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Antonella Amelotti

Il gufo saggio Fra Giustino  
Palla di neve Il delfino e il mare
La casa di Gnomo burlone La notte il bruco e la foglia
La luna e il sogno Celestino e il ragno
Favola di Natale L'anima delle pietre    

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Il Gufo saggio


Viveva un tempo nel Giardinodinonsodove un vecchio e saggio gufo, la sua casa era l’incavo del tronco di una grande maestosa quercia e se ne stava tutto il giorno seduto sul ramo più alto a leggere e studiare all’apparenza incurante di ciò che gli girava intorno;

Gran gufo era quello!!!!.... rispettato da tutti e tutti, prima o poi nella vita   arrivavano a chiedergli un consiglio.

Lui, col suo fare un poco altezzoso, rispondeva con calma senza mai alzare lo sguardo; sempre intento com’era a leggere per i fatti suoi, sembrava non vedere né il mutare delle stagioni, né le meraviglie che lo circondavano.

Era davvero un gran bel giardino quello, i colori si mescolavano tra loro come sulla tavolozza di un pittore, e non c’era fiore esistente al mondo che lì non crescesse più bello e profumato che mai.

Un giorno, uno di quei giorni di fine inverno, quando il sole incomincia a scaldare con i suoi raggi , le gemme sugli alberi fanno capolino, verdi e lucenti come smeraldi, e i primi fiori dai colori smaglianti spuntano incuriositi ed assonnati  tra i fili d’erba ormai pronti per accogliere Primavera,  passò proprio sotto la quercia del gufo Signora Maturità.

Dovete sapere che la Signora era anche lei molto rispettata, aveva una certa esperienza ed il suo incedere lento e dignitoso la faceva apparire ancora più importante.

Si fermò sotto la quercia per riposare, si lasciò cadere sulla radice più grossa che avvolgeva come un comodo cuscino e, convinta d’essere sola tra alberi e fiori, incominciò a lamentarsi......

“Ahi! le mie ossa incominciano a scricchiolare, non sono più agile come un tempo, i malanni fanno presto ad arrivare quando si arriva ad una certa età!!!!!”

Fungo Porcino e Fungo Chiodino, che avevano preso abitazione proprio ai piedi della grande quercia chiusero la porta di casa per non sentir più  quella voce lamentosa e sperarono che Gufo mettesse a posto la situazione.

Gufo, che era sì un gufo compassato, ma sino ad un certo punto,  stanco di sentire i continui lamenti e consapevole che gli abitanti della quercia incominciavano ad innervosirsi, tirò un colpo di tosse ma così secco ma così secco che Signora Maturità diede uno di quegli scrolloni che persino le prime gemme rientrarono di colpo pensando ci fosse il terremoto.

“ Ehi....laggiù.....”disse”......cos’è tutto questo lamentarsi.... ”

“ Salve buon Gufo, non avevo notato la tua presenza “ disse la Signora

“ Io sì..... “ rispose il gufo “ ......i tuoi lai arrivano si quassù e disturbano la mia quiete.... “

“ Ah! sapessi Gufo che vuol dire perder la gioventù!!!!....tutti i malanni che arrivano, quei fastidiosi doloretti che ti tormentano tutto il santo giorno, non è più come un tempo quando si correva per i campi pensando solo a divertirsi “

“ E allora?.....pensi che lamentandoti in continuazione i tuoi doloretti passino???? “

“ Ahem...no certo....ma sai com’è, esce così spontaneo..... “

“ Ti dirò una cosa.........esiste un fiore in questo giardino, il più bello tra tutti i fiori .......è il fiore della Speranza e cresce ancor più rigoglioso ogni qual volta viene colto.

Lo colgono i bambini quando sperano di crescere in fretta per sembrare più adulti, lo colgono i giovani, quando cercano ciò che non riescono a trovare, lo colgono i vecchi, quando si accorgono d’essere al loro declino e lui, inebria a tal punto col suo profumo che riesce a sollevare i cuori verso il cielo dei desideri.

Ma non basta, un fiore è pure sempre un fiore ed il cuore ha bisogno di un tenero mazzolino così, poco più in là cresce la pianta del buonumore, ha radici profonde e sui suoi rami spuntano ad ogni stagione grappoli di candidi fiori profumati; chi li coglie riceve il sorriso ed è un sorriso sereno  come un cielo d’estate; oltre il prato della vita poi cresce un fiore assai raro, è il fiore d’Amicizia non tutti riescono a trovarlo perché bisogna avere buona vista, cuore grande e braccia tese per accoglierlo ma, coloro i quali riescono a raccoglierlo ne saranno inebriati a tal punto da sentirsi sollevati di peso e portati con leggerezza nel mondo dei sogni.

Ecco cara Amica questo è il mazzo di fiori per tutte le età, persino Signora Vecchiaia spesso in compagnia di Solitudine, quando raccoglie i fiori si trasforma e pur mantenendo il suo passo lento e cadenzato, le rughe profonde della vita e tutti i suoi malanni, regala sorrisi e saggezza a quanti incontra.

Non serve amica cara sedersi ed aspettare, serve cercare, guardare, scoprire dove i fiori della vita spuntano e, trovati, coglierli e coglierne ancora per poterli donare a chi ha lo vista debole. “

Poi, volò lungo tutto il giardino, raccolse i fiori di Speranza, Allegria ed Amicizia, ne fece tanti mazzi e li donò alla Signora Maturità dicendole.....

“ Ecco, uno è per te.......gli altri donali a chi incontri ed ogni volta che ne porgerai uno, salirà in cielo un arcobaleno di serenità che saprà ricolmare il tuo cuore ed i tuoi pensieri “ , poi......tornò a sedersi sul suo tronco e con il suo libro in mano riprese a leggere la vita.  

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Palla di neve

 


Sulle montagne coperte di neve della Valle dei Sogni viveva un giovane orsacchiotto che tutti giù a valle chiamavano Palladineve. Aveva in cuor suo
una tale voglia di giocare che passava la sua giornata a rotolarsi tra la neve giù per i pendii gridando a squarciagola palla di neveeeee disturbando la quiete del bosco .

Che paesaggio splendido era la Valle dei Sogni, montagne alte sino a toccar la luna alberi forti e prosperosi che d'estate si stiracchiavano allargando i loro rami verdi come la speranza e d'inverno, si accoccolavano a raccoglier neve che cadeva così abbondante da trasformarsi in calda coperta
per un numero infinito di fiori delicati dai mille colori.

Bello sì e persin unico ma, Palladineve non riusciva a godere di quella bellezza perché tutto solo non aveva altro divertimento che rotolare quasi sino a valle spaventando gli abitanti del villaggio preoccupati che quel pazzo di un orsacchiotto potesse una volta o l'altra causar danni.

