Home   

 

Marco Pataracchia

 

dello stesso Autore ... Poesia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ineditifamosi.it (ver. 3.0)

Ho deciso di raccontare questa storia affinché tutti sappiano ciò che
può succedere a chi tiene i propri scritti nel cassetto.
Tutto cominciò il giorno in cui mi arrivò la lettera dal prestigioso sito
ineditifamosi.it .

"Carissimo compagno scrittore, sappiamo che possiedi un cassetto pieno di
tue composizioni e che vorresti vederle pubblicate in modo che migliaia, se
non milioni, di persone possano godere delle tue opere. Noi di
Ineditifamosi.it te ne diamo l'opportunità. E' risaputo che il nostro sito é
giornalmente visitato da grandi case editrici e da famosissimi scrittori
sempre in cerca di autori esordienti da lanciare nel fantastico mondo
dell'editoria. Ti diamo l'opportunità di diventare ricco e famoso come
meriti. Questa é la nostra proposta: iscriviti al nostro sito superando
l'esame per diventare "utente semplice" ed entrerai nell'olimpo dei grandi
della letteratura. Fra circa una settimana ti arriverà un pacco contenente
dei volumi che dovrai studiare per superare l'esame d'ammissione. Il costo
dei libri e delle spese di segreteria ammontano a 1291,14 euro pagabili in
comode rate. L'esame si terrà tra circa un mese nel luogo e in data che ti
comunicheremo pochi giorni prima della prova. Aspetta nostre notizie e
sentiti fiero per essere stato scelto dal "Consiglio degli utenti anziani".
Saluti."

