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Dannj Dog

Un pappagallo presuntuoso    La civetta
Il leone ed il cane

   L'acqua

I tre cani

   La verità e la favola
Il lavoro l'allegria la salute

dello stesso Autore Poesie

 

 

 

 

  

 
Un pappagallo dalle piume sfavillanti  di colori, scappato dalla sua gabbia andò a porre la sua dimora in un boschetto popolato da uccelli cantori.
E là volendosi far credere personaggio assai importante,in tutto e su tutti voleva proferir giudizio,biasimava ogni azione altrui come se egli solo fosse capace di far tutto bene." Il canto dell'usignolo, diceva egli,è troppo dolce pieno di lungaggini e finisce per annoiare;la capinera non è assolutamente capace di cantare;il cardellino potrebbe riuscire bene se ascoltasse i miei consigli;l'allodola poi ha un cantar monotono e stucchevole."
Insomma era impossibile trovare qualcuno che andasse a genio a quel presuntuoso. E se qualcuno dei poveri uccelli si accingeva a far udire la sua voce il pappagallo con fischi.con schiamazzi lo costringeva a tacere.
Stanco di vedersi così dispregiato, un rappresentante di quel popolo pennuto si presentò al pappagallo e gli disse: " Ma tu che fischi gli altri che fai a tutti da maestro canta una volta , avrai di certo una voce stupenda, canta , facci sentire e noi ti imiteremo"
Il pappagallo  trovandosi impacciato perché cantar non sapeva, finì per rispondere:" Amici io fischio bene ma non canto".
E pieno di vergogna se ne andò via 
 

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In una piazza adibita a spettacoli,fiere,mostre per tutte le persone del luogo, un leone era chiuso in una gabbia di ferro; Dai suoi occhi traspariva tutta la sua rabbia per essere così serrato in gabbia.

Un bel giorno di fiera davanti alla gabbia del leone passò un cagnolino che faceva salti e capriole al comando del suo padrone.

A quella vista il leone al quale era cresciuta a dismisura la bile urlò: 
"E che? come si permette un vile animaletto fermarsi e saltare ed abbaiare davanti a me! Sei un bel temerario! sai tu chi sono io?? IO sono colui che sfida i più grandi pericoli che va ad affrontare nelle tane le pericolose tigri. Sai o no chi sono io? IO sono l'imperatore delle foreste il Re di tutti gli animali .Guarda le mie possenti zanne, guarda il mio manto dal colore simile all'oro che non ha eguali a nessuno! senti il mio possente ruggito che crea il terrore fra tutti gli animali!"

Il cane gli rispose: 
"guarda che altri possono vantare parecchi di questi pregi, ma non c'è sicuramente animale che sia più fedele di me ."

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In una casa c'erano tre cani: uno da caccia pieno di forza e terrore delle belve, uno giovane cucciolo piccolino ed il terzo vecchio e guardiano della casa.

Un giorno il primo ,il cane da caccia ,tornò a casa con una grossa preda e gli altri due  gli corsero incontro per salutarlo; ringhiando e guardandoli con muso arrabbiato il cane da caccia disse:

" state lontano adulatori, voi mi siete venuti incontro per prendermi parte della preda ma chi ne vuole se la cerchi".

 Il cucciolo a quelle parole chinò il muso a terra e triste rispose:

" amico, tu  che puoi soccorrimi . Un giorno quando le mie forze lo permetteranno farò altrettanto per i tuoi figli".

 Il  vecchio cane anche lui  disse:

" amico se ora io non posso più dare la caccia alle bestie devi però sapere che  quando ero giovane non sono stato sordo alle preghiere di chi mi chiedeva aiuto , perciò se tu pure vorrai essere  aiutato quando sarai vecchio comincia a dare il buon esempio  da il tuo aiuto agli altri".

 Il prode cane da caccia ci pensò un po' a quelle parole poi disse:

" è giusto quello che voi dite ,ad ogni età c'è un dovere, venite che dividiamo la preda".

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La civetta

Una civetta odiava mortalmente una gallina e, non so per qual motivo le aveva giurato implacabile guerra; perciò un giorno che la gallina raspava in un prato in cerca di cibo,la maligna civetta si prese la briga d'informare le bisce con queste parole:

"amiche un grave pericolo vi aspetta"

"e quale?" chiesero le bisce tutte spaventate

" la gallina vi vuole tutte morte; poco fa l'ho vista io nel prato in cerca delle vostre compagne e quando ne incontrava una spietatamente la uccideva"

A queste parole le bisce sdegnate si armarono e uscirono in campo contro l'innocente gallina calunniata. Questa saputo  tutto ciò corse dall'uomo a raccontargli il fatto e lo pregò di intervenire. L'uomo le rispose di essere pronto ad intervenire a patto che la gallina gli desse le uova ed i pulcini. tristemente la gallina accettò ma per aver salva la vita dovette perdere la LIBERTA'!

