Core cuntento ‘a loggia e i pastori
all’osteria.*
Approntati i pastori, occorreva intanto pensare al
presepe.
Colla di pesce e carta pressata per le montagne. Sughero
sagomato per l’osteria.
Qui l'artista realizzava il suo più autentico capolavoro
scenografico.
Era proprio una taverna si Betlemme, quella che veniva
realizzata tra tavole imbandite a salsicce a caciocavalli
appesi agli architravi? O era invece una trattoria di
Chiaiano coi suoi
avventori sognanti davanti al bicchiere di vino levato a
mezz'aria? Ma si
in fatto di gastronomia l'ambiente di Betlemme veniva in
quell'angolo del
tutto soppiantato da quello napoletano.
Non era raro, così vedere questi cafoni brandire fieri la
forchetta con gli
spaghetti al pomodoro.Ed attorno stavano a lanciar
la voce il poliparo a il cozziearo, il trippaiolo a quello
che vendeva «'e
mellune chine 'e fuoco>>.
Ma ti pare che se in Palestina vi fossero state nella
Santa
Notte per davvero tante appetitose specialità, Benino non
si sarebbe svegliato, magari al profumo del ragu', che la
prosperosa lavandaia aveva peppiato fino a un momento
prima, nella pentola di coccio?
E quel <<pastore 'a meraviglia>> non avrebbe smesso di
starsene col naso all'aria a guardare estasiato la cometa?
Si sarebbe magari precipitato su un piatto di maruzze
affogate nell'aglio e prezzemolo.
E Ciccibacco? Ma si anche lui avrebbe lasciato al fresco
di una roccia il suo carretto carico di botti, ingolosito
da <<'na pizza vullente », addobbata con soffice
mozzarella.
Chissà poi che un altro personaggio sempre presente tra le
dipinte collinette del presepe < 'o chiammatore>> quello
che se ne sta con la mano alla bocca ad annunciar la Santa
Nascita non avrebbe schiuso a sua volta un sorriso
d'intesa alle lusinghe d'una parmigiana di melanzane.
E 1' «appresentatore », che se ne sta col braccio teso a
anchilosato ad indicare la grotta a quelli che gli stanno
attorno, non avrebbe a sua volta approfittato per
rinfrescarsi il palato con una fetta di cocomero
zuccherino?
Per non dire d’ ‘o curiuso che invece di continuare a
chiacchierare sul miracoloso evento avrebbe comprato
subito taralli 'nzogna a pepe per offrirli al
pescatoriello e al cacciatore che tirava alle quaglie
ancor prima che venisse inventata la polvere da sparo.
Ne ho dimenticato qualcuno? Oh, ecco gia! <<core cuntento
'a loggia»! Lui dall'alto del suo balconciello, avrebbe di
certo fatto un fischio al ricottaro, per arricchire la sua
soddisfazione con un panello di grano nero, profumato al
finocchietto.
Adesso però debbo smetterla con l'immaginazione per dare
spazio a un po' di storia. E pur necessario dunque che ti
spieghi l'origine del <<core cuntento 'a loggia». E
l'espressione si rifa' a quando la città, oltre ai Sedili
ch'erano una specie di consigli di quartiere aveva pure le
cosiddette «logge». Centri di florido commercio queste,
sotto i cui porticati sempre si comprava a buon mercato.
Primeggiavano tra tutte così la Loggia dei Genovesi e la
Loggia dei Pisani.
Qui i navigatori provenienti dai due centri costieri
consentivano ottimi affari agli acquirenti che restavano
sempre arcifelici e a cuor contento.
Ma torno all'istante ai soprannomi che nel nostro presepe
vengono dati ai pastori che recitano qualche ruolo fisso;
così quelli che gonfiano le gote nella cornamusa o della
ciaramella vengono definiti «'e suffiante>>.
Il prodigioso evento senza volerlo te l'ho intanto
descritto quasi in chiave di sacra rappresentazione.
Accomodiamoci allora pure idealmente in platea. La sala
tra le più popolari, sembra essere oggi particolarmente
chiassosa Non appena si spengono le luci, ecco che il
sipario consunto e stinto dai secoli si leva nientemeno
che sulla <<Cantata d"e pasture>>
Gli applausi alla fine non mancano, ed i battimani si
ripetono pure quando dopo due secoli, Eduardo, Peppino a
Titina fanno ridere e riflettere quelli che vanno a vedere
il loro <<Natale in casa Cupiello>>. C'è una scena che
resta memorabile, ed a quella in cui Lucariello cerca di
respingere la contestazione del figliulo che fattosi ormai
giovanotto, rifiuta la tradizione del sacro allestimento.
mentre così i1 papa’ prepara la scenografia delle montagne
in sughero, dichiara svogliato: «A me 'o presepe nun me
piace>>. E l'altro giù a convincerlo perchè <<Nennillo>>
non dove restare indifferente di fronte ad una tanto
venerata rappresentazione: il presepe è bello, gli deve
per forza andare a genio. Non desse ascolto ai cattivi
compagni. Intanto, infervorato prosegue a descrivere il
suo allestimento: <<Ccà po’ ce faccio l'osteria 'a
funtanella ca votta l'acqua ... metto l'enteroclisma
addereto, he' capito? E chella ll'acuqa scenne overamente...
Devi vedere come viene bella... Ce faccio tutt' 'e
scesulelle, 'e sagllutelle... Te piace 'o presebbio è 'o
vero?»
Ma l'altro caparbio, e indisponente: « Nun me piace!>>.
*Il brano è stato tratto
dal testo “ Tradizioni popolari Napoletane” di R. Ribaud.