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                Raccontare ha intervistato...Nicola Vassallo

Qual è il tuo lavoro?

Insegno scienze naturali.

Qual è il tipo di vita che svolgi attualmente?

Tento di vivere nel modo più tranquillo possibile. Detesto i contrasti, tutto ciò che mi violenta l'anima. Non è facile, anzi direi che è quasi impossibile oggi giorno. I nostri tempi sono caratterizzati da eccessi, da qualsiasi parte guardi vedo l'esagerazione, dalle piccole alle grandi cose. Nessuno si accontenta più di niente e tutto deve essere sovrastimolante, ipereccitante. Cerco di mantenermi lontano da tutto ciò. Non sempre ci riesco, a volte certi compromessi con l'ambiente in cui si vive sono necessari per potere avere dei contatti, delle relazioni. 

Abiti in una grande città o in un piccolo centro?

Questa domanda si collega naturalmente alla precedente. Sono nato in una città di medie dimensioni ma che giorno dopo giorno si ingrandisce ma vivo in un piccolo centro immerso in un parco nazionale del sud Italia, per motivi di lavoro, ritorno in città solo la domenica. Due mondi diversissimi, apparentemente quasi opposti. La città si affaccia sul Tirreno mentre il paese dove lavoro è circondati da monti fino a qualche giorno fa innevati. Due realtà che rispecchiano anche il mio modo di vivere. Da una parte c'è la tranquillità del mondo semirurale, dall'altro il caos della città. La mia anima trascorre il tempo o misurandolo col respiro calmo o con la tachicardia cittadina: non potrei fare a meno di nessuna delle due realtà!                                                    Ho bisogno del mio mare, di quello che mi ha visto nascere, di consumarmi lo sguardo su quell'orizzonte ma sono anche bisognoso della calma delle montagne, del silenzio dei campi coltivati, di adagiarmi sulle ali di una poiana o nell'eleganza delle cicogne che costruiscono i nidi sui comignoli delle case.

Cosa fai nel tuo tempo libero?

Tempo libero....libero da cosa? dal lavoro? o libero da me stesso? in ambedue casi non mi sento libero. Vorrei essere libero di essere e scrivere, libero di leggere o ascoltare musica, guardare un film o andare a teatro. Ma spesso il mio tempo libero lo passo nel silenzio che costruisco in me stesso, a volte annoiandomi a volte divertendomi, dipende. 

Scrivi spesso?

No, rarissimamente. Vorrei scrivere più spesso e molto di più. Per me le parole sono tanto importanti che non voglio sprecarle e scrivo solo quando sono certo di non scrivere brutture o inutilità. Mi privo del piacere delle parole per il rispetto sacro e riverenziale che ho per le parole.

Secondo la tua opinione scrivere è un'arte che si avvale in prevalenza dell'istintività?

Ripeto: ci vorrebbe più rispetto per le parole e quindi sarebbe necessario utilizzarle con le dovute cautele. Conoscere le norme per scrivere correttamente è essenziale e spesso l'istintività travolge anche le regole grammaticali e sintattiche e questo non fa bene alla scrittura. Solo pochissimi geni hanno saputo scrivere affidandosi completamente all'istinto.

Fai leggere ai tuoi amici, conoscenti o familiari le tue opere?

Dipende. Preferisco fare leggere ciò che scrivo a chi penso abbia la giusta sensibilità per entrare in sintonia con le mie parole. Spesso amici o familiari non sanno dare un giudizio obiettivo, sono condizionati dalla conoscenza diretta dell'autore, è per questo che non amo molto fare leggere le cose che scrivo a chi mi conosce di persona.

Pensi che sia indispensabile per un autore essere letto?

Sì, certo. Forse più che indispensabile direi che è importante.

Scrivi per te stesso o per gli altri?

Si inizia a scrivere sempre per un forte bisogno interiore, almeno per chi fa letteratura o poesia, ma si può scrivere anche per gli altri, ad esempio scrivendo articoli giornalistici, saggi.

Quanto c'è di personale nei tuoi testi?

Madame Bovary c'èst moi! C'è tanto di personale in ciò che scrivo ma è difficilmente riconoscibile anche per me stesso!

Si potrebbe definire la tua scrittura intimista? e secondo te che cosa s'intende per scrittura intimista?

A quanto pare l'intimismo non è più di "moda" ma tutti gli scrittori dilettanti sono intimisti! Non saprei bene definire ciò che scrivo e poi penso anche che etichettare la scrittura sia limitativo. Oggi continuo a sentire che bisognerebbe scrivere della realtà storica, magari impegnandosi politicamente (nell'accezione nobile del termine), io non ci riesco. Vivo i miei tempi, sono immerso nella realtà quotidiana ma mi sento così lontano dalla storia contemporanea e faccio fatica anche a capire cosa sia la politica. Lascio che siano le parole a guidarmi verso i miei mondi interiori dove riesco a scorgere delle verità che non vedo fuori.

