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L’ALBERO DI NATALE
In
prossimità delle feste di fine anno il signor Antonio
Natale incominciò a girare negozi e mercatini per
trovare gli oggetti mancanti per addobbare il suo
albero di natale che avrebbe dovuto far morire d’
invidia tutti il vicinato, un albero così grande come
non se n’era mai visto, dai rami cosi lunghi che
sarebbero usciti dalle sue finestre ricolmi di palline
e stelline, ninnoli e campanellini.
Avrebbe fatto
un grande albero ma non avrebbe fatto mai e poi mai
il presepe.
“Il presepe
non lo voglio fare, non m’interessa, voglio fare solo
l’albero” andava ripetendo a chiunque incontrasse o con
cui si trovasse a parlare nell’approssimarsi dei giorni
festivi.
Un albero
enorme. Voglio addobbare un abete meraviglioso pieno
di luci, l’albero più bello di questo mondo; tutti
dovranno vederlo rilucere da ogni luogo: dal polo
nord al polo sud.
Di presepi in
vita mia ne ho fatti più di mille, per quest’anno
basta, faccio solo l’albero , alto, così alto che dovrà
toccare il cielo, così ogni folletto o spiritello
si potrà arrampicare, scendere e salire, andare a fare
magari un po’ di shopping dove gli pare.
Il mio albero
unirà il cielo e la terra; simile ad un ponte
congiungerà l’inferno al paradiso, così magari si
potrà andare nei campi elisi a vedere come se la
passano, salutare qualche pia anima , un amico defunto
,una persona cara...
Lo farò pieno
di luci intermittenti a mille giochi di luci dai
svariati colori.
I giorni che
seguirono Antonio di notte, nei suoi sogni, incominciò
ad avere strane visite: ora un pastore con una pecora
sulle spalle veniva a bussare alla porta del suo
dormiveglia: “la prego signor Antonio faccia il
presepio. Come faranno le mie pecorelle a vivere se
non potranno più brucare l’erbetta sopra i monti e
mangiare il dolce trifoglio di marzapane. Se non fa
il presepio come potrò incontrare il veterinario e far
guarire la mia pecorella zoppa”.
Antonio a
quei sogni si svegliava di colpo, correva a farsi una
camomilla e continuava a ripetersi: “no non farò mai e
poi mai il presepe. Quest’anno farò solo l’albero, ho
deciso!” e ritornava a dormire.
Durante una
notte, dopo che lui aveva passato tutto il giorno a
decorare l’albero di miniluci, nel bel mezzo della
notte venne un fornaio… “orsù” gli disse “fate il bravo
Antonio, fate anche questo presepe. La gente ha fame, i
pellegrini debbono mangiare, sono stanchi del viaggio,
se lei non fa la grotta del panettiere, dove io cuocio
il pane, cosa mangeranno i pellegrini ed i
viandanti...”. …Di lì a poco, sbucò anche la vecchina
delle caldarroste “ed io! ho raccolto questo sacco di
castagne con le mie mani sopra un monte aspro per la
gioia dei passanti” … ed anche il venditore di lupini
ed il ricottaro si lamentarono nel sogno d’Antonio “lei
toglie il pane dalla bocca ai nostri figli! se non fa
il presepe come vivremo noi”.
Antonio a
queste lamentele nel dormiveglia si svegliava di colpo e
correva in cucina a bere un bicchiere d’acqua …
“Vogliono costringermi a fare il presepe. No! Mai e poi
mai, quest’anno faccio solo l’albero”.
Era un
pomeriggio freddo e Antonio leggeva un libro nel suo
salotto quando sentì bussare alla porta. S’alzo ed andò
ad aprire …con sua somma meraviglia vide davanti a sé i
tre magi senza cammelli. “Buongiorno” gli dissero i tre
magi .
“Buongiorno”
rispose Antonio “cosa posso far per loro?”.
“Vede caro”
disse il più vecchio dei tre “Oh, mi scusi, mi
presento. Mi chiamo Baldassarre. Lei permette?
possiamo entrare? vorremmo parlare con lei di una annosa
questione”.
“Prego,
s’accomodino. Entrate… desiderate una tazza di the?”.
“Si, grazie”
rispose Melchiorre “con tanto zucchero ed una fettina
di limone in più . A me piace molto dolce”.
“Prego,
accomodatevi, come posso esservi utile?”.
“Vede” disse
Baldassarre riprendendo la parola “noi siamo
ambasciatori, veniamo da tanto lontano e vorremmo
dirle, a nome dell’associazione amici del presepe, di
farlo quest’anno il presepe, per il bene di tutti. Lo
sappiamo, lei è stanco, vorrebbe fare solo l’albero, ma
… ci pensa alle conseguenze del suo rifiuto… dal suo
atto, quante persone si troveranno disocuppate… senza
lavoro… per non parlare di quella pia madre e di quel
santo padre, non veder nascere anche in questa sua
casa il loro divino bambino concepito con tanta
fatica, tante peripezie e sacrifici… sfuggire al male,
mi creda, è dura. Luce, speranza per ogni uomo di buona
volontà, salvezza nel periglioso cammino
dell’esistenza, vita che scaccia l’ombre della morte,
nasce povero in quella notte fredda, per essere così
figlio di tutti. Ritornare ad essere bambini,
innocenti, più buoni, non crede signor Antonio?” .
