichi romani (“Il Gladiatore”), di individui in lotta contro il proprio destino (“Thelma & Louise”, “Albatros”, “1492”, ecc.) o di poliziotti e delinquenti (come in questo caso, ma anche in “Black Rain”, “Chi protegge il testimone”). Ripetitivo? Ma no, ogni autore che si rispetti (e diamogli pure questo titolo anche a ‘sto “povero” regista inglese!) persegue negli anni una propria tematica, una visione del suo modo di intendere il cinema; piuttosto la sua discontinuità è da imputare alle sceneggiature che sceglie di portare sullo schermo, non certo alla sua capacità di tradurre in immagini (e che immagini!) le parole scritte.
Per “American Gangster” è stata scritta una sceneggiatura come si deve dall’incostante Steven Zaillian, con i tempi giusti, con lo spazio giusto per entrambi i protagonisti; “American Gangster” è il film “giusto” per Scott, realizzato per farsi riconoscere quella stima da parte della critica, e del suo pubblico della prima ora, che negli anni si perse in prodotti tronfi o solamente troppo commerciali. E’ vero, in questo suo ultimo lavoro non c’è nulla, ma proprio nulla, di così originale da far gridare al miracolo, ma se non altro mancano anche tutti quei difetti riscontrabili in altre pellicole; sembra quasi che ad affiancarlo alla regia ci sia stato qualcuno con la stecca in mano pronto a bacchettarlo ad ogni avvisaglia di “vezzi autoriali”.
DA TENERE: Il film è asciutto, secco, stringato pur durando oltre due ore e mezza, concede poco al sentimentalismo fino a risultare persino freddo nella sua lucidità narrativa nel raccontare due storie parallele, quella di un criminale in ascesa e quella di un incorruttibile poliziotto con la vita incasinata, che solo nel secondo tempo si incroceranno fino all’inevitabile epilogo; ma è un prodotto onesto e ben costruito che ci riporta ad un certo cinema anni ’70 ben lontano da quello contemporaneo che ormai non sa raccontare decorosamente storie né piccole, né grandi (salvo rare eccezioni, ovvio).
DA BUTTARE: I personaggi di contorno sono poco più che ombre al servizio dei due nomi in cartellone (che, tra l’altro, se la cavano egregiamente nei rispettivi ruoli) e forse troppa “simpatia” è concessa a quello che resta pur sempre un delinquente, uno spacciatore, un assassino. Ricordiamoci che il film è tratto da una storia vera e che delle vere persone sono morte, anche se spesso ci si ritrova a fare il tifo per Denzel Washington...
CONSIDERAZIONE FINALE: Che Scott non fosse Scorsese non c’era neppure bisogno di sottolinearlo (il sanguigno “Quei bravi ragazzi” è lontano anni luce da “American Gangster”), ma anche se il film non sarà da Oscar merita di esser visto come si deve al cinema. Perciò... buona visione!
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pubblicato il 02 Marzo 2001 Copyright 2001-2006 © Raccontare.com
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