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Molto tempo
fa ( ma non poi molto, in verità ) viveva nel Principato
di Komagburg una bellissima Principessa dagli occhi di
luce e dai capelli bruni e folti. Il buon Dio le aveva
donato un carattere dolce ma nello stesso tempo forte e
determinato. Amava molto il mistero della Natura e…(
perché no? Era una donna! ) i bei vestiti da sfoggiare
durante le serate a corte tra l’ammirazione delle dame e
dei cavalieri convitati.
Spesso,
nelle notti senza luna, saliva sul torrione più alto del
castello dove dimorava insieme alla sua bella famiglia e
osservava la bellezza del Creato, il cielo trapunto di
stelle e la scia luminosa della Via Lattea. “Certo
”-pensava tra sé- “ che questo cielo vellutato e
punteggiato di stelle è come un mantello per la nostra
Terra! Esso l’avvolge nel suo velluto e la fa apparire
regale e maestosa!” Ne rimaneva affascinata e si
soffermava lunghi minuti a contemplare la volta celeste.
Poi, un po’
infreddolita, scendeva la ripida scala illuminata dalle
torce , ritornava nelle sue stanze e aspettando il sonno
rimirava i numerosi vestiti pensando: “sono bellissimi.
Tuttavia nemmeno il più bello può competere con il manto
vellutato del cielo! Beh, pazienza! Il mio sarto di
corte non può certo farmi un vestito così!” e con quel
sogno irrealizzabile nella mente si addormentava tra le
morbide coperte.
Nel
Principato di Komagburg viveva anche un umile sarto che
si guadagnava la vita tessendo vestiti e mantelli per
gli abitanti del posto. Non aveva molte aspirazioni e si
sentiva ormai vicino alla vecchiaia. Solo una cosa lo
rendeva felice: era stato chiamato varie volte dalla
Principessa su al castello ed ella aveva espresso il
desiderio di avere dei vestiti che si discostassero da
quelli “pomposi” del sarto di corte. L’umile sarto si
era dato da fare e ben presto insieme ai vestiti era
nata una bella Amicizia tra lui e la Principessa. Mentre
le misurava i vestiti ella decantava le bellezze del
creato e gli diceva:” Vedi, caro amico? Tu sai creare
vestiti molto belli e originali, sei più in gamba del
sarto di corte, ma nessuno può competere con la Natura!
Guarda il giglio del campo, la rosa vestita di velluto!
Nessun sarto può fare quello che la Natura, nel suo
mistero, fa!”
“Ti
confesserò una cosa, amico! Io sono invidiosa della
bellezza del cielo stellato e benchè sappia che solo Dio
può adornare quel manto, nel buio della mia camera,
mentre aspetto il sonno, io desidero…desidero…un
mantello così!”
Un giorno
la bella Principessa chiamò al castello il suo amico
sarto e gli disse: ”Caro amico, ti devo dare una triste
notizia. Partirò tra qualche giorno per un viaggio fuori
del Principato. Non so quanto starò via. Dipende dagli
eventi. Sono sicura che , pur nella lontananza tu
rimarrai mio Amico e mi aspetterai! Non ti rattristare!
Sai bene che non per i vestiti che mi fai ti apprezzo ma
per la tua dedizione e il tuo affetto!
Va’ adesso!
Al mio ritorno ti farò avvertire! Ma…prega per me!
Guarda il cielo stellato che tanto amo e prega…prega
Iddio!”
Passavano i
giorni e il sarto aspettava pazientemente il ritorno
della Principessa. La sera si affacciava alla finestra
della sua piccola casa e volgeva lo sguardo lassù, tra
le colline verdi ,dove sorgeva il castello dalle
finestre chiuse. La Principessa tardava a ritornare e
lui non aveva nessuna notizia. Il cielo pian piano
imbruniva e le stelle facevano capolino. Era quello il
momento un po’ meno triste della giornata perché
guardare il cielo stellato gli ricordava la Principessa
e la sua felicità nel contemplare le stelle. Ricordava
le sue parole :” nessun sarto può fare un vestito così!”
e doveva ammettere che nessun sarto, tantomeno lui,
sarebbe stato in grado di emulare il Sarto celeste.
Chiusa la finestra si coricava e volgeva il suo pensiero
a Dio perché la Principessa ritornasse sana e salva.
Una notte
fece uno strano sogno. Si vedeva lui stesso alla
finestra ad osservare il cielo. D’un tratto la Via
Lattea cominciò a muoversi. Un fiume di stelle
risplendenti l’accecò con il suo bagliore. Quando riuscì
a vedere nuovamente guardò nella stanza buia e notò il
vecchio baule, unica suppellettile oltre al letto, che
brillava di una strana luminescenza. Prese il lume che
aveva lasciato presso alla finestra e si avvicinò al
baule. La luminescenza che emanava proveniva da una
strana scritta luminosa sul coperchio. Inforcò gli
occhiali e lesse : “ Dal Sarto celeste alla Principessa
dagli occhi di Luce”.
