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Un pappagallo dalle piume
sfavillanti di colori, scappato dalla sua gabbia andò a porre
la sua dimora in un boschetto popolato da uccelli cantori.
E là volendosi far credere
personaggio assai importante,in tutto e su tutti voleva proferir
giudizio,biasimava ogni azione altrui come se egli solo fosse capace
di far tutto bene." Il canto dell'usignolo, diceva egli,è
troppo dolce pieno di lungaggini e finisce per annoiare;la capinera
non è assolutamente capace di cantare;il cardellino potrebbe
riuscire bene se ascoltasse i miei consigli;l'allodola poi ha un
cantar monotono e stucchevole."
Insomma era impossibile trovare
qualcuno che andasse a genio a quel presuntuoso. E se qualcuno dei
poveri uccelli si accingeva a far udire la sua voce il pappagallo
con fischi.con schiamazzi lo costringeva a tacere.
Stanco di vedersi così dispregiato,
un rappresentante di quel popolo pennuto si presentò al pappagallo
e gli disse: " Ma tu che fischi gli altri che fai a tutti da
maestro canta una volta , avrai di certo una voce stupenda, canta ,
facci sentire e noi ti imiteremo"
Il pappagallo trovandosi
impacciato perché cantar non sapeva, finì per rispondere:"
Amici io fischio bene ma non canto".
E pieno di vergogna se ne andò
via
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In una piazza adibita a
spettacoli,fiere,mostre per tutte le persone del luogo, un leone era
chiuso in una gabbia di ferro; Dai suoi occhi traspariva tutta la
sua rabbia per essere così serrato in gabbia.
Un bel giorno di fiera davanti alla gabbia del leone passò un
cagnolino che faceva salti e capriole al comando del suo padrone.
A quella vista il leone al quale era cresciuta a dismisura la bile
urlò:
"E che? come si permette un vile
animaletto fermarsi e saltare ed abbaiare davanti a me! Sei un bel
temerario! sai tu chi sono io?? IO sono colui che sfida i più
grandi pericoli che va ad affrontare nelle tane le pericolose tigri.
Sai o no chi sono io? IO sono l'imperatore delle foreste il Re di
tutti gli animali .Guarda le mie possenti zanne, guarda il mio manto
dal colore simile all'oro che non ha eguali a nessuno! senti il mio
possente ruggito che crea il terrore fra tutti gli animali!"
Il cane gli rispose:
"guarda che altri possono
vantare parecchi di questi pregi, ma non c'è sicuramente animale
che sia più fedele di me ."
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In una casa c'erano
tre cani: uno da caccia pieno di forza e terrore delle belve, uno giovane
cucciolo piccolino ed il terzo vecchio e guardiano della casa.
Un giorno il primo ,il cane da caccia
,tornò a casa con una grossa preda e gli altri due gli corsero
incontro per salutarlo; ringhiando e guardandoli con muso arrabbiato il cane
da caccia disse:
" state lontano adulatori, voi mi
siete venuti incontro per prendermi parte della preda ma chi ne vuole
se la cerchi".
Il cucciolo a quelle parole chinò
il muso a terra e triste rispose:
" amico, tu che puoi
soccorrimi . Un giorno quando le mie forze lo permetteranno farò
altrettanto per i tuoi figli".
Il vecchio cane anche lui
disse:
" amico se ora io non posso
più dare la caccia alle bestie devi però sapere che quando ero
giovane non sono stato sordo alle preghiere di chi mi chiedeva aiuto , perciò
se tu pure vorrai essere aiutato quando sarai vecchio comincia a dare
il buon esempio da il tuo aiuto agli altri".
Il prode cane da caccia ci pensò
un po' a quelle parole poi disse:
" è giusto quello che voi
dite ,ad ogni età c'è un dovere, venite che dividiamo la preda".
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La
civetta
Una civetta odiava mortalmente una
gallina e, non so per qual motivo le aveva giurato implacabile guerra; perciò
un giorno che la gallina raspava in un prato in cerca di cibo,la maligna
civetta si prese la briga d'informare le bisce con queste parole:
"amiche un grave pericolo vi
aspetta"
"e quale?" chiesero le bisce
tutte spaventate
" la gallina vi vuole tutte
morte; poco fa l'ho vista io nel prato in cerca delle vostre compagne e
quando ne incontrava una spietatamente la uccideva"
A queste parole le bisce sdegnate
si armarono e uscirono in campo contro l'innocente gallina calunniata.
Questa saputo tutto ciò corse dall'uomo a raccontargli il fatto
e lo pregò di intervenire. L'uomo le rispose di essere pronto ad
intervenire a patto che la gallina gli desse le uova ed i pulcini.
tristemente la gallina accettò ma per aver salva la vita dovette perdere la
LIBERTA'!
