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Enzo Napolitano

Una favola per Benedetta.

dello stesso Autore....Racconti

 

 

 

 

 

Una favola per Benedetta.

"Vieni qui, Benedetta, vieni che ti asciugo quei lacrimoni. Siediti in braccio al nonno che ti racconta una favola. Oplà, brava. Vuoi che te la racconti?... Bene!"
Dunque c'era una volta, forse c'è ancora, un bambino con i capelli rossi e con le lentiggini...
"Cosa sono le lentiggini? Sono quelle macchioline rossicce sulla pelle come quelle di zia Adele... Perché ridi ? Ti sembra buffo che la zia Adele abbia le lentiggini?"
Dunque , c'era un bambino dispettoso che si chiamava... "Come lo vogliamo chiamare questo bambino dispettoso?... Va bene, Peppino, come quello che ti tira sempre i capelli."
Peppino faceva sempre tanti capricci, voleva sempre tutto e non si accontentava mai di niente.
Il babbo e la mamma erano disperati: non sapevano più cosa fare e stavano sempre a spiegargli quello che poteva o non doveva fare e qualche volta, se era proprio necessario, lo sgridavano.
Lui, però, era proprio un monellaccio e ne combinava di tutti i colori.
Figurati che una volta era riuscito, approfittando di una scaletta che era in camera, a salire sopra ad un armadio e si era nascosto così bene che nessuno lo trovava più.
Tutti,  disperati, a cercarlo e lui se ne stava zitto zitto per non farsi scoprire.
Solo quando aveva cominciato ad avere paura e si era messo a piangere avevano potuto riportarlo di sotto.
Peppino aveva, nel giardino, una grande gabbia dove avevano messo tutti gli uccellini che lui aveva voluto comprare alle fiere: una colomba, u pappagallo, una coppia di canarini e persino due pulcini che pigolavano dalla mattina alla sera.
Lo sai che faceva Peppino, quel mascalzoncello? faceva continuamente dei dispetti a quelle povere bestioline.
Quando li vedeva che dormicchiavano sopra i rametti di un alberino si avvicinava in punta di piedi e poi all'improvviso batteva forte due coperchi tra di loro e li spaventava.
Talvolta fingeva di dargli una foglia d'insalata introducendola tra le maglie della rete e, quando quelli si precipitavano per beccarla, gliela toglieva di scatto.
Una volta era riuscito ad aprire la porticina della gabbia e li aveva rincorsi per poterli prendere tra le mani e quelli, terrorizzati, avevano cominciato a starnazzare volando all'impazzata ed andando più volte a battere il capo nella rete.
"Starnazzare? Significa battere le ali, muovendole in fretta mentre si scappa. Ecco: metti le braccine cosi.... Fai così.... Bene, vedi? Anche Benedetta starnazza!"
Insomma Peppino era un vero briccone, una vera peste!
Una domenica mattina il babbo lo portò a fare una passeggiata sul lungomare e gli fece vedere i pesciolini, le barche ed i pescatori che tiravano la rete.
Proprio come il nonno fa con Benedetta quando viene a La Spezia...
Arrivarono (ad un certo punto) dove c'era una vecchina che vendeva i palloncini colorati e Peppino, il dispettoso, cominciò subito ad urlare: Voglio un palloncino! Voglio un palloncino! Babbo, comprami subito un palloncino, lo voglio, lo voglio, lo voglio!"
"Ed il babbo che gli disse? Benissimo, Benedetta, gli disse proprio cosi: "Si dice vorrei un palloncino."
Peppino continuò invece sempre ad urlare:" Voglio un palloncino, lo voglio, lo voglio!"
Il papà si vergognava tanto perché tutti li guardavano stupiti e, per farlo smettere, gli comprò un palloncino rosso, bellissimo.
Per un attimo Peppino smise di urlare e, con in mano il filo che reggeva il palloncino che andava verso l'alto, si mise a correre lungo il viale.
Ad un tratto si fermò e, correndo vicino alla vecchina dei palloncini, cominciò ad urlare: "Li voglio tutti! Li voglio tutti!"
Il papà che l'aveva raggiunto, o prese per mano e lo trascinò via mentre lui continuava a sbraitare : "Li voglio tutti! Li voglio tutti!"
"Era proprio dispettoso, vero, Benedetta?... Se li prendeva tutti lui, agli altri bambini ed anche a Benedetta non rimaneva niente. Non ti pare?"
Ma sai che fece quel manigoldo ? approfittando di un momenti di distrazione del papà, con uno strattone si liberò della mano che lo stringeva , corse verso la vecchina e le strappò via tutti i fili dei palloncini.