Ero al massimo della felicità. Ineditifamosi.it era il sito più importante
nel campo della letteratura, un punto di riferimento per tutti quelli che
speravano di sfondare come scrittori. Erano anni ormai che il sito aveva
chiuso le iscrizioni volontarie e avevano scritto proprio a me! I miei sogni
più sfrenati potevano finalmente avverarsi. Vedevo già i miei aforismi
pubblicati in grossi tomi e venduti nelle librerie. I critici letterari
osannarmi nelle pagine dei più importanti quotidiani come scrittore
dell'anno e gente in ressa davanti alle librerie per accaparrarsi per primi
l'ultimo mio libro. Stavo ore ed ore a sognare ad occhi aperti senza che
nessuna delle domande che dovevano mettermi in allarme mi sfiorassero
appena. Solo una cosa mi chiesi: chi aveva fatto il mio nome a questi
signori di Ineditifamosi.it poiché io non conoscevo nessuno che facesse
parte di quel sito? La risposta arrivò ed era la più logica: era stato
Vincenzo, il mio migliore amico, a parlare di me a qualcuno del sito in
questione a mia insaputa, forse con l'intenzione di farmi una bella
sorpresa. Lui era l'unico a sapere del mio cassetto pieno di aforismi ed era
lui stesso un poeta. Decisi di andarlo a trovare a casa per dargli la bella
notizia. Era qualche settimana che non ci vedevamo e, le due o tre volte che
avevo provato a mettermi in contatto per telefono o andando a casa sua, la
madre mi aveva sempre detto che non era in casa.
La madre, un donnone barbuto di 130 Kg mi si parò davanti sbarrandomi la
porta. "Vincenzo non c'è" disse con la sua voce baritonale. "Strano" pensai.
Sapevo che Vincenzo era un tipo piuttosto casalingo e questo fatto che fosse
sempre fuori casa mi cominciava ad insospettire. Gridai forte cercando di
superare lo sbarramento materno almeno con la voce: " Vincenzo la lettera é
arrivata. Quelli di Ineditifamosi.it mi vogliono come utente! Grazie Vincé
per aver fatto il mio nome!" Come avevo previsto la voce di Vincenzo uscì da
una delle stanze dell'appartamento: "Mamma fallo entrare". Il donnone come
per incanto si spostò dall'uscio e l'aria ricominciò a circolare. Mi buttai
di corsa in casa in cerca di Vincenzo. Volevo abbracciarlo. Andai in camera
sua e lì lo trovai seduto sul letto. Aveva la barba lunga, gli occhi
profondamente infossati e un'espressione tristissima sul volto pallido.
"Vincenzo ma che hai? E' un sacco di tempo che cerco di parlarti e di
vederti ma tua madre mi ha sempre detto..."
"Sono ammalato come vedi. Non ci sto più tanto con la testa dice il medico.
Il fatto è che non riesco più a dormire. Il medico mi ha prescritto dei
farmaci, ma quella merda non voglio prenderla. Ha detto a mia madre che devo
stare tranquillo, non devo agitarmi, potrò vedere gente solo quando starò
meglio. Sto sempre a letto, non ho voglia di uscire"
"Forse parlare con qualcuno..."
"Non voglio parlare con nessuno io!" gridò improvvisamente Vincenzo
facendomi sussultare. "Io volevo solo ringraziarti per..." cominciai a dire
timidamente aspettandomi un'altra reazione isterica.
"So bene perché sei qui e ti ho fatto entrare perché ora sei in grave
pericolo anche se tu non te ne rendi conto" disse abbassando la voce. Pensai
che quel poveraccio aveva completamente perso la testa e che stavo per
assistere a qualche suo vaneggiamento da pazzo. "Non ho fatto il tuo nome,
ma ho ricevuto la stessa lettera che hai ricevuto tu, due mesi fa circa"
continuò Vincenzo a voce bassissima. "Loro sanno tutto, ci conoscono uno per
uno. Sanno quello che contiene il nostro cassetto, ciò che scriviamo e
sogniamo. Non si può fuggire da Loro" Detto questo si prese la testa tra le
mani e grosse lacrime cominciarono a scorrergli sulle guance. Gli misi una
mano sulla spalla cercando di consolarlo, ma con un gesto stizzito si scostò
"Non mi toccare, potresti essere già uno di Loro".
"Scusa non volevo ... ma devi credermi io non capisco di chi parli ... loro
chi?" A queste mie parole inaspettatamente scoppiò a ridere forte. "Sei
proprio un deficiente. Non capisci che ti hanno incastrato? Noi scrittori, o
presunti tali, siamo troppo fanatici, ci crediamo tutti dei geni quando in
realtà siamo solo dei poveri illusi. E Loro giocano su questo. Ti hanno
abbindolato e fatto fesso pure a te mio caro. Ma se fosse solo per questo la
situazione non sarebbe così grave"
"Che altro c'è?" chiesi non sapendo più se farneticasse o se gli fosse
tornata un po' di lucidità mentale.
"Usano la magia capisci? La magia e di quella più nera!" Le sue mani
tremavano e le labbra stavano diventando violacee. "Tu non sai quello che
hanno fatto a Giorgio." a questo punto scoppiò in un pianto dirotto. Cercai
di consolarlo, di calmarlo. Dopo che si fu asciugato le lacrime con un
fazzoletto unto riprese a parlare. "Giorgio che forse tu non conosci è di un
paese qui vicino. Ha ricevuto la lettera prima di me. Era felicissimo. Sai,
lui scriveva racconti umoristici, veramente molto divertenti, era uno bravo
insomma. S'è messo a studiare per l'esame d'ammissione e poi." fece una
pausa come per cercare dentro di lui la forza di continuare a raccontare
"Poi entrò a far parte del sito come utente. Ma commise un grosso sbaglio."
"Quale?" chiesi preoccupato per la sorte di questo Giorgio che nemmeno
conoscevo
"Preso dalla frenesia pubblicò cinque racconti contemporaneamente intasando
la home page del sito. Non so perché lo fece, forse per un raptus
incontrollabile, forse l'emozione. Il giorno dopo mentre stavamo seduti al
solito muretto a parlare del più e del meno, un boato spaventoso squarciò il
cielo. Un cavallo alato con la testa da leone cavalcato da un uomo nudo
dagli occhi fiammeggianti, si scagliò su Giorgio. Con una spada di fuoco
troncò di netto le braccia e le gambe del poveraccio, poi sparì com'era
venuto. Ed io ero presente capisci? Capisci?" Si buttò nelle mie braccia
piangendo, poi di scatto corse in bagno e lo sentii vomitare. "Ora vattene e
non farti più vedere!" Mi gridò dal bagno. Ancora scosso, mi alzai e andai
via. Quella notte non riuscii a prendere sonno. Fra non molto sarebbe
arrivato il pacco con i libri ed io, in questa strana storia, c'ero dentro
fino al collo.

