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Gastone il piccione e la lezione di volo
Storia
mezza immaginata e mezza spiata dalla finestra sulla
Corte
“Hei mamma, guarda
come sono bravo!!!” strillò gioioso Gastone il
Piccione spiccando il volo sopra la corte fino a
raggiungere il tetto di fronte.
E pensare che, solo ieri …
Era una
splendida mattinata. Il sole splendeva alto in cielo
riscaldando ed illuminando il tetto della corte dove,
proprio sotto il terrazzino, mamma e papà Piccione
avevano con amore costruito il loro nido e dove qualche
settimana prima Gastone e sua sorella Arabella avevano
rotto il guscio e visto per la prima volta i rossi tetti
di Bologna.
Mamma e
papà Piccione erano fuori, come sempre intenti a
racimolare cibo per quei due piccoli ingordi che
diventavano ogni giorno più grossi e avevano ormai quasi
raggiunto le dimensioni dei genitori …
“Senti
Mamma, così non si può andare avanti” disse con tono
perentorio papà Piccione “è ora che quei due
sfaticati comincino a imparare a guadagnarsi la pagnotta
con le loro ali”.
“Hai
ragione, ma … poveri cuccioli, in questi giorni ha
sempre piovuto… mica potevo sbatterli così nell’aria
sotto l’acqua … Oggi … si, oggi è proprio la giornata
adatta per una lezione di volo!!” rispose mamma
Piccione guardando il proprio compagno e non potendo
fare a meno di pensare a quanto fosse stata fortunata…
era sicuramente il più bello di tutta la piazza e ancora
le venivano le piume d’oca ripensando a quel giorno in
cui, tra tante, lui scelse di corteggiare proprio lei …
com’era maestoso con quel collo gonfio… Certo lei non
era da meno, quasi una colomba… le sue piume erano
candide con solo una spruzzata di fumo alla punta delle
ali e della coda… e, da due genitori del genere non
potevano che venir fuori due gioiellini …
Gastone e
Arabella, sul tetto, erano intenti a giocare aspettando
il ritorno dei genitori … petto candido, schiena e ali
grigio cenere interrotto solo da due sottili strisce
parallele di piume nere, talmente regolari da sembrare
dipinte sopra con un pennello tanto era esatto il loro
combaciare tra schiena e ali, e un prezioso collare di
ingranate e smeraldi; quasi identici, tranne per quel
vezzoso ciuffetto di piume bianche sul capino di
Arabella…
Il tetto su cui vivevano
non poteva essere più bello … per due bambini piccione
era quasi come vivere a Gardaland … i semini che
cadevano dal terrazzino avevano fatto nascere un sacco
di piantine e di erbetta tra le tegole, l’erbetta. che
cresceva rigogliosa senza che nessuno mai la tagliasse,
era un ottimo riparo per giocare a nascondino e quel
foro nel muro da cui ogni tanto fuoriusciva una
cascatella che andava a riempire quella lunga piscina
in cui poter sguazzare felici … più volte, incuriositi,
erano andati a ficcarci la testa dentro per riuscire a
capire da dove arrivasse quell’acqua ma … l’unica cosa
che riuscivano a vedere era tanto buio e un po’ di
terriccio dei vasi depositato sul fondo …
Con un’ampia virata
mamma e papà Piccione atterrarono accanto a loro che
prontamente abbandonarono giochi ed esplorazioni per
correre a far festa ai genitori spalancando il becco
davanti a loro in attesa e nella convinzione di
riempirsi la pancia … mmmhh capirono subito che qualcosa
non andava come al solito … l’espressione non lasciava
presagire niente di buono ….
“Avete fame?”
chiese mamma ai propri cuccioli …
Gastone non potè fare a
meno di pensare che mai in passato, mamma aveva fatto
quella domanda tornando al nido … sempre, senza proferir
parola, aveva accostato il suo becco ai loro
rigurgitandovi dentro ogni ben di Dio … “strano …
molto strano … qui c’è sotto qualcosa …” sussurrò ad
Arabella.
“Si, mamma, taanta”
risposero in coro.
“Bene” disse
mamma Piccione “Oggi, però, voglio mi facciate vedere
quanto siete bravi e coraggiosi… ormai siete grandi e …
è ora che impariate ad usare quelle splendide ali in
modo più consono … le ali a noi piccioni servono per
volare e non per starnazzare come oche …” e, così
dicendo, si pose dietro di loro e cominciò camminando ad
indirizzarli verso il bordo del tetto.
“Emmm … io,
ripensandoci, non ho poi tanta fame” disse Gastone.
“Nemmeno io” proseguì Arabella, cercando di
svicolare sulla destra della madre che, prontamente, la
rimise in riga con un colpettino di capo.
Quasi senza accorgersene
erano arrivati alla fine … davanti a loro solo la
grondaia poco più sotto e poi …. Il vuoto !!! dietro,
mamma Piccione che proprio non ne voleva sapere di
piegarsi alle loro suppliche e, invece di impietosirsi,
continuava a spronarli spingendoli da dietro con piccoli
colpi del capo …
“E’ la fine”
pensò Arabella mentre, con un’ultima testata, mamma
Piccione la spingeva nel vuoto …
“sarà la fine per te”
rispose Gastone, che, approfittando del lancio di
Arabella, con una rapida starnazzata a sinistra,
riguadagnava il centro del tetto.
Arabella, dopo un primo
momento di panico, spalancò le ali e disegnando un
semicerchio nell’aria ritornò sul tetto, accanto alla
madre, pronta a raccogliere coccole ed elogi, nonché una
succulenta imbeccata. Papà, orgoglioso, le aveva
raggiunte e, tubando, riempì di becchettate la propria
figlioletta che, gonfia d’orgoglio per il traguardo
raggiunto e per le coccole dei genitori si girò verso il
fratello codardo cercando di convincerlo “Dai
Gastone, lanciati … è bellissimo!”
“Ma rilanciati te, se
è così bello …” rispose Gastone zompettando da una
tegola all’altra, stando ben attento a non farsi più
trascinare verso il baratro dai genitori che, nel
frattempo, l’avevano raggiunto, mentre Arabella lo
prendeva in giro esibendosi in goffe piccole evoluzioni
sul tetto e gridando “Gastone è un fifone!! Gastone è
un fifone!!!”
E oggi, invece, guardalo
lì, continua a far vasche avanti e indietro da un tetto
all’altro e sembra non volerne sapere di riappoggiare
le zampe sulle tegole.
“Bravo
Gastone!!! Visto … hai fatto tante storie ieri e,
invece, non c’era proprio niente da temere”
disse Mamma Piccione mentre orgogliosa ammirava le
evoluzioni del proprio figlioletto
“fffffff …
non è che c’avevo paura”
rispose Gastone “è che… come al solito c’era
quella tipa alla finestra che, con la scusa di fumare,
sta sempre a curiosare … mi sta proprio antipatica …
aaaahhh … ma adesso vede l’impicciona… hihihihi …deve
solo passarmi sotto e … zaccc … un bel tiro al bersaglio
non glielo leva nessuno …”
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