La sera si sa tutti gli orsi vanno a dormire , lui no, saliva sulla cima più alta a guardar le stelle e contandole una ad una cercava la più bella ripetendo sottovoce….." stella stellina tu così carina scalda questo cuore sino a

domattina….stella stellina fammi compagnia e poi sulla tua coda con te volerò via"…..poi visto che mai la stellina lo stava d ascoltare, prendeva una manciata di neve ne faceva una bella e grossa palla e la gettava in alto contro le stelle e un po' deluso e sconsolato se ne tornava mogio mogio nella
sua tana.

Ogni notte sui monti della Valle del Sogno Palladineve ripeteva il suo richiamo ed ogni notte sconsolato gettava la sua manciata di neve alle stelle sinché, in una notte più luminosa di qualunque altra notte mai vista, dopo aver gettato contro il cielo la sua palla di neve senti una voce…" ehi! laggiù ma chi tira palle di neve a quest'ora? non si può più volare tranquilli nemmeno nella Valle dei Sogni? "

…….Palladineve pensò di averla fatta grossa e pur se contento d'aver sentito finalmente un rumore diverso
dal fruscio dei rami, con voce flebile e tremolante disse …." Ehm! son stato io , Palladineve, volevo tirare alle stelle che mai mi danno ascolto ma non avrei mai pensato di colpire proprio te ! "……..e poi osò……" Chi sei? "
" Come chi sono ? " borbottò la voce cercando di star sulle sue con non poco timore…." Son Rondine "…e si mise d'impegno a tirar fuori tutta la voce che aveva in corpo per apparire più grossa.

Già, Rondine stava sorvolando la Valle dei Sogni perché andava cercando Primavera ed essendo un tipo solitario viaggiava nella notte per ammirar le stelle e non dover chiacchierare tutto il giorno visto che il viaggio di
solito lunghetto obbligava a dover tenere rapporti con tutti i partecipanti al viaggio.

Palladineve prese coraggio," Rondine? e che ci fai qui nella notte ne ho viste molte passare stamattina , le ho chiamate per giocare ma, nemmeno loro m'han dato ascolto ". Rondine s'intenerì a sentir la solitudine di quel coso che a lei pareva così grosso e poi tutto pieno di pelo ! e scese nonostante i suoi timori sul ramo carico di neve di un grosso abete lo stesso dove l'orsacchiotto s'era appoggiato per guardare meglio il cielo.

Come rondine si posò tante palle di neve caddero sulla testa di Palladineve e lui, convinto che Rondine avesse deciso di giocare, incominciò a saltellare scivolando qua e la gridando pallladineveeeee!!! palladineveee!!!!

Rondine rise di gusto a tutta quella allegria e pensò , " una sosta non mi farà male in fondo è grosso ma mi pare simpatico e docile e poi, non son più così agile come una volta e certi strapazzi si possono pagare cari!"

Dopo aver giocato per gran parte della notte si addormentarono al riparo del grande abete, Palladineve a pancia all'aria e Rondine rannicchiata sotto il folto pelo del nuovo amico.

I giorni passavano e i due strani amici si rincorrevano sui monti della Valle dei Sogni gridando a perdifiato la loro felicità; passò l'inverno, arrivò Primavera , ritornò Inverno e loro sempre lì insieme, facendo sorridere il mondo dei boschi e persino gli abitanti del villaggio

Già, rondine si scordò di cercare Primavera, l'aveva trovata tra la pelliccia di Palladineve e rimase lassù sui monti coperti di neve della Valle dei Sogni a rincorrer le stelle col suo vecchio amico perché, il calore rincorso durante tutta la sua vita lo aveva finalmente trovato accanto ai sogni ed al cuore di Palladineve

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Il delfino e il mare

 


C 'era una volta in un tempo lontano un giovane delfino che girava e saltava tutto il giorno nello splendido spazio azzurro del mare, lanciava il suo gioioso richiamo e frotte di pesci gli guizzavano intorno.
Girava in lungo e in largo con le sue pinne al vento e il mare lo guardava con tenerezza come si guarda un cucciolo desideroso di giocare, amandone l 'allegria e la sua gioia di vivere.

Un giorno il giovane delfino ormai desideroso d 'apprendere i segreti della vita chiese al mare : " Ehi mare tu che sei così saggio e conosci la vita, sai spiegarmi cos'è un amico? "
Il mare fu per un attimo in imbarazzo forse perché preso alla sprovvista o forse perché vedeva il suo delfino crescere, ma come spiegarla l'amicizia, e poi perché chiederlo proprio a lui a cui non pareva d'intendersi di queste cose.

Pensò, sbuffò, rimuginò poi messo alle strette........ incominciò

Vedi, giovane curioso delfino quando incontrerai grandi barche con grandi reti appese ad alti pali e uomini un po' rudi e scuri in viso, che forse ti faranno persino un po' paura, intenti a guardare l 'orizzonte alla ricerca di cibo per i loro piccoli e questi uomini non ti rincorreranno ma rispetteranno la tua libertà lasciandoti spaziare nell 'azzurro infinito anzi, sorrideranno guardandoti, agitando le loro forti braccia in un saluto ........ebbene avrai trovato delle anime oneste.

Quando incontrerai vicino ad uno scoglio o lungo le rotte dell'infinito un uomo, un bimbo qualcuno insomma che ti getterà il suo pezzo di pane senza chiedersi se ne hai veramente necessità ma solo per il piacere di donartelo e vedere la tua gioia esprimersi in mille evoluzioni e poi, sorriderà contento d'averti incontrato......ebbene avrai
incontrato delle anime buone
 

Ma , delfino caro, solo quando incontrerai chi rispetta la tua libertà ma non per questo si negherà nel bisogno o nella gioia, dividendo con te il suo pezzo di pane e ti amerà per quello che sei, desiderando di solcare con te l'azzurro spazio........solo allora avrai incontrato un amico.

Potrà capitarti giovane delfino che non sempre il tuo amore sia ricambiato, non per questo dovrai scoraggiarti perché nel mare immenso della vita prima o poi incontrerai tra onde in burrasca e flutti turbinosi o in mari calmi e placidi chi ti amerà anche quando non avrai la forza di amare, ti sfamerà se non avrai trovato cibo e navigherà con te, al tuo fianco, incoraggiando il tuo cammino, curerà con amore le tue ferite e vivrà la tua allegria e la tua tristezza senza chiederti mai null'altro che il tuo amore e se pure tu non potessi concederglielo ti amerà lo stesso, con la stessa intensità.

