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Elisabetta Farinelli

La favola delle tre arance

Gli gnomi del bosco

 

della stessa Autrice...Accadde una volta

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli gnomi del bosco

 

In tutti gli angoli della terra ci sono degli spiritelli che aiutano la gente, la fanno arrabbiare, le fanno i dispetti, o semplicemente stanno a guardare.

Nel mio ultimo viaggio ne ho incontrati alcuni.

Carini, piccoli con orecchie a punta, pelosi, col nasino all’insù, sempre in movimento come le trottole.

Una di loro, una bimbetta, se così si può dire, perché a prima vista sembrano tutti dei bimbi, magari hanno cento anni, mi ha raccontato tante cose sui loro atteggiamenti, sui motivi che li portano a fare i dispetti piuttosto che aiutare la gente o che li spingono a  farci andare tutte le cose di traverso.

Ebbene mi ha raccontato che loro esistono da sempre, da quando esistono gli uomini, e che ognuno di loro appartiene a una famiglia, e che le abitudini di questa famiglia possono essere basate sulle buone intenzioni o su quelle cattive. In ogni modo nessuna delle loro azioni ha mai portato la morte a un qualche essere umano…

Di solito hanno un cappello rosso in testa e, dice la bambina, che se riesci a prenderglielo esso si trasforma in un pentolone pieno d’oro.

Altri hanno sette cappelli rossi in testa e fra questi sette cappelli ce n’è sempre uno tutto pieno d’oro.

Mi sono divertita molto a correre in mezzo al bosco assieme ai miei amici folletti, in verità cercavo di prendere loro il cappello….

Ma intanto che correvo, ridevo ed ero felice e quando finalmente riuscii a fermarmi ci ho pensato su.

"Non è che questa storia del cappello è stata creata apposta dagli gnomi per fare in modo che gli esseri umani li rincorrano come si rincorre spesse volte il sogno in un cassetto? Non sarà perché facendosi rincorrere fanno dimenticare agli esseri umani i problemi più grossi che ci sono nella nostra vita facendoli vivere meglio? Non sarà che questa felicità che si prova stando a contatto con questi spiritelli ci aiutano ad affrontare meglio la vita?"

A tutte queste domande ho risposto in un attimo. Questo è un gioco che loro fanno con noi, con la nostra stupida voglia di ricchezza, senza farci mai trovare niente, perché è nel momento in cui ci fermiamo e pensiamo che ci rendiamo conto che la vera ricchezza è quella che abbiamo già nella nostra vita e che abbiamo a portata di mano ogni giorno.

Ho proseguito il viaggio, accompagnata dalla bimbetta, e mi sono ritrovata sulle dolomiti, nella zona del Cadore. Sempre per mano alla mia piccola guida arrivai ad un boschetto dalle parti di Tai, era inverno e tutta la zona era ricoperta da una bianca coltre di neve, pura e candida. Ad un certo punto della nostra passeggiata ella mi mostrò una zona nel bosco dove l'erba era più alta che in qualsiasi altro posto, spuntava dalla neve, e cosa ancora più strana era che quell'erba disegnava un cerchio perfetto, all'interno di quel cerchio non c'era neve, non c'era erba, nulla….

Chiesi cosa potesse mai aver causato questo fenomeno e lei mi raccontò che quello era un cerchio di streghe. Mi disse che quando si incontravano in questo posto cominciavano a danzare in cerchio attorno ad uno strano essere che se ne stava sistemato nel centro.

Proseguimmo il nostro viaggio e la bimbetta mi portò in un locale al limitare del bosco, era un'osteria. Il titolare, un uomo molto particolare chiamato da tutti Olivo, mi venne incontro e mi fece accomodare ad una tavolata grandissima, dove c'erano tanti avventori e mi disse "So che vieni in pace, posso offrirti le mie grappe?"

