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Poetyca

Il Paradiso dei giocattoli
Un incontro
Cigno nero
La Principessa degli arcobaleni

Valentina

Stellina

L’elefantino Chimbo

Il lupacchiotto

della stessa Autrice      Poesie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Paradiso dei giocattoli

Un giorno un bambino volle immaginare un luogo dove tutti i giocattoli
non venissero dimenticati, dove la polvere non li avesse corrosi e dove,
quei bambini cresciuti , afferrati all'orecchio di un orsacchiotto, con
ancora il ricordo di una bambola stretta in petto, solo perché il tempo era
trascorso, solo perché si era diventati "adulti" e non si poteva più cercare
il compagno di giochi, il conforto contro le paure, quale era per quel
giocattolo. L'inesorabile destino era di essere stato utile per ore liete,
magari a sacrificio di capelli, braccia, orecchie , pur di sapere che aveva
reso migliore il tempo a quei bambini,ma il bambino non riusciva a
comprendere perché , per tutti quei compagni di fantasie, di sogni
abbandonati dovesse esistere la dimenticanza. Si immaginò allora che tutti
quei giocattoli mutilati, dimenticati, tutte quelle bambole, ormai
irriconoscibili e gettate via da genitori stanchi di vederli come
"disordine" nella vita dei figli, potessero avere il loro Paradiso, fu così
che si propose, con pazienza di imparare a ricostruirne , pezzo per pezzo ,
la dignità perduta. Quel bambino da "grande", perché grande era il suo
cuore, decise di raccogliere tutti i giocattoli possibili: ai mercatini, nei
posti più improbabili e dimenticati e, poiché la notte non riusciva a
dormire, di impiegare quel tempo per lavare, pettinare capelli, cucire e
dipingere , incollare e risistemare ogni parte e far rivivere, per il
Paradiso, ogni giocattolo che, con la sua piccola anima lo chiamava. Il dono
magico che una piccola dea dagli occhi di giada volle fargli per la sua
generosità e per quella dolcezza fu il suo sorriso che incantava gli occhi
ed il cuore di chi la vedesse, si perché era il vero sorriso della sua anima
bambina.
 

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La Principessa degli Arcobaleni 

La piccola Alice era triste nel suo lettino d'ospedale,ancora analisi l'aspettavano,era la terza volta e non comprendevano il motivo

della sua febbre.Il suo sorriso si era ormai spento e anche la nonna

non riusciva più ad inventare storie nuove per farla sorridere di nuovo. 

La bambina pensava ai suoi giochi rimasti a casa,ai suoi libri e al suo gattino Fiocco in attesa,nessuno poteva restituirle la voglia di sorridere.

Quella notte faceva molto caldo e la Fata Azzurrina come al solito non aveva più con sé la polvere d'arcobaleno,senza quella polvere magica le sarebbe stato difficile fare la sua magia più bella!

Era dunque necessario andarla a prendere nella boscaglia poco lontana,erano anni che lo gnomo Piermagù le forniva la polvere, personalmente raccolta nei giorni dispari di pioggia all'alba di un sogno. 

Decise quindi di prendere la bacchetta e di indossare il mantello color nottedistelle,uno strano ed inaspettato vento l'attendeva all'imbocco del quarto albero senza chioma,strano in quella stagione un simile vento,non ci pensò troppo e s'incammino sulla soglia di casa dove la sua fedele colomba l'attendeva. 

Era perfetta per una fatina delle sue dimensioni,tra quelle morbide piume si sentiva ben accolta e aveva un'ottima visuale con difficoltà     a causa del vento potè raggiungere la casa-albero dello gnomo che era felice di rivederla,per lei faceva brillare i suoi occhietti intelligenti.Sulla stufa bolliva uno strano miscuglio dall'odore dolciastro,era una semplice     stanza scavata nella corteccia di un robusto tronco,con la sua vocetta quasi infantile lo gnomo fece accomodare la Fatina e le offrì una tazza bollente di elisir del sogno. 

Cominciarono a chiacchierare allegramente mentre con movimenti veloci lo gnomo cercava qua e là degli oggetti colorati: polveri,stoffe,fiori che mai appassiscono e boccette di pagliuzze dorate. 

Dopo aver messo in un cestino il contenuto variopinto andò a prendere in un piccolo armadio chiuso con una grande fettuccia arcobaleno una strana luce,si era una luce speciale,era un frammento di arcobaleno magico!

Con un sorrisone sdentato lo gnomo disse che quel frammento di arcobaleno era magico: in grado di restituire il sorriso e la forza a chi ne avesse bisogno ma che solo un cuore puro poteva tenerlo con sé e farlo crescere. Chi avesse avuto un frammento di quell'arcobaleno e lo avesse donato con il cuore sarebbe stato in grado di dare il sorriso. 

Poi con affetto e la gote arrossate per l'emozione lo regalò a Fata Azzurrina che sorrise dolcemente stampando un grosso bacio sulla fronte ormai calva dello gnomo di 146 anni. 

Aveva apprezzato quel nuovo e interessante regalo e poiché lei era una Fatina che amava aiutare gli altri era già intenta a pensare a chi potesse  darne lo  pose con cura nel sacchetto dei sogni,precedente dono di Piermagù e dopo aver preso le varie boccette,polveri e magie colorate,disse che era ora di andare. 