La notizia di questo fatto giunse alla
regina degli uccelli: l'aquila, la quale sdegnata chiamò a se tutti gli
uccelli ed ordinò loro di dare la caccia alla malvagia civetta e di
portargliela o viva o morta.
La civetta venne a sapere che tutti
gli uccelli le davano la caccia ed in preda allo spavento corse a
nascondersi e da allora in poi di giorno sta sempre rinchiusa e solo la
notte timida e confusa spinta dalla fame esce per procurarsi il cibo.
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Il Lavoro
l'Allegria e la Salute
Il Lavoro,figlio del Bisogno e della
Necessità, era padre di due figliole: l'Allegria e la Salute. Vivevano felici
e beati in una capanna posta su di un pendio assai distante dalle città.
Il buon padre non aveva mai lasciato la tranquillità del suo ritiro ne aveva
conosciuto alcuna compagnia se non quella di alcuni buoni contadini i quali
gli volevano un gran bene e che in particolare nei giorni di festa gli
facevano visita per passare un po' di tempo insieme anche alle sue vispe
figliole.
Un bel giorno accadde che a queste
gli venne il grillo di vedere il mondo e tanto fecero finche riuscirono a
convincere il buon padre che le promise che avrebbe soddisfatto il loro
desiderio.
Un bel mattino dunque padre e figlie abbandonarono
la capanna e si misero in viaggio; il buon padre aveva alla sua destra la
Salute che gli sorreggeva il braccio , e alla sua sinistra l'Allegria
che gli alleviava la fatica con i suoi discorsi e le sue canzoni.
Dopo molto camminare giunsero alle
porte di una città; prima di entrarvi il padre disse alle figliole:"
fanciulle mie badate bene a non perdermi mai di vista,statemi sempre al
fianco e sappiate che è scritto che se ci separiamo sarà per tutti noi
la rovina"
Ma quelle pazzerelle figliole non fecero tesoro
delle raccomandazioni del padre. La Salute si lasciò traviare dall'
Intemperanza e dopo averla frequentata in preda ad ogni disordine morì
di mala sorte in casa della MALATTIA.
Separata dalla sorella l'Allegria cedette
alle lusinghe dell'OZIO che a poco a poco prese il dominio su di lei non
facendole più muovere un dito.
E del Lavoro che avvenne?
Separato dalle sue care figliole inizialmente si diede un gran da fare per
seguirne le tracce ma incontrò nel frattempo la STANCHEZZA che lo
condusse a morire in casa della MISERIA
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La
Verità e la Favola
C'era una volta
la Favola che passeggiava in un luogo solitario e s'incontrò con la Verità
che viveva in quel luogo povera ed abbandonata. Meravigliata che quest'ultima, la
quale avrebbe dovuto padroneggiare tra gli uomini, se ne stesse così
derelitta le rivolse la parola dicendole: "Perchè te ne stai così
sola,mentre tutti gli uomini si dicono tuoi amici ed affermano essere
solo tu l'ispiratrice dei loro sentimenti e delle loro parole?"
La Verità
rispose:"Tante sono state le volte che lusingata dagli uomini mi sono a
loro presentata ma quando m'ebbero alla loro presenza mi buttarono come offesi
e dovetti ritirarmi con danni e con beffe. Qui solitaria vivo tranquilla e
assai gradita è la visita di quei pochissimi che hanno il coraggio di venire
tra mille pericoli ad ispirarsi ai miei consigli".
La Favola mossa allora da un generoso sentimento
verso quella nobile infelice, le disse: " Dato che il tuo splendore
abbaglia quei tristi uomini, degnati di accettare che io ti accompagni
nascosta sotto il mio manto tra essi. Così velata,potrai liberamente
rimproverare i loro vizi ed a poco a poco farti strada e stabilire il tuo
regno fra il genere umano". La Verità accettò . Da allora gli
uomini accolsero con piacere i suggerimenti di colei che si presentava
sotto il manto della Favola e che ,nuda,l'avrebbero respinta.
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Dentro all'acqua limpida di un
lavatoio vennero immersi dei panni sporchi che una volta strofinati
per bene vennero distesi al sole a sciorinarsi; costoro senza
neppure ringraziare l'acqua per il beneficio avuto si crogiolavano
asciugandosi al tepore dei raggi .
"Ingrati,diceva l'acqua, vi ho
pulito dal vostro sozzume e perciò ho perduto per voi la mia
limpidezza, poi fui gettata nel fango senza che il sacrificio di me
stessa abbia avuto una vostra parola di ringraziamento"
L'acqua però riversata al suolo si
elevò nuovamente per le nubi in stato di sottili vapori e così
lassù ebbe quella ricompensa che non aveva ancor avuto.
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