Kyle e Aria corsero via in
direzione della casa di Budd. Avevano dieci anni e vivevano
per la strada da sempre. Non ricordavano di aver mai avuto
una mamma e un papà. Erano sempre stati loro due e Budd, che
avevano incontrato in seguito e che era diventato loro
grande amico.
Kyle saltò agilmente l’alto
recinto del vecchio rifugio antiatomico dove Budd si era
stabilito, mentre Aria passò dall’ingresso principale. Le
giunture delle sue gambe non le permettevano di fare grossi
sforzi.
“Budd!” chiamò Kyle dal cortile
ingombrato dalla neve
Budd non voleva che nessuno
mettesse piede in casa sua.
“Che c’è?” rispose qualcuno
dall’interno
“Vieni Budd, abbiamo trovato
qualcosa che devi vedere.” spiegò Aria
“Arrivo!”
Kyle e Aria attesero pazientemente
che il loro amico uscisse di casa. Sapevano che aveva sempre
bisogno di tempo per muoversi. Budd era un bambino nero di
dodici anni con il torso incastrato in una struttura
metallica a quattro gambe che gli consentiva di spostarsi.
Rientrava nella lista degli esperimenti di genetica
meccanica andati male. Viveva solo dall’età di cinque anni,
cioè da quando era risultato ovvio che il suo sviluppo
futuro avrebbe deluso le aspettative di chi lo aveva
progettato.
Avanzando sulle sue gambe
meccaniche si avvicinò ai suoi due piccoli amici.
“Vieni Aria.”
La piccola gli salì sulle spalle.
Budd si offriva sempre di portarla perché a lui non costava
fatica e perché sapeva che, a causa di un’operazione mal
riuscita, le gambe della bimba non funzionavano bene come
quelle del fratello gemello. Anche loro erano frutto di un
esperimento di potenziamento del feto, ma i dottori avevano
sbagliato i dosaggi delle nanoparticelle tecnologiche e Aria
e Kyle erano nati con tare genetiche più o meno evidenti.
Quando si erano resi conto che Aria non avrebbe camminato
avevano cercato di aggiustarla, riuscendoci solo in parte.
Alla fine erano stati abbandonati come Budd e come tutti gli
altri.
“Cos’avete trovato?” chiese Budd
mentre avanzavano
“Lo vedrai.” disse Kyle
Attraversarono la distesa di
rifiuti coperti di neve che li separava dal luogo del
ritrovamento.
“Eccolo!” esclamò Aria che godeva
di una vista privilegiata sulle spalle di Budd
Quando arrivarono, Aria scese e si
riunirono tutti intorno alla strana creatura, che indossava
un giaccone con colletto di pelliccia bianca, un paio di
pantaloni rossi e stivali neri. La faccia era coperta da una
folta barba.
“Allora?” chiese Kyle “Secondo te
è morto?”
Budd lo scrutò quindi lo scosse.
L’uomo aprì gli occhi: “Ohi ohi che botta!” Quindi si mosse
e cercò di mettersi in piedi mentre i tre spettatori
indietreggiavano.
“Hai visto?” mormorò Aria “Te
l’avevo detto che stava dormendo.”
Il grosso personaggio si alzò e si
aggiustò il berretto. Quindi si guardò intorno per poi
rivolgersi ai tre piccoli davanti a lui.
“Dov’è la mia slitta?”
Non sapendo cosa rispondere, Kyle,
Budd e Aria preferirono tacere.
“Oh beh…sarà da qualche parte.
Rudolph se la sa cavare. Allora bambini, sapete dirmi dove
mi trovo?”
“Questo è il quartiere di Terminal
City.” rispose Kyle
“Bene, allora sono nel posto
giusto, solo che non capisco che cosa sia successo. Stavo
guidando la mia slitta quando qualcosa l’ha urtata e mi ha
fatto precipitare.”
