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Domenico De Ferraro

 

L’ALBERO DI NATALE

 

In prossimità delle feste di fine anno  il signor  Antonio Natale  incominciò a girare negozi  e mercatini per trovare  gli oggetti mancanti per  addobbare  il suo albero di natale che avrebbe dovuto far morire d’ invidia  tutti il   vicinato, un albero così grande come non se n’era mai visto,  dai rami cosi lunghi che sarebbero usciti  dalle sue finestre ricolmi di palline e stelline,  ninnoli e campanellini.

Avrebbe fatto un  grande albero ma non avrebbe  fatto  mai e poi mai il presepe.

“Il presepe non lo voglio fare,  non m’interessa, voglio fare solo l’albero” andava ripetendo a chiunque incontrasse o con cui si trovasse a parlare nell’approssimarsi dei giorni  festivi. 

Un albero  enorme.  Voglio addobbare  un abete meraviglioso pieno di luci,  l’albero più bello di questo mondo;  tutti dovranno vederlo  rilucere  da  ogni luogo: dal polo nord al polo sud. 

Di presepi in vita mia ne ho fatti più di mille,  per quest’anno basta, faccio solo l’albero , alto, così alto che dovrà toccare il cielo,  così  ogni folletto o  spiritello   si  potrà arrampicare, scendere e salire,  andare a fare magari un po’ di shopping dove gli pare.

Il mio albero unirà  il cielo e la terra;  simile ad un ponte  congiungerà  l’inferno al  paradiso,  così magari si potrà andare  nei campi elisi  a  vedere come  se la passano,  salutare qualche  pia anima , un amico defunto ,una persona cara... 

Lo farò pieno di luci intermittenti a mille giochi di luci dai svariati colori.

I giorni che seguirono Antonio di notte,  nei suoi sogni,  incominciò ad avere strane visite: ora un pastore  con una pecora sulle spalle veniva a bussare alla porta del suo dormiveglia: “la prego signor Antonio faccia il presepio.  Come faranno le mie pecorelle   a vivere se  non potranno più brucare l’erbetta sopra i monti e mangiare  il dolce trifoglio  di marzapane.  Se non fa il presepio come potrò incontrare il  veterinario e far  guarire la mia pecorella zoppa”.

Antonio a quei sogni  si svegliava di colpo,  correva a farsi una camomilla e continuava a ripetersi: “no non farò  mai e poi mai il presepe. Quest’anno farò solo  l’albero, ho deciso!” e ritornava  a dormire. 

Durante una notte, dopo che lui aveva passato tutto il giorno a decorare  l’albero  di  miniluci,  nel bel mezzo della notte  venne un fornaio… “orsù” gli disse “fate il bravo Antonio, fate anche questo presepe.  La gente ha fame, i pellegrini  debbono mangiare, sono stanchi del viaggio, se lei non fa  la grotta del panettiere, dove io cuocio il pane, cosa mangeranno i pellegrini ed i viandanti...”.  …Di lì a poco,  sbucò anche la vecchina delle caldarroste  “ed io!  ho raccolto questo sacco di castagne con le mie mani sopra un monte aspro per la gioia  dei passanti” … ed anche il venditore di lupini  ed il ricottaro si lamentarono  nel sogno d’Antonio “lei toglie il pane dalla bocca ai nostri figli!  se non fa il presepe come vivremo noi”.

Antonio a queste lamentele nel dormiveglia si svegliava di colpo e correva in cucina a bere un bicchiere d’acqua … “Vogliono costringermi a fare il presepe. No! Mai e poi mai, quest’anno faccio solo l’albero”.

Era un pomeriggio freddo e Antonio leggeva un libro nel suo salotto quando sentì bussare alla porta. S’alzo ed andò ad aprire …con sua somma meraviglia  vide davanti a sé i tre magi senza cammelli. “Buongiorno” gli dissero i tre magi .

“Buongiorno” rispose Antonio “cosa posso far per loro?”.

“Vede caro” disse il più vecchio dei tre  “Oh, mi scusi, mi presento. Mi chiamo Baldassarre.  Lei permette?  possiamo entrare? vorremmo parlare con lei di una annosa questione”. 

“Prego, s’accomodino.  Entrate… desiderate una tazza di the?”.

“Si, grazie” rispose  Melchiorre “con tanto zucchero ed una fettina di limone in più . A me piace molto dolce”.

“Prego, accomodatevi, come posso esservi utile?”.

“Vede” disse Baldassarre riprendendo la parola “noi siamo ambasciatori, veniamo da tanto lontano e  vorremmo dirle, a nome  dell’associazione amici del presepe,  di farlo quest’anno  il presepe,  per il bene di tutti. Lo sappiamo, lei è stanco, vorrebbe fare solo l’albero, ma … ci pensa alle conseguenze del suo rifiuto… dal suo atto, quante persone si troveranno disocuppate… senza lavoro…  per non parlare di  quella pia madre  e di quel santo padre, non veder  nascere  anche in questa sua casa  il loro divino  bambino concepito con tanta fatica, tante  peripezie e sacrifici… sfuggire al male, mi creda, è dura.  Luce, speranza per ogni uomo di buona volontà,  salvezza  nel periglioso cammino  dell’esistenza,  vita che scaccia l’ombre della morte,  nasce povero  in quella notte fredda, per essere così figlio di  tutti. Ritornare ad essere bambini, innocenti, più buoni,  non crede  signor Antonio?” .

