|
|
Le
favole di Fedro
Cenni biografici
Fedro è stato un favolista latino del I
secolo d.C. Nativo della Macedonia, fu liberto di
Augusto; poi sotto Tiberio subì le persecuzioni
dei Seiano, che si era sentito colpito da qualcuna
delle favole di più chiaro tono satirico;
evidentemente riuscì a cavarsela; poiché continuò
a scrivere fino al regno di Claudio. Fedro
introdusse nella poesia latina il genere della
favola, riprendendo le favole esopiche cercando di
adattarle all'ambiente romano. La sua opera non va
però considerata come semplice rielaborazione di
quella esopica. Invenzione di Fedro sono gli
aneddoti storici, le novelline e i racconti
allegorici. L'accento pessimistico che colora la
semplicità e la naturalezza dei suoi senari
giambici è personalissimo. Nel prologo del I libro
(dei 5 da lui scritti) l'autore afferma che lo
scopo dell'opera è duplice: stimolare il sorriso e
dare ammaestramenti morali. Alcune favole di
Fedro, come quella del lupo e dell'agnello, sono
ancora oggi universalmente note.
|
|
I CANI SI RICONCILIANO CON I LUPI
Dissero
i lupi ai cani: - Perché voi, che siete nostri simili in tutto, non
andate d'accordo con noi come fratelli? Noi, infatti, non abbiamo nulla
di diverso da voi, tranne il carattere. Noi viviamo in completa libertà;
voi siete sottomessi agli uomini come servi, sopportate le loro
percosse, portate il collare, simbolo della vostra schiavitù, e tenete
in custodia le loro pecore. Per di più, quando essi mangiano, a voi non
riservano che i rimasugli degli ossi. E' ora di cambiare; abbiate
fiducia in noi. Consegnateci tutte le pecore, noi le spartiremo in
comune con voi, per mangiarcele a sazietà. I cani, purtroppo,
prestarono orecchio a questi suggerimenti. Ed i lupi, penetrati
nell'ovile, sbranarono loro per primi, e poi tutte le pecore
Torna
all'indice
|
|
IL CALVO E LA
MOSCA
Una
mosca punse il cranio lucido di un calvo. Questi si diede una grande
manata per liberarsene.
E
la mosca, ridendo: - Vuoi castigare con la morte il morso di un così
piccolo volatile? Che vendetta vorrai prendere contro te stesso che alla
puntura hai aggiunto l'ingiuria di una manata?
Il
calvo rispose: - Con me stesso è facile pacificarmi, perché so che non
avevo intenzione di nuocermi. Ma tu, animale perfido di un genere
detestabile, tu, che provi piacere a sùggere il sangue degli uomini,
meriti di essere uccisa, anche a costo di un maggiore sacrifico.
Questa
favola insegna a perdonare colui che casualmente ha compiuto un errore
ai nostri danni. Chi di proposito ci ha procurato il male merita, io
penso, qualsiasi pena
Torna
all'indice
|
|
IL GALLO IN
PORTANTINA
Un
gallo aveva come domestici dei gatti e si faceva portare tutto tronfio
in portantina.
Una
volpe, appena lo vide così fiero e superbo, gli disse: - Guardati da
costoro! Fai attenzione all'inganno! Hanno l'aria, se li consideri bene,
di portare una preda, non un padrone.
Appena
la compagnia dei gatti cominciò a sentire la fame, sbranò il padrone e
si divise le parti.
Torna
all'indice
|
|
IL LUPO
E IL CANE
Un
lupo magro e sfinito incontra un cane ben pasciuto, con il pelo folto e
lucido. Si fermano, si salutano e il lupo domanda:
-
Come mai tu sei così grasso? Io sono molto più forte di te, eppure,
guardami: sto morendo di fame e non mi reggo sulle zampe.
-
Anche tu, amico mio, puoi ingrassare, se vieni con il mio padrone. C'è
solo da far la guardia di notte perché non entrino in casa i ladri.
-
Bene, ci sto. Sono stanco di prendere acqua e neve e di affannarmi in
cerca di cibo.
Mentre
camminano, il lupo si accorge che il cane ha un segno intorno al collo.
-
Che cos'è questo, amico? - gli domanda.
-
Sai, di solito mi legano.
-
E, dimmi: se vuoi puoi andartene?
-
Eh, no - risponde il cane.
-
Allora, cane, goditi tu i bei pasti. Io preferisco morire di fame
piuttosto che rinunciare alla mia libertà.
Torna
all'indice
|
|
LA
RANA E IL BUE
Una
volta una rana vide un bue in un prato. Presa dall'invidia per
quell'imponenza prese a gonfiare la sua pelle rugosa. Chiese poi ai suoi
piccoli se era diventata più grande del bue. Essi risposero di no.
Subito riprese a gonfiarsi con maggiore sforzo e di nuovo chiese chi
fosse più grande.
Quelli
risposero: - Il bue.
Sdegnata,
volendo gonfiarsi sempre più, scoppiò e mori.
Quando
gli uomini piccoli vogliono imitare i grandi, finiscono male.
Torna
all'indice
|
|
LA
VOLPE E IL CORVO
Messer
corvo aveva trovato sul davanzale della finestra un bel pezzo di
formaggio: era proprio la sua passione e volò sul ramo di un albero per
mangiarselo in santa pace. Ed ecco passare di là una volpe
furbacchiona, che al primo colpo d'occhio notò quel magnifico formaggio
giallo. Subito pensò come rubarglielo.
"Salire
sull'albero non posso" si disse la volpe, "perché lui
volerebbe via immediatamente, ed io non ho le ali… Qui bisogna giocare
d'astuzia!".
-
Che belle penne nere hai! - esclamò allora abbastanza forte per farsi
sentire dal corvo; - se la tua voce è bella come le tue penne, tu certo
sei il re degli uccelli! Fammela sentire, ti prego!
Quel
vanitoso del Corvo, sentendosi lodare, non resistette alla tentazione di
far udire il suo brutto cra crà!, ma, appena aprì il becco, il pezzo
di formaggio gli cadde e la volpe fu ben lesta ad afferrarlo e a
scappare, ridendosi di lui.
Torna
all'indice
|
L'asino, la volpe e il
leone
Un asino ed una volpe
fecero amicizia e insieme se
ne andarono a caccia.
Incontrarono un leone
dall'aria minacciosa.
La volpe intuì il pericolo
che stava correndo, gli si
avvicinò e cominciò a
parlargli: si impegnava a
consegnargli l'asino, in
cambio della sua salvezza. I
leone le promise la libertà:
così la volpe condusse
l'asino verso una trappola e
ce lo lasciò cadere. Il
leone, appena vide che
l'asino era
nell'impossibilità di
fuggire, assalì per primo la
volpe e poi, con calma,
ritornò ad occuparsi
dell'animale che era caduto
nella trappola.
Torna
all'indice
|
|
IL TOPO E LA RANA
Il topo per poter attraversare più facilmente un fiume, chiese
aiuto alla rana. La rana con un filo lega ad una delle sue zampe di
dietro uno dei piedi anteriori del topo. Quando a nuoto furono arrivati
a mezzo del fiume, la rana, tradendo la parola data, si tuffò
sott'acqua e si trascinò dietro il sorcio. Morto il sorcio venne a
galla e ondeggiava sui flutti. Il nibbio che volava adocchiò la preda:
strappò il topo e insieme portò via la rana che era con esso legata.
La perfida, che col tradimento aveva attentato alla vita dell'altro,
trovò insieme la rovina anche lei e fu distrutta.
Torna all'indice
|
|
|
|