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Francesca Martorana

La Pantera

La leggenda del cavallo bianco

Il bimbo che sognava

Il forziere

Il manto di stelle

Orsetto

Trilli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Pantera

 

C'era una volta una nera pantera.
Viveva libera e felice nella grande foresta ed incuteva a tutti timore e rispetto.
Ma un giorno gli uomini riuscirono a catturarla e la legarono all'albero più alto.
La pantera lottò e lottò per rompere le sue catene,ma più si sforzava,più le catene la soffocavano.
E i suoi ruggiti furiosi empivano le notti della foresta.
Finchè un giorno una bimba,nel suo felice girotondo ,le si avvicinò.
Va' via-ruggì la pantera-non sai che potrei ucciderti?
-"Come sei bella-rispose ammirata la bimba-vuoi giocare con me?"
-Va' via-continuò la pantera-non vedi dunque le mie catene?-
"Oh, le catene...sono soltanto un gioco:ci sono,non ci sono...vuoi vedere?" e toccandole le fece sparire.
La pantera corse via, piena di rabbia e rancore:voleva uccidere,vendicarsi.
Invece tornò indietro,prese la bimba con sè e sparì nella grande foresta.
E sono ancora là ,che corrono e giocano insieme,felici.

 

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La leggenda del cavallo bianco

C'era una volta....
un bellissimo cavallo bianco.
Viveva felice in una valle ridente,insieme  a molti altri cavalli e trascorreva le sue ore a correre sui prati fioriti ed a lottare giocosamente con i suoi amici.
Ogni tanto,però,lo assaliva uno strano malessere,che spariva all'improvviso e poi tornava.
Un giorno,in preda a quell'emozione,si accorse che sul suo petto era apparsa una macchia nera:era molto piccola,ma più la guardava e più sembrava crescere.
Forse c'era sempre stata e lui non se ne era mai accorto,ma non poteva più ignorarla.
Ai suoi amici adesso sembrava un po' matto,perché trascorreva delle ore a contemplare un fiore o correva da solo nei prati e poi, con quella macchia così nera,metteva un po' paura.
Così ne parlò con sua madre,che gli disse:E' già da tempo che sei più alto delle mie mammelle,devi salire sulla montagna ,dal Signore dei Sogni.
Il cavallo ascoltò il  consiglio della madre ed incontrò il Signore dei Sogni.
Egli lo guardò con molta attenzione e poi lo chiamò:"prescelto";e lo invitò ad immergersi nel Lago Profondo.
Lì avrebbe trovato il sacro anello e compreso il segreto della sua macchia.
Seppure timorosamente,il puledro obbedì, e presto si accorse che le poteva nuotare ed immergersi senza essere travolto.
In fondo al lago,trovò l'anello  e lo prese.
Di colpo,tutto scoppiò come un fuoco d'artificio e si ritrovò ,indenne ,sulla riva.
Scoprì d'aver mutato colore,d'esser tutto nero e lucente,ma stava ancora mutando,non era più nero e nemmeno bianco,ma bianco e nero insieme,un colore mai visto.
Si piacque e, volgendosi a valle ,vide tutti i suoi amici.
Su ognuno di loro stava spuntando...una piccola macchia nera....

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  Il bimbo che  sognava 

 

C’era una volta….

….un bimbo molto solo: non aveva amici,perché era troppo timido e trascorreva intere  giornate alla finestra ,a pensare.

Sotto il tetto della sua casa viveva una bianca colomba:il bimbo la osservava volare nel cielo ed immaginava di vivere con lei dolci  avventure.

La notte,il bimbo stentava a prender sonno.

Nel cielo scuro spesso volteggiava uno splendido uccello bruno:Che splendido animale,forse è un falco –fantasticava il bimbo.

Ed ogni notte sognava sulle sue ali ed al nuovo giorno ritrovava la sua amica colomba.

Finché un giorno qualcosa mutò quell’alternarsi di immagini:quell’attimo fuggente che divide il giorno dalla notte,si fermò.

Si dilatò in maniera infinita,assumendo un colore di sogno.

Ed il bimbo dagli occhi sgranati vide,unico al mondo ,quello spettacolo.

La bianca colomba sparì e si trasformò nel falco bruno:poi anche il falco sparì ,lasciando di sé uno scintillio di fuoco.

Il bimbo non poté credere ai suoi occhi e dalla finestra saltò sui tetti e corse, col fiato in gola,fino a raggiungere quel punto.

