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FAVOLA DELLE
PAROLE NON DETTE
"Zia Hashe... zia Hashe... posso stare un pochino con
te, mentre ti
occupi delle cose del Tempio?..."
Hashepsowe si voltò di scatto e vide la piccola furia
scatenata che
aveva appena fatto irruzione nel sacrale silenzio del
peristilio del
Tempio. Cercò di assumere un'aria severa, ma
l'espressione un po'
innocente e un po' birbona di Heaven era davvero
disarmante e la
sacerdotessa non riuscì a trattenere una risata, con
tanti saluti alla
dignità sacerdotale!
Hashepsowe adorava quella bambina, figlia della donna
che per prima
l'aveva accolta nelle antiche terre di Cynerios: il viso
di Minerva,
che allora era stata Somma Sacerdotessa, si rispecchiava
negli occhi
della piccola, che ora viveva con il Clan di zia Morgan,
sorella della
defunta madre.
La bambina, fin da quando era piccolissima, aveva sempre
mostrato un
profondo affetto nei confronti di Hashepsowe; tra le due
c'era una
sorta di complicità davvero speciale: la sacerdotessa
era l'Amica più
grande a cui Heaven confidava scappatelle e piccoli
segreti ed ogni
scusa era buona per sfuggire al controllo di Ariel, la
daimon che si
occupava di lei, e rifugiarsi al Tempio dei Sogni Nuovi.
La sacerdotessa cercò di recuperare un minimo di
presunta severità e
prima di scoppiare di nuovo a ridere, si rivolse alla
bambina con tono
teatralmente burbero.
"E tu cosa ci fai da queste parti piccola peste? Ariel
lo sa che sei
qui? E zia Morgan?"
"Ariel frignava come al solito dietro al suo bestione e
non si è
neppure accorta che sono scappata e zia Morgan ha sempre
troppo da fare
per badare a me; mi annoiavo tanto e così ho preso il
mio puledrino e
sono venuta a trovarti: con te mi diverto sempre!"
"Ma non hai pensato che zia Morgan potrebbe preoccuparsi
quando si
accorge che non sei in casa? Ti vuole tanto bene, zia
Morgan,
poverina..."
"Si... vabbè... anche io le voglio bene, ma con te mi
diverto di
più!"
"Heaven... questa cosa non va bene, sai? Sono sicura che
questo
dispiace molto a zia Morgan: penserà che non le vuoi più
bene se ti
comporti così!"
"Ma io le voglio bene... - protestò la bambina -
davvero: gliene
voglio tanto tanto... e anche ad Ariel... e persino a
quel brutto orso
peloso che esce con lei!"
"D'accordo; le vuoi bene, ti credo, ma... glielo hai mai
detto che le
vuoi bene?"
"Beh no... mi pare normale; non c'è bisogno di dire
certe cose."
"Questo lo dici tu signorinella. Vieni con me nel
Giardino dei Ricordi:
voglio raccontarti una storia."
"Si, si, che bello: una storia!"
E la storia ebbe inizio.
"C'era una volta un villaggio che si chiamava Auraglow;
in quel
villaggio vivevano molti bambini, che ogni giorno si
ritrovavano a
giocare insieme nella piazza del paese.
Un giorno arrivò in paese una bambina nuova, una piccola
straniera che
non aveva nessuno al mondo e non ricordava nulla del suo
passato; il
suo nome era Dyerynna ed era davvero una bambina
particolare.
Aveva grandi occhi scuri e lineamenti paffuti, dal
sapore vagamente
esotico; il suo corpo era goffo in apparenza, ma aveva
un'armonia
strana ed assolutamente originale, che la distingueva
nettamente da
tutti gli altri bambini. A prima vista, non pareva
neppure bella,
eppure, se la si osservava bene e soprattutto se la si
guardava nel
profondo dei suoi occhioni scuri, si scorgeva in lei una
bellezza più
luminosa delle stelle!
Gli altri bambini sulle prime avevano paura di quella
nuova arrivata
ma, poco a poco, il sorriso disarmante di Dyerynna
riuscì a
conquistarsi un posto importante nel cuore di tutti gli
abitanti di
Auraglow.