Colombina attendeva paziente,scocco un bacio sulle dita allo gnomo e volò via!

Il vento turbinava,era difficoltoso quel viaggio e mai era stato tanto complicato.Sapeva che ci sarebbe riuscita,solo che afferrarsi forte era difficile. 

Colombina era stanca di combattere contro Padre vento,voleva che lei si fermasse a riposare. Compresa l'esigenza, la Fatina affermò che avrebbero sostato, in basso erano visibili delle luci, sicuramente ci sarebbe stato un luogo adatto alla sosta. 

La piccola Alice era in preda alla febbre, si agitava e non si accorgeva della finestra aperta della stanza, un colpo di vento più forte l'aveva spalancata e la nonna dormiva.

Sentì un po' di solletico su una guancia e solo dopo un po' comprese che una strana donnina le stesse parlando, possibile che fosse così piccola?Poteva essere alta come il suo pollice ed era molto carina in quel vestito nero scintillante, non si comprendeva bene se fosse una bambina o una donna adulta, la guardava con dolcezza e le ripeteva qualcosa che lei non comprendeva bene, aveva uno strano fagottino colorato che luccicava.

La bambina si stropicciò gli occhi credendo fosse una visione, poi, con fatica si sedette e comprese che non lo era  e cercò di ascoltare quella vocina appena udibile.

Aprì la mano e l'avvicinò alla strana creatura che ci salì sopra.

Si sentiva strana con quell'esserino in mano, con delicatezza l'avvicinò all'orecchio ed ecco che finalmente Azzurrina le disse Ciao piccola! Mi sapresti dire come fare per raggiungere le colline dorate? La bambina sorrise, pensò che se quello era un sogno era sicuramente il più bello che non avesse mai fatto, si schiarì la voce e affermò che lei era piccola e che non conosceva bene le strade, volle sapere come quella piccola donnina fosse giunta presso il suo lettino d'ospedale. Quando Azzurrina seppe che la piccola Alice era ammalata e che non se ne comprendesse la ragione,raggiante le affermò che aveva proprio con sé un rimedio efficace.

La bambina si aspettava di vedere uno sciroppo amarissimo o qualche altra medicina non troppo accetta. 

Con grande stupore vide piccole striscette di luce colorata danzarle intorno, erano veramente capaci di rischiarare tutta la stanza, la gioia negli occhi della bambina era pari a tutti quei meravigliosi bagliori. 

La fatina le affermò che quello era solo un frammento d'arcobaleno e che per avere sempre colori splendidi doveva far sorridere gli altri e regalarne un po' con cuore puro.

Troppa era la gioia della bimba che saltellava sul letto continuando a sorridere! Dopo aver riposto la fatina sul cuscino accanto a sé le cantò una canzoncina insegnatale dalla nonna dicendole di cantarla alle altre fatine amiche. 

Con commossa tenerezza la fatina la ringraziò e si avvio verso la finestra dove Colombina era come il solito in paziente attesa, era stata una giornata splendida per lei pensò, se non ci fosse stato il vento quella notte non avrebbe mai conosciuto una bambina tanto dolce e non avrebbe potuto donare l'arcobaleno. 

La mattina dopo Alice non aveva più la febbre, raccontò alla nonna stupita,della sua amica Azzurrina e le fece vedere il suo prezioso dono, alla vista dell'arcobaleno la nonna si commosse molto perché

le venne in mente quando lei da piccola aveva avuto in dono da uno gnomo di nome Piermagù un arcobaleno per averlo aiutato a sollevare un sasso che gli ostruiva il cammino.

La nonna disse alla bambina che dovevano andare per tutto l'ospedale a donare pezzettini di arcobaleno ad altri bambini.

Alice e la nonna fecero il giro dell'ospedale raccontando la storia di una piccola fata che si chiamava Azzurrina e di uno gnomo che regalavano arcobaleni.

Da quel giorno anche a scuola la piccola Alice venne chiamata da tutti con un nome speciale: Principessa degli arcobaleni.

 

