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Giampietro Stocco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


FIGLIO DELLA SCHIERA

 

Prima Puntata 

 

La carne e la pietra

 

Le vibrisse fremettero di avidità e lo stomaco iniziò a brontolare di aspettativa. Era la prima volta che gli capitava, e non poteva evitarlo. Le massicce forbici dal manico sagomato a sella, adatte a incastrarsi nella mano dalle quattro lunghe dita non opponibili, avevano appena iniziato a tagliare la carne biancastra del cadavere. Un sofisticato strumento semiautomatico con un complicato sistema di leve incrociate, bastava il mignolo a sfiorare un bottone posto sul palmo, la lama inferiore scattava  rapidissima a incontrare quella superiore, e... zac! Ossa e fasce muscolari si spezzavano e cedevano, i segreti del corpo si mostravano in tutta la loro semplice funzionalità.  Ah, se solo il lavoro fosse già finito! Il più grande desiderio di Fjjk figlio di Okjieko, anatomista capo di Bavel, era affondare le zanne in quel ben degli Dei così tenero e indifeso. Così diverso rispetto agli altri due cadaveri che aveva sezionato nel presente ciclo, quello del Quarzo azzurro.

Si scosse dalla sua frenesia, rivolgendo una preghiera ai Creatori nominati invano, si nettò il muso con il dorso della mano libera, un gesto curiosamente simile a quello che avrebbe fatto la creatura distesa sotto di lui fino a... Diciamo cinque lekhter prima? Hmm, non di più.  Non era ancora subentrata, infatti, la caratteristica rigidità.... Fjjk continuò a tagliare completando l'incisione dell’addome e salendo fin quasi allo sterno. Quindi due diramazioni verso le spalle. Finito che ebbe, divaricò lo squarcio con due leve idrauliche ed esaminò con occhi febbrili i sanguinolenti organi interni. Fece appello a tutte le sue riserve di razionalità per evitare di tuffare il muso tra polmoni e stomaco per andare ad azzannare il fegato ricco di ferro, e proseguì faticosamente l'esame.

Femmina, dunque, sì, circa sei lespam di altezza, il triplo della sua statura, ovviamente in stazione eretta. Spalle curve, hgh, gemette Fjjk tirando la parte superiore del corpo verso di sé in una presa incerta. Quella pelle era così viscida e le sue mani così deboli! Avessi i pollici, potrei almeno afferrarla per le spalle!  Uno sguardo al muso, orridamente piatto, appena un accenno di prognatismo, un trascurabile naso voltato all'insù e dalle ampie narici. Gli occhi, ormai fissi, vicini tra loro, dotati di palpebra e membrana nittitante. Un’occhiata dietro la schiena. Scoliosi, pensò Fjjk digrignando i denti, i rilievi delle vertebre sotto la pelle pallida disegnavano una marcata curva, come del resto accadeva con la maggior parte di quelli della specie della morta. Mollò di colpo, con sollievo, il peso del busto, e il cadavere ricadde sulla piastra, un tonfo molle che esaltò la fame di Fjjk.

Padre mio, avrebbe fatto lo stesso effetto anche a te? Beh, continuiamo con le caratteristiche più significative, pensò Fjjk cercando di ingannare l’orologio dentro il suo stomaco… La tasca marsupiale. Qui i piccoli entravano poco dopo il parto e vi crescevano fino al sesto mese. Poi, già alti quasi come un Figlio, ne uscivano per reggersi su gambe ricurve, con cosce affusolate, ginocchia e polpacci invece massicci. Camminavano su mani inferiori a cinque dita, nessun pollice opponibile qui. E giusto sotto il marsupio e poco sopra i glabri genitali un altro taglio netto, perfettamente orizzontale, e assolutamente non naturale. Una ferita corta e profonda, Inferta da...  Fjjk lanciò uno sguardo al reperto sigillato nella sacca di polimetal a prova di strappo. Conteneva un pugnale di forma arcaica, sormontato da un’impugnatura tanto semplice quanto inutilizzabile da ogni Figlio senza pollici. Ecco com’era morta. Come l’avevano uccisa, cioè.

Esame concluso, si disse Fjjk, che però ne sapeva quanto prima. Perché qualcuno avrebbe dovuto prendersi la briga di pugnalare una schiava? Era la prima cosa che si era chiesto quando la Sicurezza aveva scaricato quel corpo nel suo laboratorio. E si era risposto con logica inesorabile. Punto primo, e qui la sua fame parlava chiaro: le carni di marsupiale potevano, su richiesta, essere destinate quando si voleva all’alimentazione dei Figli. Punto secondo. Se, Hassa non volesse, un Figlio avesse provato comunque a trafiggere la povera marsupiale, quel pugnale gli sarebbe sfuggito ridicolmente di mano non appena la punta avesse incontrato la pelle rugosa e robusta del ventre della schiava, quasi rimbalzandoci sopra. E quell'arma non sembrava nemmeno particolarmente affilata... Così Fjjk aveva escluso la propria specie dal novero dei sospetti, e contemporaneamente aveva cominciato a sudare freddo. Chi aveva ucciso la schiava doveva per forza avere le sue stesse, strane zampe superiori dal pollice opponibile. Le girò e le rigirò pensoso tra le sue. Si poteva dunque definire delitto un caso del genere? Eticamente no, ma tecnicamente sì. Fjjk mugolò perplesso tra sé fissando il pollice semirigido del cadavere. L'etica ha poco a che fare con il lavoro di un anatomista a Bavel, si disse, e quindi, con un morso distratto, staccò un pezzetto dell'inquietante dito dalla mano livida della morta, assaporandone il gusto dolciastro.

Non poté fare a meno di sentirsi colpevole. Ma che brutta giornata, grugnì tra sé Fjjk.  Si avvicinò a un pannello, vi poggiò sopra il proprio palmo, e il campo di forza polarizzato davanti a lui si dissolse, aprendo il suo laboratorio su un’aula ad anfiteatro che si andava riempiendo di giovani Proli. La sua classe di anatomia! L’umore migliorò immediatamente.

- Prendete posto, in fretta, gioie della vostra Famiglia! - disse premuroso. - Tu lassù, Prole indecisa, vuoi dunque unirti a noi? Sì? Ma che onore! Aspettavamo solo te! Bene… Ora…

        Sibili soffocati di pannelli in chiusura contro pannelli, Fjjk sbuffò e riprese il filo del suo discorso.