Ebbene, allora comprenderai e ti basterà uno sguardo per riconoscere che, quello, solo quello, è il vero amico.

Il delfino alzò lo sguardo verso il cielo, e con il cuore colmo di gioia, felice spiccò un salto mai visto prima poi, si inabissò nel suo mare  

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La casa di gnomo burlone

 

Verso il bosco degli gnomi, c’era una piccola casa assai particolare,tutto in quella casa era storto, le pareti, il tetto, i mobili….insomma tutto aveva qualcosa che ricordava più un’onda che una via dritta.

Era la casa di Gnomo Burlone, isolata da tutte le altre, era circondata da grandi alberi dal tronco storto e da bellissimi fiori storti anche loro; persino l’erba che cresceva intorno era storta e, la strada che conduceva alla casa era tutta una curva.

Che fatica ogni volta entrare da quella porta….storta !!!!

Gnomo Burlone era un tipo molto strano e la sua casa non era sempre stata così, anzi, un tempo era la più dritta di tutte ma, c’è sempre un ma anche nella vita degli gnomi, un giorno di tanto tempo fa Burlone ne combinò una delle sue.

Proprio nel periodo più bello dell’anno, quando i fiori incominciano a sbocciare e le prime gemme fanno capolino tra i rami, passò da quelle parti un vecchio pastore che, tornata primavera, portava il suo gregge verso i pascoli erbosi oltre il bosco degli gnomi.

Joseph il pastore era così anziano che gli anni si contavano da soli, tanto lui non ne aveva più memoria e così curvo che era davvero difficile per lui riuscire a guardare le stelle ma, la sua esperienza di pastore non gli faceva mai perdere una pecora; le conosceva una ad una e loro, al richiamo della sua voce gli correvano incontro contente d’averlo per amico.

Proprio nei pressi della casa di Burlone, Joseph si fermò a riposare un poco, le pecore si sparsero tutt’intorno ed incominciarono a brucare l’erba di qua e di là; Burlone accortosi di avere visite uscì di casa e visto il pastore tutto curvo su sé stesso incominciò con i suoi scherzi a prenderlo in giro.

Certo non aveva in animo di far soffrire il povero Joseph ma, tanto fece e tanto disse che il pover’uomo, in silenzio, si alzò, riprese la sua via con lo sguardo triste e gli occhi ancor più bassi mentre le sue pecore, mogie mogie lo seguivano guardando in malo modo Burlone, colpevole d’aver mortificato il loro amico.

Il Grande Gnomo che aveva assistito alla scena non visto, s’arrabbiò moltissimo con Burlone e chiamatolo gli disse

“ Vedi Burlone, ogni scherzo ha i suoi limiti, tutto si può fare ma non prendere in giro la sofferenza e la vecchiaia !!!! E’ certamente bello essere giovani e forti, assai più bello essere sani, poter correre e saltare, guardare il cielo e le stelle e sorridere alla vita ma, quando sul tuo cammino incontri chi ha solo il ricordo di tutta questa gioia, ancor più ingiusto è prendersene gioco e, sappi Burlone, che lo sguardo basso di Joseph è più gradito al Signore dei cieli e della Terra degli Gnomi più del tuo sguardo alto e prepotente. “

Burlone ammutolì, sapeva d’averla combinata veramente grossa, non aveva tenuto in considerazione che il vecchio Joseph poteva soffrire di quella situazione e sapeva, che il Grande Gnomo non sarebbe stato leggero con lui, ma ne comprendeva bene ora la motivazione.

“ bene “ disse Gran Gnomo, “ ho deciso quale sarà la tua punizione, d’ora in poi, tutto ciò che ti sarà accanto sarà storto e curvo come il vecchio Joseph, dovrai curvarti per entrare nella tua casa e curvarti per vedere dalla finestra sorgere il sole, comprenderai così che più si abbassa il capo, più ci si avvicina al Cielo “.

Da quel momento in poi, tutto attorno a Burlone divenne storto ma gli si raddrizzò il cuore e, pur continuando a burlarsi allegramente del mondo comprese l’importanza d’ascoltare la voce del cuore altrui.

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La notte il bruco e la foglia

 


Ah! La notte, la notte, diceva il bruco assonnato, quanto mi piacerebbe rimirar le stelle, contarle una ad una e sceglier le più belle!

 

Ohibò! rispose foglia un poco innervosita, sognatore d’un bruco, pensi alle stelle e al cielo mentre io ti proteggo la vita, mi sembri ingrato assai, non valuti la situazione, né cielo né stelle ti procuran l’abitazione!!!

 

Foglia foglina, mia diletta amica, ingrato non lo sono, io amo assai la vita, amo quel tuo calore che avvolge e mi ristora, amo di te il colore che sa donare primavera, ma, il cielo, mia dolce amica foglia, è il mondo dove fantasia si sveglia, raccoglie tutti i sogni dei grandi e dei bambini donando gioia e amore ai loro cuoricini.

 

Galoppa sulla stella fantasia, rincorre del suo sogno poesia, cattura delle immagini disperse, riflettendole nei sogni delle anime più diverse.

 

Sogna il sognatore, ma in lui il sogno è amico, più strano è assai se il sogno lo fa il duro incallito, eppure, anche chi ha il cuore temprato alla disillusione, se guarda il cielo stellato scivola in lui l’emozione.

Illumina la stella lontana della notte, i sogni dei bambini che sognan cose matte, diventano aviatori, persino condottieri, rincorrono dei draghi, diventan giocolieri e, quando nel risveglio, il sogno si scolora, rimane dentro il cuore la magia dell’avventura.

Rincorron stelle e luna i cuori disperati, confidano in quel cielo che sempre li ha aiutati, disperdono i pensieri che danno peso al cuore, sorridono alla notte gustandone il tepore.

 

Ah! La notte, la notte, mia dolce foglia amica, ti porta in quella terra dove non fai fatica, dove accarezzi i sogni e in te ogni pensiero, si avvolge di un domani che appare più sincero.

 

Foglia arrossì, ma non perché era già autunno, ma sol perché quel bruco le aveva tolto affanno, quel coso brutto brutto che nessuno voleva vedere, le aveva insegnato la vita di un cielo senza frontiere.

 

Così Bruco e la Foglia s’addormentarono felici, anche stavolta il sogno aveva fatto nuovi amici.

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La luna e il sogno

 


Ai confini dell’infinito, dove cielo e terra si prendono per mano,

c’era confusa tra le onde una piccola isola tutta scogli ed anfratti.

Proprio in alto sulla spianata centrale si stagliavano contro il cielo i resti di un antico castello ormai consumato dal vento e dalle onde battenti.

