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UNA FAMIGLIA SUI GENERIS
Per il mese di maggio il nostro sito presenterà non l'autore
ma la famiglia di autori del mese: Celeste Chiappani Loda,
sua figlia Gloria Chiappani Rodichevski e suo genero Alexandre
Rodichevski.
CELESTE CHIAPPANI LODA proviene da Brescia e risiede a Desio.
È
stata, per più d'un trentennio, collaboratrice della Rivista
ecologica Pro Natura nonché membro di giuria di un premio
letterario. È stata inoltre ospite di Radio e Televisioni private.
Le sue poesie sono state lette in numerose manifestazioni; suoi
editi ed alcuni inediti sono stati fatti oggetto di presentazioni
pubbliche.
Ha
vinto premi quali il primo premio ex-aequo per la narrativa,
Concorso "Giuseppe Amisani", un secondo premio e un premio alla
carriera per la poesia dialettale, una segnalazione d’onore al
premio letterario internazionale ACLI Ticino, un secondo premio per
la poesia, Concorso "Angelo Canossi" e altri.
Tra le sue pubblicazioni in volume figurano Berto-coscienza,
romanzo, Essendo la favola, narrativa per ragazzi, Ognuno
è solo, memorie, Digi la storia di un somaro, narrativa
per ragazzi, Nodo scorsoio, racconti, M’abbevero a Nord,
poesia, La realtà dell'irreale, racconti, Dall’altra parte
(favole e fiabe forse solo per adulti), su spunti di Alexandre
Rodichevski. È in stampa la raccolta di dieci atti unici In scena.
Tra le sue pubblicazioni in Testate e in Antologie varie figurano
articoli, racconti, poesie in italiano e in dialetto bresciano.
Si
sono interessati alla sua attività letteraria, tra gli altri: Giulio
Bedeschi, Francesco Boneschi, Giovanni Bonfadini, Artemisia Botturi
Bonini, Egidio Bonomi, Giuseppe Masinari, Mino Milani, Lucio
Zaniboni, La Stampa, Il Giornale di Brescia,
Bresciaoggi, L'informatore Lomellino, la Fondazione
Edoardo Agnelli e numerosi siti.
Tra i suoi inediti figurano: nove romanzi, di cui tre per ragazzi;
quattro raccolte di racconti, di cui una per ragazzi; una raccolta
di massime; una raccolta di articoli; una raccolta di prose varie;
un ricco epistolario; uno studio sul dialetto della Bassa bresciana
articolato in diciannove capitoli, per un totale di 664 pagine; una
raccolta di millequattrocento poesie in lingua; una raccolta di
poesie in dialetto bresciano; una raccolta di poesie per bambini.
La sua attività è rilevabile dal suo sito
internet:
http://digilander.libero.it/chiappani.loda
GLORIA CHIAPPANI RODICHEVSKI è nata e risiede a Desio.
Laureatasi in Lingue e letterature straniere moderne con pieni voti
assoluti e lode, ha insegnato in scuole statali, comunali e in
alcune Università della terza età.
Attualmente lavora nel campo della cultura come responsabile di
un'accademia musicale e presta servizio volontario di guida
turistica in lingua italiana, inglese e francese presso il barocco
palazzo Arese Borromeo; inoltre svolge attività di prefatore.
La
passione per la scrittura le deriva dalla madre, scrittrice
poliedrica. La critica ha infatti sottolineato che «"scende per li
rami" essendo la figlia […] di Celeste Chiappani Loda».
I
suoi lavori in prosa e in poesia sono stati pubblicati sia in volume
sia su varie Testate, in varie Antologie e in vari siti italiani e
stranieri, e letti durante récital, trasmissioni
radiofoniche, conferenze e manifestazioni pubbliche.