“Dev’essere stato uno degli U-Boot
di controllo.” spiegò Budd “Ce ne sono parecchi da queste
parti. Servono a tenere lontano i curiosi.”
“Oh! Grazie della spiegazione. Io
sono qui perché uno di voi ha espresso un desiderio per
Natale.” Kyle e Budd alzarono le spalle “Una certa Aria se
non vado errato.”
I due bambini guardarono la
piccola che teneva gli occhi bassi.
L’omone si abbassò: “Sei tu Aria?”
“Si.” mormorò la piccola con un
filo di voce
“Hai chiesto una mamma, vero?”
La bimba annuì, poi alzò gli
occhi. Kyle e Budd la stavano guardando.
“Aria! Non posso crederci! Hai
davvero chiesto una mamma?” la rimproverò suo fratello
Per tutta risposta la piccola
iniziò a correre.
“Ma dove vai?” urlò Budd
“Presto seguiamola!” disse Kyle
“Non può girare da sola. È pericoloso.”
I due piccoli si lanciarono
all’inseguimento e al grosso personaggio non rimase che fare
altrettanto. Faticò non poco per star loro dietro e quando
Aria finalmente si fermò ai confini di Terminal City aveva
il fiatone. Un alto recinto elettrificato circondava
l’intero quartiere e impediva alle sue creature di uscirne.
Aria sapeva che non andava toccato ed infatti si fermò a
pochi passi dalla rete, poi indicò un punto non molto
lontano. Una strada affollata della città illuminata a festa
dalle luminarie natalizie. C’era davvero tanta gente per le
strade e tanti bambini con le loro mamme e con i loro papà.
Kyle e Budd si guardarono.
“Aria…” mormorò Kyle
La piccola si girò con i lucciconi
negli occhi: “Voglio anch’io una mamma Kyle! Tu non la
vuoi?”
La bimba scoppiò in un pianto
disperato e l’omone la prese in braccio, cercando di
consolarla: “Su piccola, non piangere. Hai chiesto una mamma
per Natale ed io te l’ho portata.”
Aria si staccò da lui e lo guardò
con due occhi che non lasciavano scampo: “Davvero?”
“Ma certo! C’è solo un piccolo
problema.”
“E quale sarebbe?” chiese Budd
disposto a fare qualsiasi cosa pur di impedire che Arai
dovesse piangere ancora
“Tutti i doni sono sulla mia
slitta ed io non so dove sia.”
“Allora dobbiamo ritrovarla!”
esclamò Kyle “Prima parlavi di un certo Rudolph, chi è? Un
tu amico?”
“Il migliore che si possa avere. È
il capo delle mie renne e lo riconosci subito perché ha un
grosso naso rosso.”
“Come lo troviamo?” chiese Kyle
“Un comunicato! Ecco come!”
esclamò Budd “A casa ho un impianto radio, venite!”
Il gruppo si mosse e raggiunsero
il cortile della casa di Budd.
“Possiamo entrare anche noi?”
chiese Kyle
Il piccolo nero ci pensò su un
attimo e alla fine decise: “Si, venite dentro anche voi, ma
niente domande.”
Il gruppo entrò nel vecchio
rifugio antiatomico il cui interno era tutto in disordine,
come se fosse stato abbandonato di corsa. Kyle si guardò
intorno. Su un tavolo vicino alla finestra c’erano diversi
flaconi contenenti della pasticche bianche. Antidolorifici.
Non doveva essere una cosa semplice entrare ed uscire da
quegli arti meccanici. Budd si avvicinò ad una vecchia radio
e la accese.
“C’è nessuno?” chiese
Una serie di scariche elettriche
confermò che qualcuno era in ascolto.
“Stiamo cercando una renna con un
grosso naso rosso ed una slitta.” continuò Budd
Ci fu una lunga pausa. Kyle pensò
che chiunque stesse ascoltando doveva pensare che fossero
completamente impazziti.
