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Una favola per Benedetta.
"Vieni qui, Benedetta, vieni che ti asciugo quei lacrimoni.
Siediti in braccio al nonno che ti racconta una favola. Oplà,
brava. Vuoi che te la racconti?... Bene!"
Dunque c'era una volta, forse c'è ancora, un bambino con i
capelli rossi e con le lentiggini...
"Cosa sono le lentiggini? Sono quelle macchioline rossicce sulla
pelle come quelle di zia Adele... Perché ridi ? Ti sembra buffo
che la zia Adele abbia le lentiggini?"
Dunque , c'era un bambino dispettoso che si chiamava... "Come lo
vogliamo chiamare questo bambino dispettoso?... Va bene,
Peppino, come quello che ti tira sempre i capelli."
Peppino faceva sempre tanti capricci, voleva sempre tutto e non
si accontentava mai di niente.
Il babbo e la mamma erano disperati: non sapevano più cosa fare
e stavano sempre a spiegargli quello che poteva o non doveva
fare e qualche volta, se era proprio necessario, lo sgridavano.
Lui, però, era proprio un monellaccio e ne combinava di tutti i
colori.
Figurati che una volta era riuscito, approfittando di una
scaletta che era in camera, a salire sopra ad un armadio e si
era nascosto così bene che nessuno lo trovava più.
Tutti, disperati, a cercarlo e lui se ne stava zitto zitto per
non farsi scoprire.
Solo quando aveva cominciato ad avere paura e si era messo a
piangere avevano potuto riportarlo di sotto.
Peppino aveva, nel giardino, una grande gabbia dove avevano
messo tutti gli uccellini che lui aveva voluto comprare alle
fiere: una colomba, u pappagallo, una coppia di canarini e
persino due pulcini che pigolavano dalla mattina alla sera.
Lo sai che faceva Peppino, quel mascalzoncello? faceva
continuamente dei dispetti a quelle povere bestioline.
Quando li vedeva che dormicchiavano sopra i rametti di un
alberino si avvicinava in punta di piedi e poi all'improvviso
batteva forte due coperchi tra di loro e li spaventava.
Talvolta fingeva di dargli una foglia d'insalata introducendola
tra le maglie della rete e, quando quelli si precipitavano per
beccarla, gliela toglieva di scatto.
Una volta era riuscito ad aprire la porticina della gabbia e li
aveva rincorsi per poterli prendere tra le mani e quelli,
terrorizzati, avevano cominciato a starnazzare volando
all'impazzata ed andando più volte a battere il capo nella rete.
"Starnazzare? Significa battere le ali, muovendole in fretta
mentre si scappa. Ecco: metti le braccine cosi.... Fai così....
Bene, vedi? Anche Benedetta starnazza!"
Insomma Peppino era un vero briccone, una vera peste!
Una domenica mattina il babbo lo portò a fare una passeggiata
sul lungomare e gli fece vedere i pesciolini, le barche ed i
pescatori che tiravano la rete.
Proprio come il nonno fa con Benedetta quando viene a La
Spezia...
Arrivarono (ad un certo punto) dove c'era una vecchina che
vendeva i palloncini colorati e Peppino, il dispettoso, cominciò
subito ad urlare: Voglio un palloncino! Voglio un palloncino!
Babbo, comprami subito un palloncino, lo voglio, lo voglio, lo
voglio!"
"Ed il babbo che gli disse? Benissimo, Benedetta, gli disse
proprio cosi: "Si dice vorrei un palloncino."
Peppino continuò invece sempre ad urlare:" Voglio un palloncino,
lo voglio, lo voglio!"
Il papà si vergognava tanto perché tutti li guardavano stupiti
e, per farlo smettere, gli comprò un palloncino rosso,
bellissimo.
Per un attimo Peppino smise di urlare e, con in mano il filo che
reggeva il palloncino che andava verso l'alto, si mise a correre
lungo il viale.
Ad un tratto si fermò e, correndo vicino alla vecchina dei
palloncini, cominciò ad urlare: "Li voglio tutti! Li voglio
tutti!"
Il papà che l'aveva raggiunto, o prese per mano e lo trascinò
via mentre lui continuava a sbraitare : "Li voglio tutti! Li
voglio tutti!"
"Era proprio dispettoso, vero, Benedetta?... Se li prendeva
tutti lui, agli altri bambini ed anche a Benedetta non rimaneva
niente. Non ti pare?"
Ma sai che fece quel manigoldo ? approfittando di un momenti di
distrazione del papà, con uno strattone si liberò della mano che
lo stringeva , corse verso la vecchina e le strappò via tutti i
fili dei palloncini.
A questo punto succede una cosa straordinaria: siccome Peppino
era piccolino ed i palloncini erano tanti incominciarono a
trascinarlo verso l'alto, verso il cielo e pian piano Peppino si
ritrovò a volare in alto e vedeva sempre più piccole le persone
che passeggiavano sul molo e che guardavano, con il naso
all'insù, quel bambino che si allontanava.
