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Le favole di Lev Tolstoj

 

Gli sciacalli e l'elefante I due cavalli
Il corvo e i suoi piccoli Il re e gli elefanti
La formica e la colomba

L'asino vestito della pelle del leone e la volpe

La testa e la coda del serpente  Il falco e il gallo
Il corvo e il piccione

Cenni biografici

Lev Nikolaevic Tolstoj Nato da una famiglia di antica nobiltà terriera a Yasnaya Polyana, nel governatorato russo di Tula, nel 1828, Lev Tolstoj studiò legge a S. Pietroburgo e da giovane combatté nella guerra russo-turca, che gli ispirò i primi racconti, prevalentemente autobiografici. In seguito si orientò verso gli ampi affreschi storici ("Guerra e Pace", 1868) e le grandi storie d'amore ("Anna Karenina", 1877). Nella seconda metà degli anni '70 fu colto da una profonda crisi spirituale che lo fece allontanare dalla chiesa ortodossa e che lo portò alla teorizzazione di una religiosità più autentica e più vicina alle origini. La sua profonda volontà di rinnovamento nei confronti della società russa (che già sperimentava le prime scosse rivoluzionarie) ne fece un attento studioso di pedagogia e un audace saggista in campo politico, filosofico e critico. Queste sue attività gli valsero la scomunica della Chiesa russa e gli attacchi della censura. Gli ultimi anni furono orientati verso un'incessante attività di livellamento tra la sua vita e le sue teorie: si dedicò ai più duri lavori manuali e maturò l'idea di distribuire le terre ai contadini. In seguito a forti dissidi con la moglie e nonostante l'età (82 anni), decise di fuggire di casa, ma le sue condizioni di salute non gli permisero di andare oltre la stazione di Astapovo, sulla linea per Rostov , dove la morte lo colse il 7 novembre 1910.

Note biografiche a cura di Maria Agostinelli


 


 

 

 

 

 

GLI SCIACALLI E L'ELEFANTE


Chi sciacalli avevano mangiato tutte le carogne che c'erano nei bosco, e non avevano più da mangiare. Ed ecco che a un vecchio sciacallo venne in mente un modo di trovare da sfamarsi. Andò dall'elefante e g1i disse:
- Noialtri avevamo un re, ma da un pò di tempo non fila dritto: ci ordina di fare certe cose, che non è possibile eseguire. Noi ci vogliamo scegliere un altro re, e il nostro popolo mi ha mandato appunto a pregarti di diventare tu il re nostro. Si campa bene, da noi: qualunque cosa tu ci comanderai, noi la faremo, e ti rispetteremo in tutto. Vieni nel nostro regno.
L'elefante acconsentì, e andò dietro allo sciacallo. Lo sciacallo lo condusse in una palude. Quando l'elefante fu ben affondato nel fango, lo sciacallo gli disse: - Adesso, comanda pure: qualunque cosa ci ordini, noi la faremo. L'elefante rispose: - Io vi comando di tirarmi fuori di qui.
Lo sciacallo si mise a ridere, e disse: - Attaccati con la proboscide alla coda mia, e subito ti tiro fuori. Rispose l'elefante: - Ti pare possibile con la coda, tirar fuori me?
Allora lo sciacallo gli disse: - E perché, dunque, tu comandi una cosa che non si può fare? Apposta abbiamo cacciato via il re di prima, perché ci comandava certe cose che non si potevano eseguire. Quando l'elefante, lì nella palude, fu morto, gli sciacalli vennero e se lo mangiarono.

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I DUE CAVALLI


Due cavalli tiravano ognuno il proprio carro. Il primo cavallo non si fermava mai; ma l'altro sostava di continuo. Allora tutto il carico viene messo sul primo carro. Il cavallo che era dietro e che ormai tirava un carro vuoto, disse sentenzioso al compagno: - Vedi? Tu fatichi e sudi! Ma più ti sforzerai, più ti faranno faticare -. Quando arrivarono a destinazione, il padrone si disse: - Perché devo mantenere due cavalli! Mentre uno solo basta a trasportare i miei carichi? Meglio sarà nutrir bene l'uno, e ammazzare l'altro; ci guadagnerò almeno la pelle del cavallo ucciso! -.
E così fece.

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IL CORVO E I SUOI PICCOLI


Un corvo aveva fatto il nido , in un'isola. Quando gli nacquero i piccini, pensò che sarebbe stato meglio trasportarli sulla terraferma.
Prese tra gli. artigli il figlio più piccolo e si staccò dall'isola volando sopra lo stretto.
Quando giunse in mezzo al mare, si sentì molto stanco: le sue ali battevano l'aria sempre più lente.  "Oggi io sono grande e forte e porto mio figlio sul mare perché mio figlio è debole"  pensava il corvo " quando esso sarà cresciuto e sarà diventato forte, mentre io sarò debole e vecchio, chissà se mi ricompenserà delle fatiche che io sostengo oggi e se mi trasporterà come io faccio, da un luogo all'altro ".
Il corvo decise allora di accertarsi subito e chiese al suo piccolo:
- Quando tu sarai forte e io sarò vecchio e debole, mi aiuterai come faccio io ora con te? Mi trasporterai da un luogo all'altro? Dimmi la verità….
Il piccolo corvo vide in basso il mare e, temendo che il padre lo lasciasse cadere, si affrettò a rispondere:
- Si, sì, ti aiuterò, ti trasporterò -.  