Com'è nata questa tua passione per la scrittura?

E' difficile dirlo. Mi sembra di avere scritto da sempre. Da ragazzo scrivevo moltissimo, sempre, quotidianamente ma se rileggo quelle cose mi vengono i brividi per come sono scritte male! Forse ho cominciato a scrivere per quel bisogno di eliminare l'eccesso che c'è dentro ognuno di noi. Quell'eccesso che può portare all'insoddisfazione, alla noia e finanche alla malattia. Scrivere è stata una necessità per non sprofondare nel nulla, per non farmi divorare dall'inutile che c'è in me. Lotto da sempre e continuamente con l'inutile, il superfluo che c'è in me: un modo per tenere a bada questi eccessi è la scrittura.

Nel tuo tempo libero leggi molti libri? Quali sono i tuoi autori preferiti e qual'è l'ultimo libro che hai letto?

Leggevo molto di più tempo fa, ora leggo molto di meno tormentandomi ogni giorno per i libri che non ho letto. Vorrei leggere di più ma è un periodo questo in cui l'inutile sta prendendo il sopravvento...purtroppo...             Gli autori che ho amato e che amo sono tanti: Buzzati, Calvino, Morante, Romano, Dostoewskij, Puskin, Duras.  Per la Poesia amo molto Leopardi, Quasimodo e in particolare Alfonso Gatto, un poeta un po' trascurato, secondo me.   Il mio libro preferito è "Il gabbiano Jonathan Livingstone".                                                                  Per la prosa contemporanea mi piace molto come narratore Sebastiano Vassalli mentre attualmente sto leggendo le "Anime morte" di Gogol'. Mi rendo conto che il mio elenco è  limitato e ho fatto torto a tanti autori!

Secondo te cosa rappresenta internet?

Internet è uno strumento meraviglioso e fondamentale. Io penso che diventerà sempre più importante e presente nella vita di tutti noi. Io non potrei farne già a meno. Ho la conoscenza a portata di mano e la possibilità di leggere e anche di comunicare velocemente con gli altri.

Tu hai scelto di pubblicare in internet è quindi un metodo per farsi conoscere dal pubblico?

Sì, certamente. Anche se non credo sia l'unico mezzo. Ho anche pubblicato un mio racconto lungo in e-book con Arpanet, però penso sempre che la carta stampata abbia un fascino insostituibile, spero che non venga mai sostituita dall'elettronica.

Tu leggi i racconti o le poesie che vengono pubblicati nei siti letterari?

Spesso, e spesso mi capita  anche di vedere certi nomi di autori che sono onnipresenti ma le cose che scrivono sono davvero indegne! Penso che molti siti letterari pubblichino qualsiasi cosa venga loro proposto e questo è per me un grande errore, una certa selezione ci vorrebbe per limitare la presenza eccessiva di scritti che ingolfano la rete e per fare in modo che chi vuole leggere possa trovare scritti di qualità.

Vorresti avere un confronto con i tuoi lettori?

Perché no. E' sempre interessante sapere ciò che pensano gli altri di quello che scrivo, il confronto è sempre importante altrimenti si rischia di chiudersi in una torre d'avorio perdendo il senso della realtà.

Frequenti assiduamente anche altri siti letterari?

Pochissimi, quelli che reputo abbiano una dignità letteraria e che pubblichino autori che siano in sintonia con ciò che a me piace leggere.

Ti reputi un artista? perché?

No, penso di essere mediocremente abile con le parole.

La scelta di raccontare.com è stata casuale?

Non ricordo di preciso come sono venuto a conoscenza di raccontare.com

Quando hai deciso di pubblicare?

Neanche questo ricordo con precisione. Oggi ho quasi smesso di pubblicare in internet, c'è un affollamento davvero esagerato, preferisco mantenermi fedele a pochissimi siti e di tanto in tanto pubblicare qualcosa. Quando scrivo qualcosa che reputo abbia un minimo di dignità letteraria lo pubblico sul mio piccolo sito ( http://karmenu.interfree.it/home.html )

Scrivi in genere quando sei triste o quando vivi un periodo di felicità?

Ho sempre scritto in momenti di  assenza  di emozioni o sensazioni precise, questo stato di freddezza dell'anima mi permette di  ricordare  e recuperare sia tristezze che felicità. Quando sono triste o felice difficilmente riesco a comunicare attraverso le parole scritte. Per me scrivere è impegnativo e estremamente faticoso e quando sono in preda a forti sentimenti non riesco ad avere la giusta concentrazione per scrivere.

 

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