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Franco Pastore

'O LUPE 'E L'AGNELLE

IL TOPO DI CITTA' ED IL CUGINO DI CAMPAGNA

PINOCCHIO IN TRIBUNALE
IL BRUCO ED IL CALABRONE
 

dello stesso Autore  Racconti - Poesie  - Accadde una volta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 ‘O lupe ‘e l’agnèlle,
siccòme tenevene ‘na piézz’è séte,
venèrene vicine ‘o sciumme
pe se fa ‘na vevutèlla.
‘O lupe vevéve ‘a coppe
‘e l’agnelle, un poco più lontano,
veveve ‘a sotte.
‘O lupe, ca so vuléve fotte:
- Tu mi sporchi l’acqua -
‘e dicette ‘e botte.
-Cùmme t’a sporche,
ricette ‘o puveriélle,
si scòrre da té, a mé
‘stu fiumiciélle?-
-‘A micia ‘e màmmete, siente buone ‘a me,  
‘e ricètte ‘o lupe,
 sei mise fa, parlaste male ‘e me-
-‘A quel tempo, nunn’ero ancora nato –
-Nu’ me ne fotte, t’acchiàppe ‘e si sbranàto!-
‘E senza pensarci, quel cornute,
l’afferràie ‘e so’ truvàie futtùte.
Stu fàtte è scritte sule pe’ fetiénte,
Che, senza na’ ragione pertinente,
se mèttene a ròmpe ‘e tazze ‘a gente.
                                                                                            
 
 
              _____________________________               
 

LIBRO I - Lupus et agnus - Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti  compulsi. Superior  stabat  lupus, longeque   inferior  agnus. Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit; 'Cur' inquit  'turbulentam  fecisti  mihi  aquam bibenti?' Laniger contra timens 'Qui  possum, quaeso, facere quod quereris, lupe? A te decur-  rit ad meos haustus  liquor'. Repulsus  ille veritatis viribus 'Ante hos  sex menses male' ait 'dixisti  mihi'.   Respondit agnus 'Equidem  natus  non eram'. 'Pater hercle tuus' ille inquit  'male  dixit mihi'; atque  ita correptum  lacerat iniusta nece. Haec propter  illos  scripta  est ho-mines fabula qui fictis  causis  innocentes  opprimunt.

 

 

 

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IL TOPO DI CITTA' ED IL CUGINO DI CAMPAGNA

 

Un topo di città

iétte in campagna,

per fare visita

ad un certo suo cugino,

‘nu poco rustico,

ma bravo contadino.

‘O surecìlle ne fu assai contento

‘e ce mettètte annànze

‘a grazia ‘e Dio:

pane ‘e  fasùle, Larde ’e furmagge,

ma il topo di città n‘avétte ‘o curàgge

‘e mangià.

- Io non capisco, disse,

come tu possa sopportare

codesto cibo e questa vita grama,

vieni con me in città,

dove c’è vita, con la qualità !-

Giunsero nel palazzo,

a notte fonda,

ma vi trovaron ogni ben dio :

dolci, prelibatezze, cibi squisiti

d’una goduria e d’una qualità

Che ti facevano dire:

“ ‘e chi se mòve ’a ccà. “

Ma pròprio quànne accumincere a strafucà,

duie sfaccìmm’e cane, accussì gruòsse,

‘e sicutère fòre, ndà ‘na fòsse.

-Non ti curar di loro, caro cugino,

son solo due cagnetti un po’ vivaci,,

fare del movimento con il pasto

aggiunge alla vita un certo gusto-

Il topo di campagna gli rispose:

‘A facc’è chitammuòrte ‘e che paura

M’agge cacàte sòtte, arèt’ò mùre!

E fare i vermi senza aver mangiato,

non mi sembra un vivere pregiàto.

Cugino mio, ritorno ai miei fagioli,

li lascio a te i pregi cittadini,

I dolci, le marmellate e i due mastini.

Tu godili fin che puoi, godi da pazzo,

ma a me, ti prego, nu’ me rompe ‘e tazze!.

                                                  

               _____________________________               

(Traduz. dal greco e rielaborazione in napoletano della celebre favola di Esopo)

Un  giorno il topo di città andò a trovare il  cugino  di  campagna, un tipo dai  modi semplici  ma af-fettuosi, che per pranzo mise  sulla  tavola lardo, fagioli,  pane  e formaggio. Il topo di città storse il naso e disse  al cugino:

-Non capisco come tu possa sopportare questo cibo e questo modo di vivere. Vieni con me in città e ne scoprirai  i vantaggi-. Così i due topi si misero in viaggio e arrivarono a casa che era già notte fonda. Nella  sala da  pranzo trovarono  i  resti di un banchetto e si misero subito a divorare dolci, marmellata e tutto quanto c'era di buono, finché udirono dei latrati.-Non spaventarti - disse il topo di città - sono soltanto i cani di casa-.Non finì di parlare che la porta si spalancò ed entrarono due enormi mastini.I due topi ebbero appena il tempo di saltar giù e correre fuori. -Addio cugino- disse il topo di campagna, me-glio lardo e fagioli in pace che dolci e marmellata nell' angoscia-.