Me ne fece sentire di tutti i sapori e di tutti gli odori, sono andata via che era ormai notte fonda, ero inebriata non so se per tutto l'alcool che mi era entrato nel cervello o per l'atmosfera che stavo respirando. Avevo molta paura, non volevo attraversare quel sentiero ai lati del cerchio delle streghe, da sola, di notte, e come per magia la mia bimba era già di nuovo al mio fianco che mi allungava la mano.

Ora ero sicura, profondamente sicura che quel piccolo essere era capitato sulla mia strada per aiutarmi e mai più mi avrebbe lasciato…

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La favola delle tre arance

 

 

            C’era una volta un Re, che aveva un figlio che si chiamava Giovanni.

Giovanni era già un uomo e il Re desiderava tanto che si sposasse, che vivesse felice con la sua sposa nel Palazzo Reale e che insieme lo facessero diventare nonno, ma il Principe non era mai contento delle ragazze che il padre gli presentava facendo innumerevoli feste a corte.

         Un giorno, spazientito il vecchio Re disse:” Giovanni, io oramai sono vecchio e voglio vederti sistemato, soprattutto ho tanta voglia di diventare nonno, quindi organizzerò per te il più bel ricevimento mai visto in questo regno, inviterò tutte le principesse dei regni vicini e lontani, vedrai che troverai la ragazza giusta per te”.

         Purtroppo Giovanni non trovò, fra le invitate, la sua sposa, e il Re, questa volta arrabbiatissimo disse: ”Basta, ora prendi il tuo cavallo e questa bisaccia, dentro troverai una borraccia di acqua e una pagnotta di pane, vai in giro per il mondo e torna con la donna che vorrai sposare.

         Allora Giovanni partì, molto triste e sconsolato, e trotta e galoppa, trotta e galoppa arrivò vicino ad una fontana, si fermò per ristorarsi un poco e non si accorse che vicino alla fontana era seduta una vecchietta, la quale lo salutò: “Ciao Giovanni, vedi come sono vecchia? Ebbene io sono la vecchia della fontana, i miei denti non sono più tanto buoni per masticare il mio pane che ormai è duro, avresti per caso un po’ di pane tenero da darmi?”

         Giovanni stupito dal fatto che la vecchia sapesse il suo nome le fece dono dell’unica pagnotta di pane che aveva con se’. La vecchietta allora ricambiò il generoso gesto e diede al Principe tre arance e gli disse: “Quando avrai sete aprine una, ti disseterà……”

         Il Principe salì sul suo cavallo e ripartì veloce come il vento, e …. Trotta e galoppa, trotta e galoppa arrivò sotto un albero e pensò che aveva una gran sete, così decise di aprire una delle arance donatagli dalla vecchia della fontana. Aprì l’arancia ed uscì una bellissima ragazza dai capelli lunghi, neri e con gli occhi profondi come il cielo di notte sparso di stelle. La ragazza gli disse: “Giovanni dammi da bere”

E lui: “Da bere non ne ho.”

E lei: “Allora io morirò” , e sparì.

Giovanni era disperato, la ragazza era la più bella che avesse mai visto, e lui l’aveva persa in un attimo. “Pazienza” pensò, “ne troverò un’altra, il mio viaggio sarà lungo!” e ricominciò a cavalcare. Trotta e galoppa, trotta e galoppa si trovò ad avere di nuovo sete, si fermò in una radura e aprì la seconda arancia della vecchia, anche questa volta, bambini, ne uscì una bellissima ragazza, con i capelli a boccoli, rossi come il fuoco e gli occhi verdi come la foresta, anche lei disse: “Giovanni dammi da bere”

E lui: “Da bere non ne ho”

E lei: “Allora io morirò” e scomparve come era apparsa….

Giovanni ancora più disperato di prima, si ripromise che la terza arancia l’avrebbe aperta vicino ad un ruscello, così se per caso fosse apparsa un’altra ragazza avrebbe avuto dell’acqua per dissetarla. E così fece.