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IL RE E GLI ELEFANTI


Un re indiano ordinò che si radunassero tutti i ciechi; e quando i ciechi furono arrivati alla reggia, fece mostrare a loro i suoi elefanti. Uno tastò le zampe, un altro la punta della coda, un terzo la radice della coda, un quarto il ventre, un quinto il groppo ne, un sesto le orecchie, un settimo le zanne, un ottavo la proboscide. Poi il re chiamò a sé quei ciechi, e domandò: - Come sono fatti i miei elefanti?
Uno dei ciechi disse: - I tuoi elefanti somigliano a colonne! - Era il cieco che aveva tastato le zampe. Un altro cieco disse: - Somigliano a scopette! - Era quello che aveva tastato la punta della coda. Un terzo disse: - Somigliano a rami! - Era quello che aveva tastato la radice della coda. Quello che aveva tastato il ventre, disse: - Gli elefanti somigliano a un mucchio di terra! - Quello che aveva tastato i fianchi, disse: - Somigliano a un muraglione! - Quello che aveva tastato il groppone disse: -Somigliano a una montagna! - Quello che aveva tastato le orecchie, disse; -Somigliano a fazzoletti! - Quello che aveva tastato la testa, disse: - Somigliano a un gran mortaio! - Quello che aveva tastato le zanne, disse: - Somigliano a corna! - Quello che aveva tastato la proboscide, disse: -Somigliano a una grossa fune!-
E tutti quei ciechi si misero a discutere e a litigare.

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LA FORMICA E LA COLOMBA


Una formica era assetata e sì avvicinò alla riva di un ruscello. Un'onda la investì e la fece cadere nell'acqua. Una colomba, che passava portando un ramoscello nel becco, vide la formica in pericolo e le lanciò il ramoscello. La formica vi si aggrappò e fu salva. Qualche tempo dopo, un cacciatore stava per catturare la colomba nella sua rete. La formica gli si accostò e gli morse una gamba. Il cacciatore sussultò e si lasciò sfuggire la rete dalle mani. La colomba aprì le ali e volò via.

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L'ASINO VESTITO DELLA PELLE DEL LEONE E LA VOLE


Un asino si mise addosso la pelle di un leone e andava attorno seminando il terrore fra tutte le bestie. Vide una volpe e volle provarsi a far paura anche a lei. Ma quella, che per caso aveva già sentito la sua voce un'altra volta, gli disse:
- Sta pur sicuro che, se non ti avessi ma sentito ragliare, avresti fatto paura anche a me -.
Cosi ci sono degli ignoranti che, grazie alle loro fastose apparenze, sembrerebbero persone importanti, se la smania di parlare non li tradisse.

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LA TESTA E LA CODA DEL SERPENTE


Un giorno la coda del serpente attaccò lite con la testa: si doveva stabilire quale delle due dovesse andare avanti per prima.
La testa diceva: - Tu non puoi andare avanti per prima: non hai occhi e non hai orecchi!
La coda rispondeva: - In compenso, però, io ho la forza. Sono io che ti faccio muovere. Se per capriccio mi arrotolo intorno ad un albero, tu non ti puoi spostare più.
Propose la testa: - Allora, separiamoci. La coda si staccò dalla testa e cominciò a strisciare sola. Ma poco dopo non vide un crepaccio e vi precipitò dentro

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IL FALCO E IL GALLO

Un falco, addestrato dal suo padrone, quando costui lo chiamava, veniva a posarsi sul suo pugno.

Il gallo invece, all'avvicinarsi del padrone, strillava e fuggiva spaventato.

Disse il falco al gallo: - Voi galli siete servi ingrati. Correte dai vostri padroni soltanto quando avete fame. Noi, invece, uccelli selvatici, siamo ben diversi: siamo più forti e più veloci e non fuggiamo quando gli uomini s'avvicinano. E se ci chiamano, corriamo e ci posiamo sul loro pugno. Non dimentichiamo ch'essi ci danno da mangiare -.

Rispose il gallo: - Se voi non fuggite all'avvicinarsi dell'uomo, è perché non avete mai visto il falco allo spiedo, mentre noi non vediamo che polli arrosto -.  

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IL CORVO E IL PICCIONE

Un corvo osservò che i piccioni vivono comodamente e sono ben nutriti perchè l'uomo pensa a dar loro da mangiare. Si tinse le penne di bianco e penetrò in una piccionaia. Dapprima i piccioni credettero che egli fosse uno di loro e lo lasciarono entrare ma il corvo si dimenticò per un attimo del suo travestimento e gracchiò come un vero corvo.

Allora i piccioni lo beccarono e lo buttarono fuori. Ritornò dai corvi, ma questi, spaventati dalle sue penne bianche, lo cacciarono via, come avevano fatto i piccioni.

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