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Un incontro


Era forse follia quella che sembrava dominasse quell’uomo? Eppure amava camminare sotto la pioggia, quella notte danzava preso dal ritmo che solo lui sentiva, tra le gocce che non temeva e che piuttosto desiderava che lo sfiorassero, voleva catturarne la luce, riprodurla sulle sue tele. Ricordava, perché un altro uomo, come lui era diventato la sua “ardente passione", che molti anni prima qualcun altro si metteva in ricerca di emozioni e desiderava riprodurle, era il suo ispiratore, era qualcosa difficile da spiegare per chi, preso dalla razionalità non avrebbe compreso. Ora era lì, zuppo di pioggia nel buio della notte rotto soltanto dalla fioca luce lunare che faceva capolino, a tratti tra le nubi cariche di pioggia. Era un pittore emulo di Vincent Van Gogh, conosceva ogni cosa, ogni atto della vita dell’artista e sentiva in sé la sua presenza e a volte anche intorno, sarebbe stato difficile spiegare, ma in fondo lui, non cercava spiegazioni, desiderava solo vivere le sue emozioni. Da qualche tempo aveva fatto delle particolari ricerche sulla cromaticità e trasparenza di alcune tinte, in particolare sui gialli e sui blu, quelli erano per lui colori importanti. Il suo animo era sempre sereno, solare e tendeva a donarsi fino all’ultima stilla, eppure la sua vita era stata poco generosa con lui, particolare la sua infanzia e prima giovinezza, una cosa aveva imparato con l’intatto animo d’innocenza, come quello di un bimbo entusiasta: ogni istante era prezioso, ogni cosa che la vita avrebbe donato non doveva essere sprecata, mai! Tutti i solchi che la sua anima aveva ricevuto, quegli invisibili semi in essi sparsi erano tutti germinati, un dono inaspettato per chi come lui aveva subite molte privazioni. Ora era lì ad ascoltare quel ritmo gioioso che faceva danzare la sua anima, era ad allargare il cerchio d’anima per quel dono che tanto amava: la pioggia. Tutte le volte che pioveva per lui era una gioia, pensava a quanti arcobaleni ci potevano essere intorno e n’era affascinato. Nella sua vita non erano mancate le difficoltà ma non si era perso d’animo, nella convinzione che servissero per trovare qualcosa di grande, quello che aveva sempre “ sentito” esistere oltre ogni linea di confine data dalla vita come appare. Credeva molto alle sue sensazioni, agli attimi impalpabili che sentiva provenire da una diversa dimensione, in fondo, seppure la sua vita in principio fosse stata molto solitaria ed il destino avverso si era impadronito della sua porzione di serenità, sapeva che da altre dimensioni esistevano i suoi cari e vegliavano su di lui, accoglieva quel suo particolare destino anche se poteva apparire triste. Il suo orgoglio consisteva nel fatto che aveva potuto seguire la sua inclinazione naturale, nessuno gli aveva potuto impedire di esprimere la sua tendenza artistica, la sua stessa vita era imperniata sugli studi che lo potevano aiutare in tal senso, ma non aveva potuto completarli, non era un problema: artista si è nell’animo e non nell’acquisizione di nozioni e di teorie, lo aveva dimostrato quando per mantenersi vendeva i suoi quadri nati da istinto, era autodidatta, sentiva dentro come e cosa portare fuori quel suo mondo emotivo che lo affascinava: bastava poco per farlo gioire, il primo sole al mattino, l’incontro con gli animali del bosco, del lago, la natura per lui aveva un fascino assoluto e in particolari giornate tra i raggi di sole che filtravano tra le foglie del bosco, quando la luce e il pulviscolo dorato assumevano, insieme al silenzio, un’atmosfera rarefatta, si rendeva conto di sconfinare in un particolare sentire. Il giorno precedente era accaduto un episodio particolare: immerso nel silenzio, tra la quiete dei suoi pensieri e la luce del bosco, aveva avutola particolare sensazione di essere osservato, ma nulla di inquietante, solo una “presenza” che espandesse la pace di quel luogo, era come se lui stesse per essere spettatore di qualcosa di non comune, persino il respiro sembrava essersi bloccato, il cuore invece cominciò a tamburellare quasi a dare la certezza di non essere morto. In un attimo sembrò che i colori, gli odori, le sagome e i contorni prendessero una diversa connotazione: tutto era brillante, intenso, correva incontro… Tutto era precipitato come attraverso un vorticoso tunnel “ dentro l’anima” e lui ora era parte di quel tutto. Lei era lì, davanti a lui o dentro le sue emozioni, era un tutto indistinguibile, sapeva che la conosceva da sempre eppure era consapevole che quello era il primo incontro. Non era quello il momento di formularsi domande, temeva che se lo avesse fatto tutto sarebbe svanito. Lei era una creatura particolare, su questo non vi erano dubbi: alta, candida, capelli lunghi e occhi che contenevano una strana luce: pacata e forte al contempo, sembrava che emettesse una conoscenza bonaria, il sorriso era come quello che si vede nei volti dei “ vecchi saggi” di alcune miniature orientali. Lui si sentiva come essere entrato, non si sa bene come, dentro una favola, un mito, una di quelle storie che si raccontano ai bambini: era una fata dei boschi? Aveva il corpo non troppo diafano e neppure esageratamente possente, ma quello che colpiva era quanto emettesse: armonia, dolcezza, consapevolezza e ogni gesto era accompagnato da un sorriso radioso e una luminescenza dorata che ora aumentava, ora si stemperava. Non stava certo sognando, quello era un episodio che lo stava avvolgendo di una serenità che mai aveva conosciuto. Questa particolare situazione a lui parve durasse ore, poi tutto svanì poco a poco. In lui rimase una strana euforia, una gioia indescrivibile e un impeto che lo spinse a cercare, vivere, gioire di ogni attimo di vita per quella meravigliosa scoperta, sentiva che l’avrebbe incontrata ancora, che quella serenità che aveva ancora dentro di sé quella notte di pioggia, era ormai incapace di svanire. Voleva dipingerla, dare a quel volto, a quella coroncina di foglie che le cingeva il capo una “concretizzazione” attraverso un quadro, cercava ora di riprodurre gli stessi colori, le stesse sensazioni che
aveva provato, voleva vivere con la natura, nella natura e darle vita anche sulla tela. Sentiva persino che la sua interiorità aveva trovato un diverso ascolto, sentiva Vincent che lo guidava e tutto quanto gli stesse accadendo, no, non poteva essere compreso.

