12-09-06

 

 

COME UCCELLI MIGRATORI

 

Come uccelli migratori andiamo

e ritorniamo cerchiamo il sole,

disperatamente il nostro sole.

 

Pedissequamente aggiornati

cosciente peculiarità

non lasciamo le abitudini;

imprimiamo profonde orme nell'aria

- sempre più incrostata -

con fatica dimenticata.

 

Noi uccelli senz'ali voliamo

per godere nel nido di ieri

quelli che avremmo voluto

essere: noi, semplicemente

 

TI AVEVANO MARCHIATA

 

Ti avevano marchiata come un armento

stuprata, violentata, seviziata, affamata;

senza più nulla di umano

ti avevano buttata sulla

strada come bestia immonda.

Ti aggiravi con le tue compagne,

vincendo il fetore di Peonie,

su covoni di rifiuti

in cerca di qualcosa

meno fomentata dai vermi

per sopravvivere un altro giorno. 

Ma se ti vedeva un “nazista“

anche quello ti veniva negato. 

Che cosa ho fatto in tua difesa

quel giorno? Ed ora? ...

Ora ho messo la mia penna

al tuo servizio;

la mia fede per la libertà

il mio cuore per un mondo giusto

l’anima mia per un domani in cui

l’uomo sia veramente tale

per onorare il tuo sacrificio

ricordare il tuo dolore

per il trionfo della croce.

 

 

FORSE TU, GIÀ NON AVEVI VOLTO


Non ricordo il volto
forse già non l’avevi quando

percorrevi il marciapiedi

della stazione di Varsavia

lungo il binario dove

un attimo solo si fermavano i treni

 

che portavano la “ JULIA “ in Russia.

Forse tu, già non avevi volto

ma la tua voce rintrona

come un’eco interminabile

dentro il mio petto: pane, pane!

Forse tu già non avevi volto

ma l’eco dei passi stanchi

che trascinavi su stecchini

- che una volta erano state gambe belle,

tornite, lunghe – martellano nel mio cervello

come la tua voce nel mio petto.

E gli stracci che a malapena

coprivano il tuo scheletro

negli occhi mi porto

come una bandiera

vessillo di giustizia, di libertà

e d’amore per la mia battaglia:

vessillo di sacrificio per te

piccola ebrea senza più volto

che percorrevi il marciapiedi

della stazione di Varsavia

- perché vivere ancora volevi –

lungo il binario dove

si fermò un attimo

il treno che trasportava

i ragazzi della “JULIA”.

Avrei voluto darti cibo e vestiti

piccola ebrea senza più sembianze

ma quei ragazzi avevano fame

tanta fame come te

ed io non c’ero.

Un soldato mi ha parlato di te

un soldato che quel giorno ha pianto

e avrebbe voluto

con le sue lacrime dissetarti

col suo corpo sfamarti

col suo sangue cancellare

il marchio giallo che portavi al polso.

 

 

IMPROVVISO

 

Improvviso
inesorabile

come acqua gelata sulla pelle
arrossata dal sole di luglio
giunse il tuo male.
Ti fummo vicino.
Volesti che il medico
parlasse in tua presenza:
il medico non parlò!

Seguisti
il suo sguardo
come il viandante
i nostri
ansiosi:
nel Sahara
speranza d'acqua.

Un triste sorriso
sulle tue labbra esangui
aleggiò:
e fu il silenzio.

Con quel triste sorriso
finiva
la tua vita
in quel silenzio
ti riconciliasti con Dio.

Dopo sorridesti ancora
ma era sempre silenzio

 

 

E' PASQUA

 

E' Pasqua

ritorno sulle verdi colline

di Paduli.

 

Chiara notte, un singhiozzo

squarcia il santo silenzio.

Piange l'olivo!

Sono le lacrime di Cristo

nell'orto di Getsemani.

 

Cado in ginocchio

ai piedi dell'olivo

il viso nella terra:

Gesù, Gesù, Gesù!

E' notte e giorno pare.

 

Gesù Santo e fratello

mi dici, Gesù, dove vai?

"Ritorno sul Monte Calvario!"

E si staglia nel cielo una Croce!

 

"E' la Croce che spezza

i legami al peccato;

voi pregate il Padre celeste":

E ritorna sul Monte Calvario!

 

Piange l'olivo

sulle verdi colline

di Paduli!

 

 

IL MONCO

Eri già

a metà strada da casa
una raffica
il braccio cadde
ai tuoi piedi.

Gridai

non so quali frasi
e corsi incontro al nemico.