“Non so che dirle,  mi prende di contropiede, non pensavo di far del male non facendo  il presepe”.

“Poi guardi quanta strada  ancora a noi ci tocca fare.  Abbiamo dovuto  deviare e allungare  la marcia di tre giorni, per venire a casa sua,  dopo aver saputo la notizia del suo rifiuto.   Abbiamo con noi i regali ... a chi mai daremo  questo nostro umile pegno.  Ci faccia lei,  quest’anno, forse il  più bel regalo a noi mai fatto,  vedrà, così, felici tre poveri vecchietti: prepari  anche  lei il presepe, ci ascolti,  vedrà, ne rimarrà contento   e, quando giungerà l’epifania,  ci potremo rivedere, salutare, scambiarci qualche regalino. Non trova?”.

“Non so... vedremo... non sono molto convinto...  vedrò cosa posso fare. Adesso non prometto nulla, dovrò pensarci su” .

Gaspare si fece avanti, abbracciò  Antonio e disse :  “Il presepe  è  lo specchio della vita mio caro amico... Sia buono...” gli sussurrò nell’orecchio prima di andarsene .

“Arrivederci caro e ci pensi su, non faccia passare molto tempo che  Natale è alle porte” disse Baldassarre.

Non passò molto tempo che Antonio sentì bussare di nuovo alla sua porta.  Si alzò ed andò ad aprire, era un signore dalla lunga barba bianca con un grosso cappello in testa.

“Buongiorno” disse il venerabile vecchio.

“Cercate  qualcuno?” disse Antonio confuso.

“Si” disse il vecchio “cerco il signor Antonio” .

“Sono  io  cosa possa essere utile?   Prego s’accomodi... una tazza di  the?”

“No, grazie, preferisco  un buon caffè, un espresso  napoletano.    Dunque, caro Antonio, vengo subito al sodo, sono qui per capire perchè quest’anno  ti ostini non voler fare il presepe.  Qualcuno ti ha fatto un torto?  ti  ha mancato di rispetto? ...dimmi, provvederò  a risolvere ogni cosa.”

“Anche lei qui a causa di ciò?  Da poco  sono andati via i tre magi... ho provato a spiegare le mie  personali  ragioni.   Vedi, non è che  non voglio fare il presepe perché ho subito un torto... è per cambiare... per sentire queste feste in modo diverso.   L’albero cresce, germoglia... dà, alla fine, i suoi frutti, origine della vita... Vederlo ornato di palline colorate, di regalini appesi, m’intenerisce assai!  Io, solo questo voglio fare... nient’altro”.

“Comprendo,  ma questo tuo rifiuto, purtroppo, ha causato un sacco

di problemi ed io ho dovuto scendere  fin quaggiù dalle vette dei monti innevati, mettermi il cappotto pesante e venire a parlare con te di questa storia a quattrocchi, dopo che sono venuti a lamentarsi  tutti: i pastori, il vinaio, i soldati. Perfino Erode, che è un superbo di natura, quando ha saputo che tu non volevi fare il presepe,  s’è messo a piangere...   Per non parlare poi di Giuseppe, che mi ha tanto commosso: ha detto che era colpa sua  se non  ispirava e  rappresentava più l’esempio del buon padre  di famiglia.   Antonio, per favore, non arrechiamo dispiacere a nessuno... fai il presepe, t’aiuto io  se hai pochi soldi ... domani  te li mando  tramite Gabriele, d’accordo?”

“Va beh,   come posso rifiutare.  Ma, ditemi, voi chi siete ?”

“Antonio mio,  non mi  hai riconosciuto!?  io sono  Babbo Natale!”

“Perdonatemi  sé non vi ho riconosciuto... vi ricordavo più grasso”.

“Ho dovuto fare un po’ di dieta.  Sai... me l’ha consigliata il mio medico,  causa  il soprappeso,  le preoccupazioni, lo stress dei preparativi ... un po’, anche, a dire il vero, è che son vecchio e debbo  riguardarmi  la salute”.

“Mi deve scusare se  per caso vi ho mancato di rispetto” .

“No... ci mancherebbe... cosa dici... ti   perdono, non aver paura, in questi giorni dobbiamo  essere tutti più buoni.   Allora,  caro Antonio, mi raccomando, passiamo queste feste di fine d’anno  in  santa pace: facciamo l’albero ed il presepe; mettiamolo, quest’ultimo, sotto l’albero, insieme ai nostri  regali, desideri  e speranze  per un domani migliore;  al sogno d’un bene che congiunge il cielo e la terra;  attendiamo, aldilà di ogni dogma, in quella  notte fredda e  piena di stelle, il miracoloso evento che   nasce  in una misera grotta ed illumina il mondo... tra il bue e l’asinello, il ricordo  di  quel povero nostro amore.

 

 

 

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