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Cigno nero


Girasole era stanca di volare, lei, giovane cigno nero, era sempre stata considerata diversa dagli altri cigni: bianchi, fieri, altezzosi e incapaci di credere alla possibilità di conoscere verità superiori. Si era trovata quasi per caso in quello stagno e il ricordo più lontano risaliva a quando piccolissima e debole era riuscita a nascondersi tra le fronde di un cespuglio, lontano dai pericoli ed una superba mamma di altri piccoli cigni come lei, le indicò lo stagno come luogo tranquillo. Condivideva con tutti gli altri l'ora del bagno e il cibo ed in fondo erano gentili , ma era evidente che lei, cigno nero dovesse avere una diversa provenienza , così come diverso era il mondo che sentiva dentro. Non era per quello stagno, quel limite nel quale gli altri , i cigni bianchi, sembrava si sentissero a loro agio. In fondo per loro la vita era tutta racchiusa nelle abitudini: il cibo,il bagno,e la stagione degli amori, anche quest'ultima la rendeva triste, nessun cigno bianco

infatti cercava le sue attenzioni. Era in volo dal giorno precedente, sola e senza nessuno che in fondo si preoccupasse della sua assenza, era stato più forte di lei, sentiva infatti che la grande saggia : la nonna di tutti i cigni bianchi che viveva nel parco da anni, si sbagliava quando diceva che loro non erano migratori e che la vita migliore era quella che conducevano nel parco. Girasole lo sentiva dentro che non era così e che se lei era diversa ci sarebbe stata una ragione, intendeva scoprirla piuttosto che fermarsi in quel luogo senza dar vita a quello che sentiva essere vero, i cigni bianchi comunque erano felici con quello che avevano e non cercavano altro, ma non era per lei quel vivere. Ora era stanca e doveva cercare un giaciglio e un pò di cibo prima che giungesse la notte, dall'alto vide un campo e una casa, forse lì poteva riposare, scese e si nascose all'interno di un cespuglio che sembrava adatto al suo riposo. mangiò alcune foglie prima di scivolare in un

 sonno profondo. Fece un sogno : Un grande cigno nero volava in testa ad uno stormo e l'accoglieva nel gruppo dicendo : "Ascolta la voce che parla nel cuore, ti indica la strada e sarai capace di giungere a casa...la rotta non è dimenticata e non è mai tardi." Era un bel sogno, non la faceva sentire sola ma con la sicurezza di trovare altri cigni neri come lei. Al risveglio fu felice ed il pensiero che per la prima volta avesse sognato dei suoi simili la colmò di gioia malgrado la stanchezza e le titubanze per quel suo viaggio, chissà, forse la meta era vicina e comunque qualcosa le faceva comprendere che per lei tutto presto sarebbe cambiato, poteva ora ascoltare l'istinto che si svegliava come un orologio biologico pronto a compiere il proprio dovere,non solo, sentiva infatti che qualcuno l'avrebbe accolta,qualcuno non diverso da lei e quindi capace di comprenderla. Quel sogno le mise una nuova carica. Si guardò intorno e si mise all'ascolto dei suoni dell'ambiente, ad un

 tratto senti un gracidare sommesso, a poca distanza doveva esserci uno stagno, attraversò la breve distanza a passi misurati ponendo attenzione ad eventuali pericoli, era da tempo abituata a badare a se stessa ma quello era un territorio sconosciuto, la prudenza era necessaria.Lo vide: piccolo e verde con un fare vivace che metteva allegria : " Ciao, arrivata oggi? Che carina che sei, ma ti sei persa? Non ti sei accorta dei tuoi compagni partiti due giorni fa? Dormivi? A fare tutte quelle domande era Greg : un ranocchio gonfio e verde con due occhietti vispi che fece sorridere Girasole.Lei raccontò di essere lì dalla sera precedente e chiese di che colore fossero i cigni che Greg aveva considerato suoi compagni." Oh bella! ma come te! Perché di che colore sono i cigni dalle tue parti?" Lei sorrise ancora, era evidente che lui non conoscesse i cigni bianchi, rimase infatti stupito nell'apprenderne l'esistenza , un ranocchio sempre vissuto in quello stagno non poteva immaginar

e diversi pezzettini di mondo a lui sconosciuti. Dunque altri cigni neri erano in volo , chissà,forse anche loro verso " casa" come aveva compreso attraverso il suo sogno, ancora più forte sentì l'emozione dominarla insieme alla necessità di ascoltare il cuore che le avrebbe mostrato in che direzione volare. Restò poco presso quello stagno e dopo aver ringraziato ( quel ranocchio era stato molto prezioso) e salutato calorosamente si mise in ascolto del vento e dei fremiti del suo cuore, presto sarebbe tornata a casa. Seguendo il cammino del sole giunse presso la riva di un lago, avrebbe dormito lì , era infatti molto stanca dopo ore d'interminabile volo, si accoccolò tra canne di bambù, mangiò un pò e si addormentò. Era l'alba quando aprì gli occhi, il chiarore l'avvolse ,un nuovo giorno era pronto ad accoglierla con le braccia protese verso di lei, nuotò nel lago a lungo poi...si mise a correre sul pelo d'acqua e finalmente si staccò da esso...Lì in alt

o uno stormo messo in formazione a " V " era pronto per il viaggio, lei si avvicinò ad un giovane cigno che con occhi languidi le disse " Ti aspettavo, è ora di tornare a casa ". Ecco il suo sogno che si realizzava, sapeva ora che quello in cui aveva creduto era possibile : Davanti allo stormo, a guidarlo per il viaggio riconobbe il grande cigno nero che le sorrise e dentro di sé risuonarono le stesse parole " Ascolta la voce che parla nel cuore, ti indica la strada e sarai capace di giungere a casa...La rotta non è dimenticata e non è mai tardi" Ecco ora era pronta per il viaggio, stava tornando a casa, sorrise al giovane cigno e rispose " Sono pronta"

 

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Valentina

 


C'era una volta Giulia una bambina che si sentiva spesso sola

perché i genitori erano entrambi impegnati con il lavoro.

