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Gli gnomi
del bosco
In tutti gli
angoli della terra ci sono degli spiritelli che aiutano
la gente, la fanno arrabbiare, le fanno i dispetti, o
semplicemente stanno a guardare.
Nel mio
ultimo viaggio ne ho incontrati alcuni.
Carini,
piccoli con orecchie a punta, pelosi, col nasino
all’insù, sempre in movimento come le trottole.
Una di loro,
una bimbetta, se così si può dire, perché a prima vista
sembrano tutti dei bimbi, magari hanno cento anni, mi ha
raccontato tante cose sui loro atteggiamenti, sui motivi
che li portano a fare i dispetti piuttosto che aiutare
la gente o che li spingono a farci andare tutte le cose
di traverso.
Ebbene mi ha
raccontato che loro esistono da sempre, da quando
esistono gli uomini, e che ognuno di loro appartiene a
una famiglia, e che le abitudini di questa famiglia
possono essere basate sulle buone intenzioni o su quelle
cattive. In ogni modo nessuna delle loro azioni ha mai
portato la morte a un qualche essere umano…
Di solito
hanno un cappello rosso in testa e, dice la bambina, che
se riesci a prenderglielo esso si trasforma in un
pentolone pieno d’oro.
Altri hanno
sette cappelli rossi in testa e fra questi sette
cappelli ce n’è sempre uno tutto pieno d’oro.
Mi sono
divertita molto a correre in mezzo al bosco assieme ai
miei amici folletti, in verità cercavo di prendere loro
il cappello….
Ma intanto
che correvo, ridevo ed ero felice e quando finalmente
riuscii a fermarmi ci ho pensato su.
"Non è che
questa storia del cappello è stata creata apposta dagli
gnomi per fare in modo che gli esseri umani li
rincorrano come si rincorre spesse volte il sogno in un
cassetto? Non sarà perché facendosi rincorrere fanno
dimenticare agli esseri umani i problemi più grossi che
ci sono nella nostra vita facendoli vivere meglio? Non
sarà che questa felicità che si prova stando a contatto
con questi spiritelli ci aiutano ad affrontare meglio la
vita?"
A tutte
queste domande ho risposto in un attimo. Questo è un
gioco che loro fanno con noi, con la nostra stupida
voglia di ricchezza, senza farci mai trovare niente,
perché è nel momento in cui ci fermiamo e pensiamo che
ci rendiamo conto che la vera ricchezza è quella che
abbiamo già nella nostra vita e che abbiamo a portata di
mano ogni giorno.
Ho proseguito
il viaggio, accompagnata dalla bimbetta, e mi sono
ritrovata sulle dolomiti, nella zona del Cadore. Sempre
per mano alla mia piccola guida arrivai ad un boschetto
dalle parti di Tai, era inverno e tutta la zona era
ricoperta da una bianca coltre di neve, pura e candida.
Ad un certo punto della nostra passeggiata ella mi
mostrò una zona nel bosco dove l'erba era più alta che
in qualsiasi altro posto, spuntava dalla neve, e cosa
ancora più strana era che quell'erba disegnava un
cerchio perfetto, all'interno di quel cerchio non c'era
neve, non c'era erba, nulla….
Chiesi cosa
potesse mai aver causato questo fenomeno e lei mi
raccontò che quello era un cerchio di streghe. Mi disse
che quando si incontravano in questo posto cominciavano
a danzare in cerchio attorno ad uno strano essere che se
ne stava sistemato nel centro.
Proseguimmo
il nostro viaggio e la bimbetta mi portò in un locale al
limitare del bosco, era un'osteria. Il titolare, un uomo
molto particolare chiamato da tutti Olivo, mi venne
incontro e mi fece accomodare ad una tavolata
grandissima, dove c'erano tanti avventori e mi disse "So
che vieni in pace, posso offrirti le mie grappe?"