In quel castello avevano vissuto in un tempo lontano un giovane e la sua sposa poi, le vicissitudini del tempo, le guerre e la carestia avevano costretto alla fuga dall’isola tutti gli abitanti del castello.

Alla sera, quando la luna scendeva a lambire le onde del mare riflettendo i suoi raggi sulle rocce dell’isola, comparivano come per magia piccole luci tra le mura del castello.

Che strano pensò Luna, nessuno vi abita più da tempo e il ricordo dei canti e delle voci si fa sempre più lontano, chi potrà mai accendere luci lì dentro e mai farsi vedere!

La luna pensava ad alta voce sapendo di non disturbar la quiete di nessuno, i pesci a quell’ora dormivano ed i gabbiano nascoste tra le rocce più sicure erano da tempo a riposare le piume.

Una voce giunse all’improvviso.

“ Hei luna che fai parli da sola? Non mi dirai che stai invecchiando e ti stai un poco rimbambendo! Che potrebbero mai fare i sognatori se si accorgessero che tu non ci stai più con la testa…..e sghignazzo…..”

“ ma chi parla “ chiese Luna anche un po’ indispettita d’essere stata sorpresa a parlare tra sé e sé.

“ non mi riconosci ci siamo incontrati tante e tante volte nel tempo “

“ Sai com’è “ disse Luna “ gli anni passano la mia vista non è più quella di una volta, se fossi così gentile da presentarti eviteremmo tante incomprensioni “

Luna non voleva proprio rischiare di far brutta figura!!!

“ Il mio nome è Sogno, amica Luna, vivo nel castello dei desideri, volo di ala in ala trasportato dal vento e dagli angeli e, ogni notte, ascolto i cuori che rivolti al Cielo gettano i loro pensieri trasportati dal silenzio; abito qui, nell’Infinito mare dei desideri e, accendo piccole luci di speranza ogni notte, un piccolo faro per i naviganti della fantasia, ai quali tu sei amica, Luna “

Ai confini dell’Infinito, dove cielo e terra si prendono per mano, su quella piccola isola confusa tra le onde della vita, spalanca ogni notte la sua porta il Castello dei Desideri e lì, ogni notte Sogno continua ad accendere la sua piccola luce mentre Luna, osserva, sorridendo.

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Celestino e il ragno

 


In una piccola casa fuori dalla confusione della città, abitava celestino, un bambino vivace e sempre pronto a far dispetti al mondo.

Celestino amava gli animali, tutti gli animali tranne uno : aveva il terrore dei ragni.

Era più forte di lui la tentazione di spiaccicare il povero malcapitato appena ne aveva l’opportunità e nonostante il gran ribrezzo, con gli occhi socchiusi alzava il piede e……..tratrac….il povero ragnetto finiva all’altro mondo!!!

Era proprio un gran discolo Celestino!!

Un giorno, mentre andava a curiosare per i campi, si mise a correre dietro ad una farfalla, splendida nel suo vestito dai colori sgargianti; si posava delicatamente sui primi fiori di primavera ma non dava il tempo al povero Celestino di avvicinarsi che spiccava nuovamente il volo e con ampie volute andava di qua e di là facendolo correre come un matto.

Celestino, distratto congenito, era talmente preso a correre dietro alla farfalla tenendo il naso all’in su che non si accorse di un profondo buco proprio davanti ai suoi piedi.

Fu un attimo e la corsa terminò con un tremendo ruzzolone.

Ci volle un po’ prima che riuscisse a capire cosa fosse successo ma, quando se ne rese conto, comprese anche che da lì era assai difficile uscirne, le pareti erano talmente lisce che era impossibile scalarle e non c’era nessun appiglio per potersi aggrappare.

Incominciava a crescere lo sconforto , le lacrime piano scendevano senza che nemmeno se ne accorgesse; nessuno sapeva dove diavolo s’era cacciato e prima che qualcuno si fosse accorto della sua assenza, sarebbe diventato buio e avrebbe anche potuto morire di fame e di freddo!!!

Mentre le sue idee confuse si mettevano in moto ecco che girato lo sguardo vide, proprio di fianco a lui, un bel ragnone; Cacciò un urlo poderoso, si ritrasse più che poté ma era sempre troppo vicino a lui quella brutta bestiaccia!

Certo celestino, tutto preso dalla sua paura, non si accorse nemmeno che il ragno era più spaventato di lui; all’urlo lacerante di celestino la povera bestia si era nascosta la testa tra le zampe e tremava tutto come una foglia consapevole della brutta fina che stava per attenderlo!

Appena il ragno si riprese, e Celestino pure, si guardarono a lungo negli occhi, Celestino con l’istinto di togliersi una scarpa e scaraventarla forte sul malcapitato e il ragno pronto a sferrare una morsicata difensiva nel caso che le mosse di celestino fossero troppo minacciose per la sua incolumità.

Il fatto è che le lacrime erano così copiose che la vista s’era annebbiata e poi, in fondo, gli pareva che essere in compagnia di qualcuno gli fosse più sopportabile la paura.

Ragno, visto lo sguardo angosciato del povero bambino s’intenerì, gli si avvicinò cauto e con una zampa gli accarezzò dolcemente la calza e poi, decise di mettersi al lavoro, ormai il pericolo era stato scampato.

Celestino era esterrefatto, non aveva mai visto un ragno tessere la sua tela, non immaginava il lavoro che c’era dietro a quella trama di fili che lui distruggeva ogni volta per dispetto e, rimase incantato ad osservare senza però capire il perché quello strano ragno tessesse la sua tela in quel modo.

Quasi al calar della sera, il ragno era riuscito a tessere, tessere. Tessere tanto da arrivare all’imboccatura del buco; giunto in alto, si girò, aveva fatto proprio un gran bel lavoro!!

Guardò Celestino e vide che s’era addormentato sfinito dal piangere e dalla paura, allora ridiscese, salì dolcemente sulla mano di celestino ed incominciò a pizzicarla piano, giusto per svegliarlo.

Quando Celestino aprì gli occhi e vide il ragno sulla sua mano ebbe un attimo di smarrimento, e lo stesso ebbe il ragno che per la seconda volta nascose la testa sotto la zampa, ma subito dopo alzò gli occhi e vide con sua meraviglia una bianca scala fatta di fittissimi fili tesi, poi, incontrò gli occhi del ragno che soddisfatto del suo lavoro, sorrideva come per dirgli….sbrigati a salire sta venendo notte, l’ho fatta per te!!….

Celestino comprese, posò il ragno all’inizio della tela e con delicatezza incominciò la salita.

