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Chiara Reggiani

Babbo Natale e l'Angelo Piumino
Isotta la marmotta
Il Natale di Stella
Nella la Coccinella
Gilberto la Lumaca
Mario il Calamaro

 

 

 

 

 

 

 

Babbo Natale e l'Angelo Piumino

Era un gelido pomeriggio e mancavano pochi giorni a Natale.

Babbo Natale si stava preparando per uscire, doveva recarsi all’ufficio postale a ritirare l’ultimo sacco di lettere. Ad un certo punto:

 

Toc Toc, Toc Toc, Toc Toc

-          Un momento, arrivo

 

-          Buongiorno Babbo Natale. Sono l’Angelo Piumino, protettore di ogni bambino e ho bisogno di parlarti

 

-          Entra pure Angelo Piumino, stavo andando all’ufficio postale, ma resterà aperto ancora per un po’… Mh, giusto il tempo per latte, biscotti e una bella chiacchierata!

 

Dopo essersi riscaldato le ali, Piumino si rivolse con gli occhi colmi di lacrime a Babbo Natale:

 

-          Ho bisogno del tuo aiuto perché ho scoperto una cosa bruttissima che deve essere risolta!

 

-          Raccontami tutto e non tenermi sulle spine!

     La mia proverbiale saggezza è a tua disposizione!

 

-          Ho scoperto che in un paese lontano ci sono tanti bambini soli che non festeggiano il Natale e sono sempre tristi!

 

-          Ma cosa dici mai??

Ogni bambino riceve doni da me! I miei fidati collaboratori gnomi  aggiornano quotidianamente l’elenco dei bambini del mondo!

 

-          Anch’io lo credevo, ma non è così! L’ho visto con i miei occhi!

 

Incredulo Babbo Natale chiese di poter partire al più presto per verificare di persona questo dramma.

 

-          Ottima idea, ci recheremo sul posto e vedremo come affrontare la situazione!!

disse Piumino carico di speranza

 

-          Tempo di avvertire le renne, preparare la slitta e via!

 

In un batter d’occhio erano già in viaggio.

Attraversarono  boschi e colline, salirono valli, superarono alte montagne.

Il viaggio fu abbastanza movimentato e solo dopo molte ore arrivarono alle porte della città.

Era appena scesa la sera e al principio non se ne accorsero, ma dopo un po’ notarono qualcosa di strano.

A così pochi giorni da Natale in giro non si vedeva un solo segno di festa.

Non c’erano alberi addobbati, nessuna stella cometa fatta di lampadine, le vetrine dei negozi erano tutte buie, alle finestre nemmeno una luce.

 

-          Mmm ma che posto è mai questo? Nessun segno di allegria, nessuno per le strade…

 

Non fece in tempo a finire il discorso che davanti alla slitta comparve un bambinetto infreddolito e si fermò a guardarli con gli occhi sgranati e, dopo un lungo attimo di silenzio, con una vocina rotta dal pianto chiese ai due strani individui chi fossero.

 

-          Sono Babbo Natale e lui è l’Angelo Piumino. Siamo qui per portare doni ai bambini e un po’ di gioia

 

-          Cosa sono i doni e la gioia?

 

Chiese tutto d’un fiato il bambino.

 

-          I doni sono cose che servono per far capire che c’è chi pensa  a te. Nel dono c’è l’amore di qualcuno per noi e riceverlo ci fa sentire bene. La gioia è sentire il calore di un sentimento.

 

Babbo Natale pensava di essere stato chiaro nella spiegazione e invece il piccolo bambino continuava a guardarlo come se parlasse un’altra lingua. 

A quel punto Piumino capì che per comprendere ciò che accadeva sarebbero servite molte domande!

 

-          Come ti chiami e perché sei solo qui per strada?

 

-          Mi chiamo Ado e sono scappato dal posto dove vivo perché ci sono tanti bambini che piangono. Avevo voglia di stare un po’ per i fatti miei, se torno lì poi ricomincio a piangere!

 

-          Perché tutte queste lacrime?

 

-          Perché si sono dimenticati di noi.

 

-          Com’è possibile che qualcuno si dimentichi di un bambino?

 

Sbottò Babbo Natale al limite della stizza

 

-          Dai Ado, sali sulla slitta e ci facciamo un giretto, dopodiché andremo a vedere insieme questo posto terribile e proveremo con una piccola magia a far cessare i pianti!

