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‘O
lupe ‘e l’agnèlle,
siccòme tenevene ‘na piézz’è séte,
venèrene vicine ‘o sciumme
pe se fa ‘na vevutèlla.
‘O lupe vevéve ‘a coppe
‘e l’agnelle, un poco più lontano,
veveve ‘a sotte.
‘O lupe, ca so vuléve fotte:
- Tu mi sporchi l’acqua -
‘e dicette ‘e botte.
-Cùmme t’a sporche,
ricette ‘o puveriélle,
si scòrre da té, a mé
‘stu fiumiciélle?-
-‘A micia ‘e màmmete, siente buone ‘a me,
‘e ricètte ‘o lupe,
sei mise
fa, parlaste male ‘e me-
-‘A quel tempo, nunn’ero ancora nato –
-Nu’ me ne fotte, t’acchiàppe ‘e si sbranàto!-
‘E senza pensarci, quel cornute,
l’afferràie ‘e so’ truvàie futtùte.
Stu fàtte è scritte sule
pe’ fetiénte,
Che, senza na’ ragione
pertinente,
se mèttene a ròmpe ‘e
tazze ‘a gente.
_____________________________
LIBRO I - Lupus et agnus - Ad rivum
eundem lupus et agnus venerant, siti
compulsi. Superior
stabat
lupus, longeque
inferior
agnus. Tunc fauce improba latro incitatus
iurgii causam intulit; 'Cur' inquit
'turbulentam
fecisti
mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui
possum, quaeso, facere quod quereris, lupe? A te
decur-
rit ad meos haustus
liquor'. Repulsus
ille veritatis viribus 'Ante hos
sex menses male' ait 'dixisti
mihi'.
Respondit agnus 'Equidem
natus
non eram'. 'Pater hercle tuus' ille
inquit
'male
dixit mihi'; atque
ita correptum
lacerat iniusta nece. Haec propter
illos
scripta
est ho-mines fabula qui fictis
causis
innocentes
opprimunt.
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IL
TOPO DI CITTA' ED IL CUGINO DI CAMPAGNA
Un topo
di città
iétte in
campagna,
per fare
visita
ad un
certo suo cugino,
‘nu poco
rustico,
ma bravo
contadino.
‘O
surecìlle ne fu assai contento
‘e ce
mettètte annànze
‘a grazia
‘e Dio:
pane ‘e
fasùle, Larde ’e furmagge,
ma il
topo di città n‘avétte ‘o curàgge
‘e mangià.
- Io non
capisco, disse,
come tu
possa sopportare
codesto
cibo e questa vita grama,
vieni con
me in città,
dove c’è
vita, con la qualità !-
Giunsero
nel palazzo,
a notte
fonda,
ma vi
trovaron ogni ben dio :
dolci,
prelibatezze, cibi squisiti
d’una
goduria e d’una qualità
Che ti
facevano dire:
“ ‘e chi
se mòve ’a ccà. “
Ma
pròprio quànne accumincere a strafucà,
duie
sfaccìmm’e cane, accussì gruòsse,
‘e
sicutère fòre, ndà ‘na fòsse.
-Non ti
curar di loro, caro cugino,
son solo
due cagnetti un po’ vivaci,,
fare del
movimento con il pasto
aggiunge
alla vita un certo gusto-
Il topo
di campagna gli rispose:
‘A facc’è
chitammuòrte ‘e che paura
M’agge
cacàte sòtte, arèt’ò mùre!
E fare i
vermi senza aver mangiato,
non mi
sembra un vivere pregiàto.
Cugino
mio, ritorno ai miei fagioli,
li lascio
a te i pregi cittadini,
I dolci,
le marmellate e i due mastini.
Tu godili
fin che puoi, godi da pazzo,
ma a me,
ti prego, nu’ me rompe ‘e tazze!.