Al mattino veniva accompagnata a casa della nonna Alice che abitava

in una villetta con giardino ma.Non giocava mai con lei,infatti in casa

aveva tante cose da fare ed era impegnata per sistemare,pulire e cucinare.

Ormai Giulia aveva imparato a giocare da sola con le sue bambole.



Un giorno la bambina chiese alla nonna di poter andare in giardino:

era una bella giornata di sole e portare fuori le sue bambole,raccogliere

erba per farne verdure e sabbia per inventare altre pietanze era quello

che desiderava.

La nonna l'accontentò, ma prima fece le solite raccomandazioni

sul non correre,non sporcarsi le mani e il vestito ma soprattutto

di non restare fuori troppo tempo poiché era quasi pronto il pranzo.



Che noia per Giulia doversi accontentare solo di una passeggiata

in giardino,non aveva altro perché avrebbe disubbidito alla nonna

se avesse toccato la sabbia e l'erba,allora volle scoprire intorno se

esisteva un tesoro,magari nella fenditura di un muro o dietro un cespuglio.

Si mise ad osservare con attenzione la bellezza dei fiori,dei rampicanti sul
muro,

quelle api sciamanti e assaporò l'odore delle rose.. Proprio sotto il
cespuglio

delle rose gialle vide un animaletto buffo che la stava osservando con i
suoi

occhietti vispi e camminava con un'andatura lenta.Era una tartaruga!

Per la bambina fu la scoperta di un tesoro preziosissimo.. Ora aveva
un'amica.



Felice cominciò a saltare e ballare,a ridere e a sentirsi fortunata,

doveva ora cercare un nome adatto..<< La chiamerò Valentina,

cammina infatti piano - Va lentina - e rideva per questo nome adatto

alla piccola creatura.Pensò che dimostrare la sua amicizia dovesse

cominciare con il donare alla piccola amica una foglia di lattuga,

di nascosto dalla nonna sgattaiolò in cucina e prese la lattuga.

Corse in giardino e la offrì alla piccola compagna di giochi.



Da quel giorno erano diventate inseparabili,finalmente qualcuno

che giocasse con lei senza sgridare,che ascoltasse e mangiasse

non come le bambole che non mangiavano e lei doveva solo immaginarlo,

il tempo scorreva lieto e la mattina era sempre sorridente anche se
assonnata

quando andava a trovare la nonna,aveva infatti la sua amica tartaruga ad

attenderla.La nonna aveva visto come la nipotina fosse allegra e la sentiva

parlare,aveva visto la tartaruga e sorrideva da dietro la finestra
ricordando

che anche lei da bambina amava gli animali.



Giunse l'autunno e il vento scompigliava i rami,i colori del giardino

erano colori rossicci o rugginosi,per la piccola Valentina era tempo

di riposo tutto ormai l'affaticava,sentiva la necessità di rallentare

ulteriormente i suoi movimenti.



La bambina poteva uscire per poco e con il cappello e il cappottino,

la nonna temeva che prendesse freddo,non voleva che si ammalasse.

Giulia aveva la sua lattuga in mano per farne dono a Valentina,

faceva proprio freddo e soprattutto era il vento a dare fastidio,

era presto per la neve ma come ogni anno la nonna aveva fatto

sistemare la legnaia per il camino.

Giulia era preoccupata,sotto il cespuglio di rose ormai spoglio

non scorgeva la sua Valentina e cercava,si guardava intorno

con una grande preoccupazione - dov'era la sua amica? -

perché non arrivava appena la chiamava come al solito?

Si mise a piangere e di corsa chiese aiuto alla nonna,

l'anziana donna fece un sorriso per rassicurarla e si mise

a cercare in giardino con lei,della tartaruga non vi era traccia,

asciugo le lacrime della bambina e le accarezzo i capelli,

guardarono con maggior attenzione e si accorsero che dietro il cespuglio

di rose la terra era smossa.La nonna spiegò allora alla bambina

che Valentina aveva scavato per fare una tana contro il gelo che arrivava,

che stava bene solo che aveva un grande sonno - doveva riposare -

la sua amica era in letargo e a Primavera sarebbe stata più grande

e felice di vedere i fiori e i colori,anche le piante erano andate a dormire

e la natura era in attesa di preparare il vestito nuovo per la stagione
nuova.

Allora la bambina sorrise e chiese alla nonna quali altre storie così belle

conoscesse,se le poteva raccontare quando con il fuoco acceso

faceva tanto freddo,la nonna felice le disse - certo piccolina,tutte le
storie che vuoi -



Fu un Inverno indimenticabile,ricco di fascino e di scoperte,la bambina
imparò

tante cose nuove dalla voce carezzevole della nonna e l'anziana donna
sorridendo

pensò che in fondo le cose da sistemare in casa potevano anche attendere,

poter essere ascoltati era veramente un piacere.