- Ora…Quante volte potremo dire, onorati Figli, - iniziò a declamare rivolto alla sua classe. - che questa specie è grottescamente inferiore alla nostra? Guardate bene il corpo sulla piastra davanti a voi.

Un improvviso, eccitato brusio. Non accadeva tutti i giorni di assistere all'autopsia di una specie commestibile e i giovani Figli sentivano troppo bene, come Fjjk del resto, la fragranza della carne tagliata e degli organi esposti. Il richiamo di Seff l'oscuro… O il Serpente, dal nome di quell'animale mitico che, secondo la leggenda, nel remoto passato predava gli antenati dei Figli. Sarebbe stato così…bello e primordiale cedere alle sue lusinghe e avventarsi tutti insieme sul corpo che giaceva sulla piastra, disputarsi ringhianti i pezzi smembrati e… NO! Fjjk si riscosse, asciugò la saliva che inumidiva le labbra e alzò la voce di un tono.

- At-ten-zio-ne! - sillabò riguadagnando all’istante interesse e disciplina.

- Smettetela di pensare al pranzo e guardate bene questo corpo! - disse Fjjk. - Struttura troppo massiccia, disposizione degli organi interni dispendiosa. Un individuo simile ha bisogno di grandi quantità di calorie per nutrirsi, e tende a stancarsi troppo. E tuttavia…

      - Tuttavia, onorato scienziato? - azzardò uno studente dalla prima fila dell’aula di anatomia.

      -…Tuttavia, Figlio, da cicli ormai la Schiera può permettersi di allevare e nutrire questi … marsupiali come creature asservite. Sono vegetariani, in tutto e per tutto legati a noi, svolgono lavori di fatica, se vogliamo possiamo trasformarli in nutrimento... Finitela di agitarvi, insomma! Allora, dove eravamo? Sì, dunque... Queste creature sono per noi la forza lavoro perfetta! Sta al volere di Homm stabilire se, prima o poi, a questi esseri sarà concesso il bene dell'elevazione. Per ora, servono la Schiera.

      - Ma questo lo sappiamo da sempre, stimato anatomista!

      - La… hgh - lezione di oggi, - ringhiò impaziente Fjjk. - è in realtà un’occasione per studiare una caratteristica unica di questa specie di dentepiatto. Scommetto che nessuno di voi ci ha mai fatto caso...

      Fjjk afferrò la mano della morta e l’alzò mostrandola all’intero uditorio, una dozzina di Figli dal manto ancora bruno-rossiccio. Qualche macchia grigia di maturità affiorava qua e là sui fianchi degli individui che lo scienziato sapeva essere più svegli. Sospirò tra sé pensando quanto in fondo fosse comodo capire da un primo sguardo chi poteva seguirlo meglio. O tendergli qualche tranello.

- Osservate, Figli cari, questo … dito… ehm…

- Quale dito, Fjjk? - risposero, perplesse, alcune Proli.

Lo scienziato si accorse con stizza di avere sollevato la mano dal pollice sbocconcellato, la mollò e afferrò all’istante l’altra.

- Questo. Vedete? Può essere piegato e condotto a coprire gli altri quattro, così, grazie a questa ammirevole articolazione - Fjjk girò con fatica il pollice ormai quasi rigido verso il palmo della mano. -  La cosa strana…

-  Cosa c’è di strano? - interruppe il Figlio di nome Geidr. Brutto cliente questo qui...

- Onesto Geidr, gioia della tua Famiglia… - brontolò Fjjk con falsa amabilità. Quest’impudente Prole  si ritiene già un apprendista... Mettiamolo al suo posto!  - La cosa strana è che questa mano è … megacicli avanti a quella che il potente Homm ha voluto concedere alla Schiera, e tuttavia le creature che ne sono dotate non possono a rigore dirsi senzienti.

- Che rapporto c’è tra quel tipo di mano e l’essere senzienti?

      Gli occhi dell’uditorio si alternavano tra Fjjk e  Geidr, e lo scienziato decise la mossa ad effetto. Aprì le due ante di un grosso armadio situato alle spalle della piastra, e, agitando una mano, fece scattare la fotocellula di due potenti fari per illuminarne il contenuto. Era uno spezzone di roccia appiattito da un lato. Sopra di esso i due fasci luminosi evidenziavano il contorno di uno scheletro contorto in una posa di morte. I resti della creatura, perfettamente conservati nella pietrificazione, erano rattrappiti in un trionfo di arti lunghi e potenti disposti attorno a una specie di lungo bastone. Evidentemente un manufatto, con una canna che era stata metallica e dotata di quello che sembrava un meccanismo di innesco. Un’arma da fuoco, insomma. Attorno al calcio erano ancora avviluppate in una presa che nessuno avrebbe potuto più sciogliere le ossa fossilizzate di una mano molto simile a quella della schiava uccisa.

- Quello che vedete è quanto resta di una creatura vissuta…? Fra i cinquecento kilocicli e un megaciclo addietro. L’arma è stata realizzata per quanto riguarda il suo supporto in una fibra vegetale sconosciuta e, nella parte meccanica, in una qualità di metallo estremamente resistente all’ossidazione. Questo spiega perché il meccanismo di scoppio ci sia arrivato pressoché intatto. Ma osservate con attenzione la mano che lo stringe. O che lo impugna, dovremmo dire.

Fjjk accese un ingranditore da tavolo, e l’immagine fu proiettata, trenta volte più dettagliata, sulla parete di fronte.

- E questa, - riprese Fjjk indicando i dettagli con una lunga bacchetta tenuta tra indice e medio. -  è la mano di una creatura senziente ed evoluta, in grado di manipolare oggetti e dunque di modificare l’ambiente secondo le proprie necessità. Non solo, amati Figli. Quella creatura è morta imbracciando un tipo di arma dal medesimo principio rispetto ad altre che la Schiera stessa ha usato in tempi remoti, prima dell’Unificazione…    

Non appena pronunciata la parola tabù, Fjjk tirò fuori istintivamente il lobo terminale della  coda, lo posò sulle due mani e iniziò, insieme agli studenti di anatomia, la salmodia della Schiera Unica. Terminata la prima sura rituale, tutti tornarono alla lezione.

