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COME
UCCELLI MIGRATORI
Come uccelli
migratori andiamo
e ritorniamo
cerchiamo il sole,
disperatamente il nostro sole.
Pedissequamente aggiornati
cosciente
peculiarità
non lasciamo
le abitudini;
imprimiamo
profonde orme nell'aria
- sempre più
incrostata -
con fatica
dimenticata.
Noi uccelli
senz'ali voliamo
per godere
nel nido di ieri
quelli che
avremmo voluto
essere: noi, semplicemente
TI AVEVANO MARCHIATA
Ti
avevano marchiata come un armento
stuprata, violentata, seviziata, affamata;
senza più nulla di umano
ti
avevano buttata sulla
strada come bestia immonda.
Ti
aggiravi con le tue compagne,
vincendo il fetore di Peonie,
su
covoni di rifiuti
in
cerca di qualcosa
meno fomentata dai vermi
per sopravvivere un altro giorno.
Ma
se ti vedeva un “nazista“
anche quello ti veniva negato.
Che cosa ho fatto in tua difesa
quel giorno? Ed ora? ...
Ora ho messo la mia penna
al
tuo servizio;
la
mia fede per la libertà
il
mio cuore per un mondo giusto
l’anima mia per un domani in cui
l’uomo sia veramente tale
per onorare il tuo sacrificio
ricordare il tuo dolore
per il trionfo della croce.
FORSE TU, GIÀ NON AVEVI VOLTO
Non ricordo il volto
forse già non l’avevi quando
percorrevi il marciapiedi
della stazione di Varsavia
lungo il binario dove
un
attimo solo si fermavano i treni
che portavano la “ JULIA “ in Russia.
Forse tu, già non avevi volto
ma
la tua voce rintrona
come un’eco interminabile
dentro il mio petto: pane, pane!
Forse tu già non avevi volto
ma
l’eco dei passi stanchi
che trascinavi su stecchini
-
che una volta erano state gambe belle,
tornite, lunghe – martellano nel mio cervello
come la tua voce nel mio petto.
E
gli stracci che a malapena
coprivano il tuo scheletro
negli occhi mi porto
come una bandiera
vessillo di giustizia, di libertà
e
d’amore per la mia battaglia:
vessillo di sacrificio per te
piccola ebrea senza più volto
che percorrevi il marciapiedi
della stazione di Varsavia
-
perché vivere ancora volevi –
lungo il binario dove
si
fermò un attimo
il
treno che trasportava
i
ragazzi della “JULIA”.
Avrei voluto darti cibo e vestiti
piccola ebrea senza più sembianze
ma
quei ragazzi avevano fame
tanta fame come te
ed
io non c’ero.
Un
soldato mi ha parlato di te
un
soldato che quel giorno ha pianto
e
avrebbe voluto
con le sue lacrime dissetarti
col suo corpo sfamarti
col suo sangue cancellare
il
marchio giallo che portavi al polso.
IMPROVVISO
Improvviso
inesorabile
come acqua
gelata sulla pelle
arrossata dal sole di luglio
giunse il tuo male.
Ti fummo vicino.
Volesti che il medico
parlasse in tua presenza:
il medico non parlò!
Seguisti
il suo sguardo
come il viandante
i nostri
ansiosi:
nel Sahara
speranza d'acqua.
Un triste
sorriso
sulle tue labbra esangui
aleggiò:
e fu il silenzio.
Con quel
triste sorriso
finiva
la tua vita
in quel silenzio
ti riconciliasti con Dio.
Dopo
sorridesti ancora
ma era sempre silenzio
E' Pasqua
ritorno sulle verdi colline
di Paduli.
Chiara notte, un singhiozzo
squarcia il santo silenzio.
Piange l'olivo!
Sono le lacrime di Cristo
nell'orto di Getsemani.
Cado in ginocchio
ai piedi dell'olivo
il viso nella terra:
Gesù, Gesù, Gesù!
E' notte e giorno pare.
Gesù Santo e fratello
mi dici, Gesù, dove vai?
"Ritorno sul Monte Calvario!"
E si staglia nel cielo una Croce!
"E' la Croce che spezza
i legami al peccato;
voi pregate il Padre celeste":
E ritorna sul Monte Calvario!
Piange l'olivo
sulle verdi colline
di Paduli!
IL MONCO
Eri già
a metà strada da casa
una raffica
il braccio cadde
ai tuoi piedi.
Gridai
non so quali
frasi
e corsi incontro al nemico.