Aspettarono insieme il ritorno della Primavera e quando Valentina si fece
trovare

sotto la pianta di rose fu una vera festa e questa volta aveva anche una
nuova amica;

Nonna Alice era lì pronta a viziarla insieme alla piccola Giulia.


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L’elefantino Chimbo

 

Il vento racconta sempre tante storie e per chi non riesce a dormire e resta in ascolto,

la notte è capace di portarne sempre  di nuove,basta restare in silenzio e far riposare i pensieri .

 

C’era una volta nella foresta africana una bella famiglia di elefanti,tutti erano in attesa della nascita di un nuovo elefantino che avrebbe arricchito il “ Grande gruppo”.

 

L’evento era molto atteso e le elefantesse più anziane tenevano d’occhio Aurora la giovane sposina che cominciava ad agitarsi…

 

La luna era piena e giù al fiume le canne erano agitate dal vento…

Aurora sentì essere giunto il momento di allontanarsi per il grande evento lentamente si spostò dove sapeva esserci uno spiazzo e vicino un cespuglio che l’avrebbe protetta da occhi indiscreti.

Dopo qualche attimo di smarrimento per la visuale poco nitida e per la trepidazione di quanto stesse per accadere,l’elefantessa sentì l’istinto che la guidava…

Dopo un po’ di tempo vide nell’erba un esserino tenero che coccolò amorevolmente,ecco ora poteva fare la conoscenza del suo piccolo e volle chiamarlo Chimbo. L’elefantino

era vivace e amava scoprire tutte le cose che il mondo conteneva : odori,suoni e sapori,non era una cosa di tutti i giorni avere un mondo da assaggiare e una mamma così premurosa!

Ritornata al gruppo con quel nuovo componente venne festeggiata ed accolta da tutti con gioia,il suo piccolo era proprio carino. La mamma era paziente ed ogni mattina lo portava al fiume per fare il bagno e gli insegnava i luoghi dove avrebbe trovato l’erba migliore. Il piccolo Chimbo era davvero felice,non conosceva il pericolo e nessuno gli avrebbe mai fatto del male con la presenza della sua adorata mamma.

Un giorno dal cielo scese uno strano animale che nella sua pancia trasportava degli umani,scesero dei cacciatori in cerca di nuove prede da vendere ai circhi più importanti d’Europa.

Era un gruppo,tra i vari cacciatori il più temuto ed abile Albert ,era quello che sapeva fare il suo mestiere con destrezza,tutti sapevano che la cicatrice che aveva nel braccio era per la lotta che ebbe con un feroce leone,lui non temeva nulla e conosceva il territorio come nessuno. La notte dell’arrivo fu subito impiegata per mettere delle reti molto robuste e il fatto che la luna mandasse poca luce a causa delle nubi era per lui un’occasione da non far fuggire.

Si nascose nei pressi del fiume che sapeva essere territorio di abbeverata per gli elefanti con la speranza di trovarne uno abbastanza giovane in modo da essere addestrato in un Circo. Alle prime luci

dell’alba l’elefantino assetato si sveglio e si allontanò per andare a bere al fiume,non volle svegliare la madre che era molto stanca. Appena si avvicino alla riva senti un odore sconosciuto ma non ci fece caso e ZAC! fu prigioniero della rete,il cacciatore soddisfatto per la sua preda,prima che l’elefantino potesse emettere un suono lo narcotizzò e lo mise in una grande cassa dotata di ruote agganciata alla sua jeep. Il piccolo era confuso,non comprendeva nulla e sapeva solo che si sentiva molto pesante. Dopo ore di sonno si risvegliò in un luogo rumoroso e buio con la strana sensazione di rollare,era infatti nel bagagliaio di un aereo,cominciò a pensare alla sua mamma,alla foresta e al suo fiume,gli amici che forse non avrebbe più rivisto…Si mise a piangere e una brutta voce rispose “ Ti sei svegliato finalmente? Tu ed io dovremmo fare un lungo viaggio insieme e poi…Sarai importante sai? Sarai capace di lavorare in un bellissimo Circo!”

Era il domatore del Circo Betrix che era andato a prenderlo,era un omone grosso,grosso con uno sguardo che metteva paura,per lui,domatore di leoni ed elefanti era importante dover essere imponente e farsi rispettare soprattutto dalle belve. L’            elefantino lo temeva,aveva una voglia matta di andare dalla sua mamma,ma dov’era? Il piccolo si mise a piangere…Sentì una vocettina che gli disse

“ Non piangere piccino,vedrai che non è poi così brutto il Circo,sai,ci sono tanti bambini che ci vengono a vedere e ci regalano mille sorrisi !” Era Coco la scimmietta del domatore,com’era piccola e buffa con quel vestitino rosso con bottoni dorati,addirittura aveva un cappellino!

Chimbo la guardò e sorrise ,si,era proprio carina,le ricordava Dolly e Molly le sue amiche della foresta. Così ,da questo primo incontro Coco e Chimbo rimasero sempre insieme,l’elefantino imparò molti

esercizi ed era bravo,non poteva però cancellare dal cuore la foresta e la sua mamma.