Si svegliò
di soprassalto allo squillo delle trombe delle guardie
del castello. Scese in fretta dal letto e corse alla
finestra, la spalancò e nella luce magica del mattino
vide, con sua grande felicità, tutte le finestre del
castello aperte ed il vessillo principesco che garriva
al vento. La Principessa era tornata!
Tutto preso
dalla contentezza si preparò per raggiungere il
castello. Mentre calzava gli stivali si ricordò del
sogno che aveva fatto. Guardò il vecchio baule
nell’angolo della stanza, si avvicinò e distinse alcune
parole sul coperchio: “Sarto…Principessa…Luce”. “Forse
il sogno di stanotte nasconde qualche verità!” - si
disse. Preso dalla curiosità scostò il coperchio e fu
subito abbagliato da una vivida luce. ”Poffarbacco !!”-
esclamò – “altro che sogno! Qui è nascosto qualcosa di
portentoso! Forse un dono del Cielo per il ritorno della
Principessa! Devo assolutamente portarlo con me al
castello!”.
Detto,
fatto! Sellò la sua mula, le attaccò il vecchio carretto
cigolante e caricò sopra di esso il baule. La fedele
mula imboccò la ripida salita che portava al castello (
la conosceva a memoria! ) e presto il nostro sarto si
fece annunciare alla Principessa.
L’incontro
fu commovente! La dolce Principessa tese le mani al suo
amico ed egli le baciò. ”Finalmente siete tornata,
Altezza!”- disse tutto commosso il sarto – “quanto ho
desiderato questo momento!” Ed ella :”Anch’io sono
felice di rivederti, Amico mio! Il mio viaggio è stato
lungo e pieno di insidie ma ora sono nuovamente qui, tra
i miei sudditi, nel mio Principato! ”Dopo questi gioiosi
convenevoli il sarto parlò alla Principessa del sogno
che aveva fatto la notte prima e ciò che era accaduto
al vecchio baule. La Principessa si incuriosì molto a
quel racconto e chiamato il ciambellano di corte gli
disse:” Fate portare nella mia stanza il baule del mio
caro Amico! Di certo egli vuole farmi un dono ma, timido
com’è, non ha il coraggio di dirmelo! Presto! Mettetelo
qui ed uscite!”
Il baule (
che , in verità, non aveva più l’aspetto decadente di un
tempo ) fu posto in mezzo alla stanza, i servi si
ritirarono e i due Amici rimasero soli.
La
Principessa si accostò al coperchio e lo aprì
dolcemente. Subito uno splendore intenso illuminò la
camera semibuia. “Ohhh!!! – esclamò mentre spalancava
gli occhi “ che meraviglia!!!!! Che meraviglia!!!!!!”
Sul fondo
del baule era riposto un ampio mantello di velluto
trapunto di stelle il cui fulgore illuminava la notte e
i visi dei due Amici attoniti.
“Oh, Amico!
– esclamò ancora la Principessa –“tu dunque sei riuscito
a creare il mantello che da sempre ho desiderato!
Grazie, grazie!! Te ne sarò sempre grata!”
Il vecchio
sarto, confuso e allibito, aveva un bel dire che non
aveva tessuto lui quel manto meraviglioso, che qualcuno
ben più potente l’aveva creato per la Principessa. ”Non
mi mentire, Amico!”- diceva la Principessa – “sei tu
l’autore, sei tu il più grande dei sarti!” E l’umile
sarto pensò che, tutto sommato, il buon Dio l’aveva
aiutato a rendere felice la sua Amica Principessa e
dunque doveva sentirsi contento di tutti quei
complimenti! La sua Sovrana era al settimo cielo! Non
era quello che da sempre aveva sognato? Fare un mantello
di stelle per lei! In cuor suo ringraziò Iddio e quasi
si convinse di essere lui stesso l'autore di quella
meraviglia.
La sera
calò ben presto sul Principato di Komagburg. La
Principessa, congedato tra mille ringraziamenti il buon
sarto, rimase un bel pezzo a contemplare il manto
stellato steso nel baule senza ardire di toccarlo. Poi,
fattosi coraggio, lo prese e lo adagiò sul letto. Il suo
bagliore era accecante! Vestì un abito da sera e
finalmente indossò il magnifico mantello. Lo fermò al
collo con una spilla di zaffiri e si inoltrò su per le
scale del torrione del castello. Ansimando giunse sul
terrazzo cinto di merli. Guardò in alto la volta
stellata che riluceva come lei stessa di luce propria e
si sentì felice, stella tra le stelle!
Sfilò le
braccia da sotto il mantello e le allargò come volesse
abbracciare il mondo, ed ecco : in quell’istante la sua
bellezza trascendeva quella dell’Universo intero!
Qui finisce
la fiaba della Principessa ammantata di stelle! Quando,
nelle serate d’estate, vi soffermerete a guardare il
cielo, ricordatevi di lei che, non perché fosse di
stirpe reale le fu donato un mantello adorno di astri ,
ma perché amando il Creato si sentì parte di esso e
della sua immensità!
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