A terra scorse una piuma bianca ed una penna bruna ed una luce calda, quasi una fiamma.

La luce divampò e divenne fuoco:dai suoi bagliori si stagliò maestosa una stupenda aquila,che assorbiva la fiamma e ne cresceva.

Poi prese il volo.

Le immense ali scomparvero presto alla vista del bimbo ,che continuò a scrutare il cielo finché non la vide tornare.

L’aquila si posò dolcemente accanto a lui e lo accolse fra le sue piume.

Poi si librò di nuovo,portandolo con sé,in quel mondo in cui le fantasie portano la gioia ed i sogni la felicità.

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IL FORZIERE

 

 

 

C’era una volta un forziere.

Nel mogano lucente era stato modellato ed arricchito da fregi dorati: dalla notte dei tempi si tramandava che un tesoro inestimabile vi fosse riposto.

Ed il desiderio accendeva gli animi e le voglie dei più.

Mille e più chiavi avevano forzato il suo segreto e spade e coltelli ferito il suo splendore.

Ma, dalla notte dei tempi, non si era più aperto e l’oblio lo aveva infine ricoperto come un cupo mantello.

Trascorse così molto e molto tempo; finche un giorno un bimbo, nel suo curioso girovagare, lo scorse e gli si avvicinò.

Vi giocò e s’inventò cavaliere e mago, poi si disse: se fossi piccolo entrerei dalla serratura e scoprirei cosa contiene.

Ed ecco che ,per magia in un attimo si ritrovò dentro il forziere, circondato da un chiarore di stelle e trovò ori, pietre preziose e gioielli.

Si mise a giocare e formò torri e palazzi, recinti e castelli: inventò re e folletti, draghi e principesse finche non ne fu stanco e ritornò da dove era venuto.

Ai molti che gli chiesero come avesse fatto, rispose:

-“ Non saprei, ma è stato molto divertente.”

Così quel gioco vinse dove l’orgoglio e la violenza nulla avevano potuto

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                                          Orsetto

 

 

Viveva una volta ,in un bosco lontano,un piccolo orsetto bruno :era molto vivace e correva tutto il giorno per il bosco ad inseguire farfalle ed a scovare il miele  negli alveari.

 Un giorno,mentre girovagava nel bosco,scoprì una piccola radura circondata da rocce ed una caverna .

Era ormai tardi e non potè entrarvi,ma si ripromise di tornarvi il giorno dopo,e così fece .

L’ingresso era stretto, e la caverna  quasi completamente buia e Orsetto aveva un po’ paura ,ma la curiosità lo spinse ad andare avanti.

Era veramente buio,ma dopo un po’ Orsetto cominciò a muoversi meglio;lontano,lontano,vide una luce e vi si diresse.

In fondo  ,la caverna si allargava :Orsetto si avvicinò ancora e vide qualcosa che gli sembrò fantastico.

La luce proveniva da una figura  ,che si muoveva lentamente nella caverna.

Orsetto lo guardò a lungo, era un magnifico,grande orso bruno.

Quando l’orso lo vide  gli si avvicinò:-Chi sei? –gli chiese-

-“Io…sono Orsetto-rispose il cucciolo spaventato.

-“Io sono Grande Orso,abito qui e non è facile trovarmi,ma alle volte gli orsetti coraggiosi o .. curiosi,ci riescono. Siediti e fatti guardare.”

Orsetto e Grande Orso rimasero  insieme ,parlarono,mangiarono o semplicemente tacquero.

Orsetto imparò da Grande orso tante cose  sulla vita e sui costumi degli orsi.

Grande orso era molto saggio e aveva sempre una risposta per i problemi e le domande di Orsetto .

-“Il mondo degli orsi e degli altri esseri è  vario:ognuno è speciale,perché unico.

-“Anch’io sono speciale,Grande Orso?”

Grande Orso:”Certo,sei un orsetto molto coraggioso e sveglio ed hai un cuore forte e generoso.Ricordi quando hai aiutato la talpa a ritrovare la sua casa e quando hai difeso il tuo amico Zaf da quei prepotenti?

Orsetto:”Ma tu come lo sai?”

Grande Orso:”Oh,io so molte cose e soprattutto so  ascoltare;le voci del vento ed i sussurri dei fiori,ad esempio.”

Ed Orsetto ascoltava sempre affascinato e chiedeva ancora.