Passai una settimana d'inferno. Le ore di sonno si riducevano sempre più e
aspettavo con ansia il pacco di libri che mi doveva arrivare. Ormai avevo
paura a tirarmi indietro. Anche perché non ero sicuro che quello che mi
aveva raccontato Vincenzo fosse vero e non solo frutto della sua mente
malata.
Non potevo rinunciare ad un occasione così ghiotta e, se rischio c'era, mi
dissi, sarei andato comunque fino in fondo. Questi pensieri mi rincuorarono
e mi diedero nuova fiducia. Scrissi di getto una decina di aforismi e poi mi
addormentai profondamente sulla poltrona. Mi svegliò il suono del campanello
della porta. Mi alzai mezzo intontito e aprii. Era il postino che mi disse
che c'erano due pacchi voluminosi per me. Li scaricò dal furgone, mi fece
firmare una bolla di consegna e mi diede una busta. Trascinai i pacchi in
casa. Mi armai di forbice e cominciai ad aprire i pacchi chiusi con nastro
adesivo. Erano i libri per l'esame. Nella busta c'era una lettera e un
blocchetto di conto correnti per il pagamento. La lettera diceva in sostanza
che dovevo imparare bene il contenuto dei libri e che la data dell'esame era
tra circa un mese e mezzo, comunque avrei ricevuto un telegramma d'avviso.
Ecco l'elenco dei libri che mi arrivarono:
- Norme e regole del sito: netiquette e buone norme di comportamento che un
utente deve conoscere (2 volumi)
- Storia della letterature italiana: dal '300 ad oggi (5 volumi)
- Grammatica italiana: con esercizi inclusi (2 volumi)
- Spessore del personaggio: psicologia e morfologia del personaggio (2
volumi)
- Dialoghi: come si costruisce un dialogo, esempi ed esercizi (1 volume)
- Poesia: teoria e pratica (1 volume)
- Storia della letteratura mondiale: i grandi della letteratura (8 volumi)
- Le "parolacce" nella letteratura: come usare artisticamente le parole
volgari (1 volume illustrato)
- Magia: primi rudimenti (1 volume)
- Cosa è letteratura e cosa no: saggio critico (1 volume)
In tutto 24 volumi che avrei dovuto studiare in poco più di un mese! Il
libro che mi insospettì molto era quello di magia. Che c'entrava con la
letteratura? Aveva ragione Vincenzo? Si trattava di una setta che usava la
magia nera? Di nuovo le domande cominciarono a tormentarmi. "No, non c'è
tempo per lambiccarsi il cervello, mi devo mettere a studiare e subito!"
dissi ad alta voce scacciando una volta per tutte i dubbi e le paure.
Cominciai. I giorni e le notti passarono e nemmeno me ne accorsi. Studiai
come un pazzo tutti quei libri fino ad impararli quasi a memoria. Dormivo
pochissimo e mangiavo ancora meno. Feci questa vita fino al giorno in cui il
postino suonò di nuovo per consegnarmi il telegramma che ormai avevo quasi
dimenticato dovesse arrivarmi. Il luogo dell'esame non era specificato,
c'era scritto soltanto che dovevo trovarmi il giorno dopo a Roma alle 13 al
bar al centro di Piazza Bologna che poi avrebbero pensato loro ad
accompagnarmi. Ero talmente esausto che per me quello strano appuntamento
era del tutto normale. Mi sedetti col telegramma in mano sulla poltrona e mi
addormentai subito.
Poche ore dopo ero sul treno diretto a Roma. Durante il viaggio ripensai a
Vincenzo e a tutti gli indizi che facevano supporre che lui mi avesse
raccontato la verità. Cominciavo seriamente ad aver paura. Arrivai sul luogo
dell'appuntamento. Non sapevo chi cercare e cosa fare, così approfittai per
mettermi a mangiare qualcosa seduto ad un tavolo del bar. Mentre addentavo