Scattasti
come una molla
divenne clava
il braccio
e nero di lividi
facesti
l'incauto nemico:
Così ti
ricordo.
PIEDI
ARROSSATI
Piedi
arrossati dal freddo
giorni di guerra, i miei.
Compagno di giochi
nelle sere estive
introvabile d'inverno.
Faceva il
calzolaio
aveva sedici anni
chiamato alle armi
lo mandarono
in Russia.
Quando
ritornerò
terminerò le scarpe:
piedi arrossati
scalzi rimasti
d'inverno
i miei.
Una croce
per i ragazzi della Julia!
Chi vi porta
un Fiore?
Il Vento.
OCCHI CHE
NON CAPIVANO
1
Oggi è il mio
primo giorno di scuola
fino a maggio
scorso sono andato all'asilo;
piangevo
sempre, volevo bene a suor Anna
e suor Anna
era fuggita con un bersagliere.
2
A «Valle
d'Asino» ho costruito
intrecciando
carpini e rovi
una capanna:
è là che vado
quando ho
voglia di piangere.
3
A scuola mi
hanno dato una camicia nera,
un fez, un
pantaloncino grigio-verde.
Mia madre
quando ha visto il pacco, ha detto:
«Almeno hai
vestito decente per la festa!»
Sono scappato
a Valle d'Asino:
preferisco andare in giro nudo.
FOMELHAUT
Hai il letto nelle spumose onde
e vivi in cielo nel regno dell’amore.
Fomelhaut, il tuo volto
muta come l’iride,
se ti circondi d’un velo
sull’orizzonte d’estate.
E penso che forse
la letizia che mi fugge
vive sulla tua bocca celeste.
IL GIOVINETTO DELL’ACQUARIO
E tu, che dispensi il canto
Pervaso di dolcezza,
nel segno dell’Acquario passi
con l’anfora stellata.
Disseta l’arsura degli uomini
Che mai si smorza,
fa che possano attingere
alla tua limpida fonte
la luce dell’eternità.
AL MORTO SOLE DI CEFEO
Anche tu, morto Sole di Cefeo,
un giorno rifulgesti di splendore.
Ora ti conosce solo il dotto:
altri non sa.
Anch’io un giorno risplendetti
agli occhi di una donna.
Ora chi conosce il mio penare?
E’ simile il mio cuore
al morto Sole di Cefeo.
VEGA
Dalla tua Lira
nella notte fredda
si spande
la musica dolce
della vita
nel rosso vibrante
di Marte
e il borbottio
rutilante di Giove.
La melodia manifesta
la protezione
che mi offri perché
riesca
ad affermare la mia
liberalità.
Tu canti o Vega
ma chi ascolta il
mio pianto?
Un cielo nuvoloso.
ANTARES
Nella notte nebulosa
udii la tua voce cantare
in un rosso fulgore di gioia
accompagnata dal coro delle tue stelle:
“La mia spada
ha battuto Orione”.
Oh, con essa vorrei tu tagliassi
corde e legami di neri pensieri
per cullare gli uomini
in un letto di stelle.
KIFFA
Tu sai, Kiffa,
che pesanti catene mi tengono avvinto
al mio destino di vita.
Sì, sono molti i peccati
e non lievi le colpe,
ma tu che della Bilancia
sei regina,
metti un po’ di sorriso
e fa muovere l’Ago
nell’atteso soccorso.
LA SPICA
La Spica nel suo colore bianco
Festosa si sente,
perché stanotte ha visto
la Vergine spigolatrice
vagare pei cieli
vestita di purezza
e fermarsi a mezzogiorno
per attingere acqua limpida di fonte.
Vergine,
in te si rispecchia
l’Infinito…
REGOLO
Ascolta il canto degli angeli
il vagabondo terreno
che valica i cieli.
Gli angeli cantano
E sanno il suo dolore,
mentre invitano Regolo
a dar la sua forza di leone
al loro canto giulivo.
E Regolo dice
che brillerà per lui.
LA GREPPIA
Greppia divina e vergine
come il frutto dell’Eden,
illumina ancora una volta
il mio cammino,
fa che ancora una volta
il labbro mio si schiuda al sorriso.
Greppia,
tranquillo ammasso del Cancro,
passa come la brezza del mattino d’aprile,
fonte di verginità,
datrice di purezza.
ALDEBARAN
Aldebaran, di tutto il tuo splendore
s’illuminano il Toro furioso
e le timide Pleiadi.
So che dal seno tuo
rigermina la vita del mondo,
risuscita la morte.
