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Io non ho paura

Ultimo film di Gabriele Salvatores che con sapiente armonia riesce a prendere spunto dalla nostra vita quotidiana e dimostrarci con una manciata di simbolismi, piccole verità che si nascondono ai nostri occhi abituati a sorvolare con uno sguardo poco penetrante la realtà che ci circonda.

Salvatores ci racconta una storia a dir poco allucinante, costruita solo da adulti in cui i bambini vi si trovano coinvolti loro malgrado ed in questo gioco che si sviluppa la possibilità di cambiare punto d’osservazione e nasce la vera essenza del film; il mondo dei ragazzini che guarda e cerca di capire l’incomprensibile mondo degli adulti.

Piccole bande di bambinelli che scorrazzano nelle campagne con l’unico scopo di giocare e di fare passare il tempo dell’estate, calda e torrida, con pochi strumenti a loro disposizione, se non altro la fantasia e le relazioni con gli altri, sono i primi anni settanta, ed in quel periodo lo abbiamo fatto tutti chi nei cortili delle periferie delle città e chi nelle campagne dei sobborghi, non avevamo la fame di tivù e soprattutto non possedevamo né internet né la play station, avevamo però la nostra umanità e la forza d’essere bambini tutti insieme.

Gli adulti dall’altra parte, sempre con i loro problemi, con scatti d’umore e con situazioni che non venivano spiegate, un mondo cui apparteniamo tutti ormai e al quale abbiamo sacrificato la nostra umanità per venire a patti con i problemi economici, rimanendo ogni giorno sempre più soli.

Un film in cui vi sono momenti di effettiva paura, quel terrore che ti fa sobbalzare sulla sedia e mancare il respiro, del quale abbiamo solo un ricordo in quanto adulti e che invece Salvatores ci ricorda, mettendoci a confronto con i nostri ricordi infantili e quindi con ciò che siamo diventati.

I “grandi” ne escono come figure ambigue e sporche, pronte a patteggiare anche con il losco pur di riuscire ad avere un riconoscimento sociale-economico, ma nell’estrema storia che il regista prende a spunto potremmo ritrovarci tutti, pronti a patteggiare e a mediare pur di ottenere.

Alla fine mi sono sentita più sporca, rispetto agli occhi con cui guardavo il mondo quando avevo dieci anni.

 

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pubblicato il 02 Marzo 2001

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