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Nonni.
©
Enzo Meschiari. Per Raccontare.com.
Mio
marito sbuffava leggermente.
Tentava
di capire ma non riusciva a farlo completamente.
-
Ma
possibile che tu faccia fare tutto di tutto a quella bimba?-
Intanto
la farina in aria degradava verso il basso.
Monica
guardava il suo nonnone sempre serio e brontolone.
Il
suo grembiulino di plastica gialla, quello da lavare i piatti la
faceva gonfia e nello stesso tempo piccola.
Le
mani nell’impasto ancora bianco di farina.
-
Stiamo
facendo il pane, nonno.-
-
Facendo
carnevale con la farina?-
-
Si,
nonno, il pane fatto in casa.-
Il
suo sguardo da piccola delinquente, sicura del suo potere,
guardava il nonno di traverso.
Visetto
sporco di farina, testa piegata sul collo in modo sfacciato.
Il
nonno che si gratta la testa di capelli bianchi e corti.
Lo
conosco quello sguardo.
Sguardo
tra il serio e il faceto, ha voglia di ridere ma non osa.
Io
sono diversa.
Amo
quella bimba come una cosa mai vista.
L’ama
anche lui, ma da maschio severo con se stesso.
La
prima volta che l’ho vista in clinica: un amore a prima vista.
La
prima volta che l’ho tenuta in mano, ero sua.
Sorrido.
Il
nonno e’ un poco geloso ma non lo ammetterebbe mai.
Sono
cambiati i miei amori, cambiati di posto e priorità.
Prima
la bimba, poi sua madre e poi il nonno..
Con
sua madre ero giovane, insicura, innamoratissima di mio marito,
lavoravo.
Poco
tempo per la bimba si aveva a quel tempo.
Prendo
un poco di farina e la butto verso il soffitto: - E perché no,
carnevale sempre, nonno. Tanto pulisco io.-
-
Voi
siete matte.- e richiude la porta sparendo ma so che ora ha
capito.
Io
mi diverto a farle fare quel che vuole purché non pericoloso.
Sono
con lei a farle, rendo il tempo che non ho speso giocando con
sua madre.
Vuole
mettere a soqquadro il salotto per costruire una tenda?
La
scopa come palo di sostegno?
Ecco
la scopa.
Ecco
il lenzuolo tenda.
Farà
l’esploratrice, dice, e io sono il capo tribù di una tribù
sconosciuta.
Non
riesco a star seria, ieri voleva fare la ragazza di una agenzia
turistica.
Ha
cinque anni e sogna per tutti.
Vuol
fare l’intervista, lei e’ la giornalista famosa e io la sua
vittima.
Lo
so quello che pensa il nonno, lo so.
Una
casa e’ una casa, non una pista di pattinaggio.
Con
la bicicletta in salotto può cadere dentro alla televisione.
-
Mai
possibile che debba trasformare i muri di casa in mostra
permanente dei suoi disegni?-
Si,
nonno, e’ possibile e lo voglio.
-
Tu,
nonno, brontoli sempre.-
-
No,
giudico da grande le tue azioni e quelle di tua Nonna.-
-
Uffaaa.
Con te non si può far nulla.-
-
Mai
sentito parlare di giardino, pista per pattoinare, percorsi
ciclabili?-
-
Ma
quelli son fuori, nonno.-
-
Appunto,
non sono in casa.-
Io
sorrido al loro scambio di idee.
Dal
nonno ha preso la proprietà di linguaggio.
Lui
lo sa e ci gioca.
Sono
polemici e testoni, non mollano mai.
Che
bello, quando a sera inoltrata la porto a letto.
Sento
che e’ stata una giornata faticosa ma utile, non ho trascurato
nessuno.
A
volte chiama anche il nonno: - Raccontami una favola.-
Quasi
sempre quella.
La
Principessa del Pisello.
A
volte le inventa sul momento.
Ma
il nonno la mima, la rende sonora e ilare, partecipa al gioco.
Si
addormenta serena e sorride.
Ci
guardiamo, noi nonni.
Siam
persi e lo sappiamo, siam persi in quella piccola streghetta
meravigliosa, come la chiama il nonno, il mio amore.
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