 

Un giorno la piccola Coco rimase chiusa in una scatola,conteneva dei vestiti colorati da pagliaccio e lei non riuscì a trattenere la sua curiosità ,la serratura scattò ma essendo difettosa la rese prigioniera.

Non riusciva a respirare,era buio ed aveva paura,cominciò allora a piangere e ad agitarsi. Per fortuna Chimbo la sentì poiché era vicino al tendone dove stava provando i suoi esercizi,subito corse e con la proboscide aprì la scatola e la trasse in salvo. Coco fu felice per la dimostrazione d’amicizia e chiese cosa desiderasse tanto e se lei potesse aiutarlo per ricambiare l’atto d’amicizia. Chimbo divenne triste,voleva tornare nella sua foresta,era felice di fare gli esercizi per i sorrisi dei bambini ma lui non poteva dimenticare la foresta e la sua mamma,voleva che Coco prendesse la chiave della sua gabbia dalla roulotte del domatore per poter tornare a casa.

Quella notte Coco con le chiavi sottratte al domatore aprì la gabbia del suo amico che lo salutò con le lacrime agli occhi riconoscente per la conquistata libertà e per doversi separare,le chiese se volesse andare con lui ma la scimmietta rifiutò dicendo di non aver mai visto una foresta e di essere nata nel Circo e non avrebbe mai lasciato il sorriso dei bambini che amava.

Chimbo sparì nel buio della notte,non sapeva dove andare,era stanco e infreddolito,troppi rumori minacciosi,aveva fame e voleva sempre di più la presenza della sua mamma.

Finì distrutto in un parco e si addormentò.

Al mattino presto Angelo e suo padre insieme al cane Ringo erano andati a fare la passeggiata del mattino. Quando Angelo lo vide credette di sognare,com’era possibile che ci fosse un elefante nel parco? Lo portarono nel giardino di casa e poi in garage stando attenti a non farsi scoprire,il padre di Angelo amava la natura e gli animali e conosceva molti zoofili così organizzò un  viaggio e dopo pochi giorni il piccolo Chimbo vide dal finestrino dell’aereo la sua amata foresta e il fiume degli elefanti. Quando lo fecero scendere si voltò per salutare il        bambino con uno

 dei suoi esercizi più belli e il bambino dopo averlo abbracciato gli regalo un sorriso,per Chimbo fu il più prezioso che conserva ancora nel cuore.

Il vento ha portato questa storia raccolta in uno dei suoi lunghi viaggi e altre ne raccoglie se in silenzio lo sai ascoltare

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Stellina

 

Nell’immensità della notte,nel suo vasto spazio una piccola stella guardava la terra lontana,sentiva una forte attrazione e avrebbe voluto scendere per conoscere il mare e quei bambini di cui aveva sentito parlare,avrebbe voluto entrare in contatto con quel loro mondo capace di cogliere ogni cosa fino a quando diventati adulti la realtà avrebbe cancellato la visione magica del mondo.

Chiese alla sua mamma se poteva andare alla ricerca di avventure,se poteva entrare in contatto con i bambini,

ma la madre rispose che per farlo avrebbe perso la sua luce,sarebbe diventata opaca e nessuno avrebbe potuto ammirare la sua bellezza.

 

Sulla terra una bambina era intenta a guardare il cielo e tra quella miriade di stelle le parve di vederne una occhieggiare in modo particolare verso di lei,

chiese alla sua mamma se fosse possibile avere per Natale una bella stella,la madre paziente spiegò che non fosse possibile avere una stella vera, sarebbe stata troppo grande e avrebbe perso la sua bellissima luce.

 

La bambina stanca diede il bacio della buonanotte alla mamma,si mise nel lettino e dopo un attimo si addormentò.

 

La stellina desiderava così tanto di poter scendere sulla terra che…Puff ! si tuffò giù,fece un gran volo e si senti precipitare sempre più giù, la terra che prima appariva tanto lontana ora era sempre più vicina.

Stellina era felice e non aveva paura,ora poteva vedere il mare e nulla temeva,la sua coda luminosa la confortava e riusciva a vedere bene attraverso il buio della notte,si specchiava sull’acqua e si sentiva veramente bene.

 

Ora si stava avvicinando al giardino di una casa,al centro del quale si trovava un grande albero addobbato con tante luci colorate ed anche delle stelline che però avevano delle luci opache. Era un albero di Natale e intorno un manto candido ricopriva ogni cosa,uno strano silenzio accolse la stellina che credeva di poter trovare tanta gioia e bimbi intorno,dopo un attimo cadde tra la neve emettendo un bagliore molto forte.

 

La bambina si svegliò perché aveva sognato l’arrivo di una stellina nel suo giardino,si mise le pantofole e la calda vestaglia e andò a chiamare la mamma che credeva ad un incubo.

Non era un incubo ma un sogno bellissimo spiegò la bambina e dovevano andare subito in giardino,la mamma temeva in una delusione ma volle seguire la piccola che si era già precipitata fuori.

 

Una strana luce azzurrina illuminava lo spazio del giardino,da dove proveniva? La bambina corse verso

Il luogo in cui era più intensa e la madre era incredula,

quella era realmente una stella,quella che la sua bambina aveva desiderato ed ora era proprio nel suo giardino.