Giunto fuori si coricò per terra ed infilò la testa nel buco, ragno era rimasto in fondo ad osservare; messa la mano all’interno, salutò ragno con un bacio gettato al volo, poi, di corsa andò verso casa certo che mai più nella sua vita avrebbe fatto del male ad un ragno

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Fra Giustino

 

 

     

Ogni mattina di buon’ora, dalla cima del Monte della Luna, nella Valle dell’Inferno, scendeva con la sua bisaccia a tracolla giù per il ripido sentiero che tagliava per il Bosco dei Lupi, Fra Giustino, esile e goffo nel suo tunicone lungo sino ai piedi, i sandali consumati e lo sguardo timido e un po’ assente che spuntava da sotto il cappuccio calato sugli occhi.

Che strano nome quella valle, e che contrasto con il convento che dominava la cima del Monte della Luna ma le leggende a volte giocano a rimpiattino con la realtà , ormai di lupi non ce n’erano più da tempo e quella valle prima pericolosa come l’inferno ormai era diventata una piccola oasi di pace !

Eh già proprio lì voleva stare fra Giustino, in quell’oasi di silenzio, anziché andar a fare la questua come lo mandava Fra Leone; era troppo timido per chiedere e troppo piccolo per farsi notare e quei discoli del paese come varcava la soglia della strada che portava alle prime case, lo aspettavano per fargli tutti i dispetti del mondo;

Primo fra tutti Leonida, non si erano sbagliati a chiamarlo così! Una testa rossa come il fuoco, lentiggini dappertutto, veloce come il vento e dispettoso come il diavolo; Sempre tutto sporco e lacero perché s’intrufolava dappertutto pur di far dispetti e l’oggetto preferito delle sue marachelle era proprio Giustino!

L’ultima poi era stata davvero terribile!

Sapendo che l’unica casa dove Fra Giustino riusciva a raccattar qualcosa era quella di Nives, la vecchia maestra della contrada, minuta come il frate ma con una forza e una voce che spaccava i timpani, Leonida e i suoi quattro inseparabili amici ,Tommaso, Filippo, Matteo e Ercole, piccolo come un soldo di cacio e magro come un fungo chiodino, lo aspettarono al varco.

Si nascosero dietro i cespugli che facevano da guarnizione al cancello di Nives e, usando un filo da pesca si disposero da un capo all’altro del cancello; come Giustino varcò la soglia, tesero il filo e……………….spatasgnac……..il buon frate prese un volo che nemmeno alle olimpiadi, nei tuffi dal trampolino, riuscivano a farlo così perfetto!

Nives che dalla finestra aveva potuto osservare la scena senza però far in tempo ad avvertire il frate, usci di corsa dal cancello urlando come ai bei tempi della scuola

“ Leonidaaaaaaaaaaa se ti prendo ti appendo fuori dalla finestraaaaaaaaaa”

Ma, Leonida e i quattro birbanti, se l’erano già data a gambe levate così a Nives non restò che raccattare fra Giustino e medicarlo dalla testa ai piedi ripromettendosi di raccontare tutto al padre di Leonida, il carrettiere del borgo.

Quando Giustino sentì le intenzioni di Nives la scongiurò di non dir niente, conosceva di fama Geremia, il padre di Leonida, un buon uomo che però non esitava a tirar fuori la cinghia quando la rabbia saliva, diventava tutto rosso come i suoi capelli e Leonida poi non poteva più sedersi per settimane intere!

Purtroppo Giustino conosceva bene quel sistema, lo aveva sperimentato di persona pur non commettendo mai le birbanterie di Leonida e, se a lui aveva fatto venire un carattere pauroso e remissivo, a Leonida invece più Geremia glie ne dava, più il suo carattere diventava ribelle e prepotente.

Nives però non lo ascoltò e la prima volta che Geremia passò da lei per la legna, spifferò tutto così, Leonida, si inasprì ancor di più contro il povero frate combinandogliene sempre di tutti i colori.

Una sera, tornando al convento prima che incominciassero i vespri, fra Giustino con la bisaccia come sempre quasi vuota, risaliva il sentiero  assorto nei suoi pensieri sempre uguali e sempre più rassegnati quando, d’improvviso, senti un lamento provenire dal bosco.

Il coraggio non era mai stata una delle sue qualità migliori!

Rimase fermo qualche istante prima di decidersi ad andare a vedere cosa fosse.

In realtà temeva che Leonida e gli altri stessero per attirarlo in una delle loro solite trappole ma, il lamento s’era fatto pianto e in sottofondo uno strano rumore che non conosceva  attirava prepotentemente la sua attenzione.

Lasciò il sentiero, e cauto si inoltrò nel bosco;

la boscaglia era fitta in quel punto ma sapeva, perché Frate Gerolamo glielo aveva raccontato, che poco più in là avrebbe dovuto esserci una piccola radura, mai avrebbe pensato di inoltrarsi quasi al buio nel bosco, le gambe andavano da sole e si sentiva a chilometri di distanza il tremore dei suoi denti, le mani sudate e gelate sembravano come i pezzi di quei pani di ghiaccio che Fra Leone gli faceva tagliare per mettere la poca roba dell’orto al fresco.

Ad un tratto vide attraverso un cespuglio e non molto lontano da lui, Leonida inchiodato contro il tronco di un grande ippocastano, tremava, piangeva e pareva persino che i suoi capelli rossi fossero sbiaditi dalla paura.

Che gli sarà mai successo, pensò Giustino, possibile si sia perso ed abbia paura ?

Si mise a correre verso di lui quando giunto proprio in mezzo alla radura ,che fra Gerolamo gli aveva tanto bene descritto, si trovò sì di fronte Leonida tremante ma davanti a lui due lupi che con i denti fuori e la bava alla bocca gli ringhiavano contro.

Si blocco!

E adesso ? Pensò

I lupi erano due e potevano benissimo fare a metà del pasto, uno si prendeva rosso fuoco e l’altro si prendeva lui ma, anche se fosse stato uno solo, non sarebbe cambiata  la situazione!

Inchiodato a terra dalla paura si risvegliò solo alla voce flebile flebile di Leonida che, come avesse visto il Padreterno in persona, lo chiamò per nome “ Giustino”.

Fu senza pensar più che Giustino si mise a camminare lento verso Leonida mentre i lupi quasi ancor più inferociti sembrava ringhiassero e sbavassero più di prima, alquanto arrabbiati da un lato per l’evento improvviso ma forse felici di poter fare un più lauto banchetto!

Giustino arrivò non si sa come di fianco a Leonida il quale gli si attaccò al saio tirandoglielo giù da una parte, non avevano la misura per lui al convento e, in effetti quel saio gli era sempre stato un po’ troppo abbondante!