 

Ado li guardava e pensava che fossero matti, ma era troppo incuriosito dai due strani personaggi e attratto dai mille colori della slitta, così senza esitare salì.

Dopo un lungo giro su e giù per le vie del paese, Ado li guidò davanti ad un grande edificio buio e grigio.

Suonarono alla porta e si trovarono davanti una donna paffuta, con le gote rosse e folti capelli neri

 

-          Chi siete? Per fortuna  avete riportato il piccolo Ado!

 

-          Siamo babbo Natale e l’Angelo Piumino. Siamo qui per capire come mai in questo posto i bambini sono tristi…

 

Dal piano superiore si sentivano pianti e strilli e tutto quel buio metteva una gran malinconia.

 

-          Piacere di fare la vostra conoscenza, io sono Emina e mi prendo cura dei bambini dell’orfanotrofio.

Qui c’è stata la guerra, non abbiamo nulla per festeggiare e tutti questi bambini non hanno nessuno a parte me, ma le mie braccia sono solo due e non posso stringerli tutti e dare loro l’affetto di cui avrebbero bisogno.

 

Babbo Natale e Piumino si guardarono negli occhi, avevano avuto la stessa idea!

 

-          Andiamo Piumino, abbiamo tutto ciò che ci occorre, qui è necessario cambiare le cose!

 

Di corsa raggiunsero la slitta e telefonarono al Polo Nord. 

 

Driiiiiinnnn Driiiiin

 

-          Chi è che mi sveglia nel cuore della notte???

 

-          Gnomo Fruttidibosco sono Babbo Natale.

Devi prendere la slitta di scorta e partire con tutti gli altri gnomi. Andate verso la Grande Montagna e quando sarete in viaggio vi telefonerò per spiegarvi dove mi trovo. E’ una questione di massima urgenza!!

 

-          Babbo Natale, dammi qualche informazione in più, dobbiamo portare qualcosa con noi?

 

-          Non occorre nulla, l’unica cosa che conta è la vostra presenza!

 

-          D’accordo ci vediamo il prima possibile!

 

Gli gnomi partirono immediatamente.

 

Nel frattempo Babbo Natale e Piumino scaricarono dalla slitta luci colorate, candele, caramelle, cioccolato, biscotti e un grande albero di Natale!

 

Lo addobbarono, accesero luci e candele e il brutto edifico d’un tratto apparve caldo e allegro come mai era stato.

 

Arrivò anche  la slitta di scorta carica di gnomi che presero i bambini per mano e li portarono intorno al grande albero.

 

Ogni bambino aveva uno gnomo e due braccia tutte per se. Insieme mangiarono dolci e cantarono canzoni di Natale.

 

Dai loro occhi non scendevano più lacrime, si sentivano solo risate.

 

Babbo Natale, Piumino e gli gnomi capirono che non avrebbero mai più dimenticato quel posto e adesso aspettano ogni anno con trepidazione il Natale per tornare da loro e festeggiare tutti insieme!

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Isotta la marmotta

Era un bel giorno di primavera, il cielo era limpido e nella valle dei Cardi regnava la pace. Tutti gli animali erano felici di poter respirare quell’aria frizzante e di poter correre nei prati verdi e tra gli alberi in fiore.

Solo Isotta la marmotta era triste. Dopo il letargo invernale avrebbe voluto godere del primo tiepido sole e invece un grande problema minava la sua serenità.

Da quasi un mese la sua tana, la più bella di tutta la valle era in serio pericolo, rischiava infatti di crollare a causa del cedimento del terreno dovuto agli scavi necessari per la costruzione di una diga alle porte del paese vicino.

Avrebbe voluto chiedere aiuto ai suoi amici, ma in quei giorni erano tutti euforici di poter correre spensierati e di potersi cibare dell’erbetta fresca e profumata. Nessuno sembrava accorgersi del dramma di Isotta e lei si era convinta che nessuno potesse essere interessato alla sua situazione.

La sera stessa dopo aver riflettuto tutto il giorno sul da farsi, decise di recarsi per un consiglio da Gastone il Procione, il più anziano e saggio abitante di tutta la montagna.

La mattina seguente di buon ora partì con un piccolo zaino contenente uno spazzolino per la pulizia dei denti, un pettinino per lisciarsi il pelo e svariati fiocchi colorati che era solita legare alla lunga coda per avere un aspetto elegante.

Dopo ore di cammino finalmente scorse un laghetto e si fermò per rifocillarsi.

Fece un lauto pranzo e si appisolò sotto un grande abete.

