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 Loredana Russo

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Il Sogno

 

Era un bel terreno quello che aveva intorno, un bello spazio ampio, verde con tanti fiori, da cui si vedeva anche il mare.

Continua ad andare li ogni volta che poteva, perché le piaceva tanto e quando c’era continuava a dirsi che un giorno sarebbe stato suo… sarebbe riuscita ad averlo e a costruirci qualcosa di  altrettanto bello da dividere con chi avrebbe capito ed apprezzato tutto quello che c’era li.

Anni passati ad andare e venire da quello splendido posto, che rimaneva tale anche quando c’era tempesta, che era sempre li come il punto fermo della sua vita a cui fare riferimento tutte le volte che era felice o tutte le volte che si sentiva triste.

Costruire un mondo non era facile e non aveva mai pensato che lo fosse, ma non immaginava quanti anni  le ci sarebbero voluti per crearne uno.

Non un mondo perfetto, ma solo il “suo” mondo…. Una parte di universo in cui stare bene, in cui fare ritorno ogni volta che si allontanava, in cui trovare tutte le persone che amava e in cui avrebbe portato tutte le altre che avrebbe amato.

Un sogno, praticamente un sogno gigantesco che le aveva riempito la vita.

A poco a poco portò  li tutto quello che gli era caro, tutto quello che di buono ricordava di avere e a cui teneva.

Cominciò a scavare tanto, in modo che ci fossero fondamenta solide su cui poi basare tutto il resto, e in queste fondamenta c’era tutto il suo amore, la sua gioia, la sua voglia di vivere e di dare e di stare in compagnia.

Col tempo pian piano riuscì a costruire una stanza, non grande ma giusta per lei… dove c’era una finestra sul mare ed un camino che dava tanto calore.

Prese l’abitudine di portare li le persone che amava, proprio come accadeva nel suo sogno, ed era sempre tanto contenta quando guardandole vedeva che vi stavano bene e che non volevano andar via. Fu così che pian piano quell’unica stanza fu ingrandita ed a quella vi si aggiunsero altre stanze, non molte per la verità, ma sufficienti a fare di quella costruzione una casa.

Come sempre succede nella vita ogni tanto capita che perdiamo qualcuno di importante, ma in quella casa anche se non vi era più fisicamente la persona persa rimaneva sempre il suo calore la sua essenza a farle compagnia, insomma li veniva comunque conservato tutto quello che di buono e di bello c’era o c’era stato nella sua vita.

Poi venne il tempo in cui le porte  furono aperte e si fece una gran festa.

 Era un occasione speciale, aveva deciso di far entrare una persona importante e aveva anche deciso di dividere la sua casa così com’era con lui e con quelli che amava.

Ora era tutto perfetto e lo divenne ancora di più quando arrivarono i suoi figli, in quel momento divenne completa, ma non per questo la chiuse… anzi forse a pensarci bene fu proprio in quel momento che la aprì veramente al resto del mondo.

A questo punto come in tutte le storie che si rispettino c’è un “però accadde” e come al solito arrivano i tempi bui…. Le nuvole diventano nere e a volte anche la terra comincia a tremare.

Ci furono battaglie e piccole scaramucce, ci furono attacchi e difese strenui , ma nonostante questo accadde quello che doveva accadere.

Fu un terremoto tremendo di quelli che si vedevano solo nei vecchissimi film degli anni ’80, non ci furono avvertimenti premonitori di tanta distruzione, ma quello che accadde forse non poteva essere evitato … forse….

Il posto che aveva scelto per scavare le sue fondamenta, per quanto profondo e solido pensava di averle fatte, venne completamente squarciato e inghiottito ….. non ne rimase più nulla.

A guardare le immagini di questo brutto film si vedeva solo una scena, sempre la stessa, lei che era fuori e che seduta su una pietra guardava senza vedere veramente tutto il vuoto che un tempo aveva contenuto il suo mondo.

Non c’era più terra su cui camminare, non c’erano più pareti a cui appoggiarsi , non c’era più fuoco che potesse riscaldare e tutto quello che aveva portato li al sicuro era perso, sprofondato chissà dove insieme alle sue fondamenta tanto perfette e solide e alla sua costruzione tanto luminosa e bella.