Senza quasi rendersene conto, Giustino mise una mano sulla spalla di Leonida e con una forza inaspettata se lo portò dietro di lui poi, guardò il cielo e pensò “ Signore, non ho mai fatto nulla che potesse renderti fiero di me in questa mia povera vita, ora è forse giunto il momento, lascia che questo povero bambino torni a casa dalla sua famiglia sano e salvo.

E’ una vita innocente e tu stesso hai detto che chi fa del male ad un bambino è come se lo facesse a te! E, già che ci sei “ diceva quasi fosse più che certo che il Signore lo avrebbe esaudito “ quando tornerà a casa, fai comprendere a Geremia che non è con le bastonate che si cura l’anima ma è con la dolcezza e l’amore che si ottiene rispetto e fiducia nella vita “

Giustino non s’era accorto di pensare ad alta voce e proseguì il suo discorso “ e tu lupo se potessi ascoltarmi e comprendermi! Tu che sei mio fratello, come diceva Francesco, vuoi farti un boccone di uno povero bambino con i capelli rossi? Ma non sai che questo bambino è figlio della vita e che togliendogliela tu stesso ti condannerai a morte ?

Verranno a cercarti con armi e bastoni ti staneranno e finirai la tua vita tra l’odio della gente.

Oh! Se potessi vederti ad uno specchio quanto sei bello e fiero e libero, libero  di correre tra i boschi !

Domani però la tua fama varcherà il confine della Valle dell’Inferno e diventerai di nuovo per tutti il brutto e cattivo animale dei boschi a cui dare la caccia e, ucciso, verrai esposto come trofeo sulla piazza e la tua compagna, i tuoi cuccioli, se sopravvivranno alla ferocia degli uomini, non ti vedranno mai più;

Se proprio devi mangiar qualcuno, allora prendi me piuttosto, ma lascia la vita a questa giovane vita “

Leonida ammutolito stringeva forte il corpo esile del frate e come in un vecchio film dalle immagini in bianco e nero, gli scorrevano davanti tutti i dispetti fatti a Giustino e le cattiverie dette in tutto quel tempo poi, con gli occhi sbarrati vide i due lupi avvicinarsi a loro e sentì la voce di Giustino dire sicura “ vattene Leonida e corri più veloce del vento “ .

Si mise a correre ma come preso da una forza sconosciuta si fermò di scatto, si girò e vide i due lupi annusare prima il saio del frate poi, insinuarsi con il muso sotto la tunica ed in fine vide la mano di Giustino tendersi verso di loro e loro  leccarla come due cuccioli teneri teneri.

Quante favole si raccontano nella Valle dell’Inferno e sui frati del Convento del Monte della Luna ma, ogni mattina, due frati, uno magro, vecchio  e con lo sguardo timido  ed assente, ed  uno più giovane, grande e grosso con i capelli rossi che spuntano dal cappuccio, scendono a valle per la questua e, dopo aver detto lungo il cammino le loro preghiere , incominciano a chiacchierare…… sorridendosi.

 

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L'anima delle pietre

 

 

Il sole cocente dell’estate aveva reso l’asfalto bollente, la piazza era deserta e l’eco dei suoi passi rimbombava sotto portici, troppo alti in questa giornata di sole.

Non era vecchio ma la sua età era ormai indefinibile, era passato così tanto tempo da quando se n’era andato di casa lasciando quel suo mondo fatto di nulla e, nel nulla di quella vita aveva trovato proprio tutto.

Unico suo bagaglio uno zaino che teneva sulla spalla circondandolo con il suo braccio quasi a trattenerlo accanto a sé.

Il suo posto era là, intatto, proprio vicino all’ultimo pilastro del portico proprio davanti alla posta, c’è sempre traffico davanti ad un ufficio postale e quello è senza dubbio il posto migliore ma non aveva calcolato che i tempi cambiano. nulla è mai come prima, noi cambiamo, le cose mutano e, la posta in quell’angolo della piazza non c’è più, chissà dove l’avevano spostata.

Un senso di nostalgia gli entrò in cuore, non gli pareva d’esser passato di lì da molto tempo ed invece da chissà quanto quelli non erano più i “suoi portici”.

“Pazienza”  pensò “ questo è il mio posto e qui mi fermerò “.

Appoggiò il suo zaino per terra si accovacciò ed in cominciò ad accarezzare il marciapiede quasi volesse ascoltarne la voce , le mani scivolavano lente sul marmo del pavimento, lisciava, toccava e, finito questo strano rituale di scatto si alzo, aprì lo zaino e tirò fuori un sacchetto, lo rovesciò con delicatezza sul pavimento e comparvero un numero incredibile di gessetti colorati alcuni così consumati che si stentava a tenerli in mano, altri quasi mai usati, altri nuovi fiammanti.

Li dispose uno in fila all’altro come soldatini pronti alla guerra e con sguardo attento incominciò a guardarli prendendone in mano prima uno poi l’altro poi un altro ancora finché come colpito da un fulmine ne prese uno color ocra e dopo averlo tenuto in mano qualche istante si inginocchio ed incominciò a disegnare piccoli tratti incomprensibili.

Mi avvicinai

“ che fai “ gli chiesi

intendendo chiedere quale opera d’arte stesse pensando di riprodurre

“ cerco l’anima “ mi rispose

“ cerchi l’anima? L’anima di che? “

“ l’anima di questa pietra ” mi disse senza mai alzare lo sguardo

Non sapevo se rimanere lì o andarmene, ma non riuscivo a staccarmi da quel pilastro

 “ ti do fastidio se guardo”

“ no, purché ora non calpesti l’anima”

mi misi a ridere e lui alzò lo sguardo indispettito “ cosa credi” mi disse “ di averla solo tu l’anima, quante mani hanno toccato questa pietra prima per rubarla alla montagna e poi per levigarla e  quanti l’hanno calpestata, ognuno ha lasciato traccia di sé e lei l’ha trattenuta in attesa che qualcuno la potesse sprigionare “

Era stato così convincente che mi sentii un’idiota per essermi messa a ridere, in fondo non era così sbagliato il suo ragionamento, quante volte accarezziamo un oggetto appartenuto a qualcuno che ci è stato caro e ci pare di sentirne pulsare il cuore, perché mai non potrebbe essere la stessa cosa  per quelle pietre calpestate tante volte senza mai pensare nemmeno per un attimo che un pezzettino della mia anima forse vi era penetrata e trattenuta proprio in attesa d’essere scoperta .

