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( Sono loro, adesso, a
raccontare favole agli adulti ! )
C'era una volta, tanto ,ma tanto tempo fa, un gruppetto di pescatori
che aveva trovato rifugio in un'ansa del Grande Fiume. In quel punto,
la corrente perdeva il suo impeto, fino a diventare un morbido tappeto
di spuma. Il posto era accogliente, e decise di viverci.
Insieme, costruirono la loro casa, fatta con
tronchi e foglie, ai margini della foresta. Era povera, ma molto
accogliente, e la sera si riunivano vicino al fuoco per ascoltare la
voce del loro vecchio saggio Mille Rughe. Non capivano le sue storie,
ma era bello lo stesso.
Una notte, il fuoco non si spegneva da solo, come sempre, ma
continuava a brillare, più vivo che mai. Impauriti, uscirono
all'esterno e videro delle strane luci intorno alla capanna e
suoni, mai uditi prima! Conoscevano molto bene il linguaggio della
foresta e del fiume, ma quei suoni , e le voci, provenivano dalle luci
! " Non abbiate paura : siamo gli spiriti della natura , e
veniamo in amicizia. "
Si tranquillizzarono, ed offrirono ospitalità, come era naturale, per
quegli uomini semplici.
Da quella sera, ed ogni sera, intorno al fuoco nella capanna, gli
uomini imparavano i segreti dello spirito Spaziotempo, raccontati con
voce di tuono ; i segreti dello spirito Alato, e al suo parlare, gli
uomini vedevano immagini di luoghi mai visti, luminose e più chiare
delle fiamme ; i segreti del Grande Albero, la cui vista arrivava
oltre l'immensa foresta e nelle profondità della terra e la sua voce
era come il rumore di mille tronchi colpiti insieme ; i segreti dello
spirito Lucciola, che parlava così piano, ma tanto veloce, che ogni
uomo lo sentiva dentro di sé ed aveva un suono come di mille zanzare
o di foglie mosse dal vento, e quando si muoveva, tantissime luci
sembravano apparire. E Mille Rughe
sorrideva : a lui, gli spiriti, avevano parlato tanto tempo prima; ed
erano tornati; ed anche lui ascoltava.
E gli uomini imparavano e diventavano sempre più
saggi, ed il loro Spirito era la somma degli Spiriti, loro ospiti , e
crescevano, aumentando la Comprensione per la profondità dei segreti
svelati.
Altri uomini scoprirono la Grande Ansa ,ed anche
loro si fermarono e costruirono tante case, più belle e più grandi
dei primi uomini; ed altri ancora arrivarono, e la foresta indietreggiò
di fronte alle case sempre più numerose.
Gli Spiriti erano pronti ad offrire i loro
segreti ai nuovi arrivati, ma questi : troppo indaffarati per sentire
le loro voci , troppo occupati a costruire ed inventare, troppo presi
dalle loro case. Non più ascoltati, gli Spiriti si ritirarono sulla
Grande Vetta, e vi rimasero, aspettando tempi migliori.
Il primo gruppetto di pescatori si mise alla
loro ricerca, perché le notti erano buie e silenziose, e senza di
essi, non imparavano più. Li cercarono sui monti, nelle foreste. E li
cercarono tra le case , in mezzo agli altri uomini. E sentirono
la voce di Grande Albero, su una torre di mattoni ; ma quella che
credettero una voce amica, era invece un suono di campane, sorde alle
loro suppliche. E videro lo spirito Lucciola, diviso come lui sapeva
fare, in milioni di luci; lo implorarono perché ritornasse da loro,
ma le lampadine ( così si chiamavano), restavano mute. E, nelle case
degli umani, videro lo spirito Alato .
Le immagini c'erano, ma lo spirito: dov'era ?
Finalmente, udirono il rumore del tuono:
Spaziotempo era tornato ! Corsero a perdifiato, tutti, in
direzione dell'amico, non accorgendosi che un mostro d'acciaio, con
tante ruote, era piombato alle loro spalle, travolgendoli .
Il loro Spirito fu libero, ma non rimase tra gli
umani ; prese invece la via della Grande Vetta, per unirsi alla
sorgente della sua Essenza.