un tramezzino, s'avvicinò un tizio vestito in doppio petto e con occhiali
scuri che mi chiese di seguirlo. Montammo in una macchina che aspettava lì
vicino con altre due persone a bordo vestite allo stesso modo e con stesso
modello di occhiali. Il mio cuore batteva all'impazzata e la mani mi
sudavano. Nessuno mi parlò durante il viaggio, né io cercai di farlo. Dopo
mezz'ora la macchina si fermò in una stradina, credo fossimo a Trastevere,
ma non ne sono certo. Mi fecero cenno di scendere. Entrammo in un portone e
poi prendemmo un ascensore fino al quarto piano. La sede era un appartamento
alquanto malridotto, forse in via di ristrutturazione perché aveva i
pavimenti coperti da cartone e i muri con l'intonaco da rifare. Seduti ad un
lungo tavolo, unico mobile presente in quello che sembrava il salone della
casa, c'erano tre persone, un uomo e due donne. I tre uomini che mi avevano
accompagnato si sedettero dietro di me, mentre io mi accomodai su di una
sedia proprio davanti al tavolo. L'uomo di fronte a me era calvo con un
lungo sigaro spento tra le labbra. Portava occhiali da vista, molto piccoli
e sottili. Le donne erano abbastanza giovani. Quella alla mia sinistra era
bionda, con la bocca atteggiata in un ghigno. Quella alla mia destra invece
era mora, molto bella, con due grandi occhi neri e profondi. Il cuore mi
stava ancora in gola dalla paura. Nessuno aveva parlato. Decisi di farlo io,
ma fui preceduto dalla donna bionda. "E' pronto per la prova?" "Si" dissi io
cercando di simulare sicurezza. "Cominciamo allora". E cominciarono a farmi
domande inerenti alle materie che avevo studiato. Risposi bene a tutte,
ritrovando al momento opportuno la freddezza necessaria. Dopo un'ora
d'interrogatorio, l'uomo si alzò e mi porse la mano dicendo: "Complimenti.
Lei è dei nostri" "Grazie" dissi io "Ma devo dire che avevo dei forti dubbi
su di lei." continuò l'uomo calvo "Conosciamo della sua amicizia con il
signor Vincenzo e, mi creda, non è una buona cosa per lei. E' un pazzo, uno
che dice un sacco di bugie su di noi di ineditifamosi.it. Noi vogliamo
soltanto che la cultura vera non vada perduta. Siamo dei controllori. La
nostra organizzazione opera a livello mondiale. Dietro di noi abbiamo le
grosse case editrici, politici, la cultura con la c maiuscola. Non c'è posto
per le mezze calzette da noi. L'arte deve essere al servizio della società,
del progresso. Ma a volte qualcuno scappa al controllo e crede di essere un
artista innovativo, un nuovo genio. Come se uno potesse inventarselo! Chi
decide cos'è arte secondo lei se non chi di arte vive, che ha studiato i
meccanismi precisi e indiscutibili su cui l'arte si basa? Siamo noi, mio
caro. Internet è stato per anni un posto dove chiunque poteva sentirsi uno
scrittore, un'artista. Ma le cose stavano degenerando, la cultura era in
grave pericolo. E' per questo che siamo scesi in campo con ogni mezzo per
evitare questa catastrofe immane. Ora le cose stanno lentamente cambiando: i
pazzi che si credono artisti rimangono poveri pazzi, mentre i veri artisti
possono dire la loro senza timore. Si comporti bene e vedrà che nell'olimpo
della cultura avrà un posto sicuro". Dopo questo discorso non sapevo più
cosa dire. C'era un seme dentro di me che quelle parole avevano fatto
germogliare e cresceva e cresceva. Mi riaccompagnarono al bar di Piazza
Bologna ed io tornai a casa.