Con te dovunque
canta la giovinezza.
OTTOBRE
Dovunque foglie morte
nella sinfonia del vento.
Ma se due esseri ebri di
gioia
lasciano la loro impronta
sugli aghi morti dei pini,
il cielo d’improvviso si
schiarisce
e Diana affacciandosi
sorride.
PENTIMENTO
La prima stella della sera
si fa vedere nel cielo
e in me scende il timore:
il timore del bimbo
che prima di addormentarsi
vuol esser certo che altri
l’accolga al risveglio.
Ho paura d’addormentarmi
nel sonno senza sogni.
Ieri avrei forse voluto,
oggi non voglio più:
ho respirato l’effluvio
del suo sperato ritorno.
LA FONTANA
Con una nuova speranza
ritorno in quel sentiero di bosco
accanto alla fontana.
Un giorno, chini sull’acqua,
ti dissi “Amo quella ch’è in fondo”,
e tu sorridesti confusa.
Ora più nulla resta del sorriso,
più nulla resta delle mie parole.
Ma la fontana è là,
con una nuova
speranza.
LA MORTE
Non temere la morte,
che non sa farti male:
nell’incoscienza dei sensi
s’apre il sorriso dell’anima.
Ogni rimpianto è inutile
per quel che non fu
nella vita delusa:
s’apre lontano lontano
l 'immenso
LA NOTTE
E’ giunta la notte,
e tutto dorme d’intorno:
anche il vento.
Sosta l’umano lavoro,
tace l’umano travaglio.
Trapunto di stelle,
stende il suo manto la notte
sulla laguna di lacrime.
Che vale ch’io vegli?
Ma datemi l’oblio…
PREGHIERA
Tutto quel che m’è dato
è tuo gratuito dono,
ed io l’accetto, Signore,
deciso a non ribellarmi.
Ma come è grande quel peso
d’ansiosi tormenti!
Ed è pur sempre un dono
che solleva me indegno
al dolore che pare la via
al tuo Regno.
L’UOMO DEL LAGO
Più che il buio selvame
del Lago d’Averno
mi attrassero gli occhi dell’uomo
che si offriva per guida.
E bramai che in quel luogo
Egli ritrovasse la pace
per un miracolo
sprizzato dalle mie mani.
Ma il suo male
era come il mio
senza convalescenza.
CONTRASTO
Hai giocato col mio cuore,
che per te ha riso e ha pianto.
Ora non posso più:
addio, amore mio.
Ma t’ho chiamato “amore”
e dunque ancora,
se per mano mi prendi,
ti seguirò come ieri,
anche verso l’abisso.
ROSA
Sei tanto bella, Rosa,
sei la rosa più splendida
degli umani roseti.
Felice il tuo giardino,
nel tuo fulgore stupendo.
Io t’ho amato, ma oggi
penso che solo è bene
goderti nel mistero
della Bellezza pura.
Ma tanto bella, Rosa
ti sogno qualche volta
anche pietosa e buona…
COME IL VENTO
Col tredici del sesto mese
sei anni di già.
Sei anni, amore, sei
granelli della nostra polvere
mortale…
Come il vento si porta
gli aghi morti dei pini
- ed esso solo sa dove – ,
così la passione
ci trascinò sei anni.
Ora mi guardi, stanca
non so di che,
e mi chiedi se tanto
tempo potrà tornare.
Ma chi ritorna indietro,
povero stanco amore?
VIRGINIA
Sul roseto trionfante
ti vidi e volli coglierti,
fanciulla dal gelido nome
verginale.
Ti ebbi così,
ma al volger d’un anno
non più rosa
ma carnale camelia
senza profumo ti ritrovai.
Ed oggi per te
ogni roseto mentisce,
intristisce ogni cuore.
T’HO VOLUTO BENE
Bastava un attimo di gioia
Per avvincermi a te.
E se mi dicevi “caro”,
era una dolce musica di stelle
in un cielo di desiderio diffuso.
Era solo una parola,
ma in quella parola
l’abisso riluceva senza fondo,
come lontanissima luce
in un viale alberato
verso l’infinito.
NEL DIRTI ADDIO…
Nel dirti addio,
voglio confessarti che t’amo.
So che di primavera
tornano al nido le rondini,
tornano i fiori nei campi.
tu, come rondine bella,
tu, come fiore di carne,
non tornerai: non mentire,
e se ti dico che t’amo,
sorridi e dimmi: “Davvero?”
e parti senza voltarti.