Me ne fece
sentire di tutti i sapori e di tutti gli odori, sono
andata via che era ormai notte fonda, ero inebriata non
so se per tutto l'alcool che mi era entrato nel cervello
o per l'atmosfera che stavo respirando. Avevo molta
paura, non volevo attraversare quel sentiero ai lati del
cerchio delle streghe, da sola, di notte, e come per
magia la mia bimba era già di nuovo al mio fianco che mi
allungava la mano.
Ora ero
sicura, profondamente sicura che quel piccolo essere era
capitato sulla mia strada per aiutarmi e mai più mi
avrebbe lasciato…
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La favola delle tre
arance
C’era una volta un Re, che aveva un figlio che si
chiamava Giovanni.
Giovanni era già un uomo e il Re desiderava tanto che si
sposasse, che vivesse felice con la sua sposa nel
Palazzo Reale e che insieme lo facessero diventare
nonno, ma il Principe non era mai contento delle ragazze
che il padre gli presentava facendo innumerevoli feste a
corte.
Un
giorno, spazientito il vecchio Re disse:” Giovanni, io
oramai sono vecchio e voglio vederti sistemato,
soprattutto ho tanta voglia di diventare nonno, quindi
organizzerò per te il più bel ricevimento mai visto in
questo regno, inviterò tutte le principesse dei regni
vicini e lontani, vedrai che troverai la ragazza giusta
per te”.
Purtroppo Giovanni non trovò, fra le invitate,
la sua sposa, e il Re, questa volta arrabbiatissimo
disse: ”Basta, ora prendi il tuo cavallo e questa
bisaccia, dentro troverai una borraccia di acqua e una
pagnotta di pane, vai in giro per il mondo e torna con
la donna che vorrai sposare.
Allora Giovanni partì, molto triste e
sconsolato, e trotta e galoppa, trotta e galoppa arrivò
vicino ad una fontana, si fermò per ristorarsi un poco e
non si accorse che vicino alla fontana era seduta una
vecchietta, la quale lo salutò: “Ciao Giovanni, vedi
come sono vecchia? Ebbene io sono la vecchia della
fontana, i miei denti non sono più tanto buoni per
masticare il mio pane che ormai è duro, avresti per caso
un po’ di pane tenero da darmi?”
Giovanni stupito dal fatto che la vecchia
sapesse il suo nome le fece dono dell’unica pagnotta di
pane che aveva con se’. La vecchietta allora ricambiò il
generoso gesto e diede al Principe tre arance e gli
disse: “Quando avrai sete aprine una, ti disseterà……”
Il Principe salì sul suo cavallo e ripartì
veloce come il vento, e …. Trotta e galoppa, trotta e
galoppa arrivò sotto un albero e pensò che aveva una
gran sete, così decise di aprire una delle arance
donatagli dalla vecchia della fontana. Aprì l’arancia ed
uscì una bellissima ragazza dai capelli lunghi, neri e
con gli occhi profondi come il cielo di notte sparso di
stelle. La ragazza gli disse: “Giovanni dammi da bere”
E lui: “Da bere non ne ho.”
E lei: “Allora io morirò” , e sparì.
Giovanni era disperato, la ragazza era la più bella che
avesse mai visto, e lui l’aveva persa in un attimo.
“Pazienza” pensò, “ne troverò un’altra, il mio viaggio
sarà lungo!” e ricominciò a cavalcare. Trotta e galoppa,
trotta e galoppa si trovò ad avere di nuovo sete, si
fermò in una radura e aprì la seconda arancia della
vecchia, anche questa volta, bambini, ne uscì una
bellissima ragazza, con i capelli a boccoli, rossi come
il fuoco e gli occhi verdi come la foresta, anche lei
disse: “Giovanni dammi da bere”
E lui: “Da bere non ne ho”
E lei: “Allora io morirò” e scomparve come era apparsa….
Giovanni ancora più disperato di prima, si ripromise che
la terza arancia l’avrebbe aperta vicino ad un ruscello,
così se per caso fosse apparsa un’altra ragazza avrebbe
avuto dell’acqua per dissetarla. E così fece.