- Certo, i nostri antenati disponevano di armi con il calcio. Ma vedete? - e da un cassetto cavò fuori un modello antico di pistola a proiettili. - Avevano un supporto che si incastrava così, si infilava su due dita e poi si poggiava sulla palma, visto che i nostri antenati non le potevano impugnare.  -  Ora, la domanda. - Fjjk riprese enfaticamente in  mano la bacchetta. - Per quale ragione Homm ha concesso agli schiavi marsupiali mani da creatura evoluta, mentre la superiore Schiera si è unificata anche senza pollice opponibile? Avete visto la somiglianza tra la creatura fossile e i marsupiali. Ma tra le due razze c’è un abisso evolutivo.

- Onorato maestro, - riprese Geidr, una punta di provocazione nella voce acuta da Prole. - Alla Gilda si mormora che questo … fossile che tu ci hai fatto vedere sia in realtà un sofisticato manufatto… Non che... io voglia dire che tu ci stia ingannando, Hassa me ne è testimone. Ma potresti essere stato ingannato a tua volta!

Fjjk decise di ignorare l'oltraggio alla sua professionalità. Troppo immaturo e pretenzioso era lo studente che aveva parlato.

- O dolce Prole... -  rispose bruscamente lo scienziato. - Tu hai i mezzi analitici per poter giudicare da solo. Avvicinati, guarda, tocca.

      Geidr scese con dignità dall’anfiteatro e si accostò alla pietra, passandoci sopra una zampa dalle delicate palme brune. Le sue dita artigliate indugiarono sopra l’articolazione della mano,  poi passarono su quanto rimaneva dello strano cranio dalle ossa distorte.

- Questo ve lo posso far vedere meglio! - esclamò Fjjk trionfante, calando sulla piastra un teschio del tutto alieno. Fronte alta, scatola cranica capiente, orbite ampie, come i seni nasali, e stranissimi denti simmetrici, quelli piatti ridicolmente piccoli, come del resto le zanne per lacerare la carne. In nome di Hassa la misericordiosa, che creatura è questa?  - chiedevano a Fjjk gli occhi sgranati degli studenti.

- Il fossile sul quale tu hai avanzato dei dubbi - riprese Fjjk rivolgendosi al confuso Geidr. - proviene dalla regione orientale di Bavel…

- La Patria dei Marsupiali? - chiese un Figlio, sarcastico. Fjjk lo fulminò con lo sguardo. Sebbene fosse vero che la Schiera praticasse una sorta di segregazione razziale nei confronti dell'altra specie di dentepiatto e che questa fosse stata concentrata proprio in quella zona di Bavel, non stava bene parlare in quel modo del principale sito paleontologico nel territorio dell'Alveare.

- Non usare quel brutto termine, o dolce Prole! - ammonì lo scienziato.

- Le Piane Rocciose? - chiesero altri due o tre Figli in coro.

- Sì, esatto. - Sollevato, Fjjk riprese la lezione. - Questa era solo una di quelle rocce, si è accidentalmente spaccata durante alcuni lavori di sbancamento ed è affiorato il fossile. Ma la composizione di quei massi è del tutto estranea a quella zona, come se fossero… scivolati giù da qualche altro posto…

- Il Di Sopra? - chiese Geidr con un sorriso ironico.

- Non lo sappiamo. - tagliò corto Fjjk. - Ma dalla stessa zona proviene questo - disse indicando il teschio alieno, fuori di ogni dubbio molto più vicino nel tempo. - E questo qui, come potete vedere assomiglia moltissimo a quello fossile, avrà… diciamo… duecento o trecento cicli al massimo!

Fjjk valutò l’effetto delle sue parole spazzando l’anfiteatro con un lungo sguardo circolare. Per un momento fu silenzio assoluto, poi gli studenti esplosero.

- Onorato anatomista, tu ci prendi in giro!

- E’ una favola!

- Peggio, è un’eresia!

- Nel nome di Homm il grande e di Hassa la misericordiosa, che l’errore non ci renda preda di Seff! Dettate dall’inquietudine, le prime preghiere affiorarono alle labbra delle Proli, che iniziarono a salmodiare chinando ritmicamente il muso allungato e piegando all’ingiù le vibrisse.

- Nel remoto caso in  cui quel teschio appartenesse a un… animale sconosciuto… - abbozzò incerto Geidr al termine della preghiera, il pallore che gli si diffondeva dal mobile naso rosaceo. - Che aspetto potrebbe avere avuto la creatura di cui stiamo parlando?

- Questo, o dolce Prole! - esclamò Fjjk caricando un disco sul generatore olografico.

Nel mezzo della sala, improvviso, apparve il simulacro tridimensionale del teschio poggiato sulla piastra. Poi, come per magia, fasce di muscoli iniziarono a formarsi, scorrendo dall’alto in basso e dal basso in alto. Una glabra pelle olivastra ricoprì il tutto, e in cima al cranio comparvero ciuffi di manto nerastri e lisci. Il risultato era un muso mai visto prima, piatto e con occhi distanziati, ben frontali, leggermente inclinati verso le tempie, un grande naso triangolare al centro. Una bocca carnosa che si aprì a evidenziare i curiosi denti che sembravano inadatti a qualsiasi altro scopo se non l’ornamento.

- Puah, ma è un mostro! - esclamò uno studente accartocciando il muso per la nausea.

- E’ la cosa più ridicola che abbia visto in vita mia - disse secco Geidr, voltando ostentamente le spalle all’ologramma. La Prole simulava indifferenza ma, Fjjk se ne era accorto, aveva paura come le altre.

- Dolci Proli, ricordate il giuramento del medico! - disse Fjjk con tono ammonitore. - Mai distogliersi dalla verità empirica! Geidr, guarda quegli occhi!

-  S… sono strani e… feroci! - disse il giovane Figlio volgendosi con cautela.

- Sono intelligenti! - gridò Fjjk. - Da qualche parte, non lontano da noi, esiste ancora una razza dimenticata di esseri senzienti! Che, megacicli fa, manipolava oggetti e dominava il suo mondo. E questi esseri avevano un corpo fatto così!

Un gesto della mano di Fjjk e l’ologramma della testa aliena sfumò in quello della figura intera dell’essere sconosciuto. Un bipede dalla schiena dritta e robusta e dagli arti muscolosi. Portava indosso una strana uniforme color bruno e un elmo metallico sulla testa.  L'illusione incedette sicura di sé verso l’anfiteatro imbracciando la strana arma allungata del fossile, tenendola impugnata con tutte e due le sue strane mani. Poi si fermò, puntò la canna davanti a sé e con un dito tirò una levetta in basso, provocando una rumorosa esplosione. Tutti gli studenti si rifugiarono squittendo sotto i banchi.