MEDITAZIONE
Tra un punto di cucito ed
una rima
passo la vita,
indifferente al mondo:
chi mi sa leggere dentro,
chi può vedermi nel cuore?
E qui, mentre la brezza
mi porta effluvi tetri di
sobborgo,
medito: un tempo anch’io
respirai la purezza
d’un cielo ubriaco di
verde,
fra gli ulivi di lontane
colline.
Ero fanciullo, allora,
né ancora la vita mi aveva
deluso,
mettendomi un ago fra le
mani.
Ma con nel cuore un poco
di poesia sognante,
anche l’ago si dilegua
talvolta,
l’ago amaro destino di
vita.
DESIDERIO APPAGATO
Mi dico: “Eccoti, infine,
nella bramata campagna,
sotto l’ombra d’un folto
pergolato.
Canta, poeta, stringi fra
le braccia
Il mondo intero: intona
anche l’inno dell’amore”.
Taccio: di dentro solo
Un’eco di sorriso:
l’attimo della gioia
è spesso senza canto.
IL TEMPO
DELL’AURORA
Tu guardi al rosso di sera,
e sei nel fiore
dell’adolescenza…
Fa ch’io ti prenda per mano
E ti aiuti a passare la
notte:
attenderemo il tempo
dell’Aurora.
NOTTE DI LUNA
Cheta e misteriosa,
la luna sorride nel cielo,
mentre io parlo di lei,
e intanto par che la rosa
fra le mie mani appassita
riprenda forza e consenta.
Io parlo ancora di lei
alla sorella luna:
chi sa che un giorno non
torni
a rallegrarmi la vita…
CHI SEI?
Sei venuta sulla mia
strada
e ti sei messa al mio
fianco.
Qualcuno lungo il cammino
ha sussurrato: “E’ un
angelo”.
Ed io ho scosso il capo:
chi tu sia non so,
ma non sei certo un
angelo:
l’angelo non accende
desideri,
ed io, sappilo, attendo
la prima svolta a ponente,
sì, attendo, quella
svolta,
per dirti ciò che nessuno
ha mai pensato d’un angelo.
LETTERA
Amico insperato,
ascoltami,
ho solo vent’anni.
Ma, te ne prego, non dirmi
ch’io son della vita alle
soglie.
Amico insperato, la vita
m’è sfiorita in cuore a
vent’anni:
nell’anima ho rughe
profonde
pel pane che non mi bastò,
per la luce che non ebbi.
Se ti dicono, amico
insperato,
che il sole splende per
tutti,
smentisci la stolta
menzogna:
nella mia vita non c’è
stato sole.
Forse domani, se tu
non sparirai alla mia
sete,
dirò che vedo
l’aurora.
SUONO DI CAMPANE
Così vicino era Paduli,
che se io salendo
avessi steso la mano,
fra sassi e polvericcio
avrei potuto toccarlo.
Una gioia trionfante
mi prese alla gola:
sentivo di lontano
le campane di Pasqua.
E fui nel borgo
già prima di entrarvi,
e ancora mia madre
mi conduceva per mano
ad ammirare fra gli incensi
il Cristo risorto
in una festa di biancospini.
Mi scaldava la mano di
Mamma,
mi carezzava il fiato di
aprile:
così entravo a Paduli,
prima di entrarvi.
AURORA
L’ultima stella
impallidisce
e il cielo lentamente si
colora
all’oriente d’un tenero
rosa.
Il sole ritorna,
il sole torna a splendere,
splende più caldo il sole:
come risorge l’anima,
che al primo tramonto
si credeva perduta.
Anima, hai ritrovato
l’Aurora,
e l’hai chiusa nel cuore,
novello dono di Dio.
DUE TOMBE
Fra tante tombe
ne cerco due,
le tombe a me più care,
due persone da amare
oltre la vita.
Io cerco voi, don Franco,
io cerco te, Enrico.
Trovare le vostre tombe,
muovere la gelida pietra,
ritrovarvi compiacenti e
buoni,
sorridenti come un tempo…
Ma presto torno indietro:
le vostre tombe sono in
me,
la vostra, don Franco,
la tua Enrico,
e solo in me voi vivrete,
finché io pure vivrò.
NAPOLI
Note arabescate
sullo sfondo azzurro del mare,
poeti che sognano
un mondo che domani
abbia un sorriso e una lacrima
per gli affanni di tutti.
NOTTURNO
Voci rivenditori
Malinconiche e tristi,
luci multicolori,
cuori innamorati in attesa,
nottambuli viandanti
per le strade illuminate
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