“Echi ad incastro” di Franco Santamaria
Nota di lettura.
Accostarsi alla realtà poetica di Franco
Santamaria, per immergirvisi, esige un sottile esercizio di sensibilità al fine
di riuscire ad entrare nell'oltre dell'enunciato, per lacerare l'involucro di
ciò che può costituire un'apparenza.
Non fermiamoci dunque, alla struttura del
verso, seppur di figurazione ben composta e tecnicamente irreprensibile, di
questo poetare ricco e pastoso. E' necessario un lavoro di scavo, che ci
permetta di compenetrare appieno gli affondi psicologici, sociali e politici,
fortemente influenzati anche dalla pittura (altra nobilissima arte, di cui
Franco Santamaria è inteprete significativo), che permeano, rivestendola,
l'ossatura di questa poetica dai caldi accenti del sud. E non lasciamoci
catturare da un'impressione che sgorga ad una prima lettura, da un esuberante
quasi palesato protagonismo dell'io: l'io
del poeta è infatti l'io dell'umanità. Una voce narrante, non propriamente autodiegetica,
che si fa carico delle angosce, dei desideri, delle desolazioni e delle
felicità altrui, uscite da una sorta di policromo ventaglio emotivo, in cui le
balze poetiche si intrecciano sapientemente a schiaffi e carezze di vissuti.
Il poeta, si fa cono universale in cui fa
confluire l'altrui tribolazione, mischiandola alla propria e crea un' amalgama
da cui escono messaggi sociali ad alto contenuto combattivo, feroci
sentenziosità pregne del germe del disincanto a cui si contrappone l'ormone bianco
della speranza, intravisto da uno spioncino lontano ma non irraggiungibile
("che sparge semi di alberi nuovi e
voci di colombi in amore")… Franco Santamaria, partendo da un suo
bisogno (che è poi il desiderio archetipico di tutti quanti possano definirsi
osservatori sentimentali), si fa portavoce delle eredità liquefatte di quanti
non presero mai parola e si cala con sincerità, lontana dal finto-buonismo,
nella ricerca di una appassionata dimensione interiore, di un'utopia d'
amore-verità-coerenza, tra i paesaggi materici e fibrosi della sua voce
armonica, mai stridente.
La forza della metafora esplode dunque,
con una carica energetica tale, da far pensare alla luce morbida e ondeggiante
delle campagne di Gaetano Previati. In quei gialli.aranciati ("un'arancia gialla, per non dimenticare il
colore del sole, della terra e l'essenza del nostro riscatto")
delicatamente distesi, si muovono in continuazione e quasi lievitando, i versi
di Santamaria con grande agilità, senza
mai ripiegarsi su se stessi, nemmeno quando i toni si fanno più cupi, più
drammatici, sospesi, alla De Nittis (nella serie di dipinti dedicati al
Vesuvio), o più sanguigni ed urlati come nelle composizioni feroci, della
pittrice e fotografa Marilena Sassi, quando ritrae la figura umana ricoperta da
schizzi di vernice purpurea ("con denti di cane scatenato morde e divora….").
Il poeta riesce con capacità indiscussa a
spostare lo spettro luminoso dell'osservazione, da un delicato colorismo
sentimentale ("della tenerezza
paffuta dei cuccioli", ) ad un raggelato pessimismo cupoannerante,
perché il suo bisogno poemico vuole coinvolgere con la zampata artigliante
della rabbia ma pure con la morbidezza vellutata dell'amore.
La
qualità dell'energia profusa in "Echi ad incastro" sgorga, rossa
(impossibile trovare altro colore che meglio la descriva) e pura, capace di
raggiungere quell'esito finale che la poesia dovrebbe avere. In queste
composizioni, il cui ritmo incalzante soffonde ricchi giochi di velature e
rivelazioni, il poeta, viene investito da un' aura senza tempo dilavata da
un'acqua rigeneratrice che tende a biancheggiare tutto il nerore che ci
attanaglia. Sono viaggi questi, intrisi e impressionati in una oscura e
apparentemente impenetrabile pellicola, che al momento giusto aprono alla luce
di una certezza a confortare la nostra "promenade humaine", che tanto
necessita di aliti alchemici.
Su tutto ciò, trionfa quindi, la voglia
esuberante di riscattare il passato per edificare un presente senza ingiustizie
ed allacciarsi con sincerità e coerenza a ciò che è lo scopo delle nostre
essenze: la fusione del corpo con l'amore, con la verità assoluta, che Franco
Santamaria auspica con la grande e indiscussa forza della propria parola
poetica: "nell'ultimo assalto ai
sacri melograni" o anche "là
dov'è nascosta la verità dei tuoni e delle sirene".
San Michele di Tiorre (PR), 07.07.2004
Monica Borettini