Quello che rimaneva era qualche piccola pietra qua e la ed una assenza completa di erba li dove una volta ce n’era stata tanta.

Guardava, ma non vedeva…

Vedeva, ma non voleva guardare….

Pensava, ma non riusciva ad immaginare più nulla…

Il suo sogno era andato in frantumi con un semplice boato a stento sentito solo da lei, tutti gli altri erano li, ma non avevano sentito niente e non si accorgevano di niente, perché fra le tante prove fatte la sua olografia continuava a resistere e a dare l’illusione a tutti che il mondo esisteva ancora.

Non importava in quale dimensione, non importava se vero o immaginario…. Tanto comunque era nato come un sogno e un sogno non è reale per cui quando finisce non sparisce mai del  tutto perché mai del tutto è esistito veramente.

Passò molto tempo prima che si alzasse, ando’ alla tastiera e scrisse quel codice di 6 cifre che conosceva così bene, lasciò l’olografia accesa  in ripetizione ciclo continuo e la guardò ancora, poi si girò aprì il portello ed uscì dal “settore sogno” e si diresse come al solito alla sua stazione di lavoro, un po più triste, un po più sola, ma con già in mente il prossimo sogno da realizzare … perché nonostante tutto sognare non costa niente.

 

Infinito tempo zero………………..

In uno spazio infinito anche miliardi di stelle sembrano poche, in  un tempo infinito anche miliardi di anni sono un battito di ciglia.

In questo perdersi degli elementi scoprì una magia.

Le venne incontro e l’abbracciò  e finalmente lei la riconobbe ……dopo miliardi di anni che l’aspettava……. Dopo miliardi di stelle che visitava, fu come per caso o per fortuna che si fermò in quell’abbraccio e non si sciolse più.

Ora che le parole non servivano e che i sogni non dovevano essere programmati, ogni singolo istante era vissuto e dava vita, ogni singola azione era eterna e dava gioia, persino la distanza infinita era annullata da due menti in contatto.

Ora e solo ora il Sogno era quello che doveva essere.

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La lunga estate calda

Il sole…sempre e solo il sole… era la prima cosa che Diana vedeva quando si svegliava e l’ultima  che intravedeva dall’oblò quando si addormentava!!!

Non ne poteva più e con lei tutti gli altri della spedizione, erano tutti estremamente stanchi, oramai abituati geneticamente e vivere nella penombra artificiale che li aveva tenuti in vita fino a qualche anno fa e che speravano continuasse a tenere vivi gli altri rimasti.

Tutto era cominciato nell’estate del 2003, quando persino i media non ebbero più il coraggio di tener nascosta l’evidenza dei fatti.

In quell’anno nei comunicati e nei programmi aggiornativi della rete e delle telecomunicazioni in generale quello di cui si parlava più spesso non erano i fatti politici o di cronaca, ma erano i morti per il grande caldo incombente e l’aumento della temperatura climatica e marina.

Sua nonna Lorys le raccontava che fu un estate tremenda in Italia, temperature da record ovunque anche negli altri pesi europei, che stavano decisamente prendendo sempre più il clima subtropicale che quello mie e costante proprio del mediterraneo. Vero era che anche negli anni precedenti c’era stato caldo, vero era che dell’amento della temperatura terrestre se ne parlava da molti anni, ma una cosa del genere non l’avevano mai avuta. Caldo aggiunto a tassi di umidità che in alcune zone raggiungevano l’80% …. Una cosa insopportabile per chi era cresciuto come lei in un clima del tutto diverso.

Quello era solo l’inizio e forse qualcuno lo sapeva, ma non tutti ci fecero caso…. Non tutti, ma la nonna e le sue amiche si!

I contatti in rete di Lorys erano fissi e nel periodo fra il maggio e il novembre del 2003 praticamente non mancava giorno che ci fossero lamentele ed aggiornamenti sulle temperature e sui gradi di umidità sopportati. Anche quando alcune della redazione di cui faceva parte la nonna la raggiunsero sull’isola la situazione non era migliorata e pensare che si era già quasi alla fine di agosto… un periodo in cui di solito il clima cominciava a cambiare e lasciava spazio ai primi freschi … mentre sopportavano temperature intorno ai 40° e i siti meteo non davano speranze di miglioramenti della situazione.