- Figli! Figli! E’ solo una ricostruzione didattica un po' più realistica del solito! Hassa misericordiosa, comportatevi da giovani dotti quali siete e non  da Proli immature! Ahh, che rabbia! Va  bene, va bene. Andate, andate a casa! Basta per ora...

Il suono del campanello metallico che segnalava la fine della lezione si sovrappose alle parole indignate di Fjjk. Gli studenti di anatomia, visibilmente sollevati, sciamarono in tutta fretta a quattro zampe fuori dell’anfiteatro.

Non abbiamo parlato affatto della ferita, pensò distratto l'anatomista capo di Bavel, rivolgendo una breve occhiata al corpo della schiava marsupiale. Meglio, si disse subito, questo è cibo per i denti piatti della Gilda .



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FIGLIO DELLA SCHIERA

 

Seconda Puntata 

 

Gioie e dolori della paternità - prima parte

 

 

Bavel, la città-mondo sotto la superficie di Gē . Il pianeta delle acque... Autentici mari sotterranei, ampi laghi, impetuosi fiumi. Il tutto immerso nell’oscurità, se non fosse stato per i Quarzi. Strati dai colori magnifici, inglobati nelle rocce che circondavano e sovrastavano Bavel. Striature fantastiche, che si allungavano per migliaia di lespam come una corona fatata, tutt'intorno all'Alveare. Erano dorate, verde acqua, arancio, azzurre. Per un periodo pari a circa quattro cucciolate di Figlia un colore prevaleva sugli altri, e tingeva mura e volte delle sue miriadi di sfumature. Quel periodo veniva chiamato ciclo e su quella base i Figli, da che Bavel esisteva, avevano imparato a misurare il tempo. Ma le luci servivano anche ad altro. Vi erano Quarzi che irradiavano ad esempio bluastri e fosforescenti e la loro luce, si era scoperto,  favoriva la crescita spontanea di alcuni vegetali commestibili. Non che la Schiera avesse bisogno di praticare l'agricoltura o la raccolta: la tecnologia genetica consentiva ai Figli di produrre in laboratorio tutte le sostanze di cui la loro dieta aveva bisogno. Alla luce prodotta dai Quarzi si aggiungeva poi la luminescenza cangiante dei milioni di microrganismi che popolavano le acque.

Quelli come Fjjk adoravano l’acqua e soprattutto le rive umide. Quando non c’era niente da fare si poteva sgusciare nell’ombra sul bagnasciuga, rotolarsi sulla sabbia nera e fine e poi, una volta ripulita la pelliccia, gettarsi nei flutti, srotolando la coda piatta che i Figli portavano ripiegata sotto il ventre. E nuotare, schizzando velocissimi. Le acque sotterranee di Gē ... Ma c’erano leggende che parlavano della superficie. Si diceva che un tempo fosse ancora più bella del sottosuolo, verde-azzurra d’acqua e ocra di terra, colori che venivano generati dalla luce di un astro nel cielo. Il cielo! Sciocchezze, sospirò Fjjk, che per un momento, galoppando fra i bunker di Bavel, aveva cullato l’idea del paradiso terrestre. Lo sapevano tutti, no? La superficie di Gē era inabitabile, irrespirabile l’aria, pervasa com’era da ossido di zolfo e sali nocivi, quegli stessi che, scendendo sotto terra, arricchivano le acque profonde e perdevano così la loro pericolosità.

Grazie a quei Sali, nei fiumi, nei laghi e nei mari sotterranei, si adattava una ricca fauna. C’erano  le inquietanti sguende dal corpo a siluro, che con i loro movimenti scimmiottavano i Figli, c’erano i bivers costruttori di dighe e i pesanti k’pibras a quattro zampe. Animali che appartenevano alla grande famiglia dei dentepiatto, e che gli Dei gratificavano con l'abbondanza del cibo: erano miriadi le piccole creature sguscianti che popolavano le acque sotterranee. Alla pesca, alle volte si dedicava anche la Schiera, utilizzando chiatte dal fondo piatto e trasparente, e usando reti monomolecolari in duralloy. Un'attività resa obsoleta dall'ingegneria genetica, ma ancora praticata a scopo rituale. Perché l'acqua che scorreva profonda era il dominio di Hassa, sposa di Homm, il creatore del mondo e della vita. Senza il soffio di Homm, Hassa sarebbe rimasta sterile, ma senza l'impetuoso grembo di Hassa la forza di Homm sarebbe rimasta senza scopo.

Così, ripeté Fjjk nella salmodia che ogni Figlio recitava durante l'atto sacro del nuoto. Recitò macchinalmente la litania della gratitudine a Homm e Hassa per un mondo sicuro e protetto, dove le creature dagli occhi color rubino non venivano aggredite da luci violente. E dove, se si era stanchi di galoppare a quattro zampe sulle strade di duroplast, ci si poteva infilare nei tombini di scorrimento rapido e tuffarsi in un canale. Ma là dove doveva andare Fjjk non c’erano collegamenti via acqua. Bisognava galoppare a lungo, mettendo a dura prova muscoli che ormai da tempo si usavano raramente. Il galoppo a quattro zampe, la prova di Homm, per non dimenticare il remoto passato e per ricordare a ogni Figlio come vivere fosse anche difficoltà e fatica. Paradossalmente, però, essere senzienti e intelligenti aveva provocato ai Figli ulteriori fatiche: Se Fjjk, infatti, avesse deciso di incamminarsi verso Bavel in posizione più dignitosamente eretta, avrebbe impiegato giorni, per non contare le dolorose piaghe che avrebbe inferto alle sue zampe. Ma non sarebbe stato necessario arrivare così in là. Bastava solo una manciata di passi in stazione eretta per le lunghe strade di Bavel e prima i reni, poi la debole schiena di Figlio si sarebbero arresi.