“Non so che
dirle, mi prende di contropiede, non pensavo di far del
male non facendo il presepe”.
“Poi guardi
quanta strada ancora a noi ci tocca fare. Abbiamo
dovuto deviare e allungare la marcia di tre giorni,
per venire a casa sua, dopo aver saputo la notizia del
suo rifiuto. Abbiamo con noi i regali ... a chi mai
daremo questo nostro umile pegno. Ci faccia lei,
quest’anno, forse il più bel regalo a noi mai fatto,
vedrà, così, felici tre poveri vecchietti: prepari
anche lei il presepe, ci ascolti, vedrà, ne rimarrà
contento e, quando giungerà l’epifania, ci potremo
rivedere, salutare, scambiarci qualche regalino. Non
trova?”.
“Non so...
vedremo... non sono molto convinto... vedrò cosa posso
fare. Adesso non prometto nulla, dovrò pensarci su” .
Gaspare si
fece avanti, abbracciò Antonio e disse : “Il presepe
è lo specchio della vita mio caro amico... Sia
buono...” gli sussurrò nell’orecchio prima di andarsene
.
“Arrivederci
caro e ci pensi su, non faccia passare molto tempo che
Natale è alle porte” disse Baldassarre.
Non passò
molto tempo che Antonio sentì bussare di nuovo alla sua
porta. Si alzò ed andò ad aprire, era un signore dalla
lunga barba bianca con un grosso cappello in testa.
“Buongiorno”
disse il venerabile vecchio.
“Cercate
qualcuno?” disse Antonio confuso.
“Si” disse il
vecchio “cerco il signor Antonio” .
“Sono io
cosa possa essere utile? Prego s’accomodi... una tazza
di the?”
“No, grazie,
preferisco un buon caffè, un espresso napoletano.
Dunque, caro Antonio, vengo subito al sodo, sono qui per
capire perchè quest’anno ti ostini non voler fare il
presepe. Qualcuno ti ha fatto un torto? ti ha mancato
di rispetto? ...dimmi, provvederò a risolvere ogni
cosa.”
“Anche lei
qui a causa di ciò? Da poco sono andati via i tre
magi... ho provato a spiegare le mie personali
ragioni. Vedi, non è che non voglio fare il presepe
perché ho subito un torto... è per cambiare... per
sentire queste feste in modo diverso. L’albero cresce,
germoglia... dà, alla fine, i suoi frutti, origine della
vita... Vederlo ornato di palline colorate, di regalini
appesi, m’intenerisce assai! Io, solo questo voglio
fare... nient’altro”.
“Comprendo,
ma questo tuo rifiuto, purtroppo, ha causato un sacco
di problemi
ed io ho dovuto scendere fin quaggiù dalle vette dei
monti innevati, mettermi il cappotto pesante e venire a
parlare con te di questa storia a quattrocchi, dopo che
sono venuti a lamentarsi tutti: i pastori, il vinaio, i
soldati. Perfino Erode, che è un superbo di natura,
quando ha saputo che tu non volevi fare il presepe, s’è
messo a piangere... Per non parlare poi di Giuseppe,
che mi ha tanto commosso: ha detto che era colpa sua se
non ispirava e rappresentava più l’esempio del buon
padre di famiglia. Antonio, per favore, non
arrechiamo dispiacere a nessuno... fai il presepe,
t’aiuto io se hai pochi soldi ... domani te li mando
tramite Gabriele, d’accordo?”
“Va beh,
come posso rifiutare. Ma, ditemi, voi chi siete ?”
“Antonio
mio, non mi hai riconosciuto!? io sono Babbo
Natale!”
“Perdonatemi
sé non vi ho riconosciuto... vi ricordavo più grasso”.
“Ho dovuto
fare un po’ di dieta. Sai... me l’ha consigliata il mio
medico, causa il soprappeso, le preoccupazioni, lo
stress dei preparativi ... un po’, anche, a dire il
vero, è che son vecchio e debbo riguardarmi la
salute”.
“Mi deve
scusare se per caso vi ho mancato di rispetto” .
“No... ci
mancherebbe... cosa dici... ti perdono, non aver
paura, in questi giorni dobbiamo essere tutti più
buoni. Allora, caro Antonio, mi raccomando, passiamo
queste feste di fine d’anno in santa pace: facciamo
l’albero ed il presepe; mettiamolo, quest’ultimo, sotto
l’albero, insieme ai nostri regali, desideri e
speranze per un domani migliore; al sogno d’un bene
che congiunge il cielo e la terra; attendiamo, aldilà
di ogni dogma, in quella notte fredda e piena di
stelle, il miracoloso evento che nasce in una misera
grotta ed illumina il mondo... tra il bue e l’asinello,
il ricordo di quel povero nostro amore.
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