La notizia di questo fatto giunse alla regina degli uccelli: l'aquila, la quale sdegnata chiamò a se tutti gli uccelli ed ordinò loro di dare la caccia alla malvagia civetta e di portargliela o viva o morta.

La civetta venne a sapere che tutti gli uccelli le davano la caccia ed in preda allo spavento corse a nascondersi e da allora in poi di giorno sta sempre rinchiusa e solo la notte timida e confusa spinta dalla fame esce  per procurarsi il cibo.

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Il Lavoro l'Allegria e la Salute

Il Lavoro,figlio del Bisogno e della Necessità, era padre di due figliole: l'Allegria e la Salute. Vivevano felici e beati in una capanna posta su di un pendio assai distante dalle città.  Il buon padre non aveva mai lasciato la tranquillità del suo ritiro ne aveva conosciuto alcuna compagnia se non quella di alcuni buoni contadini i quali gli volevano un gran bene e che in particolare nei giorni di festa gli facevano visita per passare un po' di tempo insieme anche alle sue vispe figliole.

Un bel giorno accadde che a queste gli venne il grillo di vedere il mondo e tanto fecero finche riuscirono a convincere il buon padre che le promise che avrebbe soddisfatto il loro desiderio.

Un bel mattino dunque padre e figlie abbandonarono la capanna e si misero in viaggio; il buon padre aveva alla sua destra la Salute che gli sorreggeva il braccio , e alla sua sinistra l'Allegria che gli alleviava la fatica con i suoi discorsi e le sue canzoni.

Dopo molto camminare giunsero alle porte di una città; prima di entrarvi il padre disse alle figliole:" fanciulle mie badate bene a non perdermi mai di vista,statemi sempre al fianco e sappiate che è scritto che se ci separiamo sarà per tutti noi la rovina"

Ma quelle pazzerelle figliole non fecero tesoro delle raccomandazioni del padre. La Salute si lasciò traviare dall' Intemperanza e dopo averla frequentata in preda ad ogni disordine morì di mala sorte in casa della MALATTIA.

 Separata dalla sorella l'Allegria cedette alle lusinghe dell'OZIO che a poco a poco prese il dominio su di lei non facendole più muovere un dito.

 E del Lavoro che avvenne?     Separato dalle sue care figliole inizialmente si diede un gran da fare per seguirne le tracce ma incontrò nel frattempo la STANCHEZZA  che lo condusse a morire in casa della MISERIA

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La Verità e la Favola

 

C'era una volta la Favola che passeggiava in un luogo solitario e s'incontrò con la Verità che viveva in quel luogo povera ed abbandonata. Meravigliata che quest'ultima, la quale avrebbe dovuto padroneggiare tra gli uomini, se ne stesse così derelitta le rivolse la parola dicendole: "Perchè te ne stai così sola,mentre tutti gli uomini  si dicono tuoi amici ed affermano essere solo tu l'ispiratrice dei loro sentimenti e delle loro parole?"

La Verità rispose:"Tante sono state le volte che lusingata dagli uomini mi sono a loro presentata ma quando m'ebbero alla loro presenza mi buttarono come offesi e dovetti ritirarmi con danni e con beffe. Qui solitaria vivo tranquilla e assai gradita è la visita di quei pochissimi che hanno il coraggio di venire tra mille pericoli ad ispirarsi ai miei consigli".

La Favola mossa allora da un generoso sentimento verso quella nobile infelice, le disse: " Dato che il tuo splendore abbaglia quei tristi uomini, degnati di accettare che io ti accompagni nascosta sotto il mio manto tra essi. Così velata,potrai liberamente rimproverare i loro vizi ed a poco a poco farti strada e stabilire il tuo regno fra il genere umano". La Verità accettò .  Da allora gli uomini  accolsero con piacere i suggerimenti di colei che si presentava sotto il manto della Favola e che ,nuda,l'avrebbero respinta.

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Dentro all'acqua limpida di un lavatoio vennero immersi dei panni sporchi che una volta strofinati per bene vennero distesi al sole a sciorinarsi; costoro senza neppure ringraziare l'acqua per il beneficio avuto si crogiolavano asciugandosi al tepore dei raggi .
"Ingrati,diceva l'acqua, vi ho pulito dal vostro sozzume e perciò ho perduto per voi la mia limpidezza, poi fui gettata nel fango senza che il sacrificio di me stessa abbia avuto una vostra parola di ringraziamento"
L'acqua però riversata al suolo si elevò nuovamente per le nubi in stato di sottili vapori e così lassù ebbe quella ricompensa che non aveva ancor avuto.

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