Mi spostai per non dargli troppo fastidio e mi misi ad osservare, aveva smesso di tracciare quei piccoli segni e si era seduto nell’angolo in alto di un ipotetico rettangolo e da lì incominciò a tracciare con una maestria incredibile leggeri tratti di un viso, prima appena abbozzati poi, cambiando gessetti in continuazione come dal nulla, come se stesse per uscire davvero l’anima da quella pietra incominciò a nascere il viso di un angelo; non era il gesso che lasciava la traccia ma l’anima che usciva pian piano incantando lo sguardo.

Mille colori, mille sfumature mille infiniti piccoli tratti sfumati con le mani ormai diventate come un arcobaleno e l’anima di quelle pietre stava nascendo in un crescendo di colori e lui, senza mai alzare lo sguardo, sembrava fosse davvero in contatto con l’essenza di quella pietra.

Finito che ebbe il suo piccolo capolavoro si alzò, s’allontanò di qualche passo e sorrise

“ecco” mi disse “ora finalmente la sua anima è uscita e, libera di volare parlerà al cuore di ogni persona che saprà soffermarsi ad ascoltarne la voce “ e, riposti i suoi gessetto nell’inseparabile zaino mi salutò con un cenno della mano e se ne andò. Lasciandomi un sorriso.

Si fermarono subito dopo un vecchio ed un bambino, il vecchio guardava attentamente il dipinto ed il bimbo disse “ nonno, non ti sembra che parli ? è talmente bello! ”  il nonno gli posò la mano sulla spalla, lo accarezzò e sorridendo gli rispose “ ascolta, ti sta raccontando una storia bellissima, la storia di un vecchio madonnaro che cercava l’anima delle pietre “ .

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Favola di Natale

 

Pioveva, i vetri della finestra rigati dall’acqua disegnavano strane linee irregolari e la notte senza stelle sembrava un buco nero oltre il quale si poteva immaginare solo il vuoto. Paolino prese carta e penna e gettando lo sguardo fuori pensò :

“ Dovrò pur scriverla questa lettera a Babbo Natale, papà la vuole a tutti i costi, dice che deve spedirla in tempo ! Già ma che scrivere, la solita lista della spesa? “

Quest’anno proprio non si poteva fare, mamma e papà non avrebbero potuto collaborare con Babbo Natale, e poi chiedere doni quando ancora tanta gente spalava il fango dalle case e tante vecchi erano con le facce tristi e piene di paura, era una cosa assurda ed egoista che Paolino non avrebbe mai fatto.

Bel problema! Che scrivere, Babbo Natale porta i doni, mica tiene i fiumi dentro gli argini! Arriva con la sua bella slitta , la parcheggia in cielo all’altezza del camino e fa scendere i pacchettini giù, giù, giù sino a terra e sempre proprio vicino all’albero!

Ha una mira eccezionale molto meglio di un cow boy.

“ Proverò a chiedergli un piacere, chissà forse potrà accontentarmi e comunque non si offenderà se non gli faccio il solito elenco”

“ Caro Papà Natale “ incominciò “ sono Paolino, quello dell’anno scorso, quello che ti ha chiesto la bicicletta rossa da cross e tu ti sei sbagliato e l’hai portata blu elettrico normale, non fa niente, andava bene lo stesso e ti ringrazio. Quest’anno ho un grande problema, vorrei un sacco di cose compreso il monopattino che mi ha detto mio papà che costa un sacco e tu non puoi permettertelo, ma non ti chiedo niente, non mi sento proprio di chiederti qualcosa per me, non offenderti.

Sai qui dalle mie parti è venuta giù un sacco e mezzo d’acqua e la gente, tanta gente, non ha più nemmeno la casa. Io sono stato fortunato, ho perso solo la bicicletta vecchia perché era in cantina, il mio papà ha perso la macchina e la mia mamma ha perso il lavoro. Sai, dove lavorava lei, prima che riescano a mettere tutto com’era passerà tanto tempo ma, la mia mamma, mi ha detto che in fondo è persino contenta perché così sta a casa con me e può aiutare la nonna e il nonno che invece la casa devono proprio rifarla tutta.

Allora Papà Natale ho pensato di chiederti un favore , più che un regalo, facci sorridere, fai in modo che le persone tornino com’erano una volta, mica tanto tempo fa sai ! “

Poi infilata la sua penna in bocca, pensieroso, incerto se aggiungere qualcosa giusto per farsi capire meglio, il mento appoggiato sulla mano, si voltò verso la finestra per cercare l’ispirazione e guardando il cielo vide spuntare tra la pioggia battente prima una stella, poi un’altra e un’altra ancora. Incominciò a fissarle e vide che pian piano queste si spostavano “ oh mio Dio” pensò “ ho le allucinazioni “ e vide spuntare proprio dietro l’ultima nuvola una specie di carro luminoso che veloce sembrava proprio venisse contro di lui. D’istinto si mise sotto il davanzale della finestra, un occhio sotto e uno un po’ più su a sbirciare quella strana cosa che si muoveva in cielo.

“ Stanno arrivando gli UFO, me lo sento” disse tra sé e sé e incominciò a tremare come se si fosse infilato sotto una coperta di neve.

Non fece a tempo a tirar su il naso per vedere cosa stava succedendo fuori che sentì una vociona pronunciare il suo nome alle spalle : “Aihoooo Paolino! “ si girò di scatto e come fulminato si trovò di fronte a Papà Natale in persona.

“ Sa…a..a..lve “ disse con non poca paura “ sei Papà Natale vero? Non sei un UFO? ”.

 Papà Natale scoppiò in una fragorosa risata, lo avevano scambiato per tante cose in questi ultimi secoli ma per un Ufo non ancora, la fantasia di un bambino supera tutte le aspettative, persino quelle di Babbo Natale !

“ No Paolino” disse “ non sono un UFO, sono proprio io, Papà Natale, mi hai chiamato e sono corso, non hai mica chiesto una cosa semplice sai! “

“ Lo sapevo” disse Paolino che incominciava a prender confidenza             “ sapevo che ti saresti offeso per la questione della bicicletta, e perché non ti ho chiesto doni, domani mio papà mi sgriderà tantissimo me lo sento”

“ Su Paolino, non dir sciocchezze, un papà non sgrida per queste cose e io non mi sono offeso per niente, vieni qui, siediti in grembo a me e ragioniamo sulla tua richiesta “

Paolino si precipitò sulle ginocchia del grande vecchio e incominciarono un lungo interminabile discorso, parlarono della tristezza di tanti nonni che erano troppo vecchi per ricominciare tutto daccapo parlarono dei bambini, tanti erano gli amici di Paolino che arrivavano a scuola con lo sguardo triste triste, non perché stavano male ma perché ogni volta, tornando a casa ritrovavano gli stessi sguardi e la stessa stanchezza dei loro cari che ormai non avevano più voglia di mettersi lì a giocare un po’ prima di andare a nanna.