Sull’isola quell’anno si riunì parte della redazione: arrivo’  Rosverr dalla costiera, shu ma’ dall’Emilia, Grillettina dal Piemonte (detta San Michele da Bistefani)… insomma c’erano quasi tutte e quelle che mancavano all’appello perché non avevano avuto modo di raggiungerle si tenevano in contatto costante con loro e seguivano il tutto …. Specialmente Sbaciuck da Brescia.

Durante la settimana in cui furono insieme ci furono due annunci sconvolgenti il primo della NASA che annunciava l’istituzione di una nuova organizzazione atta a progettare e costruire nel più breve tempo possibile una navetta spola e due navi madre per una spedizione straordinaria, il secondo era un comunicato della neonata Organizzazione di Ricerca Ambientale che annunciava  una progressiva riduzione dei ghiacciai polari e una previsione di aumento della temperatura della crosta terreste entro il 2050 fino ad arrivare ai 50° c  e la conseguente riduzione dello strato di ozono del 60%…..praticamente valori invivibili  per qualsiasi essere vivente a parte alcune piante ed insetti che già avevano preso a modificare il loro bagaglio genetico.

Diana ricordava i racconti della nonna come se fossero favole, perché lei glieli aveva passati così, ma queste favole poi presero presto le sembianze di incubi quando cominciò a studiare e quindi a conoscere la situazione reale, visto il suo grado sociale.

Gli anni che seguirono furono pieni di trasformazioni sia politiche che scientifiche, ci fu una unificazione mondiale della ricerca e della progettazione con fondi comuni e forse per la prima volta dalla comparsa dell’uomo, ci fu un vero e proprio scambio di conoscenza senza limiti.

Troppo tardi, tutto troppo tardi. Erano decenni che c’erano tutti gli avvertimenti possibili sia da parte degli scienziati che da parte dei semplici ecologisti e nonostante qualche miglioramento delle condizioni ecologiche generali orami il danno era fatto, troppo sottile lo strato di ozono, troppe emissioni dannose da parte delle industrie, troppi scempi a danno della flora mondiale….troppo tutto perché il nostro pianeta potesse resistere e non ribellarsi in modo violento.

I risultati furono catastrofici e le previsioni lo erano ancora di più. Ci fu un cambiamento di clima nelle zone nordiche del pineta che cominciarono ad essere sempre più simili alle zone equatoriali con innalzamenti della temperatura e con cicloni e temporali elettrici e inondazioni. In Italia il paese di origine di Diana  nel 2050 molti dei paesi limitrofi al Po furono spazzati completamente dall’innalzamento del livello del fiume che non riusciva a riversare in mare le sue acque per l’innalzamento del livello del  mare, ci furono alluvioni  disastrose, zone costiere completamente distrutte, Venezia …. Nonostante il sistema di dighe e di protezioni per regolare il livello del mare nei canali , fu completamente sommersa…. E come lei molti altri paesi e nazioni come l’Olanda.

Le parti del pianeta che non annegarono….bruciarono!

Si arrivò poi all’impossibilità di vivere all’esterno per gli esseri umani e vennero costruite calotte protettive al posto della protezione di ozono che non era più sufficiente, nelle calotte si viveva in penombra e si usava un sistema di raffreddamento ad acqua nelle zone dove era possibile, per ridurre almeno ad una media di 30°c all’interno. Le coltivazioni erano ridotte al minimo così come gli allevamenti, insomma a dispetto di una grandissima evoluzione medica che si  sviluppò  per contrastare le numerose e varie epidemie, sempre più aggressive e completamente sconosciute, la popolazione mondiale si era riunita in tre calotte generali e contava meno di due miliardi di persone.

Il progetto della NASA andò avanti vennero identificati alcuni pianeti che potevano ospitare l’uomo e il suo bagaglio di vita aggiuntiva e ne vennero scelti due …. Due non per dividersi ma per avere più possibilità di sopravvivenza…. Due per cercare di trovare almeno un posto dove riuscire a sopravvivere e a dare un futuro a chi si ritrovava con una eredità troppo pesante da sostenere.