A questo punto succede una cosa straordinaria: siccome Peppino era piccolino ed i palloncini erano tanti incominciarono a trascinarlo verso l'alto, verso il cielo e pian piano Peppino si ritrovò a volare in alto e vedeva sempre più piccole le persone che passeggiavano sul molo e che guardavano, con il naso all'insù, quel bambino che si allontanava.
Il babbo gli urlava: " Peppino, lascia i palloncini, lascia i palloncini!" ma Peppino non lo stava a sentire ed anzi gridò: " No, mai, sono miei!"
Continuava a salire sempre più in alto nel cielo, divertendosi un mondo, fino a che, vedendo che si era allontanato troppo, incominciò ad avere paura ed iniziò a frignare: "Voglio scendere! Voglio scendere! Aiutoooo! Aiutatemi!".
Nessuno poteva fare niente per lui; ci sarebbe voluto un elicottero ma non ce n'erano e quel dispettoso continuava ad essere trascinato sempre più in alto.
Improvvisamente Peppino sentì avvicinarsi un cinguettio e fu ben presto attorniato da un bel gruppo di uccelli che volavano in un allegro girotondo.
Lo sai chi c'era tra quegli uccelli? 
C'era il pappagallo di Peppino, due canarini, la colomba e persino quei due pulcini gialli che chissà come erano riusciti a volare così in alto perché, di solito, i pulcini non sono capaci di volare.
Peppino li aveva subito riconosciuti e cominciò a piagnucolare : "Per favore, fatemi scendere per terra... Voglio andare dal mio babbo, dalla mia mamma..."
"E perché dovremmo aiutarti dopo che ci hai fatto tanti dispetti?"
La colomba aveva preso la parola ed il bambino la guardava sbalordito.
"Per favore, aiutatemi, vi prego..."
Si avvicinò quindi il pappagallo con due occhialoni celesti (che, chissà dove aveva preso...) e con una voce gracchiante gli disse : "Potremmo pure aiutarti ma prima ci devi fare alcune promesse."
Tutti gli altri uccelli in coro ripetettero: "Alcune promesse, alcune promesse, alcune promesse..."
Peppino li guardava sempre più sbalordito. Non avrebbe voluto subire quel ricatto ma poi, guardando in basso, si convinse che non aveva altra strada e piagnucolando rispose: "Va bene... Cosa devo promettere?"    
I due pulcini si fecero avanti: " Per prima cosa non ci devi più rincorrere!"
Ed ecco che arrivò la colomba con le sue richieste: "Per seconda cosa, non devi far finta di darci da mangiare e poi tirarti indietro!"
Fu quindi la volta dei due canarini che insieme recitarono: "Niente rumori improvvisi, coperchi e pentole che sbattono!"
"E poi - era il pappagallo con i suoi occhialoni che intervenne - devi ubbidire ai tuoi genitori e finirla di fare tanti capricci! Prometti?"
Tutto il girotondo degli uccelli ripeteva in coro : "Prometti? prometti? Prometti?"
Peppino li guardava disorientato e sorpreso... Era ancora indeciso, ma poi, ancora con un groppo in gola, rispose: "Prometto!"
"Veramente?"
"Si, veramente."
Il pappagallo, sempre con quei due occhialoni celesti sul naso, prese il comando delle operazioni : "Va bene, ti crediamo, ma guai a te se non mantieni la promessa!"
Si rivolse verso gli altri come un comandante ed ordinò: "Inizio missione di salvataggio. Pronti?"
"Si, si, si..."
"Avanti il primo!"
Il primo dei due pulcini si avvicinò ai palloncini e, con una beccata, ne fece esplodere uno.
Ora Peppino non saliva più nel cielo: si era fermato.
"Avanti il secondo!"
Il secondo pulcino puntò un palloncino verde e, con un colpo di becco, lo ridusse in mille pezzi.
Lentamente, molto lentamente, Peppino aveva iniziato a scendere.
Fu poi la volta della colomba, quella del pappagallo e quella dei canarini.
Lentamente, molto lentamente, Peppino aveva iniziato a scendere.
Fu poi la volta della colomba, quella del pappagallo e poi dei canarini.
Ognuno di loro aveva fatto scoppiare un palloncino e ne erano rimasti solo quattro.
Peppino era sceso verso terra ed a questo punto, guardando verso il basso, vide distintamente il suo babbo sul molo che, con le braccia protese, lo aspettava per stringerselo al petto e, quando gli era rimasto in mano solo il suo palloncino rosso, si ritrovò nell'abbraccio che aveva tanto desiderato.
Tutti quelli che avevano assistito a quell'avventura si misero a battere le mani mentre si udiva, di lontano, un cinguettio fitto, fitto.
"Che paura, babbo... Che paura!... Non succederà più, mai più. Sai, ho promesso agli uccelli di essere buono..."
"Speriamo che ti serva da lezione..."
Ti è piaciuta, Benedetta? Si? Ma che occhietti di sonno hai... Vieni,vieni in braccio al nonno ché ti porto a letto...   
 

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