Scattasti come una molla
divenne clava
il braccio
e nero di lividi
facesti
l'incauto nemico:

Così ti ricordo.

 

 

PIEDI ARROSSATI 

 

Piedi arrossati dal freddo
giorni di guerra, i miei.
Compagno di giochi
nelle sere estive
introvabile d'inverno.

Faceva il calzolaio
aveva sedici anni
chiamato alle armi

lo mandarono in Russia.

Quando ritornerò
terminerò le scarpe:
piedi arrossati
scalzi rimasti
d'inverno
i miei.

Una croce
per i ragazzi della Julia!

Chi vi porta un Fiore?

Il Vento.
 

 

 

OCCHI CHE NON CAPIVANO

1

Oggi è il mio primo giorno di scuola

fino a maggio scorso sono andato all'asilo;

piangevo sempre, volevo bene a suor Anna

e suor Anna era fuggita con un bersagliere.

2

A «Valle d'Asino» ho costruito

intrecciando carpini e rovi

una capanna: è là che vado

quando ho voglia di piangere.

3

A scuola mi hanno dato una camicia nera,

un fez, un pantaloncino grigio-verde.

Mia madre quando ha visto il pacco, ha detto:

«Almeno hai vestito decente per la festa!»

Sono scappato a Valle d'Asino:
preferisco andare in giro nudo.

 

FOMELHAUT

 

Hai il letto nelle spumose onde

e vivi in cielo nel regno dell’amore.

Fomelhaut, il tuo volto

muta come l’iride,

se ti circondi d’un velo

sull’orizzonte d’estate.

E penso che forse

la letizia che mi fugge

vive sulla tua bocca celeste.

 

 

IL GIOVINETTO DELL’ACQUARIO

 

E tu, che dispensi il canto

Pervaso di dolcezza,

nel segno dell’Acquario passi

con l’anfora stellata.

Disseta l’arsura degli uomini

Che mai si smorza,

fa che possano attingere

alla tua limpida fonte

la luce dell’eternità.

 

 

AL MORTO SOLE DI CEFEO

 

Anche tu, morto Sole di Cefeo,

un giorno rifulgesti di splendore.

Ora ti conosce solo il dotto:

altri non sa.

Anch’io un giorno risplendetti

agli occhi di una donna.

Ora chi conosce il mio penare?

E’ simile il mio cuore

al morto Sole di Cefeo.

 

 

VEGA

 

Dalla tua Lira

nella notte fredda si spande

la musica dolce della vita

nel rosso vibrante di Marte

e il borbottio rutilante di Giove.

La melodia manifesta la protezione

che mi offri perché riesca

ad affermare la mia liberalità.

Tu canti o Vega

ma chi ascolta il mio pianto?

Un cielo nuvoloso.

 

ANTARES

 

Nella notte nebulosa

udii la tua voce cantare

in un rosso fulgore di gioia

accompagnata dal coro delle tue stelle:

“La mia spada

ha battuto Orione”.

Oh, con essa vorrei tu tagliassi

corde e legami di neri pensieri

per cullare gli uomini

in un letto di stelle.

 

KIFFA

 

Tu sai, Kiffa,

che pesanti catene mi tengono avvinto

al mio destino di vita.

Sì, sono molti i peccati

e non lievi le colpe,

ma tu che della Bilancia

sei regina,

metti un po’ di sorriso

e fa muovere l’Ago

nell’atteso soccorso.

 

LA SPICA

 

La Spica nel suo colore bianco

Festosa si sente,

perché stanotte ha visto

la Vergine spigolatrice

vagare pei cieli

vestita di purezza

e fermarsi a mezzogiorno

per attingere acqua limpida di fonte.

Vergine,

in te si rispecchia

l’Infinito…

 

REGOLO

 

Ascolta il canto degli angeli

il vagabondo terreno

che valica i cieli.

Gli angeli cantano

E sanno il suo dolore,

mentre invitano Regolo

a dar la sua forza di leone

al loro canto giulivo.

E Regolo dice

che brillerà per lui.
 

 

LA GREPPIA

 

Greppia divina e vergine

come il frutto dell’Eden,

illumina ancora una volta

il mio cammino,

fa che ancora una volta

il labbro mio si schiuda al sorriso.

Greppia,

tranquillo ammasso del Cancro,

passa come la brezza del mattino d’aprile,

fonte di verginità,

datrice di purezza.

 

ALDEBARAN

 

Aldebaran, di tutto il tuo splendore

s’illuminano il Toro furioso

e le timide Pleiadi.

So che dal seno tuo

rigermina la vita del mondo,

risuscita la morte.

