Mossano, Santa
Clelia, dalle 14 alle 6. E rieccomi qua a spendere la mia
ennesima notte di Natale in servizio, ad andare avanti ed
indietro, ma tant’è, il lavoro è il lavoro. Già, ma quando
mi ci abituo? Sono 7 anni che passo stè feste lavorando e mi
fanno sempre sentir male. Stavolta il cenone l’ho atto a
mezzogiorno, e subito a prepararsi per andare al lavoro. Ho
parcheggiato al solito posto, a 3 metri da stò benedetto
albero di Natale dalle grandi lampadine perennemente accese,
e se non altro ho luce in auto.
La madre di uno
dei due Sartini non c’è, ma anche se ci fosse sarebbe la
stessa cosa, anzi, è meglio che non ci sia. Delle due, è la
più antipatica. L’altra, la signora Franca c’è, ovviamente,
ed ha detto che il figlio verrà a prenderla più tardi e
rientrerà domani pomeriggio. S’è raccomandata di vigilare
bene, “sono serate segnate” ha detto!
- Ma certo
signora, non si preoccupi, conosco bene il mio lavoro.
Trascorra una nottata tranquilla che se ci fossero problemi
ho il numero di cellulare di suo figlio…- E che vuoi dirle?
Il figlio è
arrivato alle 20, s’è fermato vicino alla mia Punto, ha
notato la prolunga elettrica che uscendo dalla porta
dell’ufficio degli enologi terminava al termoventilatore che
mi sono portato da casa, ed ha commentato che ho fatto la
cosa giusta. Anche se ha smesso di nevicare, fa sempre un
freddo cane. Ha aperto il cofano della sua auto, ha
prelevato un panettone ed una confezione di 3 bottiglie di
vino (di loro produzione ovviamente) e mi ha dato il tutto,
augurandomi un buon Natale, e ringraziandolo ho
contraccambiato gli auguri. Fa per chiudere il cofano, ci
ripensa e prende altre 2 bottiglie, porgendomele. Una è di
Barbera “da collezione”, l’altra di passito di moscato, che
a sentir lui è un prodotto extra-super lusso. Speriamo. Di
certo non sono della qualità delle confezioni e se non altro
è un modo per dire che apprezza la mia professionalità.
Quanti giri di controllo ho fatto fin’ora?
Boh. Fa freddo, ma star fermo è peggio. Adesso
che annoto sono
le 23,30 e fino a poco fa quasi tutte le auto che mi
sfrecciavano di fianco, e dirette in paese mi hanno
strombazzato col conducente che salutava con la mano…
Sfottono, eh? Pazienza, speriamo che il panettone gli vada
di traverso come stà andando questa notte con me. Ma che mi
prende? Non lo so, e scrivo per sfogarmi, ma di che? Stà
vita l’ho scelta io (già, senza alternative), e anche se ho
vissuto momenti nerissimi, al nord stò realizzando quello
che non sono riuscito a fare a casa mia, e allora di che mi
lamento? Che non stò a festeggiare coi miei? Che mi mancano
le luminarie, è bancarelle, è cuoppoli di capitoni? Che mi
rispondo? Che è meglio che me ne vada a fare un altro giro,
l’aria fresca mi farà bene.
Se lo
racconto nessuno mi crede, ma chi se ne frega! Ma me lo devo
annotare per ricordarmelo, per me stesso, come tutto quello
che stò annotando in questi anni da che sono Guardia
Giurata. Allora, provo a mettere in sequenza tutto. Dopo
aver effettuato l’ennesimo giro intorno a Santa Clelia, al
suo deposito e alle case vuote delle due vegliarde, mi sono
risistemato nella Punto. Mezzanotte era passata, il groppo
in gola si stava sciogliendo e mi sono messo dapprima a
guardare qualche programma sul televisorino (peggio di
prima, tutti a festeggiare e a ballare) così ho acceso la
radio, e che mi capita? Proprio l’inizio di “ Notte di
Natale”, di Baglioni! Già è proprio un Natale da buttare
via, questo. E ci voleva pure lui. L’ho presa con filosofia,
mi sono sistemato bene sul sedile, e sempre con la radio
accesa mi sono messo a guardare le luci dell’albero che si
rincorrevano senza soste. Mi sono tolto gli occhiali per
pulirli, e nella mia forte miopia quell’albero con tutte le
sue luci è diventato molto più bello, più vicino; le luci
erano più grandi, splendidi aloni coloratissimi si
accendevano, si spegnevano, in un favoloso miscuglio di
colori, ed era una gioia guardarle, e mi sono messo a
guardarle. Ero in un mondo bellissimo che cambiava ogni
secondo, ed era molto rilassante… e di colpo mi sono
trovato sotto l’Annunziata tutta illuminata a festa con papà
che, con indosso un cappotto fuori moda stà acquistando
quella botticella di vino che adesso è nella mia cucina.