 

 

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PINOCCHIO IN TRIBUNALE

Personaggi:

 

Pinocchio

Il giudice

L'avvocato difensore

Il Pubblico Ministero

La giuria

Il testimone

Il pubblico

Voce fuori campo

 

PROLOGO

 (Recitato da una voce fuori campo)

"Signore e Signori... illustrissimi dottori, assisterete, tra un momento, al giudizio più tremendo:, c'è Pinocchio in Tribunale, che difende la sua pelle; se la passa , proprio male, ne vedremo delle belle.

E' accusato, ingiustamente, dal furore della gente di avere sconfinato nel duemila, ch'è affollato di robots e, che bruttura, di una nuova letteratura.

Non ha scampo il poveretto:

-         Abbasso il figlio di Geppetto! –

 Gridano tutti in lontananza, per costui non c'è speranza! Ha fatto bene? Ha fatto male? Ora vediamo in Tribunale... “

 

SCENA PRIMA

 

[Un tribunale: al centro un giudice, una giuria di cinque bambini sulla destra, il

  Pubblico Ministero e l’avvocato difensore sulla  sinistra, al  centro  Pinocchio

  ammanettato, tra due carabinieri]

 

Pinocchio    -   (rivolto al pubblico) Che mondo disincantato! Non ci sono più

                        Fatine, scomparso è il vecchio lupo; la volpe, poveretta, è fini-

                        ta in un dirupo.

                     I bambini di  tutto il mondo sono troppo smaliziati: non  credono

                     alle favole, ai  sogni, ai grilli  parlanti;  nel  mondo del fantastico

                     non  entrano sognanti. Amici miei carissimi, condannatemi pure!

                     Pinocchio è già cadavere, sul cuore ve lo giuro! –

 

Pubblico

Ministero:     - (rivolto a Pinocchio) Ed era ora! Per  troppo tempo sei vissuto
                      nel cuore dei bambini,  ora basta con i burattini! Siamo nell’era
                      della praticità, dove  la  realtà  lotta la fantasia e del suo mondo
                      tutta la magia –

 

Pinocchio:   - E’ giusto! C’è l’atomica, la gioia dell’inquinamento, veloci super-

                    missili che distruggono in  un  momento. Perché pensare al cuore,

                    al trionfo dell’amore? Bandiamo la fantasia dal mondo delle mac-

                    chine e della frenesia! Muore con me Geppetto, Alice e Paperino,

                    Il gatto con gli stivali, Biancaneve e Pollicino. Facciamo  posto ai

                    mostri, al mondo degli androidi! Abbasso il sentimento ed il buon

                    comportamento!

                     (guardando in aria e gridando al fantasma dell’amico)

                     Lucignoloooooo… hai ragione…. Il mondo è degli asini!

                     (rivolto ai carabinieri)

                     Portatemi in prigione! –

 

Giudice:         - Non divaghiamo troppo, teniamoci in argomento! Se il mondo vuo-
                         Le i mostri non è problema nostro! Evitiamo ogni pausa e procedia-

                                   con la causa!-

 

Pubblico

Ministero:      - Vi  ringrazio, Vostro  Onore! L’accusa  parla  chiaro: Pinocchio ha

                         sconfinato ed ora paga caro.

                         Il  primo  testimone, allor, si faccia avanti e dica al Signor  Giudice

                         di questo lestofante (indicando Pinocchio)-

 

Testimone:     - Ho visto, questa mattina, esposti in una  vetrina, dei  libri di Pinoc-

                         chio che mi hanno offeso l’occhio: un naso gigantesco mi fece stra- 

                         biliare. Pensai d’esser matto e  mi feci visitare, ma  era  proprio  lui,

                         c’era da sbagliare, quando vi ritornai ricominciai a smaniare!-

 

Pubblico

Ministero:      - Ecco, Signori miei! Nel mondo del 2000 si offende impunemente

                          con un naso impertinente. Dov’è la grazia? Dov’è  la misura?