Con te dovunque

canta la giovinezza.

 

OTTOBRE

 

Dovunque foglie morte

nella sinfonia del vento.

Ma se due esseri ebri di gioia

lasciano la loro impronta

sugli aghi morti dei pini,

il cielo d’improvviso si schiarisce

e Diana affacciandosi sorride.

 

PENTIMENTO

 

La prima stella della sera

si fa vedere nel cielo

e in me scende il timore:

il timore del bimbo

che prima di addormentarsi

vuol esser certo che altri

l’accolga al risveglio.

Ho paura d’addormentarmi

nel sonno senza sogni.

Ieri avrei forse voluto,

oggi non voglio più:

ho respirato l’effluvio

del suo sperato ritorno.

 

LA FONTANA

Con una nuova speranza

ritorno in quel sentiero di bosco

accanto alla fontana.

Un giorno, chini sull’acqua,

ti dissi “Amo quella ch’è in fondo”,

e tu sorridesti confusa.

Ora più nulla resta del sorriso,

più nulla resta delle mie parole.

Ma la fontana è là,

con una nuova speranza.

 

LA MORTE

Non temere la morte,

che non sa farti male:

nell’incoscienza dei sensi

s’apre il sorriso dell’anima.

Ogni rimpianto è inutile

per quel che non fu

nella vita  delusa:

s’apre lontano lontano

l 'immenso

 

LA NOTTE

E’ giunta la notte,

e tutto dorme d’intorno:

anche il vento.

Sosta l’umano lavoro,

tace l’umano travaglio.

Trapunto di stelle,

stende il suo manto la notte

sulla laguna di lacrime.

Che vale ch’io vegli?

Ma datemi l’oblio…

 

PREGHIERA

Tutto quel che m’è dato

è tuo gratuito dono,

ed io l’accetto, Signore,

deciso a non ribellarmi.

Ma come è grande quel peso

d’ansiosi tormenti!

Ed è pur sempre un dono

che solleva me indegno

al dolore che pare la via

al tuo Regno.

 

L’UOMO DEL LAGO

 

Più che il buio selvame

del Lago d’Averno

mi attrassero gli occhi dell’uomo

che si offriva per guida.

E bramai che in quel luogo

Egli ritrovasse la pace

per un miracolo

sprizzato dalle mie mani.

Ma il suo male

era come il mio

senza convalescenza.

 

 

CONTRASTO

 

Hai giocato col mio cuore,

che per te ha riso e ha pianto.

Ora non posso più:

addio, amore mio.

Ma t’ho chiamato “amore”

e dunque ancora,

se per mano mi prendi,

ti seguirò come ieri,

anche verso l’abisso.

 

 

ROSA

 

Sei tanto bella, Rosa,

sei la rosa più splendida

degli umani roseti.

Felice il tuo giardino,

nel tuo fulgore stupendo.

Io t’ho amato, ma oggi

penso che solo è bene

goderti nel mistero

della Bellezza pura.

Ma tanto bella, Rosa

ti sogno qualche volta

anche pietosa e buona…

 

 

COME IL VENTO

 

Col tredici del sesto mese

sei anni di già.

Sei anni, amore, sei

granelli della nostra polvere

mortale…

Come il vento si porta

gli aghi morti dei pini

- ed esso solo sa dove – ,

così la passione

ci trascinò sei anni.

Ora mi guardi, stanca

non so di che,

e mi chiedi se tanto

tempo potrà tornare.

Ma chi ritorna indietro,

povero stanco amore?

 

VIRGINIA

 

Sul roseto trionfante

ti vidi e volli coglierti,

fanciulla dal gelido nome

verginale.

Ti ebbi così,

ma al volger d’un anno

non più rosa

ma carnale camelia

senza profumo ti ritrovai.

Ed oggi per te

ogni roseto mentisce,

intristisce ogni cuore.

 

T’HO VOLUTO BENE

 

Bastava un attimo di gioia

Per avvincermi a te.

E se mi dicevi “caro”,

era una dolce musica di stelle

in un cielo di desiderio diffuso.

Era solo una parola,

ma in quella parola

l’abisso riluceva senza fondo,

come lontanissima luce

in un viale alberato

verso l’infinito.

 

NEL DIRTI ADDIO…

 

Nel dirti addio,

voglio confessarti che t’amo.

So che di primavera

tornano al nido le rondini,

tornano i fiori nei campi.

tu, come rondine bella,

tu, come fiore di carne,

non tornerai: non mentire,

e se ti dico che t’amo,

sorridi e dimmi: “Davvero?”

e parti senza voltarti.