Quando aprì gli occhi era ormai buio e un senso di paura la pervase, era sola e non sapeva dove trascorrere la notte.

Si alzò e iniziò a correre attraverso un sentiero molto stretto che non sapeva dove l’avrebbe condotta. Purtroppo a quell’ora non c’era l’ombra di un animale in giro in grado di darle indicazioni, probabilmente erano tutti in casa pronti per la cena, pensò.

Continuò a correre finchè ormai esausta si imbattè un cartello con scritto ‘Benvenuti nella valle dei Fiori Colorati, la valle più felice e rigogliosa della montagna’.

Quando allungò la testa per sbirciare al di là del cartello rimase a bocca aperta nel vedere lo spettacolo che le si presentò davanti.

C’erano immensi prati di fiori dai petali variopinti e piante piene di frutta, per le strade gli animali canticchiavano felici, altri ballavano o mangiavano qualcosa in compagnia.

‘Questo posto è incantato proprio come nelle favole’ pensò mentre si avviava un po’ timorosa all’interno del paese.

Si fermò nel primo bar per chiedere dove poter alloggiare fino al mattino seguente. Il barista Manolo il capriolo si dimostrò molto disponibile, intenerito dall’aria stanca e provata di Isotta.

-       Posso offrirti una tana piccola ma confortevole per trascorrere la notte-

-       Grazie disse tutto d’un fiato Isotta, devo essere riposata prima di rimettermi in cammino-

-       Se non sono indiscreto, dove devi andare?-

-       E’ una storia lunga – rispose con le lacrime agli occhi – Sto andando sulla Vetta Sempreverde da Gastone il procione, ho urgenza di un consiglio. Purtroppo la strada da percorrere è ancora lunga e spero di poter arrivare per la fine della settimana.-

-       Questa è la tua serata fortunata! – Manolo sorridente continuò- Il saggio Gastone è qui alla Valle dei Fiori colorati per un periodo di vacanza, alloggia all’Hotel la Felce e domattina potrai parlargli.

Finalmente rilassata, si trattenne per un po’ nel bar con Manolo e gli altri clienti a bere fresca acqua di ruscello e a chiacchierare allegramente prima di andare a coricarsi

 

La mattina seguente andò all’Hotel dove almeno una decina di animali attendevano di poter essere ricevuti per chiedere consiglio al vecchio saggio. Senza scoraggiarsi si accomodò su una poltrona di muschio in attesa del suo turno.

Nel frattempo nella Valle dei Cardi tutti gli amici della marmotta Isotta si chiedevano preoccupati che fine avesse fatto, da due giorni non si vedeva in giro e nessuno aveva sue notizie.

Andarono tutti insieme a cercarla a casa e una scena terribile si presentò ai loro occhi. La tana era completamente crollata e in preda al panico chiamarono Nerina la talpa e tutta la sua famiglia per scavare tra le macerie e verificare o meno se Isotta fosse là sotto.

Quando uscirono  affermando che di Isottta non c’era traccia, tutti gli amici tirarono un sospiro di sollievo.

 

Dopo tanto attendere era arrivato per Isotta il turno di parlare col saggio.

Entrò e gli raccontò della diga, della tana, della paura di rimanere senza la sua bellissima casa e di non essere in grado da sola di trovare un’altra sistemazione.

Gastone il procione lisciandosi i baffi disse: - E’ una brutta storia, purtroppo gli uomini sacrificano sempre più spesso il territorio per le loro costruzioni, non sempre realmente utili e noi animali dobbiamo fare del nostro meglio per sopravvivere. Capisco che tu sia affezionata alla tua casa, ma con l’aiuto dei tuoi amici dovrai costruirne un’altra e rassegnarti. Non esiste altra soluzione.-

-       Io non credo di avere veri amici – ripose Isotta– Sono felici per l’arrivo della primavera e non si preoccupano di nient’altro-

-       Hai provato semplicemente a chiedere il loro aiuto?- e così dicendo la salutò e frettolosamente si congedò alludendo ad un appuntamento urgente.

La piccola marmotta si aspettava di ricevere un consiglio utile dal vecchio saggio e invece aveva fatto tutta quella strada per niente.

Delusa e amareggiata decise di tornare a casa, sicura di essere sola e abbandonata al suo destino.

Arrivò alla Valle e appena la videro tutti gli abitanti la circondarono per salutarla.