Arrivò in un posto molto tranquillo con un piccolo ruscello di acqua di sorgente, fresca e zampillante, all’ombra dei cespugli di gelsomino che profumavano tutto intorno con il loro aroma dolce.

Decise che era arrivato il momento di aprire la terza arancia.

Appena la aprì venne fuori una bellissima ragazza con i capelli biondi come i raggi del sole in estate, con gli occhi azzurri come il cielo dopo la tempesta e con un sorriso, bimbi, un sorriso che fece subito innamorare Giovanni.

“Giovanni dammi da bere”

“Eccoti l’acqua, quanta ne vuoi”, disse il principe un po’ imbarazzato.

La ragazza bevve, ma poi si ricordò di essere tutta nuda, sì bambini, era senza vestiti, perché voi capite non si può stare vestiti dentro ad una arancia, e si coprì con i suoi lunghi capelli.

Giovanni, da vero cavaliere, si tolse il mantello e lo mise sulle sue spalle, si presentarono e si piacquero subito, lei si chiamava Maria.

Il Principe le chiese di sposarlo e lei accettò di buon cuore, ma si vergognava molto perché lei non aveva niente da portare come dote al matrimonio, era povera.

Insieme salirono sul cavallo e tornarono al castello. Quando arrivarono tutti andarono loro incontro, facendo i complimenti alla bellezza della giovane donna che accompagnava il loro Principe.

Maria, aveva, però già attirato le invidie di Vanessa (la figlia del Re del Regno vicino che era in visita al castello), che era molto bella anche lei, ma era troppo vanitosa e cattiva di cuore. Vanessa era innamorata del Principe Giovanni e i due genitori erano già in accordo di far sposare i due giovani nel caso il Principe fosse tornato senza la sua sposa. Quindi si fece subito avanti e si offrì per aiutare Maria a lavarsi, vestirsi e pettinarsi in modo da apparire nel suo pieno splendore al Vecchio Re, che non aspettava altro di diventare nonno.

Però bambini, la cattiveria di Vanessa era così grande che non appena ebbe aiutato Maria a lavarsi e a vestirsi insistette tanto per pettinarla che Maria accettò. Intanto che con il pettine acconciava i bellissimi capelli biondi Vanessa piantò uno spillone proprio in testa a Maria che in un batter d’occhio si trasformò in una bellissima colomba. Poi andò a riferire al Principe Giovanni che la sua “Principessa Maria” era scappata, mettendolo a conoscenza degli accordi fra i loro genitori.

Fra le lacrime il Principe Giovanni accettò di sposare Vanessa, e quando fu il giorno del matrimonio, con molta sorpresa, vide che c’era una colomba che gli girava sempre intorno. Vanessa, naturalmente sapeva che quella colomba era Maria, diceva a Giovanni: “ Ma lasciala stare, poverina, non toccarla, forse sta male!”

Invece Giovanni la prese fra le mani e cominciò ad accarezzarle la testolina, finché sentì come una crosticina proprio al centro della testa. Vanessa disse: ”Giovanni non toccare quella crosticina, potresti ammalarti anche tu”, ma per fortuna Giovanni era un ragazzo un po’ testardo e volle vedere da vicino, così con l’unghia grattò la crosticina e vide che c’era uno spillone piantato nella testa della colomba.

Il Principe allora estrasse lo spillone e…. meraviglia! Maria riapparve ancora più bella, con un bellissimo vestito da sposa già pronta per il giorno più bello della sua vita.

I due ragazzi si sposarono, con tanta gioia da parte del Vecchio Re, che in breve tempo vide coronare il suo sogno di essere nonno.

La morale, bambini, (perché tutte le favole hanno una morale) è che bisogna sempre essere generosi con gli altri, e non bisogna essere invidiosi di quello che non si ha, basta avere tanta pazienza e ascoltare le parole che ci dice il nostro cuore.

 

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