Dyerynna era sempre gentile anche con quelli che la
trattavano male...
e poi conosceva tanti giochi nuovi e aveva tantissime
storie
meravigliose da raccontare; da lei si irradiava un senso
di amore e di
affetto, che aveva il potere di unire le persone che le
stavano
intorno.
Ben presto la bambina straniera divenne il fulcro della
piccola
comunità: tutti volevano giocare con lei, tutti
cercavano la sua
compagnia, tutti le volevano bene e glielo dimostravano
con mille
piccole gentilezze quotidiane... tutti tranne
uno!
Rundrat era un bambino generoso, socievole e simpatico:
amava ridere e
scherzare con tutti e non sopportava di vedere musi
lunghi intorno a
lui. Quando Dyerynna era arrivata in paese, l'aveva
studiata a lungo,
quasi con diffidenza, senza mai avvicinarsi troppo.
Aveva continuato a scherzare con tutti, mantenendo
sempre una certa
distanza tra lui e la nuova arrivata.
Ma Dyerynna non sopportava le barriere e così un giorno
aveva cercato
di far capire in ogni modo a Rundrat che lo trovava
molto simpatico e
che desiderava tanto diventare sua amica.
In realtà, Rundrat ammirava molto Dyerynna: gli
piacevano i suoi
giochi e le sue storie; aveva imparato a voler bene a
quella piccola
straniera, che in così poco tempo era diventata tanto
importante per
tutti; però... se c'era una cosa che Rundrat non
sopportava davvero,
erano le smancerie e tutte quelle melensaggini coccolose
che piacevano
tanto alle bambine; così, quando gli altri bimbi si
affollavano
intorno a Dyerynna, profondendosi in frasi di
ammirazione e di affetto,
lui sbuffava e se ne andava.
Dyerynna aveva notato il comportamento di Rundrat e ci
era rimasta
molto male, perché pensava di essergli antipatica.
Ora il villaggio di Auraglow non le pareva più così
sereno ed
ospitale come lo aveva percepito al suo arrivo: Dyerynna
si nutriva
dell'affetto degli altri e non sopportava il pensiero di
poter essere
invisa proprio a quel bambino che pure era tanto carino
nei confronti
di tutti gli altri.
Così, un giorno, senza dire nulla a nessuno, se ne partì
da Auraglow,
decisa a non farvi più ritorno!
Gli altri bambini furono molto tristi, quando si
accorsero della sua
partenza; i colori sembravano meno brillanti ed i soliti
giochi non
erano più così divertenti, ora che Dyerynna non era più
con loro a
giocare.
E Rundrat? Era il più triste di tutti: lui, che era
sempre stato tanto
loquace, ora parlava pochissimo e solo se qualcuno gli
rivolgeva una
domanda diretta.
Ogni giorno guardava il sentiero che scendeva dalle
montagne e pregava
gli dei. "Signori del cielo e della terra, vi prego:
fate tornare
Dyerynna. Le voglio tanto bene e se tornerà voglio
imparare a
dirglielo anch'io, così come hanno sempre fatto tutti
gli altri!"
Dyerynna, dal canto suo, vagò a lungo ed attraversò
molte terre, ma
in nessuna di esse si sentì mai accolta con l'affetto e
l'amicizia che
le avevano donato i bambini di Auraglow. Così, dopo
alcuni mesi di
infelici peregrinazioni, decise di fare ritorno in
quella terra che
amava tanto.
Non ti dico la festa che fecero tutti i bimbi di
Auraglow quando la
videro ritornare! Le si affollarono tutti intorno e
fecero a gara per
parlarle, abbracciarla, coccolarla.
Tutti... tranne Rundrat, come al solito! Eppure, forse
era il più
felice di tutti nel rivederla, ma dalle sue labbra uscì
soltanto un
breve saluto: non un abbraccio, nè una frase affettuosa:
niente... a
parte i soliti scherzi e battutine.