E' passato quasi un anno da allora. Ora sto scrivendo questa storia che
spero qualcuno potrà leggere. Non ho molto tempo. Il campo di forza che ho
eretto intorno alla casa sta cominciando a cedere. Non ho guardato fuori ma
li sento agitarsi nel buio. Sono gli esseri mostruosi che Loro riescono ad
evocare contro chi li tradisce. Ed io in questi mesi non ho fatto altro che
fingere di stare dalla loro parte. Un gioco che non poteva durare a lungo e
di questo ne sono stato sempre consapevole. Non so se riuscirò a salvarmi.
La mia anima è piuttosto compromessa, ma ho avuto modo di riscattarmi in
questo ultimo periodo.
A chi leggerà questo resoconto voglio dire di non mollare. La Bestia sembra
indistruttibile, ma ora è diventata troppo grande e sta cominciando a
vacillare sulle sue esili zampe. Ci vuole pazienza e grande astuzia per
fregarla. L'importante è non nutrirla. Non datele in pasto la vostra voglia
di notorietà, la vostra voglia di successo ad ogni costo. Non si scrive per
quello. Ma rimanete puri. Scrivete solo perché non potete farne a meno. Come
se fosse l'ultima cosa che fate prima di morire. Questo è il segreto per
abbattere il mostro perché esso si alimenta direttamente dal vostro grasso
io.

