Partivamo
al mattino alle cinque in treno, il treno dei pendolari e degli studenti
assonnati, Aldo ed io salivamo sul treno come zombie , cercavamo un posto per
sederci a dormire poi trovato il posto usavamo i libri come cuscino sul
bracciolo e ronfavamo quasi sino a Brignole.
Gianfranco no, lui aspettava “
il giglio “ che saliva a Novi , non molto alta – a lui secco e lungo
arrivava sotto l’ascella – diafana, sguardo intelligente di chi “ sa “ occhio
azzurro slavato .
Alla fermata della stazione di Novi, Gianfa ci tirava la
solita gomitata….eccola eccola su alzatevi guardatela….è un giglio…..
Phua !
i gigli spussano e ti fan venire mal di testa, uguale uguale alle gomitate di
Gianfa mentre incominciavamo a prendere sonno.
Scesi a Brignole la prima
puntata era via Pre per comprare le sigarette , passavamo di fianco al
grand’hotel con i macchinoni sotto il porticato e il “ levriero “, come lo
chiamavamo visto la faccia lunga da levriero afgano e le recchie basse, sempre
pronto ad aprire le portiere dei clientoni danarosi a quell’ora sonnecchiava in
piedi come un cavallo , dopo un po’ incominciò a salutarci, aveva capito che
eravamo dei perdaballe come lui anche se ce la tiravamo da ricchi passando li
sotto.
Il caos di Genova non riusciva a svegliarci comunque , solo l’odore
del cappuccino con la brioscina del baretto prima di piazza dell’Annunziata
sapeva stimolare la nostra ripresa psicofisica.
L’unico sempre sveglio era
Gianfa che restava con le antenne dritte per farsi notare dal giglio
scodinzolante per via Balbi.
Gran bei palazzi ci sono in via Balbi!
Mi
sono sempre incantata davanti al portone del palazzo Reale o Palazzo Balbi
Pallavicini Durazzo datato 1600, da fuori si intravedeva un giardino
straordinario e l’idea di proseguire il sonno all’ombra di qualche pianta
esotica di cui il palazzo è ricco e tra i fiori, stuzzicava non poco.
La
realtà invece era la scala della segreteria in Piazza Annunziata
Come era
ovvio l’ascensore o era occupato o guasto e tutti i 5 piani ce li cuccavamo a
piedi pasando tra scritte anarchiche e disegni osceni tralasciando di osservare
la ringhiera ed i soffitti di uno dei più antichi palazzi.
Come spesso
accadeva arrivati in segreteria ci toccava ridiscendere , quel cretino
dell’usciere non aveva mai le marche da bollo e come al solito
servivano.
Quando avevamo un po’ di tempo ci incamminavamo a piedi passando
davanti al Comune o dai vicoli allungando non poco la strada che portava a
Principe per poi prendere l’autobus verso il San Martino.
Una puntata era in
via San Luca e giù verso la pasticceria che aveva gli alchechengi ( slurp
)
Costavano una cifra già allora e non sempre ce li potevamo permettere ma
quando la grana suonava tintinnante nelle tasche un vassoietto di alchechengi
non ce lo toglieva nessuno.
Genova ha un fascino straordinario, forse perché
è città di mare e l’aria per noi di pianura prende un profumo diverso, forse per
il sole che pur pallido arriva spesso a colorare il giorno forse perché
appartiene ai ricordi di un periodo di vita spensierato ma arrivare in
piazza De Ferrari con di fronte il palazzo della Borsa tutto rosa ed imboccare
via Venti era come respirare in modo diverso dal solito
Ma l’avete mai visto
il palazzo della Borsa?
Ragazzi è troppo bello !
Senza uno spigolo si affaccia su Piazza De
Ferrari imponente , simbolo del potere economico dell’epoca e guarda con un
occhio di superiorità il teatro Carlo Felice ( finalmente ristrutturato dopo
decenni – una vera schifezza prima della ristrutturazione ).
Sull’angolo
sinistro di chi guarda…..Via Venti Settembre o semplicemente via Venti…..li ci
sguravamo gli occhi con i negozi che all’epoca facevano “ moda “ .
Un giorno
entrammo da Chiarella, Laura Aldo ed io, uscimmo con la divisa: stessi jenas ,
stessa camicia , stessi Camperos …..al ritorno le rispettive madri diedero del
cretino in stereo a tutti e tre soprattutto perché non avevamo diviso le borse e
le taglie non erano decisamente uguali, mi ritrovai in casa con uno stivale 37
avendo il 39 di scarpa ( astenersi dai commenti sui piedini di fata ) ed una
camicia XXL ….uno schianto!
In una viuzza laterale c’era il bar Festival,
meta obbligata di pranzo o colazione, frappè da cinema e tramezzini da sogno
mangiati sui bidoni della spazzatura o seduti sulle catene che chiudevano
l’accesso al vicolo.
Lo so , sembra che tutta la nostra vita si sia svolta
tra un bar ed una panetteria ma non era proprio così, erano le pause di
riflessione quelle !
Certo è che a Genova importante è che non piova perché
come diceva Govi….sotto i portici di via Venti quando piove tanta ne viene e
tanta te ne prendi…….