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Gli
sciacalli e l'elefante
Chi
sciacalli avevano mangiato tutte le carogne che c'erano
nei bosco, e non avevano più da mangiare. Ed ecco che a
un vecchio sciacallo venne in mente un modo di trovare da
sfamarsi. Andò dall'elefante e g1i disse:
-
Noialtri avevamo un re, ma da un pò di tempo non fila
dritto: ci ordina di fare certe cose, che non è possibile
eseguire. Noi ci vogliamo scegliere un altro re, e il
nostro popolo mi ha mandato appunto a pregarti di
diventare tu il re nostro. Si campa bene, da noi:
qualunque cosa tu ci comanderai, noi la faremo, e ti
rispetteremo in tutto. Vieni nel nostro regno.
L'elefante
acconsentì, e andò dietro allo sciacallo. Lo sciacallo
lo condusse in una palude. Quando l'elefante fu ben
affondato nel fango, lo sciacallo gli disse: - Adesso,
comanda pure: qualunque cosa ci ordini, noi la faremo.
L'elefante rispose: - Io vi comando di tirarmi fuori di
qui.
Lo
sciacallo si mise a ridere, e disse: - Attaccati con la
proboscide alla coda mia, e subito ti tiro fuori. Rispose
l'elefante: - Ti pare possibile con la coda, tirar fuori
me?
Allora
lo sciacallo gli disse: - E perché, dunque, tu comandi
una cosa che non si può fare? Apposta abbiamo cacciato
via il re di prima, perché ci comandava certe cose che
non si potevano eseguire. Quando l'elefante, lì nella
palude, fu morto, gli sciacalli vennero e se lo
mangiarono.
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I
due cavalli
Due
cavalli tiravano ognuno il proprio carro. Il primo cavallo
non si fermava mai; ma l'altro sostava di continuo. Allora
tutto il carico viene messo sul primo carro. Il cavallo
che era dietro e che ormai tirava un carro vuoto, disse
sentenzioso al compagno: - Vedi? Tu fatichi e sudi! Ma più
ti sforzerai, più ti faranno faticare -. Quando
arrivarono a destinazione, il padrone si disse: - Perché
devo mantenere due cavalli! Mentre uno solo basta a
trasportare i miei carichi? Meglio sarà nutrir bene
l'uno, e ammazzare l'altro; ci guadagnerò almeno la pelle
del cavallo ucciso! -.
E
così fece.
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Il
corvo e i suoi piccoli
Un
corvo aveva fatto il nido , in un'isola. Quando gli
nacquero i piccini, pensò che sarebbe stato meglio
trasportarli sulla terraferma.
Prese
tra gli. artigli il figlio più piccolo e si staccò
dall'isola volando sopra lo stretto.
Quando
giunse in mezzo al mare, si sentì molto stanco: le sue
ali battevano l'aria sempre più lente. "Oggi
io sono grande e forte e porto mio figlio sul mare perché
mio figlio è debole" pensava il corvo "
quando esso sarà cresciuto e sarà diventato forte,
mentre io sarò debole e vecchio, chissà se mi
ricompenserà delle fatiche che io sostengo oggi e se mi
trasporterà come io faccio, da un luogo all'altro ".
Il
corvo decise allora di accertarsi subito e chiese al suo
piccolo:
-
Quando tu sarai forte e io sarò vecchio e debole, mi
aiuterai come faccio io ora con te? Mi trasporterai da un
luogo all'altro? Dimmi la verità….
Il
piccolo corvo vide in basso il mare e, temendo che il
padre lo lasciasse cadere, si affrettò a rispondere:
-
Si, sì, ti aiuterò, ti trasporterò -.
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Il
re e gli elefanti
Un
re indiano ordinò che si radunassero tutti i ciechi; e
quando i ciechi furono arrivati alla reggia, fece mostrare
a loro i suoi elefanti. Uno tastò le zampe, un altro la
punta della coda, un terzo la radice della coda, un quarto
il ventre, un quinto il groppo ne, un sesto le orecchie,
un settimo le zanne, un ottavo la proboscide. Poi il re
chiamò a sé quei ciechi, e domandò: - Come sono fatti i
miei elefanti?
Uno
dei ciechi disse: - I tuoi elefanti somigliano a colonne!