Arrivò in un posto molto tranquillo con un piccolo
ruscello di acqua di sorgente, fresca e zampillante,
all’ombra dei cespugli di gelsomino che profumavano
tutto intorno con il loro aroma dolce.
Decise che era arrivato il momento di aprire la terza
arancia.
Appena la aprì venne fuori una bellissima ragazza con i
capelli biondi come i raggi del sole in estate, con gli
occhi azzurri come il cielo dopo la tempesta e con un
sorriso, bimbi, un sorriso che fece subito innamorare
Giovanni.
“Giovanni dammi da bere”
“Eccoti l’acqua, quanta ne vuoi”, disse il principe un
po’ imbarazzato.
La ragazza bevve, ma poi si ricordò di essere tutta
nuda, sì bambini, era senza vestiti, perché voi capite
non si può stare vestiti dentro ad una arancia, e si
coprì con i suoi lunghi capelli.
Giovanni, da vero cavaliere, si tolse il mantello e lo
mise sulle sue spalle, si presentarono e si piacquero
subito, lei si chiamava Maria.
Il Principe le chiese di sposarlo e lei accettò di buon
cuore, ma si vergognava molto perché lei non aveva
niente da portare come dote al matrimonio, era povera.
Insieme salirono sul cavallo e tornarono al castello.
Quando arrivarono tutti andarono loro incontro, facendo
i complimenti alla bellezza della giovane donna che
accompagnava il loro Principe.
Maria, aveva, però già attirato le invidie di Vanessa
(la figlia del Re del Regno vicino che era in visita al
castello), che era molto bella anche lei, ma era troppo
vanitosa e cattiva di cuore. Vanessa era innamorata del
Principe Giovanni e i due genitori erano già in accordo
di far sposare i due giovani nel caso il Principe fosse
tornato senza la sua sposa. Quindi si fece subito avanti
e si offrì per aiutare Maria a lavarsi, vestirsi e
pettinarsi in modo da apparire nel suo pieno splendore
al Vecchio Re, che non aspettava altro di diventare
nonno.
Però bambini, la cattiveria di Vanessa era così grande
che non appena ebbe aiutato Maria a lavarsi e a vestirsi
insistette tanto per pettinarla che Maria accettò.
Intanto che con il pettine acconciava i bellissimi
capelli biondi Vanessa piantò uno spillone proprio in
testa a Maria che in un batter d’occhio si trasformò in
una bellissima colomba. Poi andò a riferire al Principe
Giovanni che la sua “Principessa Maria” era scappata,
mettendolo a conoscenza degli accordi fra i loro
genitori.
Fra le lacrime il Principe Giovanni accettò di sposare
Vanessa, e quando fu il giorno del matrimonio, con molta
sorpresa, vide che c’era una colomba che gli girava
sempre intorno. Vanessa, naturalmente sapeva che quella
colomba era Maria, diceva a Giovanni: “ Ma lasciala
stare, poverina, non toccarla, forse sta male!”
Invece Giovanni la prese fra le mani e cominciò ad
accarezzarle la testolina, finché sentì come una
crosticina proprio al centro della testa. Vanessa disse:
”Giovanni non toccare quella crosticina, potresti
ammalarti anche tu”, ma per fortuna Giovanni era un
ragazzo un po’ testardo e volle vedere da vicino, così
con l’unghia grattò la crosticina e vide che c’era uno
spillone piantato nella testa della colomba.
Il Principe allora estrasse lo spillone e…. meraviglia!
Maria riapparve ancora più bella, con un bellissimo
vestito da sposa già pronta per il giorno più bello
della sua vita.
I due ragazzi si sposarono, con tanta gioia da parte del
Vecchio Re, che in breve tempo vide coronare il suo
sogno di essere nonno.
La morale, bambini, (perché tutte le favole hanno una
morale) è che bisogna sempre essere generosi con gli
altri, e non bisogna essere invidiosi di quello che non
si ha, basta avere tanta pazienza e ascoltare le parole
che ci dice il nostro cuore.
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