Se vedete qualcuno, camminare da solo, a testa
bassa, non dite che e' matto ! Sta cercando lo Spirito dell'uomo. (
Diogene insegna ). E se in montagna, si vedono tante persone
arrancare, anche loro stanno cercando la Grande Vetta. Speriamo
tutti che l'uomo solitario e gli uomini della montagna ritrovino il
Grande Spirito, e lo convincano a ritornare di nuovo tra noi.
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IL
PESCETTO CHE NON AVEVA VENTOSE
Una folla di pesci vive nel
villaggio ai piedi delle rocce. Hanno organizzato la loro vita in
comune,con diritti e doveri. Hanno imparato a difendersi dalla corrente,
che in quel punto e' forte ed impetuosa.
I pesciolini imparano dai piu' vecchi. Sanno come difendersi dai
pescatori, e sono bravi ed ubbidienti. Muoiono sempre meno abitanti, ed
il villaggio cresce.
Di notte, gli occhi delle sentinelle vedono al buio, per allertare in
caso di pericolo imminente.
Le rocce sono il riparo ideale, e tutti hanno sviluppato ventose per
rimanerci attaccate.
La scuola funziona a dovere ; le mamme sono orgogliose dei loro
figliuoli.
La comunita' vive in pace, e niente la turba; ma ecco che si nota un
pescetto gironzolare da solo,lottando controcorrente, sforzandosi di
saltare di roccia in roccia, per parlare con i piu' grandicelli.
Pone domande tipo: ma staremo sempre qui ? E chi ha detto che questo
posto e' per noi ? E perche' il fiume scorre, e noi fermi ? E dove
porta la corrente ? E oltre le rapide, cosa c'e' ?
Ma gli viene detto di non domandare, perche' per vivere non c'e' bisogno
di tante domande. I vecchi ,saggi, dicono che la corrente e' la fine del
mondo, per i pesci, e senza la protezione delle rocce, la morte e'
sicura ! Bisogna avvinghiarsi strettamente e resistere alla corrente,
cosi' come avevano imparato fin da piccoli.
Ma il pescetto, per non morire di noia, salutò tutti e si lascio'
andare e la corrente lo fracasso' mille volte contro le rocce. Ad ogni
urto, ripeteva che non si sarebbe mai pentito ; che se fosse vissuto,
avrebbe ripetuto quanto scelto. E la corrente, mossa a pieta' per quel
pescetto che rifiutava le ventose, lo sollevo' dal fondo, facendolo
rivivere.
I pesci piu' a valle videro il pescetto che non aveva ventose, e
gridarono al miracolo: una creatura come loro che volava! Un Messia
venuto a salvarli ! Un Maestro apparso per la loro redenzione. Ma il
pescetto, che aveva capito il mistero della corrente, disse loro che
erano anch'essi dei Messia, se solo si fossero staccati dalle rocce, e
intrapreso il viaggio sul fiume, unica missione , unica avventura, e così
dicendo lascio' i suoi simili, e scomparve !
Un altro pescetto senza ventose nacque nella terra di Galilea. Si fermo'
per aiutare i suoi simili. Era il Maestro che parlava alle folle, e
queste gli chiedevano di eseguire, per loro, miracoli ! Di divertirle
con la sua magìa. Di sfamarle e saziarle ! Di essere guarite dalle loro
pene e dalle loro malattie ! Faceva questo, il Maestro, ma parlava
anche, e tanto. Ed ogni parola era una gemma preziosa: se le si
coglieva, sarebbero nati tanti Maestri. Ma la folla voleva il tocco
della sua mano, perchè le cambiasse la vita, e lui
, un giorno , si apparto', stanco di vivere la vita d'altri, stanco di
fare miracoli, stanco di guarire, stanco di parlare e nessuno che lo
ascoltasse. Aveva da dire oceani di parole sante e sagge; aveva appreso
i segreti dell'anima; il potere della corrente. Aveva speso la sua vita
per imparare a dare cio' che credeva giusto: libertà per
gli altri pesci. Ma le folle non imparavano; gioivano al suo passaggio,
ma non lo ascoltavano; baciavano i suoi piedi e le sue vesti, ma non si
vedevano in lui ; camminavano al suo fianco, ma non lo seguivano. E
quando si decise la sua sorte, lo lasciarono solo !
Non sono un pescetto senza ventose: imparerò a liberarmene.
Non sono il Maestro di Galilea, e neanche un suo discepolo.
Ma provero' ad imparare da entrambi,e da tutti quelli che già sanno,
perchè essi parlano anche a me, se solo sapro' ascoltarli.
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