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Notte di Natale del 1997

 

di Salvatore di Grazia

Mossano, Santa Clelia, dalle 14 alle 6. E rieccomi qua a spendere la mia ennesima notte di Natale in servizio, ad andare avanti ed indietro, ma tant’è, il lavoro è il lavoro. Già, ma quando mi ci abituo? Sono 7 anni che passo stè feste lavorando e mi fanno sempre sentir male. Stavolta il cenone l’ho atto a mezzogiorno, e subito  a prepararsi per andare al lavoro. Ho parcheggiato al solito posto, a 3 metri da stò benedetto albero di Natale dalle grandi lampadine perennemente accese, e se non altro ho luce in auto.

La madre di uno dei due Sartini non c’è, ma anche se ci fosse sarebbe la stessa cosa, anzi, è meglio che non ci sia. Delle due, è la più antipatica. L’altra, la signora Franca c’è, ovviamente, ed ha detto che il figlio verrà a prenderla più tardi e rientrerà domani pomeriggio. S’è raccomandata di vigilare bene, “sono serate segnate” ha detto!

- Ma certo signora, non si preoccupi, conosco bene il mio lavoro. Trascorra una nottata tranquilla che se ci fossero problemi ho il numero di cellulare di suo figlio…- E che vuoi dirle?

Il figlio è arrivato alle 20, s’è fermato vicino alla mia Punto, ha notato la prolunga elettrica che uscendo dalla porta dell’ufficio degli enologi terminava al termoventilatore che mi sono portato da casa, ed ha commentato che ho fatto la cosa giusta. Anche se ha smesso di nevicare, fa sempre un freddo cane. Ha aperto il cofano della sua auto, ha prelevato un panettone  ed una confezione di 3 bottiglie di vino (di loro produzione ovviamente)  e mi ha dato il tutto, augurandomi un buon Natale, e ringraziandolo ho contraccambiato gli auguri. Fa per chiudere il cofano, ci ripensa e prende altre 2 bottiglie, porgendomele. Una è di Barbera  “da collezione”, l’altra di passito di moscato, che a sentir lui è un prodotto extra-super lusso. Speriamo. Di certo non sono della qualità delle confezioni e se non altro è un modo per dire che apprezza la mia professionalità.

Quanti giri di controllo ho fatto fin’ora? Boh. Fa freddo, ma star fermo è peggio. Adesso

che annoto sono le 23,30 e fino a poco fa quasi tutte le auto che mi sfrecciavano di fianco, e dirette in paese mi hanno strombazzato col conducente che salutava con la mano… Sfottono, eh? Pazienza, speriamo che il panettone gli vada di traverso come stà andando questa notte con me. Ma che mi prende? Non lo so, e scrivo per sfogarmi, ma di che? Stà vita l’ho scelta io (già, senza alternative), e anche se ho vissuto momenti nerissimi, al nord stò realizzando quello che non sono riuscito a fare a casa mia,  e allora di che mi lamento? Che non stò a festeggiare coi miei? Che mi mancano le luminarie, è bancarelle, è cuoppoli di capitoni?  Che mi rispondo? Che è meglio che me ne vada a fare un altro giro, l’aria fresca mi farà bene.