Finchè un giorno Grande Orso gli disse:”Devi tornare a casa.”

Orsetto:”Non posso lasciarti,ormai ti voglio bene.”

Grande Orso:”Anch’io,ma devi tornare al bosco.”

Orsetto:” Come farò senza di te?”

Grande Orso:”Io ci sarò sempre ed ogni volta che mi penserai col cuore,mi troverai.”

Grande orso accompagnò Orsetto fino all’imboccatura della caverna,lo abbracciò e sparì.

Il cucciolo riprese allora il suo cammino verso casa.

I suoi genitori  ansiosi lo accolsero a braccia aperte e lo trovarono cresciuto.

Orsetto corse allo specchio e si stupì:era un giovane e forte orso bruno e nel rimirarsi si piacque.

Pensò al suo amico e si rammaricò di averlo perso.

Ma lo specchio gliene rimandò l’immagine sorridente.

Da allora Orsetto crebbe in saggezza,forza ed entusiasmo ogni giorno di più con il suo amico ed il suo segreto nel cuore.

 

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Il manto di stelle

 

 

In una notte di sogno,la madre disse alla figlia:tessiamo un manto di stelle ed appendiamolo al cielo,perché illumini la notte e si veda da lontano.

Figlia : Le mie mani tremano ed io non so filare.

Madre: Io ti insegnerò a filare ed a cantare ed a far brillare le stelle,per guidare colui che viene.

Figlia:Non conosco che il suo sogno e ciò mi fa paura.

Madre :Tu sei luce ,per quel sogno e guidi il suo timone.

Figlia:E’ questo che unì te e il padre….;madre ,raccontami di quando….

Madre:…danzammo insieme,felici,in un’altra notte ed ascoltammo una favola antica.

Figlia:Madre,questo calore……

Madre :…chiede che tu vada.

E lo sposo che giunse staccò il drappo dal cielo e ne avvolse la fanciulla come in un manto ed il mare aperto li accolse per ascoltare un nuovo canto.

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                                              Trilli                                                           

 

 

C’era una volta un birichino e gioioso folletto, di nome Trilli.

Aveva il compito di colorare il mondo e ogni mattina, al levar del sole, spargendo le sue polveri fatate, ridava vita al buio della notte.

Ed ogni cosa risplendeva del proprio colore.

Ma un mattino.........

Trilli: ” Che noia, questo mondo……..sempre così uguale, così preciso…..quasi quasi…….”

Così dicendo rovesciò tutto il sacchetto delle polveri nella brezza del mattino: il giallo si posò sui monti imbiancati, il rosso sul mare profondo ed il rosa sui tronchi severi degli alberi antichi.

Trilli osservava divertita quello spettacolo, ma il re dei folletti, infuriato, la chiamò subito a sé: questa volta, Trilli, l' hai fatta proprio grossa.Non posso perdonarti e  non ti darò più altre polveri.

Hai tre giorni di tempo per rimettere tutto a posto, altrimenti…. non sarai più un folletto!”.

Trilli corse via  spaventata;il re si era proprio adirato, questa volta.

 

 

E volò sulle barbe   viola degli anziani, sull’erba blu dei prati, nel cielo verde smeraldo.

Che disastro,ora non le sembrava così divertente...

Provò e riprovò, usò tutti i suoi poteri , ma  non riuscì a ridipingere il mondo.

Triste e sconsolata, si mise  allora alla ricerca di un grande artista che potesse farlo per lei,ma, ahimè, non lo trovò.

Alla metà del terzo giorno, ormai rassegnata, si fermò a riposare sul muro di un giardino.

Ad un tratto la sua attenzione fu rapita da un allegro vociare: a pochi passi da lei,dei bimbi giocavano dipingendosi il viso,il corpo e  le mani.

-“Trovato!Trovato!-gridò Trilli –non un pittore famoso, ma una squadra di bambini, felici di vivere, capaci ancora di giocare.”

Tolse dalla sua cintura quanto restava delle polveri fatate e lo sparse sui pennelli e sulle dita dei bimbi.

Subito quella festosa compagnia si sciolse e i colori del desiderio furono le luci del cielo e delle stelle, dei fiori e delle acque.

E tutti affermarono che il mondo ridipinto non era mai stato così bello. 

 

Il re dei folletti perdonò Trilli e decretò che, da allora e per sempre, ogni bimbo avesse il potere di ridare vita e colore al mondo coi suoi giochi.

 

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