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L’ARTE DEL SOGNO |
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di Michel Gondry
Liberatosi dell’ingombrante, quanto geniale, presenza di Charlie Kaufman (originale soggettista e sceneggiatore molto amato da uno sparuto gruppetto di registi pseudo indipendenti), Michel Gondry scrive e dirige la sua opera più personale, almeno stando a quanto lui stesso ha dichiarato.
Sostenuto da uno straordinario Gael Garcia Bernal, in incredibile ascesa come attore dopo che è stato “scoperto” dal grande pubblico come giovane Che Guevara ne “I diari della motocicletta”, e da una sceneggiatura semplice, ma infarcita di idee strampalate che ricordano molto i video musicali che il regista diresse prima di darsi al cinema (a questo proposito consiglio l’antologia “The work of director Michel Gondry”, con pezzi di Beck, Björk, The Chemical Brothers e molti altri) questo “L’arte del sogno” spiazza chi al cinema cerca una certa linearità nella storia narrata; al contrario, soddisferà chi ama lasciarsi solleticare da qualcosa di diverso e, magari, un po’ fuori dagli schemi convenzionali.
DA TENERE: Un tuffo nella fantasia in celluloide è sempre un motivo più che valido per andare al cinema (anche se con parecchie difficoltà, vista la pessima distribuzione in Italia) e a maggior ragione se dietro alla macchina da presa c’è un autore da non perdere d’occhio come Michel Gondry. Se poi siete anche dei romanticoni...
DA BUTTARE: La voglia di stupire a tutti i costi alle volte straborda a discapito del racconto; malgrado ciò, questo accumulo di idee crea nello spettatore la sensazione che, in fondo, è un compromesso piacevole al quale sottostare.
CONSIDERAZIONE FINALE: Va bene che la proiezione alla quale ho assistito era ad un Cineforum, ma all’intervallo tra il primo ed il secondo tempo almeno un terzo degli spettatori se ne è andato. Questo solo per dirvi che chi cerca una storia d’amore “classica” probabilmente ci sbatterà il muso come quando andò a vedere “Ubriaco d’amore” di Paul Thomas Anderson. Per me, comunque, è un film assolutamente da non perdere, a patto che si assecondino le turbe psichiche di un regista che si diverte a giocare all’indipendente autore creativo, ben conscio di avere tutte le carte in regola per farlo.
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pubblicato il 02 Marzo 2001 Copyright 2001-2006 © Raccontare.com
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