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La
Pantera
C'era una volta una nera
pantera.
Viveva libera e felice nella grande foresta ed incuteva a
tutti timore e rispetto.
Ma un giorno gli uomini riuscirono a catturarla e la legarono
all'albero più alto.
La pantera lottò e lottò per rompere le sue catene,ma più
si sforzava,più le catene la soffocavano.
E i suoi ruggiti furiosi empivano le notti della foresta.
Finchè un giorno una bimba,nel suo felice girotondo ,le si
avvicinò.
Va' via-ruggì la pantera-non sai che potrei ucciderti?
-"Come sei bella-rispose ammirata la bimba-vuoi giocare
con me?"
-Va' via-continuò la pantera-non vedi dunque le mie catene?-
"Oh, le catene...sono soltanto un gioco:ci sono,non ci
sono...vuoi vedere?" e toccandole le fece sparire.
La pantera corse via, piena di rabbia e rancore:voleva
uccidere,vendicarsi.
Invece tornò indietro,prese la bimba con sè e sparì nella
grande foresta.
E sono ancora là ,che corrono e giocano insieme,felici.
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La
leggenda del cavallo bianco
C'era una volta....
un bellissimo cavallo bianco.
Viveva felice in una valle ridente,insieme a molti altri
cavalli e trascorreva le sue ore a correre sui prati fioriti ed
a lottare giocosamente con i suoi amici.
Ogni tanto,però,lo assaliva uno strano malessere,che spariva
all'improvviso e poi tornava.
Un giorno,in preda a quell'emozione,si accorse che sul suo petto
era apparsa una macchia nera:era molto piccola,ma più la
guardava e più sembrava crescere.
Forse c'era sempre stata e lui non se ne era mai accorto,ma non
poteva più ignorarla.
Ai suoi amici adesso sembrava un po' matto,perché trascorreva
delle ore a contemplare un fiore o correva da solo nei prati e
poi, con quella macchia così nera,metteva un po' paura.
Così ne parlò con sua madre,che gli disse:E' già da tempo che
sei più alto delle mie mammelle,devi salire sulla montagna ,dal
Signore dei Sogni.
Il cavallo ascoltò il consiglio della madre ed incontrò
il Signore dei Sogni.
Egli lo guardò con molta attenzione e poi lo chiamò:"prescelto";e
lo invitò ad immergersi nel Lago Profondo.
Lì avrebbe trovato il sacro anello e compreso il segreto della
sua macchia.
Seppure timorosamente,il puledro obbedì, e presto si accorse
che le poteva nuotare ed immergersi senza essere travolto.
In fondo al lago,trovò l'anello e lo prese.
Di colpo,tutto scoppiò come un fuoco d'artificio e si ritrovò
,indenne ,sulla riva.
Scoprì d'aver mutato colore,d'esser tutto nero e lucente,ma
stava ancora mutando,non era più nero e nemmeno bianco,ma
bianco e nero insieme,un colore mai visto.
Si piacque e, volgendosi a valle ,vide tutti i suoi amici.
Su ognuno di loro stava spuntando...una piccola macchia nera....
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Il bimbo che
sognava
C’era una
volta….
….un bimbo molto
solo: non aveva amici,perché era troppo timido e trascorreva
intere giornate
alla finestra ,a pensare.
Sotto il tetto
della sua casa viveva una bianca colomba:il bimbo la osservava
volare nel cielo ed immaginava di vivere con lei dolci
avventure.
La notte,il bimbo
stentava a prender sonno.
Nel cielo scuro
spesso volteggiava uno splendido uccello bruno:Che splendido
animale,forse è un falco –fantasticava il bimbo.
Ed ogni notte sognava sulle sue ali ed
al nuovo giorno ritrovava la sua amica colomba.
Finché un giorno qualcosa mutò
quell’alternarsi di immagini:quell’attimo fuggente che
divide il giorno dalla notte,si fermò.
Si dilatò in maniera
infinita,assumendo un colore di sogno.
Ed il bimbo dagli occhi sgranati
vide,unico al mondo ,quello spettacolo.
La bianca colomba sparì e si trasformò
nel falco bruno:poi anche il falco sparì ,lasciando di sé uno
scintillio di fuoco.
Il bimbo non poté credere ai suoi
occhi e dalla finestra saltò sui tetti e corse, col fiato in
gola,fino a raggiungere quel punto.
