Ottobre
Corre il mese di ottobre.Corrono venti freddi,conferendo
strani profumi a
strane atmosfere.
Generazione rotta alla stranezza,votata alla diversità o meglio al gusto
di
essa.
Non senza una qualche vena di protagonismo.
Annuso l'aria e devo comunque sforzarmi per pensare a qualcuno che
abbia
invece il gusto della normalità, il piacere della mimetizzazione.
Deve esistere,è possibile mi dico.
E annuso l'aria carica di presagi positivi,il che mi distrae non poco
dal
mio faticoso e un po' scolastico esercizio di quotidiano buon agire e
ben
pensare.
Nuvole nere, bianche, altri avrebbe detto dalle formecangianti,mi
ricordano,
come un esercito
in attesa evidente,almeno due cose : ciascuno fa di solito ciò che può
(ma
anch'io.),
ciascuno è foriero di ciò che contiene dentro di sé.
E il mondo,la realtà che ci circonda,le persone,sono in continuo
movimento.
E anche un'altra cosa :siamo sempre complici degli agguati che ci
vengono
tesi.
Peter Pan
Non proprio, tutti noi abbiamo
dentro un piccolo Peter Pan, perso nei
giardini di Kensigton, alla ricerca spasmodica della propria ombra, un
bambino che non vuole crescere, che non vuole anzi non può diventare
grande,
il suo tempo si è fermato sull'Isola che non c'è, i bambini lo hanno
eletto
loro capo solo perché, tutto sommato, è quello che sa giocare meglio di
tutti.
Peter non può crescere, non può smettere di coltivare almeno un pensiero
felice, pena lo smettere di volare, lo smettere di avere al suo fianco
la
fida Campanellino.
E chi non coltiva almeno un pensiero felice? O, come va di moda dire
oggi,
un sogno nel cassetto? A chi non piacerebbe avere un pizzico di polvere
di
fata? Certo i nostri impegni gravosi, le nostre responsabilità ce lo
vietano, ce lo impediscono, eppure li avevamo anche quella volta quando
siamo scoppiati a ridere senza motivo, quando abbiamo pianto per
qualcosa
che non ci riguardava da vicino, quando abbiamo deciso di bluffare,
quando
abbiamo mandato tutto a quel paese e ci siamo messi a giocare con un
bambino. Gli impegni c'erano sempre, ma in quei casi Peter è stato più
forte. Ci ha preso per mano, e ci ha portato con lui sull'isola per
combattere gli indiani.
Non dobbiamo vergognarci di giocare, e non dobbiamo smettere di
divertirci,
chi può dire veramente che sia sbagliato. Dov'è l'isola che non c'è?
Sembra
una filastrocca e invece è una domanda "da sogno", perché è nell'ora dei
sogni, di notte, che Peter Pan vola a far visita a Wendy, Gianni e
Michele
per portarli a solcare il cielo e raggiungere quell'isola fantastica
dove
vivono le sirene e gli indiani, la principessa Giglio Tigrato e la
fatina
Trilli Campanellino; dove si può far amicizia con i Bimbi Sperduti e
combattere contro i pirati di Capitan Uncino, dove i duelli sono
all'ordine
del giorno e il tempo è scandito dal tic-tac di un coccodrillo, dove
l'avventura è fuori dallo spazio e dal tempo e dove l'adolescenza
vorrebbe
non finire mai... Ma è il nostro cuore o il nostro cervello che ha
bisogno
di una spruzzatina di polvere magica?
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