 
MEDITAZIONE

 

Tra un punto di cucito ed una rima

passo la vita, indifferente al mondo:

chi mi sa leggere dentro,

chi può vedermi nel cuore?

E qui, mentre la brezza

mi porta effluvi tetri di sobborgo,

medito: un tempo anch’io

respirai la purezza

d’un cielo ubriaco di verde,

fra gli ulivi di lontane colline.

Ero fanciullo, allora,

né ancora la vita mi aveva deluso,

mettendomi un ago fra le mani.

Ma con nel cuore un poco

di poesia sognante,

anche l’ago si dilegua talvolta,

l’ago amaro destino di vita.

 

DESIDERIO APPAGATO

 

Mi dico: “Eccoti, infine,

nella bramata campagna,

sotto l’ombra d’un folto pergolato.

Canta, poeta, stringi fra le braccia

Il mondo intero: intona

anche l’inno dell’amore”.

Taccio: di dentro solo

Un’eco di sorriso:

l’attimo della gioia

è spesso senza canto.

 

IL TEMPO DELL’AURORA

 

Tu guardi al rosso di sera,

e sei nel fiore dell’adolescenza…

Fa ch’io ti prenda per mano

E ti aiuti a passare la notte:

attenderemo il tempo dell’Aurora.

 

NOTTE DI LUNA

 

Cheta e misteriosa,

la luna sorride nel cielo,

mentre io parlo di lei,

e intanto par che la rosa

fra le mie mani appassita

riprenda forza e consenta.

Io parlo ancora di lei

alla sorella luna:

chi sa che un giorno non torni

a rallegrarmi la vita…

 

 

CHI SEI?

 

Sei venuta sulla mia strada

e ti sei messa al mio fianco.

Qualcuno lungo il cammino

ha sussurrato: “E’ un angelo”.

Ed io ho scosso il capo:

chi tu sia non so,

ma non sei certo un angelo:

l’angelo non accende desideri,

ed io, sappilo, attendo

la prima svolta a ponente,

sì, attendo, quella svolta,

per dirti ciò che nessuno

ha mai pensato d’un angelo.

 

 

LETTERA

 

Amico insperato, ascoltami,

ho solo vent’anni.

Ma, te ne prego, non dirmi

ch’io son della vita alle soglie.

Amico insperato, la vita

m’è sfiorita in cuore a vent’anni:

nell’anima ho rughe profonde

pel pane che non mi bastò,

per la luce che non ebbi.

Se ti dicono, amico insperato,

che il sole splende per tutti,

smentisci la stolta menzogna:

nella mia vita non c’è stato sole.

Forse domani, se tu

non sparirai alla mia sete,

dirò che vedo l’aurora.

 

SUONO DI CAMPANE

 

Così vicino era Paduli,

che se io salendo

avessi steso la mano,

fra sassi e polvericcio

avrei potuto toccarlo.

Una gioia trionfante

mi prese alla gola:

sentivo di lontano

le campane di Pasqua.

E fui nel borgo

già prima di entrarvi,

e ancora mia madre

mi conduceva per mano

ad ammirare fra gli incensi

il Cristo risorto

in una festa di biancospini.

Mi scaldava la mano di Mamma,

mi carezzava il fiato di aprile:

così entravo a Paduli,

prima di entrarvi.

 

AURORA

 

L’ultima stella impallidisce

e il cielo lentamente si colora

all’oriente d’un tenero rosa.

Il sole ritorna,

il sole torna a splendere,

splende più caldo il sole:

come risorge l’anima,

che al primo tramonto

si credeva perduta.

Anima, hai ritrovato l’Aurora,

e l’hai chiusa nel cuore,

novello dono di Dio.

 

DUE TOMBE

 

Fra tante tombe

ne cerco due,

le tombe a me più care,

due persone da amare

oltre la vita.

Io cerco voi, don Franco,

io cerco te, Enrico.

Trovare le vostre tombe,

muovere la gelida pietra,

ritrovarvi compiacenti e buoni,

sorridenti come un tempo…

Ma presto torno indietro:

le vostre tombe sono in me,

la vostra, don Franco,

la tua Enrico,

e solo in me voi vivrete,

finché io pure vivrò.

 

 

NAPOLI

 

Note arabescate

sullo sfondo azzurro del mare,

poeti che sognano

un mondo che domani

abbia un sorriso e una lacrima

per gli affanni di tutti.

 

 

NOTTURNO

 

Voci rivenditori

Malinconiche e tristi,

luci multicolori,

cuori innamorati in attesa,

nottambuli viandanti

per le strade illuminate