-       Eravamo così preoccupati per la tua assenza- disse con un gran sorriso Giuditta la cerbiatta – Abbiamo visto com’è ridotta la tua tana e durante la tua assenza abbiamo lavorato giorno e notte per farti una sorpresa, seguici e vedrai.-

Isotta, incredula e stupita fu condotta vicino alla grande quercia e tra funghi profumati e fiori colorati vide una bellissima tana e all’ingresso un’insegna dalla quale a grandi caratteri risaltava il suo nome.

La gioia fu grandissima e il rimorso per aver dubitato della loro amicizia e non aver auto il coraggio di chiedere aiuto lasciò il posto alla grande festa per l’inaugurazione della splendida dimora.

 

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Il Natale di Stella

Il nuovi compagni di Stella sono molto simpatici.

 

C’è la piccola Zaytun che ha la pelle del colore del cioccolato, poi c’è Tanida dai lunghi capelli neri e dalle gote rosse e Chi Chung con gli occhi come piccoli chicchi di riso e le guance color ambra.

 

Già dal primo giorno di scuola tra i quattro bambini nasce una bella amicizia e tutti i pomeriggi si incontrano per fare i compiti e per giocare.

 

Mancano pochi giorni a Natale e la piccola Stella invita  Zaytun ,Chi chung e Tanida per la merenda.

Nel salotto della casa di Stella c’è un grande albero addobbato con palline e luci colorate e i tre bambini si fermano ad ammirarlo a bocca aperta.

 

- Che bello questo albero tutto colorato che luccica…dice la piccola Tanida.

 

- Io non l’avevo mai visto prima , replicano in coro gli altri due…

 

- Ma com’è possibile, dice Stella, questo è l’albero di Natale e la sera della Vigilia,Babbo Natale scende dal camino e vi depone intorno i regali per i bambini che si sono comportati bene.

 

- E chi sarebbe Babbo Natale??

 

- Babbo Natale è un signore con una lunga barba bianca che ama molto i bambini. Trascorre tutto l’anno in un paese dove nevica sempre e, aiutato dai suoi folletti, prepara i doni che consegnerà la notte di Natale!

E poi il Natale non è bello solo per i doni, ma anche perché si sta tutti insieme con le persone che amiamo

 

- Che bello che è il Natale! Anch’io vorrei festeggiare con tutta la mia famiglia!

 

- E tutte quelle calze colorate appese al camino…a cosa servono?

 

- Dopo Natale, il 6 di gennaio arriva la Befana che è una vecchietta con un lungo naso, viaggia per il cielo cavalcando una scopa e regala dolci a tutti i bambini buoni e carbone a quelli che hanno fatto i capricci…ma nemmeno lei vi ha mai portato nulla?

 

-No. Non conosciamo nemmeno lei!

 

I tre piccoli sono felicissimi per aver scoperto questa festa e niente sarebbe più bello di poter vivere per la prima volta un magnifico Natale.

Stella, ancora stupita, decide di fare qualcosa per i suoi amici…

 

…com’è possibile che ci siano bambini che non festeggiano il Natale e non ricevono doni? Mi metterò subito in contatto con Babbo Natale per avere spiegazioni.

 

Detto fatto Stella  prende carta e penna e scrive una lunga lettera da spedire al più presto al Polo Nord.

 

In una fredda mattina, Babbo Natale durante una passeggiata viene raggiunto dall’elfo Pandistelle, responsabile dell’ufficio reclami.

 

-          Babbo Natale, scusami se ti disturbo, ma è successa una cosa gravissima. E’ arrivata una lettera da parte di una bambina di nome Stella che ci accusa di una gravissima mancanza!

 

-          E di cosa ci accuserebbe?

-           

-          Dice che i suoi amici Tanida, Chi Chung e Zaytun non conoscono il Natale e non hanno mai ricevuto i tuoi doni.. e nemmeno quelli della Signora Befana!

 

-          Credo di sapere cos’è accaduto.

In questi anni tanti genitori  con i loro bambini hanno dovuto lasciare il loro paese per cercare lavoro e una vita migliore altrove e si è creata un po’ di confusione.

Babbo Natale e la Befana non sono conosciuti da tutti,ci sono luoghi molto lontani che non abbiamo ancora raggiunto, ma faremo il possibile per provvedere a questa mancanza, è bello vivere le tradizioni del paese in cui si abita!

Ogni bambino ha il diritto di assaporare la magia del Natale!

