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HOLLYWOODLAND |
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di Allen Coulter
Può bastare una ricostruzione maniacale fatta di macchine d’epoca, vestiti, scenografie, ed una fotografia desaturata, ma al tempo stesso calda, per realizzare un buon film? No, però aiuta.
Il “problema” di alcune pellicole ambientate negli anni ’50 o ’60, è che si appoggiano un po’ troppo al fattore estetico e un po’ meno ai film che in quei tempi vennero girati. Mi spiego: certi cali di ritmo, certe lungaggini insensate, presenti ad esempio in “Hollywoodland”, una volta erano inconcepibili. Forse un Allen Coulter avrebbe dovuto studiarsi un po’ di più le filmografie di Hawks e Huston (lo so, sto sbrodolando compiacendomi della mia piccola cultura cinefila, ma è tutto un bluff...), oppure anche il più recente De Palma che, con la sua invidiabilissima tecnica e senso dell’epica del racconto, sa sempre sviluppare la storia in modo tale da riuscire a nascondere anche certe carenze di sceneggiatura (“The Black Dahlia”, ad esempio).
DA TENERE: Il cast è ottimo, da uno stropicciato Adrien Brody (un volto che nei film di quegli anni difficilmente avremmo visto come protagonista), ad un’invecchiata per esigenze di copione (ma mi sa che qualche ruga è tutta sua...) Diane Lane, fino ad un ingrassato (ma sì, anche in questo caso per esigenze ecc. ecc.) Ben Affleck che riesce a rendere credibile il suo George Reeves, un attore non molto versatile e carismatico che ebbe, però, il suo momento di gloria nell’interpretazione della serie tv di Superman.
DA BUTTARE: Certi dialoghi avrebbero avuto bisogno di una rilettura ad alta voce prima di farli pronunciare agli attori, ma è la già succitata mancanza di nerbo in regia ad acquietare “Hollywoodland” che, in questo modo, è “solo” un discreto film dalle ottime potenzialità mal sfruttate.
CONSIDERAZIONE FINALE: Per me è difficile non cedere al fascino di un film con un’ambientazione così, forse perché spero sempre di trovarmi di fronte ad un nuovo “L.A. Confidential” (che alla sua uscita nelle sale presi un po’ sottogamba, per poi rimanere a bocca aperta durante tutta la proiezione!), ma è pur vero che da sola non basta. Il debuttante regista (ma con una lunga carriera alle spalle nelle serie televisive) avrebbe dovuto rischiare con qualcosa di meno “appariscente” o affidare la sceneggiatura a qualcuno di più capace di Paul Bernbaum (attivo pure lui in tv con telefilm per ragazzi). Peccato, perché il soggetto sul mistero della morte di George Reeves (suicidio o omicidio?) e l’idea dei due piani temporali poteva funzionare se sfruttato adeguatamente. Comunque da recuperare a noleggio, questo sì.
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pubblicato il 02 Marzo 2001 Copyright 2001-2006 © Raccontare.com
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