A terra scorse una piuma bianca ed una
penna bruna ed una luce calda, quasi una fiamma.
La luce divampò e divenne fuoco:dai
suoi bagliori si stagliò maestosa una stupenda aquila,che
assorbiva la fiamma e ne cresceva.
Poi prese il volo.
Le immense ali scomparvero presto alla
vista del bimbo ,che continuò a scrutare il cielo finché non
la vide tornare.
L’aquila si posò dolcemente accanto
a lui e lo accolse fra le sue piume.
Poi si librò di nuovo,portandolo con
sé,in quel mondo in cui le fantasie portano la gioia ed i sogni
la felicità.
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IL FORZIERE
C’era una volta un forziere.
Nel mogano lucente era stato
modellato ed arricchito da fregi dorati: dalla notte dei tempi
si tramandava che un tesoro inestimabile vi fosse riposto.
Ed il desiderio accendeva gli animi
e le voglie dei più.
Mille e più chiavi avevano forzato
il suo segreto e spade e coltelli ferito il suo splendore.
Ma, dalla notte dei tempi, non si
era più aperto e l’oblio lo aveva infine ricoperto come un cupo
mantello.
Trascorse così molto e molto tempo;
finche un giorno un bimbo, nel suo curioso girovagare, lo scorse
e gli si avvicinò.
Vi giocò e s’inventò cavaliere e
mago, poi si disse: se fossi piccolo entrerei dalla serratura e
scoprirei cosa contiene.
Ed ecco che ,per magia in un attimo
si ritrovò dentro il forziere, circondato da un chiarore di
stelle e trovò ori, pietre preziose e gioielli.
Si mise a giocare e formò torri e
palazzi, recinti e castelli: inventò re e folletti, draghi e
principesse finche non ne fu stanco e ritornò da dove era
venuto.
Ai molti che gli chiesero come
avesse fatto, rispose:
-“ Non saprei, ma è stato molto
divertente.”
Così quel gioco vinse dove
l’orgoglio e la violenza nulla avevano potuto
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Orsetto
Viveva una volta ,in un bosco lontano,un piccolo orsetto bruno
:era molto vivace e correva tutto il giorno per il bosco ad
inseguire farfalle ed a scovare il miele negli alveari.
Un giorno,mentre girovagava nel bosco,scoprì una piccola radura
circondata da rocce ed una caverna .
Era ormai tardi e non potè entrarvi,ma si ripromise di tornarvi
il giorno dopo,e così fece .
L’ingresso era stretto, e la caverna quasi completamente buia e
Orsetto aveva un po’ paura ,ma la curiosità lo spinse ad andare
avanti.
Era veramente buio,ma dopo un po’ Orsetto cominciò a muoversi
meglio;lontano,lontano,vide una luce e vi si diresse.
In fondo ,la caverna si allargava :Orsetto si avvicinò ancora e
vide qualcosa che gli sembrò fantastico.
La luce proveniva da una figura ,che si muoveva lentamente
nella caverna.
Orsetto lo guardò a lungo, era un magnifico,grande orso bruno.
Quando l’orso lo vide gli si avvicinò:-Chi sei? –gli chiese-
-“Io…sono Orsetto-rispose il cucciolo spaventato.
-“Io sono Grande Orso,abito qui e non è facile trovarmi,ma alle
volte gli orsetti coraggiosi o .. curiosi,ci riescono. Siediti e
fatti guardare.”
Orsetto e Grande Orso rimasero insieme ,parlarono,mangiarono o
semplicemente tacquero.
Orsetto imparò da Grande orso tante cose sulla vita e sui
costumi degli orsi.
Grande orso era molto saggio e aveva sempre una risposta per i
problemi e le domande di Orsetto .
-“Il mondo degli orsi e degli altri esseri è vario:ognuno è
speciale,perché unico.
-“Anch’io sono speciale,Grande Orso?”
Grande Orso:”Certo,sei un orsetto molto coraggioso e sveglio ed
hai un cuore forte e generoso.Ricordi quando hai aiutato la
talpa a ritrovare la sua casa e quando hai difeso il tuo amico
Zaf da quei prepotenti?
Orsetto:”Ma tu come lo sai?”
Grande Orso:”Oh,io so molte cose e soprattutto so ascoltare;le
voci del vento ed i sussurri dei fiori,ad esempio.”
Ed Orsetto ascoltava sempre affascinato e chiedeva ancora.
Finchè un giorno Grande Orso gli disse:”Devi tornare a casa.”
