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  Reno Bromuro

 

 Eccomi qui

 Eccomi qui e sei entrata
 la porta sempre aperta si è inchinata
 al passaggio, lasciando dietro la febbre
 da cavallo che toglieva la voce.
 Eccomi sono qui! Ti sono corso incontro
 per cancellare il dolore
 per farti rotolare nel sole
 mentre la rugiada lo beveva ed hai sorriso.
 Finalmente quel sorriso ha spalancato
 le braccia del creato e il Sole
 magnanimo fino all'estremo
 ti ha avvolta nel suo calore ed hai sorriso.

 

Per anni amore

 

 

Per anni, amore, abbiamo aspettato

il Nunzio

inchiodati alla stessa croce.

 

Il tuo sguardo rispecchiava

cieli, laghi remoti, non profanati.

 

Nelle tue pupille la gioia dell'estate:

pagliuzze dorate portate dal vento.

Sole raggiante nelle tue pupille.

 

Il sorriso come lama di Toledo

era nel cuore.

 

Da anni, amore, aspettiamo

inchiodati alla stessa croce.

Tu sempre più sola! Nella marea

chiassosa, isolato spirito morente,

ricerca laghi remoti, pagliuzze

dorate, lame senza guaine: io.

 

Novello Ulisse percorro vie più nuove.

 

Intanto aspetto il Nunzio

inchiodato

alla stessa croce di sempre.

 

 

 

Assenso

 

E così sia!

Ringraziate pure il Signore

Di questo nuovo giorno trascorso,

di questo pane morso,

del poco vino bevuto,

del molto che invano chiedeste,

del poco che vi fu provveduto,

della facoltà che vi è data

di chiedere ancora domani.

S’allunghino le vostre mani,

bambini malaticci e rassegnati,

al pomo della povera mensa:

ringraziate di tutto dispensa

del poco che vi diede,

pregate.

 

 

Pregiudizio formale

 

Quando nella tua vecchiaia

ricorderai i versi che ti ho scritto,

i versi che al telefono ti recitavo,

i versi che su di un nastro registravo,

allora la mia adolescenza sarà finita

e disperatamente piangerò l'amore:

quell'amore che ho sempre donato

quell'amore che non ho mai goduto.

 

Le mie mani anchilosate dalla penna

cercheranno di carezzare il tuo corpo

- ma non potranno stringerlo -

allora amore saprò,

allora amore saprai,

allora amore sapremo

tutta la grandezza

di una gioia passata, sprecata, uccisa

da un formale pregiudizio sociale

sciocco, insulso, inutile.

Allora, dicevo,

non avremo lacrime bastanti

per scrostare le nostre anime.

Non ci saranno,

rami robusti per raddrizzare

le dita anchilosate

e i tuoi seni si sentiranno tristi

per non essersi lasciati carezzare.

 

Allora i tuoi occhi capiranno

di aver intravisto, solo intravisto

la primavera e si faranno opachi

per nascondere visioni soltanto sognate.

 

Allora, in me, in te

vivranno l'amore e la pena.

L'amore che vuotai come in un'anfora,

nella tua vita e la pena griderà il suo lamento

nell'anima mia, per non aver trovato la forza

di rubarti, strapparti, al pregiudizio formale.

 

Allora, mia cara,

vedremo la morte

sui tuoi seni avvizziti

nelle mie mani vuote.

 

Allora sarà troppo tardi

e anche se mi chiamerai

e anche se ti chiamerò

ci sarà sempre il tuo seno avvizzito,

come un fiore non colto a primavera;

ci saranno sempre le mie mani inutili

ormai, che hanno pensato solo a scrivere,

a gridare al mondo intero che

per un formale pregiudizio sociale

non abbiamo raccolto il fiore più bello della vita

quando il sole era splendido e sincero a primavera.

 

Allora, mia cara, non basteranno

le acque di tutta la terra

per lavare la nostra colpa.

 

Credevo di…

 

Credevo di aver lasciato

la morte spettacolo, ieri:

come dire il millennio passato,

allo spettacolo indegno della vita

di un bambino che si spegneva

mentre le telecamere facevano

tanta luce ma oscurando, invece…

 

Oggi la morte è più spettacolare:

folla interminabile e sfarzosa

comparse in lacrime, discinte

in prima fila dietro la bara e non sono

parenti né amici: solo comparse che

si mettono in luce per fare chiassoso

il funerale di chi aveva ancora tanto

da vivere, per donare tutto il bene.

 

Ieri quando un bambino o un giovane

lasciava la terra per godere il cielo

il dolore rimaneva dentro a macerare

fino a spaccarti il cuore pel dolore.

 

Ieri, però, nei tuoi occhi luminosi

era riflesso il cielo che donavi

ai doloranti perché fosse più lieve

la solitudine che avrebbero vissuto.

Ma era ieri! Io te, allora volavamo

mano nella mano per consolare

donare tra le lacrime un sorriso

portare la pace in un abbraccio

ma era ieri! Oggi nessuno vola

e per dispetto il parallelepipedo

ci ha rubato finanche la parola

 

 

Danzava l'amore

 

Amore, che meraviglia!  Sono un libero canto

in un cielo libero, solcato solo da noi Gabbiani

felici a cabrare e volteggiare

cadere, rialzare,

ricadere e volare

fianco a fianco come nuvole vere;

non cirri che stringono vento e bufera

ma alianti bianchissimi in un cielo

azzurrissimo che illumina noi.

 

Danzava l'amore

sul nudo pavimento

quando poveri amanti

passavamo ore a guardare

Socrate sopra una nuvola

mentre Aristofane rideva.