_____________________________
(Traduz. dal greco e rielaborazione in
napoletano della celebre favola di Esopo)
Un giorno il topo di città andò a trovare il cugino
di campagna, un tipo dai modi semplici ma
af-fettuosi, che per pranzo mise sulla tavola lardo,
fagioli, pane e formaggio. Il topo di città storse
il naso e disse al cugino:
-Non capisco come tu possa
sopportare questo cibo e questo modo di vivere. Vieni
con me in città e ne scoprirai i vantaggi-. Così i
due topi si misero in viaggio e arrivarono a casa che
era già notte fonda. Nella sala da pranzo trovarono
i resti di un banchetto e si misero subito a divorare
dolci, marmellata e tutto quanto c'era di buono,
finché udirono dei latrati.-Non spaventarti - disse il
topo di città - sono soltanto i cani di casa-.Non finì
di parlare che la porta si spalancò ed entrarono due
enormi mastini.I due topi ebbero appena il tempo di
saltar giù e correre fuori. -Addio cugino- disse il
topo di campagna, me-glio lardo e fagioli in pace che
dolci e marmellata nell' angoscia-.
Personaggi:
Pinocchio
Il
giudice
L'avvocato difensore
Il
Pubblico Ministero
La giuria
Il
testimone
Il
pubblico
Voce fuori campo
PROLOGO
(Recitato da una voce fuori campo)
"Signore
e Signori... illustrissimi dottori, assisterete, tra
un momento, al giudizio più tremendo:, c'è Pinocchio
in Tribunale, che difende la sua pelle; se la passa ,
proprio male, ne vedremo delle belle.
E'
accusato, ingiustamente, dal furore della gente di
avere sconfinato nel duemila, ch'è affollato di robots
e, che bruttura, di una nuova letteratura.
Non ha
scampo il poveretto:
-
Abbasso il figlio
di Geppetto! –
Gridano
tutti in lontananza, per costui non c'è speranza! Ha
fatto bene? Ha fatto male? Ora vediamo in Tribunale...
“
SCENA PRIMA
[Un tribunale: al
centro un giudice, una giuria di cinque bambini sulla
destra, il
Pubblico Ministero
e l’avvocato difensore sulla sinistra, al centro
Pinocchio
ammanettato, tra
due carabinieri]
Pinocchio -
(rivolto al pubblico) Che mondo disincantato! Non
ci sono più
Fatine, scomparso è il vecchio
lupo; la volpe, poveretta, è fini-
ta in un dirupo.
I bambini di tutto il mondo sono
troppo smaliziati: non credono
alle favole, ai sogni, ai
grilli parlanti; nel mondo del fantastico
non entrano sognanti. Amici miei
carissimi, condannatemi pure!
Pinocchio è già cadavere, sul
cuore ve lo giuro! –
Pubblico
Ministero: -
(rivolto a Pinocchio) Ed era ora! Per troppo
tempo sei vissuto
nel cuore dei bambini, ora
basta con i burattini! Siamo nell’era
della praticità, dove la
realtà lotta la fantasia e del suo mondo
tutta la magia –
Pinocchio: - E’ giusto! C’è l’atomica, la gioia
dell’inquinamento, veloci super-
missili che distruggono in un
momento. Perché pensare al cuore,
al trionfo dell’amore? Bandiamo la
fantasia dal mondo delle mac-
chine e della frenesia! Muore con
me Geppetto, Alice e Paperino,
Il gatto con gli stivali,
Biancaneve e Pollicino. Facciamo posto ai
mostri, al mondo degli androidi!
Abbasso il sentimento ed il buon
comportamento!
(guardando in aria e gridando
al fantasma dell’amico)
Lucignoloooooo… hai ragione…. Il
mondo è degli asini!
(rivolto ai carabinieri)
Portatemi in prigione! –
Giudice: -
Non divaghiamo troppo, teniamoci in argomento! Se il
mondo vuo-
Le i mostri non è problema
nostro! Evitiamo ogni pausa e procedia-
con la causa!-
Pubblico
Ministero: - Vi ringrazio, Vostro Onore!
L’accusa parla chiaro: Pinocchio ha
sconfinato ed ora paga caro.
Il primo testimone, allor,
si faccia avanti e dica al Signor Giudice
di questo lestofante
(indicando Pinocchio)-
Testimone: - Ho visto, questa mattina, esposti in
una vetrina, dei libri di Pinoc-
chio che mi hanno offeso
l’occhio: un naso gigantesco mi fece stra-
biliare. Pensai d’esser matto
e mi feci visitare, ma era proprio lui,
c’era da sbagliare, quando vi
ritornai ricominciai a smaniare!-
Pubblico
Ministero: - Ecco, Signori miei! Nel mondo del
2000 si offende impunemente
con un naso impertinente.