Dyerynna però ora riusciva a scrollare le spalle:
sorrideva a Rundrat,
come a tutti gli altri, ma non soffriva più nel
constatarne la palese
indifferenza; aveva l'affetto e l'amicizia degli altri
ed aveva
imparato che non si può essere simpatici a tutti.
Ma adesso era Rundrat che si rodeva: la vedeva ridere e
giocare e non
sopportava quella sua aria da santarellina in vacanza;
voleva farla
ridere, voleva scherzare e giocare anche lui con lei, ma
i suoi scherzi
erano goffi e maldestri ed allontanavano sempre più
Dyerynna.
Rundrat era dispiaciuto, nel constatare la diffidenza
che ora lei gli
mostrava, ma non sapeva come fare.
Eppure, se solo le avesse detto che le voleva bene anche
lui come gli
altri, Dyerynna avrebbe capito che lui era fatto così e
che non poteva
essere diverso. Ma lei credeva che lui la detestasse...
e così non si
fidava e lo evitava.
Rundrat avrebbe voluto parlarle per spiegarle ogni cosa:
ogni giorno,
diceva a se stesso che domani lo avrebbe fatto. Ma il
domani diventava
dopodomani, il dopodomani la prossima settimana, la
prossima settimana
il prossimo mese e Rundrat non si decideva a dire le
uniche parole che
davvero avrebbero potuto cambiare tutto: "sono tuo
amico... ti voglio
bene!"
E le cose continuarono come sempre, fino a che un brutto
giorno, dopo
una notte di burrasca, i bambini di Auraglow scesero
alla spiaggia per
cercarvi i relitti e le conchiglie che il mare lasciava
sulla riva dopo
ogni fortunale. Ma, quella volta, ciò che trovarono li
lasciò
sgomenti e disperati: il piccolo corpo di Dyerynna
giaceva esanime tra
le rocce, un rivolo di sangue solcava le sue tempie, un
lieve sorriso
aleggiava sul visino pallido come la cera, il petto era
immobile, il
respiro perduto, l'anima ormai lontana.
Ora era davvero troppo tardi: le parole non pronunciate
erano perdute
per sempre... e l'affetto non dichiarato era inutile,
come se non fosse
mai esistito!"
La storia era finita, ma la piccola Heaven protestò
vivacemente,
sgomenta per quel finale così diverso da quello che si
era aspettata
di sentire.
"Nooooo... zia Hashe! Che brutta storia: è tanto, tanto
triste!"
"Hai ragione Heaven: è triste, ma voglio che tu capisca
che te l'ho
raccontata per insegnarti una cosa importante"
"Che cosa, zia Hash?"
"Non bisogna mai dare per scontato l'affetto che si
prova per qualcuno;
per quel qualcuno, potrebbe essere molto importante un
piccolo gesto,
una parola, un abbraccio. E il tempo non è eterno: per
questo non
dobbiamo mai rimandare a domani quando si tratta di
chiarirsi con
qualcuno a cui vogliamo bene; non dobbiamo mai rimandare
a domani quel
piccolo gesto, quella parola, quell'abbraccio che
possono riscaldare il
cuore di coloro che ci amano. Domani, potremmo non avere
più il tempo
per farlo. Domani, potrebbe essere troppo tardi. Domani,
il gelo della
morte potrebbe averci portato via per sempre coloro che
amiamo, senza
neppure avergli mai detto quanto li amiamo."
La piccola Heaven abbassò la testa e due grosse lacrime
le solcarono
le guance.
Hashepsowe seguì con le dita la traccia umida lasciata
dalle lacrime.
"Non piangere, piccolina. Non è ancora troppo tardi per
te: hai ancora
molto tempo davanti. Cerca soltanto di non sprecarlo e
di far sapere a
tutti quanto bene gli vuoi!"
La bimba balzò in piedi ed abbracciò forte la
sacerdotessa.
"Grazie Hash... Ti voglio tanto bene, lo sai? E adesso
corro a casa, da
zia Morgan, per dirle che voglio tantissimo bene anche a
lei!"
"Anche io ti voglio bene, piccolina."
Hashepsowe sorrise e rimase ferma, nel giardino, ad
osservare Heaven
che correva veloce verso l'uscita del Tempio.
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