Bavel, l'Alveare, aveva l'aspetto di una colossale piramide tronca. Quattro entrate acquatiche si aprivano nelle massicce mura inclinate che delimitavano il perimetro esterno del conurbio. Di lì si proseguiva, sempre via acqua, per un lungo tratto, ma solo fino al perimetro più interno. Poi, unicamente a piedi, verso Kà-dingirra, la cittadella del potere, un'altra piramide, stavolta completa, che occupava il vertice, spianato, di una collina. Da dove venisse il nome, chiaramente alieno, di Kà-dingirra, era un mistero. Così come Fjjk ignorava chi avesse lisciato a perfezione tanto e tanto tempo prima, la cima della stessa Acropoli di Bavel. Le salmodie di Homm cantavano a quel proposito di una misteriosa razza di dominatori che, megacicli prima, ricorrendo a dei raggi di luce, aveva preparato quel posto per i Figli. Una razza che poi era andata via, scomparsa per sempre. Hgh, ringhiò di frustrazione Fjjk, che aveva aperto la ricca pagina della mitologia dei dentepiatto solo per ingannare la fatica del galoppo sulle strade di duroplast. Onore sia fatto a Homm, urgh, ma quant'era lontano l'ufficio del suo superiore e quanto era degradante per uno scienziato zampettare per le vie come una sguenda sulla riva di un fiume! Che, poi, lui e gli altri Figli discendessero davvero dalla cosiddetta Progenie di Homm, beh, questo non era cibo per lui, ma per i denti piatti dei Sacerdoti del Consiglio.

 Quel che contava, e subito, era riportare ordine nella Schiera con un rapporto preciso sulla fine della schiava marsupiale pugnalata all'addome. Chi l’aveva uccisa poteva colpire ancora. Bisognava assicurarlo alla giustizia di Homm. Per le interiora di Seff, che bisogno c'era di andare in giro a prendere marsupiali a coltellate quando bastava riempire un apposito modulo via comconsolle? Si richiedeva una schiava per un banchetto rituale di Famiglia, e le carni arrivavano a domicilio, già macellate e pronte al consumo. Senza contare le caratteristiche della mano che aveva ... impugnato l'arma del delitto. A chi poteva appartenere? A un marsupiale? Rivoltante.  L'idea fece muovere gli acidi nell'apparato digerente di Fjjk. Provare nausea era atipico per un Figlio, e in genere era prodromo di un sentimento ancora più insolito: la paura. I Figli erano una razza che amava la stabilità e la prevedibilità della vita. Vivere così organizzati aveva spazzato via dal loro quotidiano quel terrore che risaliva ai tempi pre-Unificazione, e che tuttavia rimaneva dentro di loro come memoria di razza. Il  mistero della mano aliena che sopprime esseri presenzienti... Carino come titolo di un olodramma dell'orrore! Fjjk represse un brivido e scartò per tranquillizzarsi anche l'ultima fra le ipotesi che potevano spiegare la morte della schiava marsupiale. Chi, dunque? L'enigma, si disse Fjjk, poteva essere sciolto solo portando a termine l'indagine nella maniera più fredda e scrupolosa. Questo, sì, era importante, e soprattutto etico. Non finire un lavoro è perfino più riprovevole di bagnarsi in acqua senza salmodiare in onore di Hassa.

Proprio mentre stava riflettendo su quanto odiosamente interminabile il suo corpo di Figlio di mezza età percepiva il percorso verso l'Acropoli e contemporaneamente si rimproverava per avere espresso a voce alta anche questo pensiero, lo scienziato si trovò finalmente a destinazione. Con un basso grugnito di sollievo Fijk, figlio di Okjieko si issò sull'altopiano di Kà-dingirra. Faticosamente, si avvicinò a un basso edificio squadrato, sormontato da una splendente piramide di vidracciaio a tre facce. La Trinità di Homm, Hassa e Seff, creazione, coscienza e caos. Le superfici esterne erano polarizzate, segno che nel Tempio era in corso una Disputa di Maturità. Solo i funzionari di grado più elevato potevano essere ammessi mentre un giovane Figlio svolgeva le sue argomentazioni davanti ai Sacerdoti del Culto Trino. A Fjjk bastò dunque avvicinare l’estremità identificativa della propria coda alla soglia protetta da un campo di forza per veder sfumare il diaframma che impediva di vedere e sentire ciò che accadeva all’interno. Improvvisi, arrivarono i suoni e le immagini.

         -… Come granelli di sabbia nella dolce brezza... - diceva un giovane Figlio dal manto che già tendeva al grigio chiaro da adulto. - i Figli della Schiera sono strumento del volere di Homm e insieme preda della frenesia di Seff. E’ la misericordia di Hassa che fa del nostro Popolo un Tutto solidale, che ci muove caritatevoli verso lo scopo del progresso.

         Il Figlio si girò verso la porta, ammiccando con le vibrisse verso Fjjk. Radswe, o prediletto, pensò Fjjk rivolgendo un impercettibile cenno di saluto alla sua Prole primogenita. Era così orgoglioso di lui, vederlo recitare sicuro nell’Alta lingua cerimoniale la Professione di Fede propedeutica all’apprendistato da medico. Mancava poco, ormai, forse cinque o sei frazioni di ciclo, e Radswe avrebbe potuto iniziare a seguirlo da vicino nel suo lavoro per prendere poi il suo posto. Un Figlio aveva oggigiorno un’aspettativa di vita di… una sessantina di cicli? Forse settanta per i più prestanti, e Fjjk aveva ormai superato la mezza età. Era tempo per lui di pensare al riposo. Veder crescere placido le Proli più piccole, giacere con le sue tre compagne, pensare solo alla riproduzione, finché Homm e Hassa non lo avessero richiamato a sé.

         Proprio come suo padre, Okjieko… Beh, solo in parte. L'onorato anatomista Okjieko aveva avuto cinque compagne e quarantadue proli, e aveva vissuto per ottanta cicli mantenendo intatto il suo considerevole appetito sessuale, finché il suo corpo non era stato trovato in una viuzza adiacente al postribolo più malfamato di Bavel. La Gilda aveva messo a tacere la cosa, ma i medici avevano subito cominciato a favoleggiare dell’incontenibile esuberanza del compianto collega. Fjjk sbuffò. Beh, io dovrò decisamente accontentarmi di un epitaffio meno entusiastico.

         -  Cosa dicono le Scritture del nostro mondo, o giovane Prole? 

Fjjk si riscosse bruscamente dall'elegia familiare.  A rivologersi in Bassa Lingua a Radswe, col suo caratteristico tono roco, era stato Swesgu, il Primo Sacerdote di  Kà-dingirra. Fjjk maledisse tra sé il vecchio barbogio. Cosa vuole, ora, mettere la mia Prole in difficoltà?

