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IL
PRINCIPE VERDE
C'era una volta, in una terra molto lontana, un regno
felice. Tutti andavano d'amore e d'accordo e non c'era proprio
nessuno che se la passava male. Il re era un uomo saggio e
giusto e non faceva mancare nulla ai suoi sudditi che gli
volevano bene come ad un padre. Inoltre era un ottimo
diplomatico e da tempo immemorabile il paese non conosceva la
guerra. Potremmo già dire "e vissero tutti felici e
contenti". Ma la favola è appena all'inizio.
Si avvicinava per il buon sovrano il tempo di lasciare la
carica, dato che ormai era piuttosto in là con gli anni , ma la
cosa non lo preoccupava minimamente. Infatti sapeva di
lasciare il regno in buone mani e di andare incontro a una
serena vecchiaia. In quel paese infatti anche le persone anziane
vivevano bene e godevano felici dei frutti del loro lavoro
di una vita. Insomma era proprio una di quelle società che
esistono solo nelle favole.
Le buone mani di cui si è parlato prima, erano quelle del
principe Oukon, conosciuto universalmente come il Principe Verde
a causa del colore della sua calzamaglia. A questo punto
è lecito chiedersi: metteva sempre la stessa calzamaglia
e non si cambiava mai ? Beh il quesito è
interessante. Può darsi che avesse diverse calzamaglie tutte
uguali, o che disponesse di qualche magico sistema di lavaggio
ultrarapido... più semplicemente possiamo dire che come tutti i
personaggi delle favole non era afflitto da questi problemi.
Quello che ci interessa è che era bellissimo e tutte le
ragazze del reame impazzivano per lui. Inoltre era molto saggio,
in più di un occasione si era dimostrato più capace di suo
padre, aveva la forza di dieci uomini (ma ce chi giura che fosse
molto più forte), era furbo e abilissimo in qualsiasi campo
fosse richiesta una pronta intelligenza: in poche parole aveva
tutte le virtù possibili e immaginabili. Inutile dire che
metteva le sue doti al servizio degli altri e che passava il suo
tempo a curare la mente ed il corpo di modo che diveniva ogni
giorno più bello, più saggio, più colto, etc., etc. Verrebbe
voglia di dire :"E vissero tutti felici e contenti",
ma il bello della favola deve ancora venire.
Un giorno arrivò un terribile drago sputafuoco che gettò il
felice reame nel panico. Un principe che si rispetti sarebbe
corso subito spada alla mano a cercare di uccidere il drago. Ma
il nostro era un tipo particolare e si limitò ad osservare il
mostro per un pò. Poi si fece sotto senza scudo e senza
armatura, forte solo del suo coraggio, di tre mele e di una
pera. Dopo ch'ebbe lanciato la prima mela al drago, questo
divenne docile come un cagnolino. Il principe lo carezzò e gli
diede la seconda mela. A quel punto il drago si accovacciò
vicino al principe e gli raccontò la sua storia.
Il suo nome era Xeno ed era stato cacciato dalla terra dei
draghi perché aveva le orecchie corte. I draghi dalle
orecchie lunghe odiavano a morte i draghi che avevano 10 cm in
meno nelle orecchie. Per questa ragione erano stati cacciati
inseguiti e massacrati quasi tutti. Il povero drago non
intendeva far male a nessuno nel regno felice, ma il suo aspetto
aveva involontariamente spaventato tutti. Dopo l'ultima mela il
principe verde chiese al drago quali fossero le sue intenzioni.
Questi rispose che andava nella città-che-non-c'è , un posto
che è a sud, andando verso nord ed ad est andando verso
ovest. Lì i draghi con le orecchie lunghe vivono in pace con
quelli con le orecchie corte e persino con gli uomini. Il
principe mangiò la pera e donato al drago un sacco pieno di
mele tornò al suo castello.
I giorni passavano dalla partenza del drago ed il principe
continuava a diventare più bello, più saggio, etc. etc.
incurante delle fanciulle del reame che morivano tutte d'amore
per lui. A chi gli chiedeva quando intendesse sposarsi, lui
rispondeva che non era ancora tempo. Fino a qui potremmo dire:
" .. e vissero tutti felici e contenti" , ma il bello
deve ancora venire.
Un giorno arrivò nel regno felice il cavaliere nero, un uomo
talmente malvagio che tutti rabbrividivano al solo vederlo. Il
principe verde lo affrontò con le armi e con l'astuzia: dopo
averlo abbagliato riflettendo la luce del sole col suo scudo lo
disarcionò e lo sconfisse. Il tristo cavaliere attendeva il
colpo di grazia, ma il buon principe, gettata la propria spada,
gli si sedette a fianco e gli offrì una mela. Il cavaliere
raccontò che era nato cattivo e che fin dall'infanzia era
sempre stato il terrore di chiunque gli si fosse avvicinato. In
passato aveva provato a dimostrare agli altri che aveva bisogno
d'amore e di comprensione, ma aveva trovato solo odio e
tradimento, tutto quello che riusciva ad ottenere dalla gente
era il falso rispetto guadagnato con la violenza. Avrebbe voluto
essere misero e debole, spezzarsi la schiena dall'alba al
tramonto lavorando nei campi, per trovare a sera il calore di
una famiglia e l' affetto di amici fidati. Ma in sorte ciò
non gli era stato concesso. Così vestita la sua armatura nera,
vagava per il mondo. Anche nel regno felice era stato
maltrattato dai tutti, perché avevano riconosciuto subito
la sua malvagità. Perché fosse cattivo davvero non lo
sapeva. L'unico crimine gli sembrava di aver commesso era
di essere venuto al mondo. Ora si dirigeva verso la
città-che-non-c'è , dove nessuno è buono o cattivo
dalla nascita. In quel posto lontano inoltre i buoni e i
cattivi vivono in pace. Il principe verde morse la sua solita
pera e dopo aver donato una scorta di mele al cavaliere
nero tornò al suo castello.
Era giunto il tempo che un nuovo re salisse sul trono del regno
felice, ma per farlo il principe doveva sposarsi. Accettata la
proposta della principessa del regno ricco, si fissò la data
del matrimonio. Nel regno ricco le strade erano d'oro, i
lampioni di diamante e la carta igienica di piume di papero.
All'alba di quel giorno il principe partì di nascosto con il
suo fido scudiero, portando con sè solo una bisaccia di
mele ed una pera. Lo scudiero, che era ancora un ragazzo, gli
chiese dove stavano andando. Addentando la pera il
principe rispose:<<andiamo nella città-che-non-c'è . Lì
nessuno troverà da ridire se un principe preferisce sposare il
suo scudiero invece della principessa del più ricco reame che
esista>>. Dopo un lungo viaggio raggiunsero la loro meta
e, adesso è proprio il caso di dirlo, "vissero
felici e contenti".
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Massimo Famularo è nato a Sarno(SA)
il 6 maggio del 1977. Laureato con lode
in Economia alla Luiss di Roma, lavora attualmente come
analista
finanziario. Nel 2001 ha pubblicato il suo primo romanzo
"Piccoli Orrori"
per la di Salvo Editore di Napoli. Il libro si può acquistare
su
www.internetbookshop.it
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