La W.R.A trovò il posto, selezionò le persone da mandare in avanscoperta, fornì tutti i possibili aiuti tecnici e materiali ai prescelti perché avessero qualche possibilità di affrontare un viaggio di duecento anni , loro e la loro genia, e potessero poi tornare indietro e recuperare chi era riuscito a resistere all’ebollizione della Terra.

Le scelte furono fatte in base alla preparazione tecnica specifica di ogni soggetto senza tenere conto dei rapporti familiari esistenti, si stabilì un limite di nascite pro capite e una data di partenza stabilita   per la procreazione possibile di ogni soggetto in modo da non avere un esubero di presenza umana all’interno  delle due navi base e della navetta spola che spostava costantemente i rifornimenti prodotti nelle due navi e che erano differenziati fra loro, più che altro per dare un legame indissolubile fra le due navi…. Se se ne allontanava una o se ne perdeva una o se ci fosse stato un ammutinamento su una nave, nessuna delle due sarebbe sopravissuta senza l’altra.

Diana era su Nave Terra….era il posto in cui era destinata la produzione di cereali e di bestiame, anche se era tutto ridotto al quasi classico allevamento da aia. Oltre a questo producevano tramite trasformazioni chimiche di riciclaggio sia parte del “carburante” per le navi che i minerali che servivano ad entrambe.

La parte dei laboratori di ricerca in Nave Terra si occupava soprattutto delle malattie e della ricerca genetica e della sua conseguente modificazione sia su piante che su animali, sugli uomini no…. Erano stati dati limiti precisi e imposizioni mentali ancor più profonde perché non ci fossero tentativi di modificazioni genetiche sugli esseri umani, era addirittura  vietata anche la semplice applicazione estetica … su Nave Terra si nasceva e si moriva come destino voleva e come medicina poteva favorire, ma non c’erano possibilità di prolungamenti artificiali della vita ne facilitazioni di sorta.

Su Nave Mare invece si producevano altri metalli, c’era la ricerca industriale e comunicativa e si producevano pesci…. Si proprio pesci….frutti di mare (alcuni venivano usati anche come depuratori) e pochi tipi di anfibi. Ovviamente non mancava tutta la flora terrestre e marina che si era potuta riprodurre in loco.

Diana era li da quando era nata, ed ora aspettava un bimbo dal suo compagno, ne poteva avere due per il suo grado sociale e per l’incarico che ricopriva il suo compagno nel settore di ricerca, era fortunata o almeno era considerata tale dalle altre donne perché erano in poche che avevano il permesso di avere due bambini.

Lei non era contenta, non avrebbe voluto avere un bimbo ora, ma era il suo turno e sarebbe stato assurdo rifiutare senza avere un motivo medico a cui appigliarsi , ma non voleva…. Aveva paura, era terrorizzata perché il viaggio era ancora molto lungo, la situazione era tesa e come se non bastasse erano nati negli ultimi sei anni dei bimbi “strani”, non deformi o malati ma con delle attitudini  nuove e lei aveva paura che toccasse anche al suo bambino una sorte simile e non voleva.

Ogni notte sognava e quando sognava vedeva quel poco che ricordava della terra e di sua nonna e dei suoi racconti che aveva sentito e risentito tanto da impararli a memoria perché per fortuna l’olografia esisteva e funzionava alla grande.

In questi sogni c’era sempre il mare, degli scogli, due persone che parlano e che si raccontavano qualcosa di serio e di importante …. Come se stessero organizzando il futuro.

Lei si svegliava sempre nello stesso punto…. Ogni volta che si avvicinava ad una delle due persone che vedeva e cercava di chiedere cosa sarebbe stato del suo piccolo.

Non c’era stata mortalità infantile in nessuna delle due Navi e questo era stato un miracolo perché era stata prevista e le previsioni non erano state generose e questa era un’altra cosa che preoccupava Diana… il fatto che potesse cominciare tutto dal suo piccolo.

Vero che in fondo aveva esattamente le stesse paure che avevano tutte le mamme in attesa, ma lei non lo sapeva e tremava e poi c’era quel bimbo, Jhona, che l’aspettava sempre quando lei rientrava in stanza e che la guardava e che le sorrideva e che le diceva ogni volta : “ vedrai Diana, tutto andrà bene e noi ci riusciremo… ci siamo quasi…. Sarà magnifico…. E tu sarai quella che da la vita alla nuova gente!”