 

La bambina aveva un sorriso tenero mentre teneva tra le dita la stellina e le parlava,l’accarezzava con la voce e con lo sguardo,sembrava che la conoscesse da sempre.

Alla modulazione della voce della bambina la stellina aumentava la sua luce e sembrava comprendesse il senso dei discorsi.

 

Quella notte molti bambini  accompagnati dai genitori giunsero in quel giardino,un luogo tra tanti in un paese tra tanti,tutti sentirono nel cuore la luce di una piccola stella che accarezzava donando serenità,tutti videro quello che non si verificò mai prima perché una bambina insieme ad una piccola stella avevano avuto lo stesso desiderio,qualcosa in cui forse nessuno avrebbe creduto.

 

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Il lupacchiotto

 

La mattinata era quasi trascorsa e nella tana,in un bosco fitto che confinava

con un piccolo villaggio erano rimasti la lupa Shamy e i piccoli Tao e Gray

del padre il grande ed orgoglioso Smoke non si avevano ancora notizie.

Da quando il villaggio era nato sui lupi si raccontavano tante storie,

troppe di cattiveria,come se i lupi volessero sempre fare del male,

in realtà era la legge della sopravvivenza,leggi i lupi ne avevano tante

e esisteva anche quella della solidarietà e del branco.

 

Shamy cominciava ad agitarsi,mai il suo compagno aveva ritardato tanto,

i piccoli avevano fame e tra poco non avrebbero resistito,era suo compito

trattenerli nella tana e soprattutto proteggerli dai pericoli,da quando l’uomo

era tanto vicino il pericolo era maggiore Doveva però cercare il suo compagno,

forse era lui ad essere in pericolo.

 

Disse ai suoi piccoli di non muoversi dalla tana per nessuna ragione e

di tacere affinché potesse trovare il loro padre.

I piccoli promisero e lei con il cuore gonfio di ansia si allontanò.

Il piccolo Tao che era il più vivace cominciò a mordicchiare  Gray

sul collo,voleva mostrare la sua forza ed il suo coraggio come un giovane

guerriero.

 

Una farfalla colorata distrasse i suoi giochi,sembrava chiedere di essere

seguita,Gray si era addormentato,lui invece voleva ancora giocare

così seguì quella farfalla.

Un salto…e…fuggita,meglio riprovare. Ecco un salto più veloce,

nulla da fare,quella farfalla era furba e capace di volare sugli alberi

dove lui di certo non sapeva andare.

Troppo tardi quando si accorse di essere lontano dalla protezione della

sua tana,ma mamma dov’era?Quando torna?

 

Nel bosco qual giorno  Paolo era con suo padre,era sabato e potevano

fare la loro gara di raccolta di funghi e fragole e more,per loro

quello era un momento magico,un modo di stare insieme dal momento

che suo padre lavorava tutta la settimana e non poteva stare con lui.

 

Paolo sentì guaire nel bosco,era proprio lì vicino,qualcuno piangeva

e aveva bisogno d’aiuto,strinse la mano a suo padre,chiese se anche

lui sentisse piangere.

 

Lo videro in un cespuglio un esserino tremante,spaurito.

Paolo lo voleva portare a casa,suo padre disse di essere prudenti,

sua madre poteva essere nelle vicinanze,sarebbe stato un pericolo.

Attesero. Trascorse del tempo e nulla accadeva,nessuna lupa

nelle vicinanze. Quel giorno invece di funghi o fragole tra le

braccia di Paolo un musino cercava conforto.

Padre e figlio si avviarono in cucina e dopo un po’

in un piatto fu pronta una zuppa di pane e latte che il piccolo lupo

divorò in un attimo,poi una vecchia coperta divenne culla

per il riposo di Tao ormai sfinito.

 

Shamy e Smoke erano di ritorno a casa,lui ferito

e lei pronta alla difesa,preoccupata per i suoi piccoli

si accorse che Tao era sparito,dove era andato?

Non perse tempo e lasciato il compagno a riposare

nella loro tana andò alla ricerca delle tracce.

Venne condotta ad una casa confinante con il bosco,

l’odore dell’uomo,del cucciolo d’uomo del suo Tao

erano netti,suo figlio era lì.

Restò a distanza ed emise un richiamo.

 

In casa si sentiva ululare,proveniva da fuori,

Tao si svegliò e Paolo e suo padre erano felici

che la mamma di Tao fosse riuscita a trovarlo,

lui era una creatura del bosco e solo lì sarebbe

stato felice.

 

Il giovane lupo era felice e scodinzolava,

guaiva verso la porta che dava nel bosco,

la sua mamma era arrivata,lo aveva trovato!

Paolo aprì la porta e il piccolo Tao gli leccò

le mani,fece le feste anche al padre di Paolo,

aveva trovato due amici speciali ma ora

era il momento di andare.

 

Corse da sua madre e si voltò indietro,

anche la mamma lo fece ed emise un ululato

di riconoscenza,non tutti gli umani erano

cattivi come era stato raccontato e lei

e il suo piccolo lo avevano scoperto quel giorno.

Nel cuore del piccolo uomo e in quello

del piccolo lupo ora era presente un legame speciale.

 

 

Arrivati alla tana c’era una nuova storia da raccontare,

e Tao raccontò sempre che nel cuore di alcuni uomini

ci sono le stesse leggi del branco,della solidarietà e

del rispetto dei deboli da proteggere.

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