 

-          Bisognerà chiamare la Befana e dirle di venire subito da noi per poter parlare a quattr’occhi…

 

-          Vedo che dopo tanti anni mi leggi nel pensiero…occupatene tu e dille di arrivare il prima possibile, questa è una questione di massima urgenza!

 

Pandistelle corre a telefonare alla Befana che tutta preoccupata dice che si  metterà in viaggio immediatamente.

 

Arrivata nel bellissimo paese innevato, incontra subito due bellissime renne alle quali chiede dove può trovare Babbo Natale.

Ricevute le indicazioni vola a bordo della sua scopa lungo le via del paese e lungo la strada che porta al bosco lo vede:

 

- Ciao Babbo Natale, spero che tu mi abbia fatto venire fin qui per una buona ragione, sono così indaffarata a preparare dolci e carbone e perdere tempo in questo momento dell’anno è un gran pasticcio!

 

- Befana cara, non ti avrei mai fatto affrontare questo lungo viaggio se non ci fosse in ballo una questione molto importante!

Andiamo a casa mia e davanti ad una tazza di cioccolato bollente ti spiegherò tutto.

Dopo una lunga conversazione, i due decidono di  scrivere una  lettera di risposta a Stella:

 

- Cara Stella, io e la Befana ci siamo incontrati e vista la situazione che ci descrivi abbiamo pensato di fare uno strappo alla regola.

Quest’anno verremo a casa tua per conoscere i tuoi amici e per far loro capire l’importanza del Natale. Organizzeremo una bella festa, staremo tutti insieme e apriremo i doni sotto l’albero.

 

Il giorno dopo Stella riceve la lettera e non sta nella pelle dalla felicità!

Di corsa esce per andare da Tanida, Chi Chung e Zaytun

- Amici miei, non ci crederete mai! Ho in serbo per voi qualcosa di bello ed inaspettato, spero veniate con le vostre famiglie a casa mia per la sera del 24 dicembre, la Vigilia di Natale! Adesso devo correre a casa perché devo aiutare la mamma a preparare tutto!

 

Stella e la mamma preparano tante prelibatezze e una buonissima torta!

 

Come promesso la notte di Natale dal camino scendono Babbo Natale e la Befana e,nel salotto di casa ci sono tante persone, all’apparenza molto diverse per i colori della pelle e per gli abiti particolari, ma accomunati  dal sentimento di felicità in quella  magica serata da trascorrere tra persone che si vogliono bene.

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Nella la Coccinella 

 

Nel regno di Natura Splendente era un giorno molto importante.

Dopo tanta attesa, per la Regina Coccinella  era arrivato il momento di dare alla luce l'erede al trono. Già dall'alba in paese non si parlava d'altro. Il fornaio Nico Lombrico appena appresa la notizia si era messo all'opera per preparare una torta grandissima, la più buona che avesse mai fatto, in onore del nuovo nascituro.

Nel ristorante di Frank Scarafaggio già fervevano i preparativi per una festa indimenticabile e chi passava per sbaglio davanti alla vetrina veniva subito reclutato per dare una mano.

Nella chiesa, Don Formica l'amato parroco e tutte le suore del convento di Santa Lattuga pregavano da ore.

Non parliamo poi di cosa stava accadendo nell'ufficio postale dove gran parte degli abitanti formavano una lunghissima coda per consegnare a Rino l'ape postino biglietti d'auguri per gli amati sovrani.

Insomma, una giornata davvero eccitante. Le ore passavano e la curiosità aumentava. La piazza era gremita e nell'attesa tutti si chiedevano se fosse stato un maschietto o una femminuccia e già fantasticavano sul suo futuro.

Finalmente, quando ormai il sole stava calando, dal Castello arrivò il messo del Re. - Gentili sudditi, è nata la Principessa Nella Coccinella!

I nostri amati sovrani vi ringraziano per la grande dimostrazione di affetto.

Vi ordinano però di fermare qualsiasi festeggiamento e di riprendere le vostre attività come se nulla fosse accaduto.-

Così detto in pochi istanti se ne andò lasciando tutti a bocca aperta.

Cosa mai poteva essere accaduto? Era un comportamento inspiegabile, perché impedire di condividere una gioia così grande?

Passarono diverse settimane e nessuna notizia era arrivata. Gli abitanti di Natura splendente non  riuscivano a darsi pace. Dal fornaio, al supermercato, dal barbiere e per le strade non si parlava d'altro.

Nel frattempo al Castello si stava consumando una tragedia.

La piccola principessa Nella coccinella era infatti nata senza puntini. Quale disonore per la famiglia reale!