         -  C’è un solo mondo secondo la volontà di Homm, ed è Bavel, la Città-Alveare, rifugio sicuro sotto il duro carapace di Gē - rispose pronto Radswe, tornando alla lingua cerimoniale.

         Bravo figlio mio, fagliela vedere!

         - Non ci sono dunque altri mondi, come invece favoleggia tuo padre? - ribatté pronto Swesgu, e ancora nell’idioma comune. Sta diventando un interrogatorio, pensò Fjjk. Ma perché?

         Le orecchie di Radswe si abbassarono sul cranio, diventando color cremisi.

- Mio… mio padre è uno stimato scienziato… farfugliò Radswe in Lingua Bassa. - E segue la voce della sua coscienza!

Per la furia di Seff, non balbettare! - urlò tra sé Fjjk. - Non perdere il controllo!

- Se la coscienza sfida la Scrittura, rischia di diventare eresia… - scandì Swesgu,               

battendo a terra la pesante mazza cerimoniale. Le nocchiere metalliche di fissaggio      alle dita della mano scintillavano sinistre - Ora dimmi, o giovane Prole, qual è il dovere di un Figlio devoto?

- U..un Figlio devoto si affida alla Tradizione… - ripeté macchinalmente Radswe.

- E’ tutto qui, Figlio caro? Ma questo lo sanno anche le Proli da latte!

Possibile che tu non sappia più contraccare? Fallo ora! - pensò Fjjk quasi    subvocalizzando. Come se lo avesse sentito, Radswe riprese in più sicura Lingua Alta.

- O pio ministro del Culto Trino, il      dovere più importante della Schiera è scongiurare la caduta nel caos di Seff. Per    questa ragione il nostro sapere deve tendere verso la chiarezza, scavare nell’ignoto ma fermarsi davanti all’arcano…

Radswe prese coraggio, e iniziò a muovere qualche passo incerto nella sala. Swesgu     lo fissava immobile, gli occhi rossi che ardevano di attesa, gli altri religiosi accucciati nei loro scranni, con ro

- … E l’arcano inizia là dove il senso dello scienziato avverte la presenza del volere di Homm. Non ci è dato sapere perché siamo al mondo. Sappiamo che la forza di Homm e la dolcezza di Hassa hanno creato Bavel e ne hanno fatto l’Alveare. Ci basta. Sappiamo che, grazie all’intercessione di Hassa la misericordiosa, là dove un tempo c’era Seff, violenza e guerra, oggi c’è la Schiera. Anche questo deve bastarci. Sappiamo che un tempo, megacicli addietro, gli Dei camminarono sulla terra e la fecero a loro immagine e somiglianza. Le prove sono nei templi come questo, nelle preghiere dei devoti e dei pellegrini, non negli studi secolari degli scienziati!

Fjjk cominciava a innervosirsi. Più che alla Disputa di Maturità, il clero di Bavel stava sottoponendo il suo dolce Figlio a un attestato di sottomissione. E lui... Sentilo, come si sta adeguando!       

Radswe scoccò uno sguardo in direzione del suo genitore, una rapida occhiata contrita. Sono costretto a farlo, Padre… Fjjk digrignò i denti. Applicatici con costanza e diventerai un artista… Radswe sbatté le palpebre come se anche questo pensiero di Fjjk lo avesse raggiunto, poi si voltò di nuovo verso il suo uditorio. Deluso, Fjjk ritirò la coda dall’area del campo di forza. All’istante ricomparve il diaframma opaco, isolandolo di nuovo da quanto accadeva all’interno. Era tempo ora di fare quella visita che il suo subconscio stava tentando a tutti i costi di rimandare.

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FIGLIO DELLA SCHIERA

 

Terza Puntata

Coraggio e opportunità

 

Asfwd figlio di Fasd, il massiccio Capocerimoniere della Gilda dei Medici, ricevette Fjjk seduto dietro un massiccio tavolo di marmo. La novità era stata introdotta proprio dal genitore Fasd figlio di Cwmbre, un dentepiatto che, come del resto tutti i discendenti di casa Scefed, sembrava credere molto ai simboli del potere. I Figli, infatti, non avevano davvero bisogno di un tavolo per conversare, né erano strutturati per utilizzarlo. Tuttavia, quel tipo di manufatto, che veniva utilizzato anche nei templi in forma di altare e ad Anatomia comde piastra su cui poggiare i cadaveri da sezionare, si prestava stranamente bene anche alle situazioni come quella in cui si era cacciato Fjjk: dover spiegare a un superiore contrariato che nel territorio di Bavel era accaduta una cosa che non si riusciva a spiegare.

Ancora meglio, era stato osservato che accucciarsi sull'unico, alto sgabello situato dietro il tavolo e ascoltare distratti il rapporto di un dipendente costretto in piedi metteva regolarmente il malcapitato in condizioni di imbarazzo. Senza contare quelle volte, e capitava spesso, in cui il superiore interrompeva il colloquio per ricevere  messaggi sul comunicatore ostentato all'interno di un padiglione auricolare. Questo comportava frustrazione in chi faceva rapporto. Facendolo ricominciare ogni volta daccapo se ne smascheravano facilmente le possibili menzogne e, soprattutto, gli si faceva capire, subito, chi comandava. E chiarire questo dettaglio era fondamentale per Asfwd figlio di Fasd, ultimo rampollo di una delle case più antiche di Bavel. C'erano stati Scefed da quando esisteva la Schiera e da prima, dai remoti tempi delle guerre fra Orde, quando i clan si chiamavano Swigga, Dixj e Mikimius. Insieme a loro gli Scefed avevano forgiato, nel sangue, l'Unificazione. Tutta questa storia pesava sulle spalle di Asfwd, un tipo di Figlio di natura collerica e di modi indisponenti. Presto Asfwd sarebbe salito molto in alto nella gerarchia della Schiera. Tutti lo sapevano, come tutti, Fjjk incluso, sapevano che era meglio stare dalla sua parte. Asfwd era a sua volta, come dire, cosciente del ruolo che la Storia stava per ritagliare a suo vantaggio. Altri si sarebbe sentito a disagio nell'essere grasso e apparentemente impacciato. Asfwd in realtà, grazie all'esercizio quotidiano, era agile come una Guardia. Sotto la pinguedine nascondeva solidissimi fasci di muscoli. Ma il fisico andava coltivato in privato. In pubblico, invece, Asfwd esibiva la sua pancia come un segno di aristocrazia e non faceva nulla per non mostrarsi altero e indisponente.

