----- Original Message -----
From: grillo
To: momenti
Sent: Saturday, June 26, 2004 6:15 PM
Subject: [Momentiraccontare] partivamo al mattino alle 5 in treno
 

Partivamo al mattino alle cinque in treno, il treno dei pendolari e degli studenti assonnati, Aldo ed io salivamo sul treno come zombie , cercavamo un posto per sederci a dormire poi trovato il posto usavamo i libri come cuscino sul bracciolo e ronfavamo quasi sino a Brignole.
Gianfranco no, lui aspettava “ il giglio  “ che saliva a Novi , non molto alta – a lui secco e lungo arrivava sotto l’ascella – diafana, sguardo intelligente di chi “ sa “ occhio azzurro slavato .
Alla fermata della stazione di Novi,  Gianfa ci tirava la solita gomitata….eccola eccola su alzatevi guardatela….è un giglio…..
Phua ! i gigli spussano e ti fan venire mal di testa, uguale uguale alle gomitate di Gianfa mentre incominciavamo a prendere sonno.
Scesi a Brignole la prima puntata era via Pre per comprare le sigarette , passavamo di fianco al grand’hotel con i macchinoni sotto il porticato e il “ levriero “,  come lo chiamavamo visto la faccia lunga da levriero afgano e le recchie basse, sempre pronto ad aprire le portiere dei clientoni danarosi a quell’ora sonnecchiava in piedi come un cavallo , dopo un po’ incominciò a salutarci, aveva capito che eravamo dei perdaballe come lui anche se ce la tiravamo da ricchi passando li sotto.
Il caos di Genova non riusciva a svegliarci comunque , solo l’odore del cappuccino con la brioscina del baretto prima di piazza dell’Annunziata sapeva stimolare la nostra ripresa psicofisica.
L’unico sempre sveglio era Gianfa che restava con le antenne dritte per farsi notare dal giglio scodinzolante per via Balbi.
Gran bei palazzi ci sono in via Balbi!
Mi sono sempre incantata davanti al portone del palazzo Reale o Palazzo Balbi Pallavicini Durazzo datato 1600, da fuori si intravedeva un giardino straordinario e l’idea di proseguire il sonno all’ombra di qualche pianta esotica di cui il palazzo è ricco e tra i fiori,  stuzzicava non poco.
La realtà invece era la scala della segreteria in Piazza Annunziata
Come era ovvio l’ascensore o era occupato o guasto e tutti i 5 piani ce li cuccavamo a piedi pasando tra scritte anarchiche e disegni osceni tralasciando di osservare la ringhiera ed i soffitti di uno dei più antichi palazzi.
Come spesso accadeva arrivati in segreteria ci toccava ridiscendere , quel cretino dell’usciere non aveva mai le marche da bollo e come al solito servivano.
Quando avevamo un po’ di tempo ci incamminavamo a piedi passando davanti al Comune o dai vicoli allungando non poco la strada che portava a Principe per poi prendere l’autobus verso il San Martino.
Una puntata era in via San Luca e giù verso la pasticceria  che aveva gli alchechengi ( slurp )
Costavano una cifra già allora e non sempre ce li potevamo permettere ma quando la grana suonava tintinnante nelle tasche un vassoietto di alchechengi non ce lo toglieva nessuno.
Genova ha un fascino straordinario, forse perché è città di mare e l’aria per noi di pianura prende un profumo diverso, forse per il sole che pur pallido arriva spesso a colorare il giorno forse perché appartiene ai ricordi di un periodo  di vita spensierato ma arrivare in piazza De Ferrari con di fronte il palazzo della Borsa tutto rosa ed imboccare via Venti era come respirare in modo diverso dal solito
Ma l’avete mai visto il palazzo della Borsa?
Ragazzi è troppo bello !
Senza uno spigolo si affaccia su Piazza De Ferrari imponente , simbolo del potere economico dell’epoca e guarda con un occhio di superiorità il teatro Carlo Felice ( finalmente ristrutturato dopo decenni – una vera schifezza prima della ristrutturazione ).
Sull’angolo sinistro di chi guarda…..Via Venti Settembre o semplicemente via Venti…..li ci sguravamo gli occhi con i negozi che all’epoca facevano “ moda “ .
Un giorno entrammo da Chiarella,  Laura Aldo ed io, uscimmo con la divisa: stessi jenas , stessa camicia , stessi Camperos …..al ritorno le rispettive madri diedero del cretino in stereo a tutti e tre soprattutto perché non avevamo diviso le borse e le taglie non erano decisamente uguali, mi ritrovai in casa con uno stivale 37 avendo il 39 di scarpa        ( astenersi dai commenti sui piedini di fata ) ed una camicia XXL ….uno schianto!
In una viuzza laterale c’era il bar Festival, meta obbligata di pranzo o colazione, frappè da cinema e tramezzini da sogno mangiati sui bidoni della spazzatura o seduti sulle catene che chiudevano l’accesso al vicolo.
Lo so , sembra che tutta la nostra vita si sia svolta tra un bar ed una panetteria ma non era proprio così, erano le pause di riflessione quelle !
Certo è che a Genova importante è che non piova perché come diceva Govi….sotto i portici di via Venti quando piove tanta ne viene e tanta te ne prendi…….