           Se lo racconto nessuno mi crede, ma chi se ne frega! Ma me lo devo annotare per ricordarmelo, per me stesso, come tutto quello che stò annotando in questi anni da che sono Guardia Giurata.  Allora, provo a mettere in sequenza tutto. Dopo aver effettuato l’ennesimo giro intorno a Santa Clelia, al suo deposito e alle case vuote delle due vegliarde, mi sono risistemato nella Punto. Mezzanotte era passata, il groppo in gola si stava sciogliendo e mi sono messo dapprima a guardare qualche programma sul  televisorino (peggio di prima, tutti a festeggiare e a ballare) così ho acceso la radio, e che mi capita? Proprio l’inizio di “ Notte di Natale”, di Baglioni! Già è proprio un Natale da buttare via, questo. E ci voleva pure lui. L’ho presa con filosofia, mi sono sistemato bene sul sedile, e sempre con la radio accesa mi sono messo a guardare le luci dell’albero che si rincorrevano senza soste. Mi sono tolto gli occhiali per pulirli, e nella mia forte miopia quell’albero con tutte le sue luci è diventato molto più bello, più vicino; le luci erano  più grandi, splendidi aloni coloratissimi si accendevano, si spegnevano, in un favoloso miscuglio di colori,  ed era una gioia guardarle, e mi sono messo a guardarle. Ero in un mondo bellissimo che cambiava ogni secondo, ed era molto rilassante… e di colpo  mi sono trovato sotto l’Annunziata tutta illuminata a festa con papà che, con indosso un cappotto fuori moda  stà acquistando quella botticella di vino che adesso è nella mia cucina. Gesù, ma che vigilia di Natale è?  E io quanti anni ho? Ho dei guanti di lana, ma sento freddo .…Ma, comm’è giovane papà, lo guardo mentre cammino a fianco a lui stringendogli la mano destra, e con l’altra lui regge la botticella.  E mammà, perché è arrabbiata? Già, il capitone, papà l’ha comprato vivo, ne ho preso uno anche io e l’abbiamo portato a casa in un cartoccio e mammà non lo vuole cucinare. La ceralacca, addò stà a ceralacca? Angelina ne ha preso un pezzo e con una candela accesa la scioglie sulla gamba del pastore che è uscito dalla scatola di scarpe con le gambe rotte, e anche quest’anno l’abbiamo riparato. E’ un bel  presepio, ma l’anno prossimo lo facciamo più bello, con più pecorelle. Abbiamo comprato altri due zampognari, questi non dobbiamo farli rompere.

Papà, non posso venire, vengo più avanti  mi dispiace ma a fatica mia è chesta.. Facite nu

buon Natale, vuie e mammà che poi spero di venire a Gennaio… No, no, questo no, è stata l’ultima volta che gli ho parlato al telefono due Natali fa... Papà, sei malato, non ti devi alzare dal letto, stà calmo. Riattacco il telefono. L’albero in casa casa mia è acceso, sotto ci sono  i regali per i bambini e quanta fatica faccio per trattenerli. Nicola vuole scartarli subito e Gigino lo stesso. Filomena mi guarda con gli occhi lucidi, faccio finta di non accorgermene, mi alzo e porto i piccoli  vicino all’albero. Come so contenti, è nà gioia vederli così. Vogliono la foto ricordo coi regali, e gliela faccio, anche se ho scattato solo il flash ho gli occhi pieni di lagrime. Papà stà morendo, ma loro che c’entrano? E’ Natale, l’albero, i regali sono per loro, è loro la festa.

E adesso dove mi trovo? I mandarini, quando mi piacciono i mandarini, le noci, i fichi

secchi quelli col col beduino sul cammello vicino ad una palma, i tric-trac che scoppiano fuori alla porta, siamo tutti a tavola, nello stanzone di via Drengot che era tutta casa nostra, col braciere acceso sotto la tavola. La minestra col baccalà fritto e le olive  vicino, il piatto di anguille fritte solo davanti a papà.  Ma che Natale è?  E quella sacra famiglia a capo del letto, e chi se la ricordava più?

Ad un certo punto lo scoppio di una scassatissima marmitta di una scassatissima auto mi ha fatto rimettere i piedi in terra, e Baglioni stava ancora cantando.  Ho rinforcato gli occhiali, sono sceso dall’auto e mi sono guardato intorno  L’auto scoppiettava sempre più lontana e no, non sono ad Aversa, ho “sognato” ad occhi aperti. Ma possibile che ho rivisto tutto questo in pochissimi minuti? Un’episodio dietro l’altro, senza data, alla rinfusa, ma perché? Perché? Avessi bevuto, ma le bottiglie non le ho toccate, ho bevuto aranciata e basta E che mi è accaduto?  Un sorvegliante che fissa immobile un albero di Natale e magari non si accorge che gli stanno portando via la fabbrica da sotto il naso?. Spero che nessuno mi abbia visto, sennò che figura ci faccio? Sicuramente avrò rivissuto altri momenti, ma non me li ricordo. Meglio così, preferisco non ricordare. Ho provato a svitare una lampadina per spegnere l’albero di Natale e ci sono riuscito, ma le luci hanno continuato a funzionare lo stesso. Già, stè maledette sono in parallelo, non in serie. Mancano ancora 3 ore e poi me ne vado a dormire. Per stanotte ho scritto fin troppo.

 

 

 
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