Fjjk non si meravigliò dunque più di tanto nel trovare la mole del suo capo già accucciata su un alto sgabello. Il suo superiore cominciò ad ascoltare il rapporto con degnazione, subvocalizzando spesso nel microfono contenuto in un molare. Un capo riceve comunicazioni di continuo, no? Da gente molto più importante del sottoscritto. Una scena che l'anatomista capo di Bavel si aspettava. Nondimeno Fjjk, costretto a parlare in piedi come un marsupiale, o una come Prole in punizione che ripete cento volte la salmodia della Disciplina, sentiva montare la frustrazione. In curioso contrasto, la sua voce si riduceva sempre più allo squittio sibilante di un minuscolo dentepiatto delle torbe.

- E... hgh... così l'esame autoptico ha rilevato che la schiava marsupiale...

- ... Ahh, sì, Anziano Rwede, certo! Al prossimo banchetto? Va bene!

-  Una... hshf... femmina di identità sconossiuta...

-  ...Carissimo! Certamente. Capisco il problema. Sì. E' qui davanti a me. Devo dirgli qualcosa? No? D'accordo.

L'ultima chiamata, opera di chissà chi, chiaramente lo riguardava, e precipitò Fjjk nella confusione più totale. Asfwd se ne accorse e mostrò i denti piatti in un sogghigno. Ma l'anatomista capo di Bavel ebbe la forza di ricominciare ancora una volta.

- ...Sì, insomma, sembra che una schiava marsupiale... sia... sstata pugnalata una ssola volta da una mano con pollice opponibile, dunque...

- Esimio anatomista... - interruppe Asfwd con voce conciliante, rimuovendo ostentatamente l'auricolare dal padiglione. La lezione, forse, poteva bastare. - Desideri forse che ti venga portata dell'acqua depurata, dono di Hassa, per superare il disagio di una lunga traversata a piedi? - Dopo essersi convinto di avere umiliato a sufficienza Fjjk con la sua maleducazione, Aswfd poteva concedersi di mostrare magnanimità. Ma con giudizio.

Fjjk, che sentiva la pelliccia zuppa di traspirazione e la gola riarsa dalla sete e dall'adrenalina, ringraziò il superiore e accettò la coppa di liquido portagli da una marsupiale in tutto simile al cadavere che aveva esaminato in precedenza. Non riusciva a cogliere alcuna differenza apprezzabile su quei tratti inespressivi. Si somigliavano tutti, quegli esseri. Solo un'aria di stolida presenza, a distinguere la morte dalla vita. Se non si fosse mossa, poteva essere la medesima creatura che lui aveva sezionato in laboratorio.

- Distinto Fjjk, figlio di Okjieko... - sbottò Asfwd dopo avere osservato una lunga pausa. - Tuo padre era un Figlio dotto e di poche parole. L’ho conosciuto, sai, e gli devo molto. Da lui ho imparato ad essere attaccato ai fatti. E al mio mestiere. Che è anche il tuo. Non credi che il nostro, Figlio, sia un mestiere che va al di là della semplice formazione professionale? Il mestiere sta nel rubare mestiere a chi ne ha più di noi, o no?

- C... certo, onorato superiore... I... io... - Fjjk continuava a balbettare e la sua preoccupazione cresceva. Aswfd era, sì, di modi spicci, ma se riteneva di dover impartire fervorini la predica poteva durare lekhter e lekhter.

- Lo è, infatti, stimato anatomista capo. - Asfwd fece uno strano gesto, portandosi al naso due dita della mano.  - I medici migliori... fiutano le loro diagnosi, così come i migliori specialisti patologi fiutano le cause di un decesso. E non sbagliano mai! - Asfwd sottolineò queste parole calando con forza un palmo sul tavolo. Asfwd aveva però dosato male l'energia. Il colpo fu sonoro, e il Capocerimoniere della Gilda dei Medici imprecò sottovoce, massaggiandosi con una mano l'altra estremità offesa.

U-hu. La predica è finita. Adesso arrivano i guai... Fjjk non poté fare a meno di ammirare come la collera indotta servisse ad Asfwd per passare dalla lezione didascalica al maltrattamento di un dipendente. Doveva ammetterlo, per quanto si sforzasse, lui non sarebbe mai riuscito a fare lo stesso.

- Perciò adesso ti prego, Fjjk figlio di Okjieko, nel nome della vecchia amicizia tra le nostre Famiglie, basta con le congetture e guardiamo insieme la realtà!

Fjjk stava giusto per chiedersi quando mai le due Famiglie avessero stretto rapporti che non fossero di fredda formalità, quando, con un movimento curiosamente aggraziato per la sua notevole mole, Asfwd si sporse dallo sgabello e affondò una mano artigliata nel collo della schiava in piedi al suo fianco, costringendola a piegarsi all'indietro. La marsupiale non accennò la minima resistenza, limitandosi a battere due volte le membrane nittitanti degli occhi e a spalancare, ottusa, la bocca.

- Questi... animali... - sibilò Asfwd calandosi giù dal suo seggio, gli artigli sempre affondati nel collo della schiava, costretta adesso in posizione semiprona - non si possono assassinare. Sono dei presenzienti, tu, io o qualsiasi altro Figlio potrebbe chiedere di consumare le loro carni in ogni momento come omaggio a Homm, in attesa che Hassa la Misericordiosa si compiaccia di elevarli al primo stadio della coscienza. Stimato anatomista capo, tu lo sai, no? E loro stessi lo percepiscono, vedi? Se volessi io potrei addirittura sgozzarla qui, con i miei denti piatti e lei non si opporrebbe. Devo farlo per convincerti? Su, avanti, che ne dici? Un banchetto privato con il Capocerimoniere della tua Gilda... Quanti Figli vorrebbero essere ora al tuo posto? Potrebbe giovare alla tua carriera!

Fjjk tremò di desiderio al pensiero del sangue caldo che sarebbe sprizzato dappertutto e....No, lui era figlio di suo padre, uno scienziato, non poteva cadere nel tranello di Seff, il dio dell'andare retrogradi, la maledizione della sua razza, messa in guardia contro il caos. Ma quale caos, si disse, mentre lo stesso Asfwd spingeva sempre più in basso la schiava marsupiale, La gola le pulsa… una preda indifesa, perfetta... Improvvisamente il superiore mollò la stretta, facendo cadere la schiava, che rimase riversa sul pavimento ad aspettare la sua sorte.