Orsetto:”Non posso lasciarti,ormai ti voglio bene.”
Grande Orso:”Anch’io,ma devi tornare al bosco.”
Orsetto:” Come farò senza di te?”
Grande Orso:”Io ci sarò sempre ed ogni volta che mi penserai col
cuore,mi troverai.”
Grande orso accompagnò Orsetto fino all’imboccatura della
caverna,lo abbracciò e sparì.
Il cucciolo riprese allora il suo cammino verso casa.
I suoi genitori ansiosi lo accolsero a braccia aperte e lo
trovarono cresciuto.
Orsetto corse allo specchio e si stupì:era un giovane e forte
orso bruno e nel rimirarsi si piacque.
Pensò al suo amico e si rammaricò di averlo perso.
Ma lo specchio gliene rimandò l’immagine sorridente.
Da allora Orsetto crebbe in saggezza,forza ed entusiasmo ogni
giorno di più con il suo amico ed il suo segreto nel cuore.
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Il
manto di stelle
In
una notte di sogno,la madre disse alla figlia:tessiamo un manto
di stelle ed appendiamolo al cielo,perché illumini la notte e
si veda da lontano.
Figlia
: Le mie mani tremano ed io non so filare.
Madre:
Io ti insegnerò a filare ed a cantare ed a far brillare le
stelle,per guidare colui che viene.
Figlia:Non
conosco che il suo sogno e ciò mi fa paura.
Madre
:Tu sei luce ,per quel sogno e guidi il suo timone.
Figlia:E’
questo che unì te e il padre….;madre ,raccontami di
quando….
Madre:…danzammo
insieme,felici,in un’altra notte ed ascoltammo una favola
antica.
Figlia:Madre,questo
calore……
Madre
:…chiede che tu vada.
E
lo sposo che giunse staccò il drappo dal cielo e ne avvolse la
fanciulla come in un manto ed il mare aperto li accolse per
ascoltare un nuovo canto.
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Trilli
C’era una volta un birichino e gioioso folletto, di nome Trilli.
Aveva il compito di colorare il mondo e ogni mattina, al levar
del sole, spargendo le sue polveri fatate, ridava vita al buio
della notte.
Ed ogni cosa risplendeva del proprio colore.
Ma un mattino.........
Trilli: ” Che noia, questo mondo……..sempre così uguale, così
preciso…..quasi quasi…….”
Così dicendo rovesciò tutto il sacchetto delle polveri nella
brezza del mattino: il giallo si posò sui monti imbiancati, il
rosso sul mare profondo ed il rosa sui tronchi severi degli
alberi antichi.
Trilli osservava divertita quello spettacolo, ma il re dei
folletti, infuriato, la chiamò subito a sé: questa volta,
Trilli, l' hai fatta proprio grossa.Non posso perdonarti e non
ti darò più altre polveri.
Hai tre giorni di tempo per rimettere tutto a posto,
altrimenti…. non sarai più un folletto!”.
Trilli corse via spaventata;il re si era proprio adirato,
questa volta.
E volò sulle barbe viola degli anziani, sull’erba blu dei
prati, nel cielo verde smeraldo.
Che disastro,ora non le sembrava così divertente...
Provò e riprovò, usò tutti i suoi poteri , ma non riuscì a
ridipingere il mondo.
Triste e sconsolata, si mise allora alla ricerca di un grande
artista che potesse farlo per lei,ma, ahimè, non lo trovò.
Alla metà del terzo giorno, ormai rassegnata, si fermò a
riposare sul muro di un giardino.
Ad un tratto la sua attenzione fu rapita da un allegro vociare:
a pochi passi da lei,dei bimbi giocavano dipingendosi il viso,il
corpo e le mani.
-“Trovato!Trovato!-gridò Trilli –non un pittore famoso, ma una
squadra di bambini, felici di vivere, capaci ancora di giocare.”
Tolse dalla sua cintura quanto restava delle polveri fatate e lo
sparse sui pennelli e sulle dita dei bimbi.
Subito quella festosa compagnia si sciolse e i colori del
desiderio furono le luci del cielo e delle stelle, dei fiori e
delle acque.
E tutti affermarono che il mondo ridipinto non era mai stato
così bello.
Il re dei folletti perdonò Trilli e decretò che, da allora e per
sempre, ogni bimbo avesse il potere di ridare vita e colore al
mondo coi suoi giochi.
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