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YOL |
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"Palma d'oro" al festival di Cannes del 1982 (ex aequo con Missing di Costa Gavras), Yol è un film fuori regola per varie ragioni. Soprattutto perché il suo autore lo ha diretto, nelle prime fasi della lavorazione, mentre era in prigione, accusato di omicidio. Il caso del regista turco Yilmaz Giáney è ormai ben noto. Comunista indomito egli non è mai stato gradito ai governanti del suo paese e tuttavia grazie alla popolarità raggiunta come attore e poeta militante ha sempre goduto, anche in galera, di una certa libertà. Ciò gli ha consentito di ricevere regolarmente i suoi collaboratori, di dare istruzioni su come dovessero essere girate le scene e su come gli attori dovessero recitare, e finalmente di scappare, in modo da recarsi in Svizzera a curare il montaggio del film. Privato della cittadinanza turca, ora Guney è un apolide, ma è improbabile che egli rinunzi alle proprie radici nazional popolari e cada nell'anonimato del cinema cosmopolita. Figlio di contadini, egli ha ormai il carisma del perseguitato, che va in giro per il mondo a cantare la miseria e l'oppressione del suo popolo. Se egli sia anche un assassino, come dicono i suoi accusatori e lui nega, noi non sappiamo. Non c'è dubbio comunque che sia un regista di alta statura, al quale si deve tanto di cappello. Yol, che egli ha dettato al suo assistente Serif Goren, è infatti un film di grande risalto, che conferma un talento già apprezzato in precedenti occasioni e pone Guney in prima fila tra gli autori del Terzo Mondo. Il film racconta i destini paralleli di cinque turchi di oggi che lasciano la prigione in libertà provvisoria e si dirigono verso le proprie povere case per riassaporare le gioie della famiglia. Uno di loro muore, raggiunto dalla vendetta del clan familiare; l’altro dovrebbe uccidere la moglie adultera in obbedienza alle tradizioni; il curdo Omer, invece, si dà alla macchia sui monti. Yol significa “strada” ma anche direzione, via di uscita ed è un film in cui la passione non esclude la riflessione. La limpidezza delle immagini, la concretezza dei ritratti e degli ambienti, certi scorci lirici, l'evidenza robusta della recitazione, dicono la maturità di Guney. Il senso di verità che scaturisce da questo ritratto della Turchia, controllata dai militari e prigioniera di una tradizione feudale di cui soprattutto le donne fanno le spese, assume un peso morale, oltreché sociale e politico, ignoto ad altre cinematografie cosiddette minori. E ribadisce la maturità di uno stile che esprime con dolorosa efficacia il dramma di un popolo.
Y0L di Yilmaz Goney e Serif Goren Francia-Svizzera, 1982; dur.: 111' A cura di Nicola Vassallo
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pubblicato il 02 Marzo 2001 Copyright 2001-2006 © Raccontare.com
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