Nonostante le paure di Diana il giorno del parto arrivò e nacque Sirio, non aveva niente di strano… non era telepatico, non aveva un dna sconosciuto, non aveva nessun udito o vista particolare era decisamente normale a parte ….. a parte una serie di nei ed una piccola voglia rotonda al centro della schiena, ma quello non era considerato da nessuno nemmeno come un difetto.

Il tempo passò…. Venne il periodo in cui per Diana si prevedeva una nuova gravidanza, esattamente dopo 3 anni dalla nascita di Sirio e questa volta per lei fu tutto semplice, sereno e soprattutto senza sogni, e perfino la compagnia di Jhona ora veniva presa come un gesto di buon auspicio da parte sua.

Tutto andava per il meglio e Diana partorì Melony, una bellissima bimba perfetta anche lei senza nessuna delle particolarità dei bimbi che nascevano oramai  costantemente su Nave Terra e Nave Mare… anche lei aveva una serie di nei sulla schiena con una voglia rotonda spostata leggermente sulla sinistra dei nei.

Il sesto compleanno di Sirio coincideva con il suo ingresso alla scuola, il suo ingresso a scuola durò esattamente una settimana giusto il tempo di fare conoscenza con tutti i maestri di primo livello e poi passo al secondo e poi dopo una settimana al terzo e poi direttamente al decimo, dopo di che si riunì il Consiglio e venne presa unanimemente una decisione impensabile: Sirio venne spostato al centro ricerca tecnica e matematica di Nave Mare.

Nessuno fin’ora era stato spostato da una Nave all’altra, ma in questo caso con le attitudini straordinarie in matematica, fisica , astronomia e qualsiasi altra materia scientifica venisse studiata in Nave Mare che Sirio aveva, lo spostamento fu considerata l’unica eventualità possibile da attuare, anche perché non era mai capitato che un membro di una nave non avesse spontaneamente dimostrato delle attitudini proprie dell’ambiente in cui viveva.

Diana fece infinite proteste inutili, ma non riuscì a farsi spostare insieme a Sirio e dovette cedere perché non aveva modo di contrastare il Consiglio ed aveva Melony che era troppo piccola per poter essere lasciata sola.

Passarono tre anni, lunghissimi, dolorosissimi per Diana e il suo compagno…. Solo Melony rimaneva tranquilla anche se molto spesso era assente mentalmente.

Quando Melony fece il suo ingresso al primo livello scolastico fece esattamente la stessa trafila di Sirio solo che le sue attitudini erano mediche oltre che astronomiche e quindi il Consiglio decise di non spostare Melony definitivamente su Nave Mare, ma di farle fare dei periodi anche li per il perfezionamento in determinate materie tecniche e farle seguire tutti i corsi in quelle mediche.

Passarono gli anni, Jhona divenne responsabile per il Consiglio della organizzazione per lo sbarco e per l’analisi del target prefisso. In parole povere era quello che doveva decidere se e dove far sbarcare gli uomini e le donne che vivevano sia su Nave Terra che su Nave Mare.

Sirio divenne capo dello staff tecnico di Nave Mare e oramai faceva, la spola come sua sorella Melony che era diventata il capo dello staff medico di Nave Terra, fra le due navi.

E poi venne il giorno in cui fu convocato il Consiglio e fu convocato da quello che era stato il primo bimbo nato con facoltà telepatiche delle due Navi: Bradd.

La convocazione avvenne di ufficio, Bradd ne aveva il potere perché la sua famiglia faceva parte del Consiglio da sempre.

Ordine del giorno….. sconosciuto.

L’atmosfera era tesa, gli anziani erano scandalizzati dal comportamento di Bradd, ma si riunirono ugualmente ed aspettavano con ansia l’esito di quella seduta…. In fondo si poteva dire che in entrambe le Navi non volava una mosca sia materialmente che in senso figurato.

Il discorso di Bradd fu breve e non lasciò spazio a commenti…. Solo a volti e menti confuse e timorose.