“La renna è qui.” gracchiò la
radio “Terminal City AC3.”
Budd chiuse il collegamento e
disse: “Andiamo!”
Il settore AC3 non era molto
lontano. Dopo l’impatto con l’U-Boot la slitta doveva aver
proseguito per un po’ prima di precipitare. Aria andava
avanti a tutti. Non appena aveva sentito quello che la radio
aveva detto era scesa e aveva iniziato a camminare.
Nonostante le sue gambe non funzionassero a dovere andava
spedita seguita a ruota da Kyle e da Budd. L’omone cercava
di non rimanere troppo indietro. Il settore AC3 era popolata
di gente che per una ragione o per un’altra si era ritrovata
a vivere per la strada. Gente che la città, troppo
indaffarata per occuparsene, aveva allontanato sempre di
più. Da qualche anno a questa parte, però, un gruppo di
volontari aveva preso l’abitudine di portare a questa gente
un po’ di conforto la Vigilia di Natale, insieme a coperte,
cibo, legna per il fuoco e medicinali. Quell’anno nessuno
aveva voluto mancare all’appuntamento nonostante avesse
nevicato tutta la notte e l’accesso a Terminal City fosse
diventato pressoché impraticabile.
Aria scavalcò l’ultimo cumulo di
rifiuti seguita da Kyle e Budd, ma prima che potessero
rendersene conto si ritrovarono in mezzo ad una folla di
gente benvestita che portava aiuto ai bisognosi, quella
stessa gente dalla quale si erano sempre tenuti alla larga.
C’erano tante luminarie e proprio al centro dello spiazzo un
grande albero di Natale. L’atmosfera era di festa. Aria si
fece strada tra la gente, ma quando giunse ai piedi
dell’albero dovette fermarsi. Rimase a contemplarlo fino a
che si accorse di una donna lì vicino che stava appendendo
delle palline colorate.
“Ciao,” disse la donna “vuoi
appenderne una anche tu?”
Aria annuì. La donna le porse la
pallina e poi la prese in braccio, ma riuscì a sollevarla
solo con grande fatica. Aria appese la pallina e la donna la
rimise giù proprio nel momento in cui arrivarono Kyle e Budd.
“Uff! Pesi parecchio per essere
solo una bambina.”
“Lei non è una bambina come tutti
gli altri!” disse Kyle duro
“E tu chi saresti?”
“Suo fratello.”
Solo allora la donna si rese conto
della presenza di Budd. Lo guardò, ma non come il piccolo
era stato sempre guardato, con paura, con orrore, ma come si
guarda un bambino della sua età.
“Allora, vogliamo passare alle
presentazioni? Il mio nome è Maria e voi come vi chiamate?”
“Io sono Kyle e lei è Aria, questo
invece è Budd.”
“Piacere bambini, avete fame?”
I tre annuirono e la donna li
portò dove facevano da mangiare. Solo dopo essersi riempiti
la pancia si ricordarono del grosso personaggio, della
slitta e della renna che dovevano trovare. Si guardarono
intorno, poi udirono uno scampanellio sopra le loro teste.
L’omone stava passando proprio in quel momento e li salutava
con la mano. Una renna con un grosso naso rosso guidava
tutte le altre che trainavano la slitta.
I piccoli salutarono a loro volta,
felici di trovarsi finalmente a loro agio in mezzo alla
gente comune. Quello stesso giorno Maria li portò con sé in
città. Maria Wallas era la fondatrice e direttrice del
Centro Recupero Bambini, sorto con l’intento di trovare e
riabilitare tutti i bambini nati in seguito ad esperimenti
di genetica condotti negli anni precedenti e bloccati da
severi provvedimenti legali. Il desiderio di Aria, espresso
in una buia notte di Dicembre si avverò, perché pochi giorni
dopo Natale lei, Kyle e Budd trovarono una mamma…e anche un
papà.