La regina era disperata e non aveva nemmeno il coraggio di guardare la povera creatura, non parliamo poi del Re che già deluso dal fatto che fosse nata una femminuccia doveva pure fare i conti con questo grave problema.

Dopo aver a lungo riflettuto, i sovrani decisero di rinchiudere la figlioletta nella torre e iniziarono a cercare una balia disposta ad accudirla. In poco tempo assegnarono l'incarico a Berenice la Cimice che da sempre aveva vissuto in solitudine a causa del cattivo odore che sprigionava ogni qualvolta qualcuno la toccava.

Passarono gli anni e tutto era tornato alla normalità. Ormai più nessuno si chiedeva che fine avesse fatto la principessa.

Nella torre la piccola Nella trascorreva le giornate giocando con Berenice e chiedendosi come fosse la vita al di fuori di quelle mura.  

Il Re e la Regina nel frattempo avevano avuto un'altra figlia, la principessa Stella la Coccinella che per fortuna aveva puntini talmente belli e luminosi da sembrare piccoli astri scuri.

Tutti i principi dei regni vicini iniziarono a presentarsi al castello per chiedere la mano di questa magnifica creatura e sul ponte levatoio si accalcavano baldi giovani nella speranza di poter essere ricevuti dal Re.

Un bel giorno passò da quelle parti Ricordo, principe dell'Orto Balordo e vista la folla davanti al castello si fermò per chiedere cosa stava accadendo.

Appena ebbe risposta decise di trattenersi, curioso di vedere questa rara  bellezza.

Solo il mattino seguente fu ricevuto.

Entrato nella stanza del trono, adagiata su una coloratissima margherita la bella principessa lo stava aspettando.

La sua attenzione fu però subito distratta dalla visione di due occhi dolcissimi che si intravedevano dalla feritoia della torre accanto.

Con poca diplomazia si congedò in malo modo scatenando le ire di Stella e si diresse in fretta e furia verso la torre.

Arrivato iniziò a chiamare a gran voce finché Nella si sporse e iniziarono a parlare e continuarono per molto, molto tempo.

Entrambi si innamorarono e Ricordo in una notte d'estate aiutato dal ragno custode dello stagno costruì una scala lunghissima e salì a prendere l'amata.

Nella non volle uscire. - Sono diversa, nel tuo regno nessuno mi accetterà, sono diversa e tutti ti chiederanno come mai hai scelto proprio me-

- Non devi preoccuparti, io sono innamorato di te e nel regno di Orto Balordo sarai finalmente felice. Seguimi e te ne accorgerai.-

Era riuscito a convincerla. La giovane, dopo aver abbracciato la cara Berenice uscì dalla torre emozionata e un po' preoccupata.

Giunti a destinazione Nella non credeva ai suoi occhi.

Farfalle dai colori più bizzarri, lumache senza guscio, api tutte gialle, mosche bianche, lombrichi che volavano e zanzare che saltavano.

L'insalata era rossa e i pomodori azzurri, le carote gialle e le patate rosa. Tutti si volevano un gran bene e nessuno prestava attenzione a queste diversità.

La sera stessa nell'alveare di Marina ape regina ci fu una grande festa in onore dei futuri sposi e Nella era così radiosa che tutti non avevano occhi che per lei. 


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Gilberto la lumaca 

 

Tutto ebbe inizio in un caldo pomeriggio estivo.

Gilberto la lumaca, che abitava in un grazioso orticello, stava dormendo comodamente sdraiato su una foglia di insalata quando arrivò  come una furia l’amico Lino il moscerino.

-         Gilberto svegliati, svegliati!

Gridava agitandosi e volando  nervosamente da una parte all’altra.

-         Cosa è successo di così importante da disturbare il mio riposo?! Sai bene che quando dormo non voglio essere disturbato!

-         Devo assolutamente raccontarti un fatto di grande importanza, aiutami a salire sulla tua foglia.

Detto fatto, ecco Lino adagiato accanto all’amico e pronto a vuotare il sacco.

-         Presto potrebbe accadere una vera una tragedia! Questa sera, nel fungo di Boss Lumacone,  tutti i peggiori individui dell’orticello giocheranno a poker e parteciperà anche il nostro amico Tom Calabrone che metterà in palio l’alveare di sua moglie Milly Ape Regina.

-         Cosa?!

Urlò Gilberto sgranando  gli occhi.