Torna all'Indice Autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Meno morti sull'autostrada
 


La macchina era pronta. Il motore era in perfette condizioni e la torretta posteriore equipaggiata con un nuovo cannoncino da 20mm.
Mario era soddisfatto della sua auto. Era una BCS rinforzata con piastre di piombo anodizzato, finestrini a triplo strato con anima di fili d'acciaio.
-Chiara! Lucia! Teresa! Siete pronte?
-Eccoci!
Le bambine e sua moglie spuntarono dalla porta del garage cariche di borsoni. Chiara aveva già indossato il giubbotto antiproiettile e aveva la cartucciera a tracolla. Lucia , la piccolina, portava solo l'elmetto imbottito.
-Teresa, come mai Lucia non è ancora pronta? Te l'avevo detto che siamo in ritardo! Gli altri saranno già partiti a quest'ora, non vorrei ci rubassero il posto.
Sua moglie sembrava sfinita, ma era imbottita di psicofarmaci che le permettevano un buon autocontrollo.
-Ora la sistemo in macchina- disse mostrando al marito l'occorrente
-Ok, tutte a bordo, si parte!
La porta del garage si aprì rivelando una rampa lunghissima che portava direttamente in superficie. L'auto dopo pochi minuti sbucò dal tunnel. Ogni volta vedere il sole era una specie di shock: una sfera infuocata che rendeva la temperatura media della terra a 50°C in tutte le stagioni.
La macchina di Mario ora stava percorrendo la strada sterrata che costeggiava le rovine di un'antica città. Fra poco sarebbe sbucato sull'autostrada ed era tutto eccitato al pensiero di provare il suo nuovo cannoncino contro qualche macchina.
Mario amava le vacanze. Anche a Teresa piacevano. Le vacanze erano un'invenzione recente. Gli uomini delle città sotterranee vivevano in spazi così angusti e con regole sociali talmente rigide che accumulavano una tremenda carica di aggressività. Questa energia repressa trovava sfogo durante il mese di libertà concesso appositamente. Chi poteva permetterselo acquistava una macchina corazzata e armata per intraprendere un lungo viaggio, percorrendo l'antica autostrada, verso il "villaggio Mamur", una piccola città sotterranea dotata di tutti i confort, dal mare in ologramma al sentiero di montagna in realtà virtuale. I posti disponibili nel villaggio erano pochissimi e ogni macchina cercava di mettere fuori uso l'altra con tutte le armi di cui poteva disporre. Senza esclusione di colpi. L'omicidio intenzionale però non era ammesso e le forze dell'ordine presidiavano l'autostrada in modo da controllare che gli scontri avvenissero nel pieno rispetto delle regole civili. Squadre di soccorso poi erano pronte a prelevare i feriti o chi aveva la macchina fuori uso prima che il clima inclemente li uccidesse. Nel corso degli anni i morti erano diminuiti del 50% con l'aumentare della vigilanza e dell'introduzione del giubbotto antiproiettile in Kelvex obbligatorio.