“Le cose cambiano, gli eventi modificano i piani fatti, le modifiche devono essere seguite ed il fato non si può cambiare o evitare quando di mezzo c’è la sopravvivenza di una razza, si può solo seguire la strada segnata e sperare che tutto sia fatto per il bene e non per il male” queste furono le parole di Bradd il resto lo dissero Sirio e Melony, anzi più che dirlo lo mostrarono…togliendosi le maglie e mostrando le loro schiene e poi facendo vedere un’olografia costruita su una nuova mappa planetaria , di un sistema solare attiguo (se attiguo si poteva definire un sistema solare che si sarebbe raggiunto dopo altri 80 anni di viaggio invece dei rimanenti 15 previsti) dove veniva riprodotto esattamente lo schema dei loro nei e delle loro voglie che erano rispettivamente stelle e pianeti prescelti per la sosta della razza umana.

Perfetti nella loro specie, con un ecosistema invidiabile, con una atmosfera compatibile all’80% e con una stabilità sismica ottimale, ma soprattutto distanti solo un mese di viaggio l’uno dall’altro… praticamente due pianeti gemelli che avevano subito la stessa sorte ed avevano avuto la stessa evoluzione e che nel computo infinito delle probabilità statistiche avevano affermato la loro esistenza in un modo estremamente originale …. Prendendo come spunto una serie di nei e due semplicissime e comunissime voglie di caffè.

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Vite da vivere

 

Un giorno incontrai una persona saggia che diventò mia amica.

Mi insegnò tanto sulla vita, ma la cosa che apprezzai di più fu l’imparare la sua idea della continuazione dell’energia vitale.

Ogni essere vivente ne ha una, anche la più insignificante ameba a guardarla bene ha una piccola scintilla vitale di energia in se, e quel briciolo di luce le permette di compiere il suo ciclo e di cominciarne uno nuovo.

Non ci sono confusioni in questo campo, non c’è imbastardimento fra le varie energie, ognuno ha la sua e la continua in eterno e nella continuazione porta con se sempre qualcosa e se di volta in volta riesce a riconoscere il bagaglio precedente la sua continuazione sarà sicuramente migliore.

C’è necessariamente bisogno di un involucro protettivo ed esplicativo per l’energia vitale altrimenti rimane pura e semplice scintilla e non migliora  e non peggiora  ed ovviamente non ci può essere immobilità nell’energia.

La prima forma di energia arrivò come un’invasione di coscienza comune che stanca di vagare e di essere sola e stabile si fermò qui e si guardò intorno valutando le possibilità di trasformazione del pianeta le considerò accettabili e si scisse in miliardi di piccole scintille ognuna con una sua ragione di essere, ognuna con un suo scopo preciso da raggiungere in un lunghissimo percorso che alla fine le avrebbe riunite tutte di nuovo … pronte per un nuovo viaggio da affrontare come coscienza collettiva per evolversi ancora e ricominciare il percorso di nuovo.

In fondo non c’è differenza fra le nostre piccole energie vitali e l’uno di coscienza collettiva.

Anch’esso ha un suo ciclo da compiere, anch’esso come tanti altri uno ha la sua evoluzione da portare a termine  e anch’esso si chiede da dove nasce  e come noi non ha trovato ancora la risposta.

Ora noi siamo in viaggio, un lungo viaggio che dura una vita e poi un’altra ed un’altra ancora fino a quando ci uniremo. Ognuno di noi ha dei ricordi, ma non tutti li sanno ascoltare e con l’avvento della scrittura e della tecnologia la facoltà di tramandare i ricordi e la conoscenza da un passaggio ad un altro di energia vitale è venuta meno nella maggioranza della nostra specie. Non in tutti però!

Quello che conta è la consapevolezza prima di tutto di non essere dei … siamo solo piccoli pezzi di un grande unico ed è solo per il grande unico e la sua attuazione che andiamo avanti.

Quello che importa è cercare di migliorare in ogni passaggio e di usare quel poco che si è imparato nel precedente per non rifare gli stessi errori.

Quello che è meraviglioso e incomparabilmente soddisfacente è il riconoscere i compagni di viaggio precedenti e affiancarli di nuovo, riscoprendo man mano quelle qualità e tutto l’affetto che ci aveva legato in passato….. è questo il vero miracolo! Il senso di completezza che da il ritrovare un amico, un amore, un maestro che ci ha accompagnato nel viaggio precedente è impagabile ed è sicuramente il modo migliore per finire il ciclo.