                          offende la vista questa  immonda creatura. (Pinocchio,  umiliato,

                           abbassa il capo)-

 

Avvocato

Difensore:       - Ora stiamo esagerando, si va oltre ogni  usanza, ricordiamo il  vec-

                          chio detto che  chi  ha  naso ha creanza! Per il resto…cosa dire?…

                           Mi rimetto, con licenza, della corte alla clemenza. Io non rischio il

                           parrucchino per un vecchio burattino. E per questo, ho detto già: la

                           mia arringa è tutta qua -

                           (Con l’arringa dell’avvocato difensore  si conclude la prima scena.

                          Tutti rimangono immobili)

 

 

 SCENA SECONDA

 

EPILOGO

(recitato da una voce fuori campo)

 

Il giudizio s’è concluso con vantaggio dell’accusa. Dopo lunga discussione è finita la tenzone e Pinocchio è sconsolato: ha capito ch’è spacciato. Ora aspetta con pazienza d’ascoltare la sentenza.

(Si rianima la scena ed un giurato, si alza e consegna al giudice il verdetto della giuria)

 

Il Giudice:       - (leggendo dal verbale della giuria) Oggi, tredici settembre, con giu-

                         dizio della corte, sia arrestato il burattino e sia messo pure  a morte! –

                         ( Alcuni fanciulli, tra il pubblico, già precedentemente  istruiti, si op-   

                          pongono, a viva voce, al verdetto pronunciato) 

 

Pubblico:        - Viva Pinocchio! Pinocchio sia liberato!-

 

Pinocchio:     - (l’addio di Pinocchio) Addio, bambini miei, io vado via! Perdonatemi

                        La lunga compagnia!  Ritorno  nel  mio  regno: la fantasia. Lì troverò     

                        Geppetto e la fatina, il gatto con gli stivali e Pollicino: il mondo  delle

                        favole, dei sogni belli, dove tutti quanti  sono  fratelli;  dove  si  legge

                        ancora il libro Cuore e dove si ragiona dell’amore. Qui non c’è  posto

                        per il povero Pinocchio e tutto ciò che vale è ritenuto vecchio. 

                        Vi lascio alle macchine, agli astro-mostri, al suono dei computer, alla

                       televisione, miracolo d’immagini e di confusione, dove i piccoli diven-

                        tano grandi ed i grandi…dei bambinoni.-

 

Pubblico:       - Non andar via! Rimani con noi! Ti vogliamo ancora bene!…-

                        ( Alcuni bambini, tra il pubblico, salgono sul proscenio e  liberano   

                        Pinocchio, poi si girano verso il pubblico e salutano con un inchino)

 

                                                                   

cala il sipario

 

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IL BRUCO ED IL CALABRONE

 

 

Personaggi:

 

il bruco

il calabrone

la voce fuori campo

 

 

PROLOGO

(Recitato da una voce fuori campo)

 

“ Un un bruco chiese ad un calabrone di fermarsi un poco, per scambiare due parole e non sentirsi ancora solo. Dopo i primi convenevoli, il discorso si fece interessante e noi lo riportiamo in questo istante…”

 

Bruco                        - (al calabrone) Come sei brutto, somigli ad un moscone!-

 

Calabrone                  - Perché mi offendi? Pensa ai fatti tuoi! Non sai che chi giudica

                                    sarà poi giudicato? –

 

Bruco                      - Ma cosa dici? Io striscio sulla terra, sto sempre al fresco e

                                  nessuno mi fa guerra. Sono il re dei vermi e ne vado fiero: mi

                                  sento un cavaliere con il cimiero –

 

Calabrone                - Le tue parole non mi fanno niente! Se poi parla un verme, chi le

                                sente!-

 

Bruco                        - Ah, si…? –

 

Calabrone              - Le cose stanno così: volo nell’aria, come una farfalla e la mia

                                 felicità non è una balla! –

 

Bruco                   - Tu non lo sai, ma il momento è mio: questo è il mio tempo, la mio

                              pagina di storia, dove solo i vermi vanno in gloria!-

 

Bruco                   - Noto, con soddisfazione, che hai compreso il nocciolo della

                              situazione: io (sottolinea con la voce) simbolizzo un’epoca, come

                              un quadro d’autore, come una grande scoperta, come un gran

                              dottore…-

 

Calabrone           - Io, invece, appartengo all’aria, al cielo puro e, se dell’acqua scorre,

                           tra la strada ed il muro, ci volo sopra e guardo verso il sole…- 

 

 

 

EPILOGO

(Recitato dalla voce fuori campo)

 

“…Ma il bruco non sentì quelle parole, il suo destino era già segnato: nell’acqua finì morto affogato”.

 

 

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