-Eccola, ci siamo!- gridò Mario eccitato. C'era una macchina a circa 100 metri davanti a loro.
-Teresa, presto alla torretta!
Teresa cercò di scavalcare velocemente il sedile per andare verso la zona posteriore, ma rimase incastrata.
-Cazzo Teresa, quelle pillole ti rimbambiscono! Lucia, pensaci tu!- Mario gridava come un pazzo scatenato.
Lucia prese possesso del cannoncino, lo girò verso la macchina e prese la mira con calma. Un boato. La macchina colpita sbando e uscì di strada.
-Huaaaaa! L'hai presa in pieno!- Mario sembrava aver raggiunto l'orgasmo
-Una di meno. Brava Lucia!.
La macchina di Mario e famiglia sembrava rombare di felicità.
-Mamma, accendi la radio così sentiamo un po' di musica- disse Lucia per niente eccitata dal suo colpo da maestro.
Teresa che si era faticosamente liberata spinse un pulsante e la musica riempì l'abitacolo. Rock, di quello duro.
 


  Torna all'Indice Autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La solcatrice
 


Bob "Lo smilzo" guardò l'orologio digitale sulla parete stappandosi la terza lattina di birra. Segnava 21 giugno 2013 ore 5:01 PM. "Devo accendere la TV. E' l'ora del notiziario" pensò. Spinse il bottone del telecomando e sul video apparve un mezzobusto dalla CNN.
".Ed ora l'approfondimento della notizia di Mark Kanovac che è andato per noi ad intervistare il Dott. Allison, direttore del penitenziario di Yuntha nel New Mexico"
Qualcosa nel profondo di Bob "Lo smilzo" fece un sobbalzo quando sentì il nome del penitenziario e la sua faccia inespressiva sembrò prendere vita. Ma fu solo un attimo e continuò a guardare la tv che trasmetteva le immagini dal penitenziario e il faccione del direttore con il microfono davanti.
"Giornalista - Dott. Allison è vero che la nuova macchina "lavacervello" eliminerà al pena di morte?
Allison - "Lavacervello" non è il nome più appropriato per la macchina. Il nome tecnico è Solcatrice e, per rispondere alla domanda, per ora solo in questo penitenziario è stata sospesa la pena capitale.
G. - Possiamo dire quindi che siamo ancora in una fase sperimentale per la Solcatrice?
A-Direi proprio di si. Un anno è poco per poter già tirare le somme. Diciamo che per il momento l'integrazione dei condannati è ottimale e la macchina fa il suo dovere.
G- Ci può descrivere a grandi linee il funzionamento della Solcatrice?
A- Certo. E' una macchina inventata per la riabilitazione dei cittadini che si sono macchiati di gravi crimini verso la società come l'omicidio, stupro e rapina a mano armata. Nella prima fase della sperimentazione utilizziamo i condannati a morte. Fino ad ora 22 tra uomini e donne sono stati sottoposti al test.
Il funzionamento della Solcatrice avviene in due fasi. Nella prima fase il cervello del detenuto viene portato a "linea zero", che in nel nostro gergo significa che i ricordi e le emozioni in esso contenute vengono cancellate. Ciò avviene alterando il campo elettromagnetico di determinate aree del cervello cosicché i neuroni non abbiano più circuiti stabiliti. Come lei sa in questi ultimi anni la neuroscienza ha fatto passi da gigante. Sappiamo quasi tutto del funzionamento cerebrale. Ci sfugge quel 20-30% che molti dicono sia un limite non altrimenti raggiungibile per il fatto stesso che il cervello non può capire totalmente se stesso. Comunque sia, sappiamo che i ricordi non sono altro che tracciati neuronali, mappe scritte all'interno del cervello.
La fase due invece ricostruisce queste mappe, ma in maniera diversa. Usando una metafora presa dal computer, possiamo dire che il meccanismo consiste nel formattare il disco fisso contenente dati sbagliati e virus, ripristinandolo poi con programmi buoni ed utili.
G- E' stato chiarissimo. Ma da dove deriva il nome Solcatrice che avete dato alla macchina?
A-Quando eseguiamo la fase due, immettiamo nel cervello del detenuto nuovi ricordi, gli creiamo una nuova vita che non ha mai vissuto. Questo non è difficile da fare, la cosa più complessa è creargli delle abitudini. Nessuno ci dice che pur ricordando un'altra vita e avendo alle spalle un'altra storia il detenuto sia veramente riabilitato. Potrebbe in qualsiasi momento ricadere nel vizio e commettere altri delitti. Dandogli della abitudini ben precise invece, lo obblighiamo a vivere una vita calma e morigerata, perfettamente ligia e rispettosa delle regole della comunità. La fase finale che la macchina esegue è il solco. Cioè crea un vero e proprio solco, anatomicamente visibile, sulla corteccia cerebrale composto di abitudini programmate. Ecco da dove viene il nome Solcatrice.
G-Cosa intende esattamente per "abitudini"?
A-Le abitudini sono quelle che più o meno abbiamo tutti. Per esempio parlare o agire sempre in un modo peculiare, che ci caratterizza è un abitudine. Avere vizi, compiere azioni che si ripetono nel tempo uguali o almeno molto simili tra loro sono abitudini.
G-Quindi anche un uomo che non è stato sottoposto alla macchina avrà un specie di solco nel cervello a causa delle proprie abitudini?
A-No, non allo stesso modo. Anche se esistono casi.La macchina Solcatrice va in profondità. Le abitudini che immettiamo noi sono imprescindibili. Non so se gli è mai capitato di vedere quei dischi in vinile che si usavano qualche decennio fa per riprodurre la musica. Ebbene, l'analogia è perfetta. La puntina del giradischi è la coscienza, il disco è il cervello e il solco dove scorre la puntina rappresenta le abitudini. E nel caso dei detenuti la puntina non può scartare via dal solco.
G-Ma ciò non rende questi uomini simili a dei robot?
A-No, affatto. Sono esseri umani con le loro abitudini. Nella massa non si distinguono. Sono perfettamente omologati. Abbiamo cercato di creare delle famiglie così da introdurli il più possibile nella società standard americana. Purtroppo queste coppie non possono procreare perché il centro sessuale è stato completamente inibito in quanto la fase orgasmica può essere pericolosa e far deviare la coscienza dal solco prestabilito. Per il resto sono uomini e donne normalissime. La donna è una brava massaia o lavoratrice, magari con la mania della pulizia. Amerà vedere telenovelas alle due del pomeriggio o spettegolare all'ora del tè con le amiche. L'uomo, oltre a lavorare sodo, amerà seguire le partite, andare al pub la sera a discutere di football e di motori. Ripetitivo, ma normale, quello che fanno tutti. Certo, sarà difficile per loro affrontare certe situazioni particolari che possono portarli fuori dalla routine. Ma abbiamo un'efficiente rete di assistenza per tenerli alla larga da emozioni che possano destabilizzarli. La macchina per quanto perfetta è incapace di programmare tutti gli avvenimenti che possono accadere nella vita. Ma stiamo cercando di perfezionarla al massimo.
G-Grazie Dott. Allison per la chiarezza. Dal New Mexico è tutto, a voi la linea."
Bob "Lo smilzo" spense la TV e si stappò un'altra lattina. Un altro pensiero. Guardò l'orologio digitale. Segnava le 5:30. Era l'ora di andare giù al Pub.

 

  Torna all'Indice Autore

 

 

 

Home   

redazione@raccontare.com  | 

pubblicato il 02 Marzo 2001

Copyright 2001-2006 © Raccontare.com