Parlarono, parlarono e parlarono ancora finché Papà Natale disse “ va bene Paolino, mi hai convinto, chiamerò a raccolta tutti gli angeli e tutti gli gnomi e vedrai che qualche cosa combineremo. Ora vado, ho ancora un sacco di cose da fare, fra due giorni è Natale e devo controllare le consegne ma ti prometto che cercherò di far qualcosa per esaudire il tuo desiderio “ e svanì in cielo con la stessa velocità con la quale era arrivato.

Paolino si guardò intorno, si stropicciò gli occhi un po’ incredulo di ciò che aveva vissuto e si coricò nel suo lettino in attesa di vedere se Papà Natale sarebbe riuscito a mantenere le promesse.

Il mattino seguente la mamma entrò in camera come una furia “ Sveglia Paolino sei un dormiglione , alzati che la colazione è pronta! “

“ Mamma” disse Paolino “ sai chi è stato qui stanotte?”

“ non incominciamo con le fantasie ti prego “ rispose la mamma “ è la vigilia di Natale, ci sono ancora un sacco di cose da fare e non ho proprio tempo ad ascoltare le tue storie stamattina, sai che dobbiamo andare dai nonni a dar una mano ! “

“ ma no mamma, non è una fantasia, è stato qui Babbo Natale in persona e mi ha promesso che esaudirà il mio desiderio “

La mamma si mise a ridere poi, con un moto di tenerezza per quel suo bambino sempre con la testa tra le nuvole, disse “ va bene, spero solo tu non abbia fatto richieste troppo pesanti, quest’anno Babbo Natale non ha molti soldi da spendere ! “

“ Lo sapevo , non mi credi “ disse Paolino imbronciato “ ma vedrai ! Gli ho chiesto di far sorridere tutti gli abitanti del nostro paese stanotte e lui lo farà! Chiamerà a raccolta tutti gli angeli, gli gnomi e gli elfi, no gli elfi non li ha nominati, non so se ci saranno, e vedrai se non sorrideranno tutti stanotte! Fosse anche solo per questa notte ma sorrideranno! Babbo Natale non racconta bugie e soprattutto MI CREDE, non come te che pensi sempre che racconto fantasie! “

“ Va bene Paolino” disse la mamma addolcendo la voce, si era resa conto del risentimento del suo bimbo che per altro aveva fatto una richiesta tanto assurda quanto dolcissima “ ma vediamo di sbrigarci, per ora abbiamo bisogno di andare dai nonni, poi, per il sorriso di Babbo Natale ci penseremo ma, dubito che ci riesca, hai fatto una richiesta un po’ esagerata, vorrei tu non ci rimanessi male se per caso stanotte non tutti riusciranno a sorridere. Io credo che Babbo Natale ce la metterà tutta ma a volte, nemmeno lui riesce ad esaudire tutti i desideri “.

“ Vedremo” rispose sicuro Paolino.

Era ormai scesa la sera di una giornata faticosa per tutti, si stava avvicinando la notte più bella dell’anno, la Notte di Natale, e come sempre Paolino e tutta la famiglia si apprestavano ad andare alla messa di mezzanotte. Scesi in strada ed avviatisi verso la parrocchia, notarono che al contrario del solito non c’era tanta gente in giro. Paolino continuava a fissare il cielo oltre l’ombrello con la speranza in cuore di veder spuntare da un momento all’altro Babbo Natale con la sua slitta; La mamma consapevole del desiderio di Paolino pensò tra sé e sé “ Oh Signore fai almeno che smetta di piovere, potrebbe già essere fonte di un sorriso per tutti e di una delusione in meno per il mio bambino “

Giunti proprio davanti all’ ingresso della chiesa incominciarono a sentire una musica leggera provenire da lontano, mamma e papà si guardarono incuriositi e Paolino disse sicuro a voce alta

 “ scommettiamo che sta arrivando ? lui non racconta mai bugie! “  mamma e papà non fecero in tempo a rispondere che forse la musica proveniva dalla chiesa che si presentò don Luigi sulla porta incuriosito pure lui da quella musica “ Che sarà mai ? “ disse “possibile che qualcuno abbia organizzato una manifestazione proprio in concomitanza della messa? “ mi sentiranno domani” tuonò.

“ Non si arrabbi don Luigi “ disse Paolino” è Babbo Natale, è venuto a portare il sorriso, andiamo a vedere”

Irresistibile la convinzione di Paolino! Tutti coloro che erano davanti alla chiesa incominciarono a dirigersi nella direzione della musica e , pian piano, le persone rintanate nelle case incominciarono ad uscire incuriositi dal parlare della gente di fuori e da quella dolcissima musica che si stava diffondendo per tutto il paese.

Giunti vicino al fiume, quel fiume che aveva causato tanti danni, si ritrovarono tutti davanti ad un immenso albero di natale pieno di luci colorate e centinaia e centinaia di pacchettini messi a corona ognuno con un bigliettino su cui era scritto il nome di tutti gli abitanti, non ne mancava nemmeno uno e la cosa strana era che tutti, ma proprio tutti erano lì intorno a quel meraviglioso albero incantati a guardare

A quel punto Paolino disse : “ Non piove più “ e d’improvviso si misero a venir giù dal cielo piccoli fiocchi di neve lucenti come stelle, il paesaggio incominciò a cambiare aspetto, tutto sembrava ricoprirsi di magia e ciò che prima era brutto e grigio incominciò a brillare luminoso. I bambini si gettarono sui pacchettini alla ricerca del proprio e le persone iniziarono a sorridere per quella festa inaspettata. Tutto il paese sorrideva e Paolino si sentiva felice, don Luigi si organizzò per celebrare la messa di mezzanotte proprio sotto l’albero dicendo : “ Chissà chi è stato a organizzare una cosa così, potessimo almeno ringraziarlo ! “. Nonna Maria,  la più anziana del paese con i suoi 87 anni disse : “ Don Luigi guardi la nostra gente ! Hanno ritrovato tutti il sorriso, sembra davvero che sia arrivato Babbo Natale! “

Paolino non disse nulla lui sapeva chi era stato, erano stati gli angeli e gli gnomi di Babbo Natale e avevano fatto un gran bel lavoro!

Poi alzò lo sguardo al cielo e tra i fiocchi di neve vide una luce muoversi veloce, alzò la mano e sventolando il suo berretto di lana salutò. In lontananza si sentì una voce gridare…..Aihoooooooooooooo Paolinoooooooooooooooooo…Aihoooooooooooo !!

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