- Anatomista capo Fjjk, figlio di Okjieko, la Gilda ha ascoltato il tuo rapporto, ma non ritiene opportuno svolgere ulteriori indagini. E ora ti spiego il perché.

Asfwd si drizzò in piedi incrociando le braccia sul petto nella posa del maestro della Gilda che insegna agli apprendisti più inesperti. Un gesto che, nuovamente, esternava superiorità. Nessuno avrebbe detto che fino a un istante prima quel Figlio era in procinto di smembrare una schiava.

- I marsupiali non penserebbero mai a uccidersi tra loro, - continuò ampolloso Asfwd - e noi non abbiamo bisogno di farlo per servircene. Deve dunque essersi trattato di un incidente, posto che non vogliamo ammettere che la tua schiava si sia voluta togliere la vita... Gesto da senzienti di prima classe, e...

- Ma....C’è l’arma con sopra il sangue della vittima! - interloquì disperato Fjjk. - E non possiamo escludere a priori che qualcun altro l’abbia uccisa! La Schiera deve  sapere com'è andata! Se esitiamo ora, potremmo ritrovarci domani con un Figlio con la gola tagliata!

- Saranno stati i tuoi fantasmi preistorici, allora, Fjjk? - rise sardonico Asfwd omettendo volutamente ogni titolo nel rivolgersi al suo interlocutore. - No. Il caso è chiuso nel capitolo degli incidenti. Spetta alla Sicurezza preoccuparsi che nessuno metta in pericolo la Schiera o la tua Famiglia. A te, invece, conviene preparare rapporti meno fantasiosi e più concreti. Mi meraviglio che sia proprio tu, il Figlio di tuo padre, a dire baggianate simili! - finì tuonando Asfwd, dal cui muso era sparito ogni segno di benevolenza.

- E c'è ancora una cosa da chiarire. - riprese improvvisamente Asfwd. Essere contraddetto, era noto, lo imbestialiva.

- Non sei ancora tu, stimato anatomista capo, il Figlio che mette in discussione il mito della Progenie di Homm? - La domanda  era stata formulata in tono basso e apertamente minaccioso.

- Io?? - gemette Fjjk. - Ma credevo che per degli scienziati come noi fosse ingenuità da prole lattante considerare vere quelle storie...

-  Storie?? La nostra religione, la nostra pietra angolare? Storie??? - urlò Asfwd furioso. - Puoi credere quello che vuoi, esimio anatomista. - troncò cupo Asfwd. - ma non spettegolarne in giro come una Figlia dal ventre arido. E soprattutto ricorda che esiste un rapporto ben preciso fra religione e scienza. La linea di confine è ben netta. Zitto! Non protestare! - interruppe con un gesto iroso il tentativo di Fjjk di contestare l'accusa. - Non puoi negare che insieme con i tuoi colleghi abbiate discusso a lungo delle remote origini della nostra civiltà... Così come non puoi negare di non credere alla nascita divina di Kà-dingirra per opera della Progenie di Homm...

-  Ma sono solo innocue chiacchiere! - rispose sempre più teso Fjjk.

-  Usiamo ancora la logica, onorato dipendente... - tubò Asfwd, incrociando di nuovo, provocatoriamente, le braccia sul petto. - Le chiacchiere ti portano a una curiosa contraddizione. Chi potrebbe mai avere... assassinato la tua schiava marsupiale se non proprio quella Progenie di Homm di cui tu disconosci l'esistenza? Loro avevano, secondo la leggenda, sia il pollice opponibile, sia la capacità di uccidere sulla base di un pensiero senziente e razionale... Di una premeditazione.

Asfwd abbandonò la composta posa magistrale e cominciò a mulinare le braccia tutt'intorno. Stava arrabbiandosi di nuovo.

-  Così, devo ammetterlo, con grande tempismo, dal tuo laboratorio spuntano i resti fossilizzati di creature incredibilmente simili a quelle del mito! Ovvio che siano loro gli assassini, ovvio che la nuda scienza dia risposte che la religione non sa dare! Ma tu, onorato anatomista capo, tu non ti accontenti di seminare il dubbio fra i tuoi studenti! Non ti azzardi nemmeno a pubblicare una Tesi Ufficiale sui tuoi fossili. Ah, no. Tu sei più furbo. Tu vieni qui da me e desideri... Pretendi che io accrediti le  tue illazioni e sia dunque la Gilda, di sua iniziativa, a trasformarle in Tesi Ufficiali! Non è così?? - Asfwd finì il suo discorso gridando come un ossesso.

Dolce Hassa, è proprio così. Non me ne ero reso conto... Colto in fallo, Fjjk si fece più piccolo che poté. Poi comprese quale fosse l'unico modo per salvarsi dall'incombente catastrofe.

-   Stimato superiore - si riprese, e con lenta dignità raddrizzò le spalle, che iniziavano a dolergli per la prolungata stazione eretta. - E' stato un incidente... La marsupiale si è accidentalmente pugnalata cadendo su...

- ...Su??? Vai avanti, stimato anatomista capo! La meta è prossima! - lo incoraggiò Asfwd, di un tono più benigno, ma ancora sarcastico.

- ...Su... un...

- ... Insomma, Fjjk figlio di Okjieko! - sbottò di nuovo Asfwd, esasperato. - Non posso stare qui per il prossimo ciclo a fare da levatrice ai tuoi contorti ragionamenti! Per la furia di Seff, sforza la tua cosiddetta mente analitica!!

- ...La... ehrr schiava marsupiale... - riprese mortificato l'anatomista capo di Bavel schiarendosi la voce. - si è accidentalmente accoltellata cadendo sulle punte di una cancellata in metavidrio... Non chiedermi ora come possa esserci finita... implorò tra sé Fjjk non appena ebbe finito di formulare la fantasiosa ricostruzione.

- Brillante! Davvero brillante, devo ammetterlo! - trillò invece sollevato Asfwd battendo insieme le grasse palme delle mani. - E' proprio vero quello che dicono. Fjjk figlio di Okjieko è davvero dotato di una mente reattiva, specie se viene opportunamente... stimolato. Ma c'è ancora un dettaglio da risolvere, no?

- ...