NOTA
STAMPA
Sabato 6 novembre, alle ore 17.00, alla Galleria "Il
Bidone" (Via Salvator Rosa n. 159, Napoli; tel. 081/578.40.37; www.ilbidone.it), diretta dal
prof. Adolfo Giuliani, sarà inaugurata la mostra, curata da Maurizio Vitiello,
intitolata "Abbracci del tempo", di dipinti dell'artista lucano
Franco Santamaria, tratti, i più, dall'opera di poesia-pittura "Parola e
Immagine" (web.tiscali.it/santamariaPoesia).
L'esposizione
resterà aperta sino a venerdì 12 novembre 2004.
Orario: dalle 16.30 alle
19.30; domenica esclusa.
SCHEDA DELLA MOSTRA
a cura
di Maurizio Vitiello
Franco Santamaria intende salutare, prima di
trasferirsi a Reggio Emilia, con la mostra “Abbracci del tempo”,
impaginata nello spazio diretto da Adolfo Giuliani, tutti gli amici e tutti gli
“addetti ai lavori” che ha conosciuto nella sua permanenza partenopea.
Franco
Santamaria è nato nel 1937 a Tursi, centro della provincia di Matera, in
Lucania.
Nonostante sia vissuto fin da ragazzo quasi sempre lontano dal luogo
di nascita, è rimasto indissolubilmente legato alla sua terra, ritenendola il
simbolo dell’annoso e grave malessere di tutto il mondo contadino, privo della
necessaria forza ideale per il proprio riscatto.
Da Taranto, nel 1965 si è
trasferito prima a Napoli e poi, nel 1990, ad Afragola, cittadina
dell’hinterland napoletano, presso il cui Istituto Professionale di Stato per i
Servizi Commerciali e Turistici ha insegnato Letteratura Italiana e Storia fino
al collocamento in pensione.
E’ presente su riviste letterarie, antologie,
portali web di letteratura e gallerie d'arte.
Nel 1964 ha pubblicato “Primo
lievito” (Gastaldi, Milano), nel 1997 “Storie di echi” (Ferraro, Napoli), nel
2004 “Echi ad incastro” (Joker, Novi Ligure).
“Abbracci del tempo” è
un titolo volutamente intrigante, che condensa momenti intensi di una vita spesa
nell’interesse della cultura e dell’arte.
Franco Santamaria presenta una
selezione di opere, che vanno dagli Ottanta ai primi del Duemila, e nel panorama
composito che ha scelto delinea orizzonti multipli di interesse. Ogni lavoro è
un avvicinamento ad un tema, un abbraccio di intensità emotiva, un tentativo di
formulare una rete di segni affabulanti e crepuscolari.
L’itinerario
pittorico di Franco Santamaria si presenta compatto.
Il senso della realtà
domina gli scenari che il pennello di Santamaria ha costruito.
La mostra è
costituita da una dozzina di pezzi, quasi tutti ad olio, accompagnati (ad
eccezione dei due dipinti "Volo di Pegaso" e "Legata a solitudine") da un
distinguo poetico: “Sogni di farfalla”, “Rituale”, “Da corpo di sconfitto
guerriero”, “Risveglio”, “Nuovo cavallo di Troia”, “Legato ad un fossile”,
“Cammino di chiocciola” (acquerello), “Allegoria della morte”, “In un guscio la
mia terra” (acquerello), “Millenium Tertium”.
Ognuno innesta un “flash-back”
e si riverbera in una poesia, così da dar luogo tra immagine e poesia ad un
delicato “fil rouge”, ad un’interrelazione captativa tra momento pittorico e
momento poetico che Santamaria ha voluto realizzare nell'opera "Parola e
Immagine".
Riferisce in una precisa nota Aurelio De Rose, tra l’altro, che:
“Santamaria rivive quindi, come in una sorta di “Risveglio”, parte della sua
vita e tutto ciò lo fa attraverso la ricerca di elementi naturali e fantasiosi:
"da un fossile un seme purificato e la luce" o tra "sentieri di nuvole
rossastre", ritrovando quel filo conduttore di cui ha necessità, per esprimere e
definire il suo essere presente, e narra non solo le attuali vicissitudini ma,
principalmente come accennavo, quella d’essere stato figlio di una terra che,
comunque, lo ha delineato e accompagnato nel prosieguo del
tempo”.
Paesaggi di forte sapore mediterraneo, visioni d'insieme,
scenografie pulite da assillanti metropoli, macchie di scenari verdi guadagnano
lo spazio della tela e la mano di Santamaria conquista tessiture di panorami
reali, ma anche immaginati e proprio da queste tessiture emergono visioni
sospese tra sogni ed emozioni, mentre cromatismi mediterranei segnati da minime
figurazioni, intervallate da luci ed ombre, intendono far vibrare memorie e
surrealtà ecologiche.
L'artista dettaglia sequenze di elementi figurativi,
fantastici e vitali, sotto l'impulso di una vena sottesa di riflessioni e
produce, così, illustrate composizioni di tono garbato.
L'immaginazione
fertilissima combinata con serene ambientazioni rende singolari risultati.
I
suoi dipinti ad olio risucchiano cadenze visive di un “iter” mentale, che
ripercorre note passate, nonché utili riferimenti e dati attuali.
Emerge la
voglia dell’operatore di corroborare la tela con campiture forti.
L’artista
tende, inoltre, ad elaborare misure ed impronte, che possono esprimere
rifrazioni e riflessi regolati dal cuore e dall’hinterland dell’anima.
Nei
lavori, su tela o su carta, che ripropongono frastagliate coste, paesaggi feraci
o ambienti tranquilli si leggono ritmi, variazioni e dinamicità, mentre in altre
si dichiara, palesemente, il richiamo ossequioso e riverente alla natura.
In
alcuni particolari lavori, però, risaltano cenni significativi, ma anche più
marcati tentativi di riportare sulla tela, come nelle poesie, a cui l’artista
dedica ampia consonanza d’intenti, problematiche dedicate al disagio sociale
odierno.
Franco Santamaria ha variamente indagato la realtà metropolitana e
quella delle periferie sino a prospettare temi sociali con sincera
affezione.
Il pensiero pittorico di Franco Santamaria, oscillante tra pittura
cosmica e pittura di naturalità, cadenza trasparenze coloristiche e sostanzia
atmosfere.
Ed, entrando con l’occhio nella rete compositiva, si coglie un
preciso dettato di plurime combinazioni pulsanti, focalizzato da dosaggi
variegati, e nello spazio angolare di sinistra si coglie una bianca gora, che
diventa riferimento e, così, marca come “cifra artistica” quasi tutti i
lavori.
In conclusione, Santamaria ha un notevole interesse per la materia,
che sapientemente trasferisce, con levità, nel suo rapido e quotidiano esercizio
pittorico.
Maurizio Vitiello
Napoli, ottobre 2004