Dov’è la grazia? Dov’è la misura?
offende la vista questa
immonda creatura. (Pinocchio, umiliato,
abbassa il capo)-
Avvocato
Difensore: - Ora stiamo esagerando, si va oltre
ogni usanza, ricordiamo il vec-
chio detto che chi ha
naso ha creanza! Per il resto…cosa dire?…
Mi rimetto, con licenza,
della corte alla clemenza. Io non rischio il
parrucchino per un vecchio
burattino. E per questo, ho detto già: la
mia arringa è tutta qua -
(Con l’arringa
dell’avvocato difensore si conclude la prima scena.
Tutti rimangono immobili)
SCENA SECONDA
EPILOGO
(recitato
da una voce fuori campo)
Il
giudizio s’è concluso con vantaggio dell’accusa. Dopo
lunga discussione è finita la tenzone e Pinocchio è
sconsolato: ha capito ch’è spacciato. Ora aspetta con
pazienza d’ascoltare la sentenza.
(Si
rianima la scena ed un giurato, si alza e consegna al
giudice il verdetto della giuria)
Il
Giudice: - (leggendo dal verbale della
giuria) Oggi, tredici settembre, con giu-
dizio della corte, sia
arrestato il burattino e sia messo pure a morte! –
( Alcuni fanciulli, tra il
pubblico, già precedentemente istruiti, si op-
pongono, a viva voce, al
verdetto pronunciato)
Pubblico: - Viva Pinocchio! Pinocchio sia
liberato!-
Pinocchio: - (l’addio di Pinocchio) Addio,
bambini miei, io vado via! Perdonatemi
La lunga compagnia! Ritorno
nel mio regno: la fantasia. Lì troverò
Geppetto e la fatina, il gatto
con gli stivali e Pollicino: il mondo delle
favole, dei sogni belli, dove
tutti quanti sono fratelli; dove si legge
ancora il libro Cuore e dove
si ragiona dell’amore. Qui non c’è posto
per il povero Pinocchio e
tutto ciò che vale è ritenuto vecchio.
Vi lascio alle macchine, agli
astro-mostri, al suono dei computer, alla
televisione, miracolo
d’immagini e di confusione, dove i piccoli diven-
tano grandi ed i grandi…dei
bambinoni.-
Pubblico: - Non andar via! Rimani con noi! Ti
vogliamo ancora bene!…-
( Alcuni bambini, tra il
pubblico, salgono sul proscenio e liberano
Pinocchio, poi si girano verso
il pubblico e salutano con un inchino)
cala il
sipario
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IL BRUCO ED IL
CALABRONE
Personaggi:
il bruco
il calabrone
la voce fuori campo
PROLOGO
(Recitato da una voce fuori
campo)
“ Un un bruco chiese ad un
calabrone di fermarsi un poco, per scambiare due
parole e non sentirsi ancora solo. Dopo i primi
convenevoli, il discorso si fece interessante e noi lo
riportiamo in questo istante…”
Bruco -
(al calabrone) Come sei brutto, somigli ad un
moscone!-
Calabrone -
Perché mi offendi? Pensa ai fatti tuoi! Non sai che
chi giudica
sarà poi
giudicato? –
Bruco - Ma
cosa dici? Io striscio sulla terra, sto sempre al
fresco e
nessuno mi fa
guerra. Sono il re dei vermi e ne vado fiero: mi
sento un cavaliere
con il cimiero –
Calabrone - Le
tue parole non mi fanno niente! Se poi parla un verme,
chi le
sente!-
Bruco -
Ah, si…? –
Calabrone - Le cose
stanno così: volo nell’aria, come una farfalla e la
mia
felicità non è una balla! –
Bruco - Tu non
lo sai, ma il momento è mio: questo è il mio tempo, la
mio
pagina di storia, dove solo i vermi vanno
in gloria!-
Bruco - Noto,
con soddisfazione, che hai compreso il nocciolo della
situazione: io (sottolinea con la voce) simbolizzo
un’epoca, come
un
quadro d’autore, come una grande scoperta, come un
gran
dottore…-
Calabrone - Io,
invece, appartengo all’aria, al cielo puro e, se
dell’acqua scorre,
tra
la strada ed il muro, ci volo sopra e guardo verso il
sole…-
EPILOGO
(Recitato dalla voce fuori campo)
“…Ma il bruco non sentì quelle
parole, il suo destino era già segnato: nell’acqua
finì morto affogato”.
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