-         Proprio così ed è stata Milly insieme a tutte le api operaie a chiedermi di fare il possibile per aiutarla. Ho pensato che in nome della vecchia amicizia che ti lega a Tom solo tu puoi riuscire a dissuaderlo. Se dovesse perdere l’alveare, centinaia di api rimarrebbero senza lavoro!

-         Davvero un brutto pasticcio! Quando Tom si mette in testa qualcosa è un’impresa ardua fargli cambiare idea! E’ il calabrone più cocciuto che conosca! Cercherò comunque di fare tutto ciò che è in mio potere per evitare un tale disastro. Andrò subito a cercarlo.

Così Gilberto iniziò a vagare per l’orticello chiamando Tom a gran voce. Dopo più di un’ora, quando ormai aveva perso ogni speranza, vide l’amico uscire da un bocciolo di rosa.

-         Buon pomeriggio Gilberto caro, posso aiutarti?

-         Sono venuto a cercarti perché sono al corrente di ciò che intendi fare stasera e non posso permetterti di compiere una così grande sciocchezza!

-         Ma come osi!

Sbottò Tom infuriato.

- Cerca di calmarti e di pensare alle conseguenze che potrebbero verificarsi. Se l’alveare dovesse passare nelle grinfie di Boss Lumacone, per Milly e le sue operaie sarebbe la fine!

Tom si appoggiò corrucciato ad un ramoscello e smettendo di sbattere le ali iniziò a riflettere. 

-         Credo proprio che tu abbia ragione, forse questa volta l’euforia per il gioco mi ha portato ad esagerare! Purtroppo però è troppo tardi, Boss Lumacone è spietato e non consente a nessuno di ritirarsi una volta data la parola. Sono rovinato!

-         Forse non tutto è perduto. Andrò da Boss, gli parlerò e troverò una soluzione . Tu nel frattempo vola all’alveare da Milly e tranquillizzala, deve essere sconvolta!

 

Tom se ne andò e Gilberto la lumaca  iniziò a strisciare di gran lena verso il grande fungo. Arrivato davanti alla porta d’ingresso si arrestò paralizzato dalla paura.

Dopo aver respirato a lungo e recuperato il coraggio bussò alla porta.

-         Toc Toc. Toc Toc.

-         Un momento, arrivo!

Rispose Fiammetta la cavalletta, fedele governante.

-         Buongiorno, vorrei essere ricevuto dal suo illustre padrone di casa. Dovrei parlargli con una certa urgenza!

-         Prego si accomodi, lo chiamo subito.

Gilberto si fermò nei pressi della grande scala  guardandosi intorno. Non aveva mai visto tante ricchezze in vita sua.

Ad un tratto si aprì una porta e ne uscì Concettina la lumachina, figlia del temuto nemico.

Gilberto si spostò per osservarla meglio. Il suo sguardo fu completamente rapito dalla bellezza della giovane e il cuore iniziò a battergli all’impazzata.

L’incantesimo del momento fu bruscamente interrotto dall’arrivo di Boss Lumacone.

-         Chi sei e cosa vuoi da me? Hai solo pochi minuti per parlare. Non ho tempo da perdere!

Intimidito dal tono brusco, Gilberto perse ogni audacia e riuscì solo a dire:

-         Sono un amico di Tom Calabrone e vorrei prendere il suo posto nella partita a carte  di stasera. Purtroppo si è preso un grave malanno e non riesce nemmeno a sollevare un’ala.

-         Sentiamo un po’, cosa avresti tu da offrire come posta in gioco?

-         Tutto ciò che possiedo è la mia casa. E’ piccola ma accogliente e perfettamente conservata. La supplico di accettare!

-         Sono stanco e non ho voglia di discutere, per questa volta posso chiudere un occhio. Ti aspetto questa sera dopo il tramonto.

Gilberto era riuscito a salvare  Milly e le api operaie ma ora era lui ad essersi cacciato in un grosso guaio. Come se non bastasse, non riusciva a smettere di pensare alla bella Concettina.

In un battibaleno arrivò il momento della sfida e altrettanto velocemente la sconfitta.

L’inesperienza fu fatale al povero Gilberto e al terzo giro di carte fu costretto ad abbandonare la sua casa e ad andarsene. 

Avvilito iniziò a strisciare nel grande parco che circondava il fungo cercando di schiarirsi le idee quando sentì che qualcuno stava piangendo.

