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THUMBSUCKER – IL SUCCHIAPOLLICE |
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Già me lo immagino il regista che entra nell’ufficio del produttore con il suo monologo bello che pronto: “Ho un’idea fantastica per un film che sarà una bomba! Cioè, non dovrete aspettarvi incassi enormi qui negli States perché l’impronta che gli voglio dare, malgrado il mio curriculum da regista di videoclip, sarà molto raffinata ed al tempo stesso intensa, però vi garantisco che rientreremo nelle spese grazie agli europei ed al passaparola di quelli che qui si sentono culturalmente tali; insomma, realizzeremo la classica pellicola che sbancherà a tutti quei festival indipendenti, dal Sundance in giù, frequentati da quegli pseudo intellettualoidi che adorano farsi titillare la corteccia cerebrale con lungaggini e dialoghi inascoltabili ed irreali che fanno molto “alternativo ma con garbo”: vi assicuro che questi signori avranno un orgasmo, un vero cumshot sinaptico che inonderà di autocompiacimento le loro cellule neurali. Pronti per la trama? Occhio, tenetevi forte che qui facciamo il botto.
Allora, il protagonista è un diciassettenne con i capelli lunghi che si succhia il pollice; ha due genitori che - grandiosa idea! - chiama per nome ed un fratellino rompiballe, il quale alla fine si rivelerà un tipo sensibile e maturo. Il nostro eroe frequenta gente strana, da un dentista alla ricerca di una spiritualità da supermarket ad una ragazza superdotata, più fisicamente che intellettualmente, che lo usa per esperimenti relazionali, fino ad arrivare ad un professore che lo vorrebbe più sicuro di sé; ma qui arrivano i problemi esistenziali e le conoscenze delle droghe (roba leggera, tranquilli: i soliti stimolanti e psicofarmaci che da noi vanno sempre alla grande, più qualche bel cannone che fa molto ribelle ed anticonformista). Poi, vabbè, potremmo infilarci anche un attore drogato sotto le cure dell’infelice madre del ragazzo che fa l’infermiera, così da sospettare che abbia una relazione extraconiugale. Infarciamo il tutto con qualche bella frase, di quelle che sembrano farti pensare “ma questo ha detto una cosa profonda oppure una grandissima minchiata?” ed il gioco è fatto. C’è di tutto, vedrete: rapporti familiari, sentimento, sesso, insicurezze, dipendenze...
Per il cast nessun problema, fidatevi: troveremo sicuramente dei bravi attori che aspirino ad una nuova verginità autoriale, basta cercarli tra quelli che fanno commediole hollywoodiane e convincerli che è la loro occasione per dimostrare alla critica che sanno anche recitare. Non è difficile, credetemi. Ormai lo conoscono tutti il motto di Scorsese “uno per loro ed uno per te”, perciò potrei metterci la mano sul fuoco che, pur di partecipare, lavoreranno addirittura a paga sindacale. Anzi, forse qualcuno ci metterà pure dei soldi!
Insomma, se Gus Van Sant fece un film su una tipa dal pollicione enorme, perché non farne un altro con un tipo che, invece, il pollice se lo succhia? Ma potete solo lontanamente immaginare quanti risvolti psicologici, psicanalitici, psichiatrici e psicomotori che potremmo tirar fuori da una genialata così? E tutti quei critici che ci vedranno dentro chissà che cosa, giusto per dire che loro sì che lo hanno apprezzato, mentre il solito grande pubblico si stordisce con quei dozzinali blockbuster? Dove li mettiamo, eh?
Signori, qui si fa arte con la “a” maiuscola, altro che storie! Dai, su, ora datemi i soldi, avanti... Dopo ve li riporto, promesso, giurin giurello...”
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pubblicato il 02 Marzo 2001 Copyright 2001-2006 © Raccontare.com
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