Gesù, ma che vigilia di Natale è? E io quanti anni ho? Ho
dei guanti di lana, ma sento freddo .…Ma, comm’è giovane
papà, lo guardo mentre cammino a fianco a lui stringendogli
la mano destra, e con l’altra lui regge la botticella. E
mammà, perché è arrabbiata? Già, il capitone, papà l’ha
comprato vivo, ne ho preso uno anche io e l’abbiamo portato
a casa in un cartoccio e mammà non lo vuole cucinare. La
ceralacca, addò stà a ceralacca? Angelina ne ha preso un
pezzo e con una candela accesa la scioglie sulla gamba del
pastore che è uscito dalla scatola di scarpe con le gambe
rotte, e anche quest’anno l’abbiamo riparato. E’ un bel
presepio, ma l’anno prossimo lo facciamo più bello, con più
pecorelle. Abbiamo comprato altri due zampognari, questi non
dobbiamo farli rompere.
Papà, non posso venire, vengo più
avanti mi dispiace ma a fatica mia è chesta.. Facite nu
buon Natale, vuie
e mammà che poi spero di venire a Gennaio… No, no, questo
no, è stata l’ultima volta che gli ho parlato al telefono
due Natali fa... Papà, sei malato, non ti devi alzare dal
letto, stà calmo. Riattacco il telefono. L’albero in casa
casa mia è acceso, sotto ci sono i regali per i bambini e
quanta fatica faccio per trattenerli. Nicola vuole scartarli
subito e Gigino lo stesso. Filomena mi guarda con gli occhi
lucidi, faccio finta di non accorgermene, mi alzo e porto i
piccoli vicino all’albero. Come so contenti, è nà gioia
vederli così. Vogliono la foto ricordo coi regali, e gliela
faccio, anche se ho scattato solo il flash ho gli occhi
pieni di lagrime. Papà stà morendo, ma loro che c’entrano?
E’ Natale, l’albero, i regali sono per loro, è loro la
festa.
E adesso dove mi trovo? I mandarini,
quando mi piacciono i mandarini, le noci, i fichi
secchi quelli col
col beduino sul cammello vicino ad una palma, i tric-trac
che scoppiano fuori alla porta, siamo tutti a tavola, nello
stanzone di via Drengot che era tutta casa nostra, col
braciere acceso sotto la tavola. La minestra col baccalà
fritto e le olive vicino, il piatto di anguille fritte solo
davanti a papà. Ma che Natale è? E quella sacra famiglia a
capo del letto, e chi se la ricordava più?
Ad un certo punto
lo scoppio di una scassatissima marmitta di una
scassatissima auto mi ha fatto rimettere i piedi in terra, e
Baglioni stava ancora cantando. Ho rinforcato gli occhiali,
sono sceso dall’auto e mi sono guardato intorno L’auto
scoppiettava sempre più lontana e no, non sono ad Aversa, ho
“sognato” ad occhi aperti. Ma possibile che ho rivisto tutto
questo in pochissimi minuti? Un’episodio dietro l’altro,
senza data, alla rinfusa, ma perché? Perché? Avessi bevuto,
ma le bottiglie non le ho toccate, ho bevuto aranciata e
basta E che mi è accaduto? Un sorvegliante che fissa
immobile un albero di Natale e magari non si accorge che gli
stanno portando via la fabbrica da sotto il naso?. Spero che
nessuno mi abbia visto, sennò che figura ci faccio?
Sicuramente avrò rivissuto altri momenti, ma non me li
ricordo. Meglio così, preferisco non ricordare. Ho provato a
svitare una lampadina per spegnere l’albero di Natale e ci
sono riuscito, ma le luci hanno continuato a funzionare lo
stesso. Già, stè maledette sono in parallelo, non in serie.
Mancano ancora 3 ore e poi me ne vado a dormire. Per
stanotte ho scritto fin troppo.