Tutto ha uno scopo, forse tutto è predefinito anche se a mio avviso in ogni percorso c’è un apporto nostro che modifica , anche se leggermente, la strada tracciata.

Non tutto è bene, ammesso che poi si riesca ad identificare cosa sia bene e cosa sia il suo contrario.

Non è necessario considerare eliminabile un ciclo solo perché appartiene al contrario di quello che è comunemente considerato bene.

Questa considerazione muta da periodo a periodo, da cultura a cultura e da necessità a necessità per cui deve essere solo considerato come un elemento del tutto che esplica la sua funzione per il completamento finale.

Io sono arrivato al decimo ciclo ricordato, ma so che ne ho un numero enorme dietro di me ed altrettanti ancora da compiere e so anche che  vi rincontrerò di nuovo nei prossimi cicli, perché è inevitabile che la diffusione della conoscenza sia contornata da incredulità e censura.

E’ sempre stato così e non cambierà per molto tempo ancora, anche se già ora si trova qualcuno disposto a guardare e ad ascoltare e per fortuna poi ci sono sempre quelli che ricordano anche per conto loro!

Tutto fu messo a verbale, come al solito e tutto fu registrato in video. Questa era la terza deposizione del paziente e fu archiviata immediatamente insieme alle altre e inserita subito nel database dell’ospedale ed anche ,cosa mantenuta segreta ameno agli operatori dell’ospedale, nel database della O.C.V. cioè nella Organizzazione Cicli Vitali un ente che era stato creato anni addietro da varie nazioni che erano preoccupate del diffondersi della malattia.

I luminari intervenuti in quel consulto si guardarono fra loro, alcuni non alzarono mai lo sguardo sul paziente n° 2527896 …. Non era necessario che ci fosse una conoscenza personale per giudicare lo stato di salute mentale di un paziente e quindi solo pochi e i più giovani dottori in genere si curavano di approfondire tanto la conoscenza con i pazienti, quelli con più esperienza sapevano bene che era inutile ai fini della decisione.

Furono tutti concordi nel ritenere che il paziente in oggetto non aveva migliorato di molto il suo stato mentale nemmeno dopo le più moderne cure  provate su di lui.

Il suo stato era fermo ad uno stadio di acquiescenza e non dava segni di cambiamenti.

C’ero altri pazienti in altre parti del mondo che avevano lo stesso tipo di disturbo che affliggeva il loro malato, e tutti più o meno cercavano in vari modi di diffondere lo stesso pensiero, facendolo passare per una conoscenza ancestrale più che per una religione o cose affini.

In fondo non erano pericolosi, ma potevano diventarlo se avessero trovato seguaci …. Ovviamente persone psico-labili, facilmente influenzabili dai racconti fantastici di questi malati, ma al momento non erano pericolosi, non dovevano essere eliminati al massimo dovevano essere studiati in modo da saperne sempre di più sulle loro convinzioni e sulle loro astruse teorie.

Alla fine del consulto fu deciso che il paziente n° 2527896 non sarebbe stato dimesso e che avrebbe seguito ancora un ciclo di terapie intensive per poi essere esaminato dopo nove mesi da quella data.

Il pianeta era tranquillo, tutto andava come doveva andare e tutto avrebbe avuto il suo corso naturale ancora una volta, fino al raggiungimento della conclusione del ciclo vitale.

L’entità pensò che era stato fortunato che i suoi singoli erano composti in società così complesse e chiuse che non lasciavano spazio a nuove teorie se non dopo secoli dalla loro affermazione, si… era stato davvero fortunato che non si lasciassero influenzare da quelle scintille coscienti e dispettose che cercavano in tutti i modi di affermare e rendere manifesta la loro missione al solo scopo di godere di un ciclo di celebrità anche a costo di rovinare tutto l’andamento dell’intero.

E fu con calma e con pigrizia che l’entità si rimise a poltrire in attesa di nuovi eventi che lo svegliassero dal suo letargo.

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pubblicato il 02 Marzo 2001

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