 

Solo due Gabbiani volano

 

 

Vorrei uno scudo

 

Vorrei un scudo di lega astrale

che mi permettesse di annullare

gli strali inquinanti dell'anima,

la pioggia radioattiva,

i radionuclidi che intossicano,

lasciandoti in piedi morto

bloccato mentre cammini

incontro al sole e il canto

giunge nel profondo della crosta

e come razzo vola fino al bene.

 

 

E' bello lasciarsi andare

 

E’ bello lasciarsi andare

portati dal silenzio della valle.

 

Tutt’intorno è pace e musica nuova

ogni giorno mai uguale:

gli alberi che fanno sinfonia

l’erba che accompagna discreta

il torrentello che mormora parole

che solo il tuo cuore sa ascoltare.

 

E’ bello lasciarsi cullare

dalla gioia che riempie il cuore.

 

La valle è in festa perché ha visto

il filo d’erba che si tendeva,

chiamandolo, al ramo dell’albero

estasiato di aver trovato

finalmente un compagno

un amico con cui parlare e confessare

ciò che a nessuno avrebbe detto mai.

 

E’ bello lasciarsi amare

dal silenzio penetrante della valle

perché in quel momento

conosci la verità che stai cercando

e ti abbandoni, mentre il canto

dell’erba e la sinfonia degli alberi

t’accompagna dolcemente

nelle braccia di Morfeo che aspetta.

 

E’ bello lasciarsi andare

Per costruire una vera Pasqua

dare a tutti la Resurrezione

che ogni uomo tiene nel cuore

chiusa come gemma da non sciupare

nemmeno con lo sguardo

ma farla volare in un cielo aperto

come una colomba che

miracolo divino a della vita

canta le parole di Gesù.

 

 

Ho fatto un sogno stanotte

 

Che strano sogno ho sognato,

amore mio,

camminavano ancora sul viottolo;

ai lati prati lussureggianti

e profumati,

il sole non bruciava la pelle e tu

mi stringevi la mano più forte;

non tremava come ieri, al pensiero

che bruciavano foreste rigogliose

i fiumi popolati di pesci morti

gli alberi avvelenati reclinavano

il capo e, con voce flebile,

chiedevano aiuto piangendo.

 

Che strano sogno ho sognato, stanotte;

sui viottoli di terra battuta camminavano

uomini ridenti, mano nella mano e noi

abbiamo riso con loro e cantato a voce piena

il giro, girotondo felici di vivere ancora.

 

Le foreste non eran state bruciate

gli alberi e i fiori si parlavan d’amore

e gli uomini?… Mano nella mano

cantavano in coro un’unica canzone.

 

 

 

 

Il lamento dell'allodola

 

Com’è lamentoso

il canto dell’Allodola stamani.

C’è un correre sfrenato di nuvole

come se fuggissero il dolore

o facessero a gara

per accaparrarsi le lacrime che

scivolano lente lungo le rughe

dell’anima assetata

d’amore e di pace.

 

E’ lamentoso il canto dell’Allodola

come me che odoro il tradimento

penetrare nel cervello e rimanerci

attaccato come radice alla terra.

 

E’ solo pianto inconsolabile

quello dell’Allodola, stamani

e i miei pensieri navigano

nelle lacrime che nelle rughe

dell’anima hanno formato un rio

come vorrei perdermi anch’io

in quel rio per non pensare

al susseguirsi dei tradimenti

all’inseguirsi degli inganni

all’espandersi della menzogna.

 

Ma l’Allodola non può ascoltare!

 

 

A Paola e Pierina

Non eri sulla via di Damasco ma di lui sapesti
e desiderasti (e lo desideri con tutte le tue forze)
di trovare la Luce che rinsavì Paolo di Tarso.

Ti guardi intorno per sapere il vero
intanto cerchi e doni tanto amore
a chi la mano tende per sopravvivere.

Quanto sei bella Paola!

Avvolta nella nube illuminata dal Sole

e ti ci bei per gli altri
mai per te stessa, e voli, a mani tese
spiegando l’ali, verso chi ha bisogno
di un tuo sguardo una buona parola.

 

E tu che inviti alla Comunione

col Signore forte Pierina

cammini in costante cambiamento;

 

scopri e racconti giorno dopo giorno

la realtà nelle parole di Gesù.

 

C’insegni senza parlare che la verità

arriva sempre perché si apprezzi

la grandezza di Dio e la Sua giustizia.

 

Quanto vorrei, Pierina, camminare

Mettendo i piedi dove lasci l'orme.

 

 

 

Ti avevano marchiata

Ti avevano marchiata come un armento

stuprata, violentata, seviziata, affamata:

senza più nulla di umano

ti avevano buttata sulla

strada come bestia immonda.


Ti aggiravi con le tue compagne
vincendo il fetore di Peonie
su covoni di rifiuti
in cerca di qualcosa

meno fomentata dai vermi

per sopravvivere un altro giorno.

Ma se ti vedeva un «nazista»

anche quello ti veniva negato.


Che cosa ho fatto in tua difesa

quel giorno? Ed ora? ...

Ora ho messo la mia penna

al tuo servizio;

la mia fede per la libertà

il mio cuore per un mondo giusto

l'anima mia per un domani in cui

l'uomo sia veramente tale

per onorare il tuo sacrificio

ricordare il tuo dolore

per il trionfo della croce.

 

 

 

 

 

Momenti di poesia

 

 

 

 

 

 

                     

 

 

 

 

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pubblicato il 02 Marzo 2001

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