Il babbo gli urlava: " Peppino, lascia i palloncini, lascia i
palloncini!" ma Peppino non lo stava a sentire ed anzi gridò: "
No, mai, sono miei!"
Continuava a salire sempre più in alto nel cielo, divertendosi
un mondo, fino a che, vedendo che si era allontanato troppo,
incominciò ad avere paura ed iniziò a frignare: "Voglio
scendere! Voglio scendere! Aiutoooo! Aiutatemi!".
Nessuno poteva fare niente per lui; ci sarebbe voluto un
elicottero ma non ce n'erano e quel dispettoso continuava ad
essere trascinato sempre più in alto.
Improvvisamente Peppino sentì avvicinarsi un cinguettio e fu ben
presto attorniato da un bel gruppo di uccelli che volavano in un
allegro girotondo.
Lo sai chi c'era tra quegli uccelli?
C'era il pappagallo di Peppino, due canarini, la colomba e
persino quei due pulcini gialli che chissà come erano riusciti a
volare così in alto perché, di solito, i pulcini non sono capaci
di volare.
Peppino li aveva subito riconosciuti e cominciò a piagnucolare :
"Per favore, fatemi scendere per terra... Voglio andare dal mio
babbo, dalla mia mamma..."
"E perché dovremmo aiutarti dopo che ci hai fatto tanti
dispetti?"
La colomba aveva preso la parola ed il bambino la guardava
sbalordito.
"Per favore, aiutatemi, vi prego..."
Si avvicinò quindi il pappagallo con due occhialoni celesti
(che, chissà dove aveva preso...) e con una voce gracchiante gli
disse : "Potremmo pure aiutarti ma prima ci devi fare alcune
promesse."
Tutti gli altri uccelli in coro ripetettero: "Alcune promesse,
alcune promesse, alcune promesse..."
Peppino li guardava sempre più sbalordito. Non avrebbe voluto
subire quel ricatto ma poi, guardando in basso, si convinse che
non aveva altra strada e piagnucolando rispose: "Va bene... Cosa
devo promettere?"
I due pulcini si fecero avanti: " Per prima cosa non ci devi più
rincorrere!"
Ed ecco che arrivò la colomba con le sue richieste: "Per seconda
cosa, non devi far finta di darci da mangiare e poi tirarti
indietro!"
Fu quindi la volta dei due canarini che insieme recitarono:
"Niente rumori improvvisi, coperchi e pentole che sbattono!"
"E poi - era il pappagallo con i suoi occhialoni che intervenne
- devi ubbidire ai tuoi genitori e finirla di fare tanti
capricci! Prometti?"
Tutto il girotondo degli uccelli ripeteva in coro : "Prometti?
prometti? Prometti?"
Peppino li guardava disorientato e sorpreso... Era ancora
indeciso, ma poi, ancora con un groppo in gola, rispose:
"Prometto!"
"Veramente?"
"Si, veramente."
Il pappagallo, sempre con quei due occhialoni celesti sul naso,
prese il comando delle operazioni : "Va bene, ti crediamo, ma
guai a te se non mantieni la promessa!"
Si rivolse verso gli altri come un comandante ed ordinò: "Inizio
missione di salvataggio. Pronti?"
"Si, si, si..."
"Avanti il primo!"
Il primo dei due pulcini si avvicinò ai palloncini e, con una
beccata, ne fece esplodere uno.
Ora Peppino non saliva più nel cielo: si era fermato.
"Avanti il secondo!"
Il secondo pulcino puntò un palloncino verde e, con un colpo di
becco, lo ridusse in mille pezzi.
Lentamente, molto lentamente, Peppino aveva iniziato a scendere.
Fu poi la volta della colomba, quella del pappagallo e quella
dei canarini.
Lentamente, molto lentamente, Peppino aveva iniziato a scendere.
Fu poi la volta della colomba, quella del pappagallo e poi dei
canarini.
Ognuno di loro aveva fatto scoppiare un palloncino e ne erano
rimasti solo quattro.
Peppino era sceso verso terra ed a questo punto, guardando verso
il basso, vide distintamente il suo babbo sul molo che, con le
braccia protese, lo aspettava per stringerselo al petto e,
quando gli era rimasto in mano solo il suo palloncino rosso, si
ritrovò nell'abbraccio che aveva tanto desiderato.
Tutti quelli che avevano assistito a quell'avventura si misero a
battere le mani mentre si udiva, di lontano, un cinguettio
fitto, fitto.
"Che paura, babbo... Che paura!... Non succederà più, mai più.
Sai, ho promesso agli uccelli di essere buono..."
"Speriamo che ti serva da lezione..."
Ti è piaciuta, Benedetta? Si? Ma che occhietti di sonno hai...
Vieni,vieni in braccio al nonno ché ti porto a letto...
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