Cercò di concentrarsi e di capire da che direzione provenissero quei tristi lamenti. Solo dopo molto tempo arrivò sotto una finestra dalla quale usciva una luce soffusa.

-         Chi è che sta piangendo?

Dalla finestra si sporse Concettina la lumachina che lo guardò stupita.

- Cosa fai qui?! Se mio padre dovesse scoprirti ti ucciderebbe!

-         Non mi importa. Perché ti disperi?

-         Perché ho saputo cosa ti è accaduto e stavolta sono proprio stanca dei soprusi e della crudeltà di mio padre. Voglio andarmene da questo fungo, portami via con te.

-         Sarei felice di aiutarti, purtroppo non ho niente da offrirti, non ho più nemmeno una casa.

-         Non preoccuparti, possiamo stare entrambi nella mia anche se dovremo stringerci un po’.  

Senza esitare,  si calò dalla finestra e insieme si diressero in tutta fretta oltre il cancello e poi sempre più velocemente lontani dall’orticello.

 

Nei mesi che seguirono, le difficoltà che si presentarono furono tante e la casa era davvero piccola per due ma il bene che si volevano e la gioia di vivere lontano da ogni prepotenza li aiutò ad avere fiducia nel futuro.

Gilberto era davvero felice perché aveva aiutato l’amico Tom Calabrone e salvato l’alveare così  i  sacrifici che dovette affrontare gli sembrarono una sciocchezza e in poco tempo riuscì a costruire una grande casa dove vivere comodamente e felicemente insieme all’amata lumachina.

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Mario il Calamaro 

 

Nel bel mezzo dell’oceano, sommerso da metri e metri d’acqua, esisteva un piccolo paese dove regnavano i buoni sentimenti e la vita era molto semplice.

Le giornate ad Alga Verdissima, questo il nome del luogo idilliaco, trascorrevano serenamente. Le novità erano sempre poche, per non dire inesistenti, ma gli abitanti erano talmente sereni e affiatati tra di loro che ogni piccola cosa rendeva la giornata gioiosa.

Come in ogni paese che si rispetti anche ad Alga Verdissima c’era un sindaco, Mario il calamaro, che si preoccupava affinchè tutto funzionasse alla perfezione e si prodigava per risolvere ogni piccolo problema.

Ogni mattina si alzava e dopo aver fatto colazione insieme all’amata moglie Carolina la sardina, usciva di casa per raggiungere il Comune. Per compiere il breve tragitto impiegava sempre almeno un paio d’ore, amava infatti fermarsi a salutare i suoi concittadini e trattenersi a chiacchierare.

Era sua abitudine andare  subito al bar da Nuccio il cavalluccio per un caffè e per leggere almeno la prima pagina di Umide Notizie, il quotidiano del mare. Dopo un veloce commento sui fatti del giorno, eccolo uscire e  dirigersi dalla fiorista Lola la vongola, sua cara amica fin dai tempi della scuola, poi dal tabacchino Gino il branzino, alla ferramenta di Apollo pesce martello per poi finire col discorrere sulla viabilità con il vigile Vito il barracuda.

Quando finalmente si sedeva sulla comoda poltrona dell’ufficio, si sentiva  soddisfatto e iniziava a sbrigare le numerosissime pratiche con il sorriso sulle labbra.

Un bel giorno si verificò un fatto inatteso. Nel tardo pomeriggio ricevette una telefonata dal brigadiere Rocco il tonno che, con tono decisamente preoccupato, gli chiese se poteva raggiungerlo alla caserma dei carabinieri.

Il sindaco Mario il calamaro lasciò in fretta e furia il Comune e arrivato a destinazione fu subito condotto in una stanza dove erano seduti un grande pesce adulto e tre pesciolini visibilmente provati.

-         Buongiorno Signor Sindaco, sono Dimitri il salmone e questi sono i miei figli. Veniamo da un mare molto lontano e siamo in viaggio da tanti giorni. Nel nostro paese c’è molta povertà, non ho un lavoro e da poco purtroppo mia moglie è morta. Siamo arrivati fino ad Alga Verdissima nella speranza di poter vivere qui per ricostruirci una vita.

Il sindaco sapeva che in mari lontani esistevano tanti pesci che vivevano in condizioni terribili, ma non avendone mai conosciuto personalmente nessuno non aveva ben idea di quanto può essere drammatica la vita altrove.

Adesso che aveva davanti questi piccoli stanchi ed affamati e Dimitri che lo guardava con occhi disperati si commosse moltissimo e si sentì investito dalla responsabilità di