Home 

 

Domenico De Ferraro

LA  CASA  DEL  SOGNO
FAVOLA DI  MARILU'

dello stesso Autore ... Poesie

 

 

 

 

 

 

 

 

LA  CASA  DEL  SOGNO

 

Una piccola  casa rossa abbandonata in mezzo

ad  una povera  campagna  tra alcuni alberi 

che gli fanno ombra,ove danza la follia insieme alla sapienza

che  ridenti  tra i prati in fiore rincorrono  le farfalle della virtù   

là ella riposa trascurata  memore   del  tempo in cui fu giovane:

Qui fui costruita con il legno della montagna

insieme  ai   sassi del fiume  ,passate molte  stagioni

son diventata vecchia , pensare dentro le mie stanze

son cresciuti i figli  del fattore.   

Ho visto nascere  e morire uomini e animali

albe e tramonti ,spensierati giorni  nel veder riuniti intorno

al   tavolo  sempre un po’ scorbutico con tutta la famiglia

causa essere sbattuto di qua e di là a sua insaputa.

Sentire cantare  gli strumenti di lavoro la zappa e la falce

il secchio e l’aratro, quel burlone del trattore  stonato

come al solito con i suoi acuti  di petto.

Veder  danzare  la fiamma nel caminetto e poi addormentarsi

tra la cenere e i tizzoni ardenti.

L’ Albero sorridendo  lascia cadere  alcune foglie sopra al tetto:

Tra i miei rami quanti aquiloni si sono impigliati,

quanti pensieri tristi e felici , sentimenti d’ogni  tempo

amori mai giunti ad essere  maturi.

Ma con l’aiuto del  venerabile vento  li ho riportati a terra

e lasciati  afferrare di nuovo  dalle mani del pio  fanciullo.

La vecchia casa sorride:

 Eri cosi forte e frondoso le tue foglie   facevano la gioia

dei volatili di passaggio , della comara cornacchia che amava apparecchiava 

tè e pasticcini per ogni uccellino lassù in cima

mentre i tuoi  lunghi rami   come  mille braccia  cullavano

alla  ombra  d’un  tempo oscuro chiunque lo volesse ,

rendevano dolce il dormire del fattore

stanco  di ritorno dal lavoro  che s’appisolava pigro 

sopra l’amaca tesa tra i  tuoi rami  nodosi  e silenti.

L’ Albero commosso  tossendo ,asciugandosi gli occhi

con un grande fazzoletto di foglie :   

Rammenti quella notte di tempesta quando un fulmine

bruciò  martino l’albero di pino  e colpì il  camino  birichino.

La chioccia  impaurita fuggi sulla luna  ed il cane inferocito  

abbaio tutta la notte contro i lampi che si divertivano 

ad illuminare disgrazie  e paure   della natura muta ai margini

della città di cemento  fatta di  case nuove  che non avevano

mai conosciuta  te la  vecchia casa rossa solitaria

 in mezzo  alla brulla campagna.

La casetta  inforcando gli occhiali :

Ricordo  come posso dimenticare caro mio.

Accidenti se messo a piovere di nuovo,  bisognerà

dire all’omino della pioggia  di smetterla di piangere

son gia tanto triste io che le sue lacrime mi rendono  ancora

più  malinconica. Speriamo domani s’affacci di nuovo il sole

tra le nuvole  per ritornare a sorridere  lieta ad allegri  giorni

al canticchiare  delle oche per l’aia in festa   nell’ascoltare

la canzone del gallo matto senza cappello.

E  mentre finivo di raccontare questa storia gironzolando

per le stanze silenziose  rammento di quel sogno  

che lessi una volta tanto tempo fa

d’una sedia  che correva a prendere il tram.

Era molto tardi e  la sedia correva in fretta ,

saltellando , sulle sue quattro  gambe .

A un  tratto ne perse una  e vacillò pericolosamente.

per fortuna  un giovane passante  fu pronto a  raccogliere 

la gamba  e a rimettergliela a posto  .

E  mentre  gliela rimetteva , le  raccomandava :

Ma  non  corra così ,c’è  più tempo che vita.

Giovanotto  rispose la sedia  mi lasci  stare in questo modo

nell’ascoltare le  sue  parole mi farà   perdere sicuramente

il tram  che allungamento  attendo.

Vede l’immaginazione è  una funzione dell’esperienza ,

e l’esperienza è  madre d’ogni sapienza.

La morale di questo sogno credo sia  ambigua  tratta

da un vecchio libro di fiabe buttato in angolo della vecchia casa

del sogno che feci un mattino mentre cercavo di afferrare

il sole  per le gambe. Chi vuole  sorridere sorrida non c’è pena

l’inchiostro di questa penna scaccia via ogni  tristezza.

   Torna all'indice Autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  FAVOLA DI  MARILU'



Marilù  era un auto  a quattro posti  tutta  blù con una  grossa antenna ,ondulante nel vento
con cui poteva captare tutte le stazioni radio del paese.
Quando uscì dal ventre della grande  mamma fabbrica era cosi deliziosa che Toni il proprietario fece morire
d'invidia tutto il vicinato.
Marilù era un auto turbo comoda e veloce prototipo di gloriose macchine turbodiesel  familiari.
Aveva due grandi   occhi dolci  un tantino malinconici da fare tanto   tenerezza a guardarli e una passione
radiofonica  per la musica in generale.
Toni non nascose mai  il suo amore per  Marilù ne tanto meno provò mai a separasi dalla sua auto  ,amica e fedele compagna di tanti viaggi e gite .
Ma dal giorno in cui Marilù incomincio troppo a tossire rallentando la marcia Toni la dovete portare da un suo vecchio amico meccanico.
Fargli cambiare così  un pezzo importarne ,quale il sistema d'iniezione del combustibile,fu solo l'inizio, poiché Marilù soffrì in seguito  di molti problemi .
Per riportarla in sesto fù necessario portarla in una officina specializzata  e lasciarla lì un po' di tempo per far sì che lei  guarisse.
Marilù dopo diverse operazioni subite, sembrò ritornare  forte e veloce come un tempo.
Toni  con tutta la sua famiglia l' andò a ritirala personalmente organizzando contemporaneamente un grande festa per il  suo ritorno a casa.
Marilù commossa, scorrazzo Toni e tutta la sua famiglia in giro per la città , senza un minimo graffio ,tirata a lucido dal suo tubo di scappamento uscivano nuvolette bianche e pure  che odoravano l'aria di mughetto.
Fu una giornata quella memorabile.
Le sue vecchie amiche del parcheggio  sotto casa gli  mandarono tanti  messaggini  sul suo telefonino di felici auguri .
La signora Mercedes organizzò addirittura una festa di ballo in maschera  , nel grande garage ove la sera ritornavano a dormire tutte l'auto del vicinato ,  addobbato di luci psicadeliche festoni, e cartelloni  colorati con su scritto: Ben tornata tra noi Marilù.
Olio e benzina di buona qualità fù servito a volontà.
Pasticcini al petrolio furono preparati dalla signora Renault amica del cuore di Marilù. Anche la signora Toyota si diede tanto da  fare e dopo aver raccolto ,tante offerte , fece un bella sorpresa , regalando a Marilù  dei nuovi  tappetini e copri sediolini in pelle.
Mai tanta gioia aveva provato  Marilù che emozionata come non mai ,ringraziò tutti gli amici eseguendo in esclusiva per loro   un concerto di clacson in fà minore . Facendo innamorare così una giovane  berlina  a due porte con una  auto sportiva dal  tetto apribile.
 

  Torna all'indice Autore

 

 
 
Home