- Era il cieco che aveva tastato le zampe. Un altro cieco
disse: - Somigliano a scopette! - Era quello che aveva
tastato la punta della coda. Un terzo disse: - Somigliano
a rami! - Era quello che aveva tastato la radice della
coda. Quello che aveva tastato il ventre, disse: - Gli
elefanti somigliano a un mucchio di terra! - Quello che
aveva tastato i fianchi, disse: - Somigliano a un
muraglione! - Quello che aveva tastato il groppone disse:
-Somigliano a una montagna! - Quello che aveva tastato le
orecchie, disse; -Somigliano a fazzoletti! - Quello che
aveva tastato la testa, disse: - Somigliano a un gran
mortaio! - Quello che aveva tastato le zanne, disse: -
Somigliano a corna! - Quello che aveva tastato la
proboscide, disse: -Somigliano a una grossa fune!-
E
tutti quei ciechi si misero a discutere e a litigare.
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La
formica e la colomba
Una
formica era assetata e sì avvicinò alla riva di un
ruscello. Un'onda la investì e la fece cadere nell'acqua.
Una colomba, che passava portando un ramoscello nel becco,
vide la formica in pericolo e le lanciò il ramoscello. La
formica vi si aggrappò e fu salva. Qualche tempo dopo, un
cacciatore stava per catturare la colomba nella sua rete.
La formica gli si ac costò e gli morse una gamba. Il
cacciatore sussultò e si lasciò sfuggire la rete dalle
mani. La colomba aprì le ali e volò via.
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L'asino
vestito della pelle del leone e la volpe
Un
asino si mise addosso la pelle di un leone e andava
attorno seminando il terrore fra tutte le bestie. Vide una
volpe e volle provarsi a far paura anche a lei. Ma quella,
che per caso aveva già sentito la sua voce un'altra
volta, gli disse:
-
Sta pur sicuro che, se non ti avessi ma sentito ragliare,
avresti fatto paura anche a me -.
Cosi
ci sono degli ignoranti che, grazie alle loro fastose
apparenze, sembrerebbero persone importanti, se la smania
di parlare non li tradisse.
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La
testa e la coda del serpente
Un giorno la coda del serpente attaccò lite con
la testa: si doveva stabilire quale delle due dovesse
andare avanti per prima.
La testa diceva: - Tu non puoi andare avanti per prima:
non hai occhi e non hai orecchi!
La coda rispondeva: - In compenso, però, io ho la forza.
Sono io che ti faccio muovere. Se per capriccio mi
arrotolo intorno ad un albero, tu non ti puoi spostare più.
Propose la testa: - Allora, separiamoci. La coda si staccò
dalla testa e cominciò a strisciare sola. Ma poco dopo
non vide un crepaccio e vi precipitò dentro
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Il
falco e il gallo
Un
falco, addestrato dal suo padrone, quando costui lo
chiamava, veniva a posarsi sul suo pugno.
Il
gallo invece, all'avvicinarsi del padrone, strillava e
fuggiva spaventato.
Disse
il falco al gallo: - Voi galli siete servi ingrati.
Correte dai vostri padroni soltanto quando avete fame.
Noi, invece, uccelli selvatici, siamo ben diversi: siamo
più forti e più veloci e non fuggiamo quando gli uomini
s'avvicinano. E se ci chiamano, corriamo e ci posiamo sul
loro pugno. Non dimentichiamo ch'essi ci danno da mangiare
-.
Rispose
il gallo: - Se voi non fuggite all'avvicinarsi dell'uomo,
è perché non avete mai visto il falco allo spiedo,
mentre noi non vediamo che polli arrosto -.
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Il
corvo e il piccione
Un
corvo osservò che i piccioni vivono comodamente e sono
ben nutriti perchè l'uomo pensa a dar loro da mangiare.
Si tinse le penne di bianco e penetrò in una piccionaia.
Dapprima i piccioni credettero che egli fosse uno di loro
e lo lasciarono entrare ma il corvo si dimenticò per un
attimo del suo travestimento e gracchiò come un vero
corvo.
Allora
i piccioni lo beccarono e lo buttarono fuori. Ritornò dai
corvi, ma questi, spaventati dalle sue penne bianche, lo
cacciarono via, come avevano fatto i piccioni.
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