Tra i volumi pubblicati figurano le due sillogi di poesie in lingua
italiana Volto dietro la foschia e I miei li chiamava
passi; la silloge di poesie tradotte in francese con testo
italiano a fronte PoesiesemèoP; la raccolta di racconti
Poi si spegne la follia e viene notte, la raccolta di articoli,
già pubblicati su varie Testate, Articoli. È in stampa la
silloge di poesie Cronografie, con un saggio introduttivo
dell'autrice.
La sua attività letteraria è rilevabile dal
suo sito internet:
http://digilander.libero.it/gloria.chiappani
ALEXANDRE RODICHEVSKI proviene dalla Siberia e risiede a
Desio.
Laureatosi in fisica all’Università statale di Novosibirsk, è stato
docente presso la stessa. Parallelamente ha condotto attività di
ricerca all'Istituto di Automazione ed Elettrometria – ramo
siberiano dell’Accademia di Scienze della Russia – Novosibirsk.
Ha
al suo attivo molte pubblicazioni di carattere scientifico e il
brevetto per un metodo di misurazione della tensione della
superficie dei liquidi.
Specializzato inoltre in statistica e in informatica, attualmente
lavora in Italia come MIS manager.
Si
è cimentato nella scrittura di articoli non scientifici, di racconti
e di poesie in lingua italiana.
La sua attività è rilevabile dal suo sito
internet:
http://it.geocities.com/arodichevski
Gloria Chiappani Rodichevski scrive:
La passione per la
scrittura mi deriva da mia madre, la quale ha dunque avuto una
fondamentale importanza nella mia formazione intellettuale e
scritturale.
Iniziai a comporre
poesie all'età di cinque anni, ma – non sapendo ancora scrivere –
dettavo proprio a mia madre le mie composizioni, che ella raccolse
in un quaderno. Quando ne fui in grado, cominciai a scriverle io
stessa in quel quaderno. Successivamente mi dedicai anche alla prosa
con racconti, articoli, opere teatrali, critica ed altro.
Con mia madre c'è un
continuo confronto dal punto di vista intellettuale e scritturale.
Nacqui che ella scriveva già, essendosi dedicata alla scrittura in
età adolescenziale, quindi io sono cresciuta immersa nel suo tessere
parole. Cominciai prestissimo a leggere le sue opere. Durante le
scuole elementari le chiedevo di farmi leggere le poesie più
semplici che trattavano temi naturalistici (qualcuna la imparai a
memoria) e i racconti i cui protagonisti fossero animali. Rammento
anche nitidamente che, verso gli undici anni, desiderai leggere il
suo libro di memorie d'anteguerra, Ognuno è solo, ma
desistetti dopo aver affrontato la prima mezza facciata perché era
troppo difficile per me.
Tra i ricordi più
significativi ce n'è uno che risale ai tempi del liceo: quando
tornavo a casa per pranzo, mentre io consumavo il pasto (mia madre
aveva già provveduto per sé un’ora prima), ella mi leggeva un nuovo
brano del romanzo che allora stava componendo, Berto-coscienza.
Era gioia vedere una storia che prendeva corpo e si snodava, mentre
io percorrevo i miei giorni di adolescente, che dividevo tra studio,
letture e scrittura.
Attualmente
trascorriamo ore intere in un reciproco leggerci e rileggerci. I
nostri stili, sia poetici sia prosastici, sono completamente diversi
e non di rado ci divertiamo quando una di noi due trasforma un
componimento – soprattutto poetico – dell'altra secondo il proprio
stile.
Scriviamo però anche
poesie a quattro mani. Si tratta di componimenti perlopiù di breve
respiro, che nascono da momenti di comunione profonda, momenti in
cui cioè "la convivenza diventa una benedizione". Una di noi crea,
nel parlare, inaspettatamente una metafora e l'altra, che se ne
accorge, oppone il palmo aperto della mano, come a dare l'alt poiché
rileva la validità poetica di detta metafora. Allora la metafora
diventa verso, al quale si aggiunge un altro verso e immagine
completa immagine.
Le brevi poesie che
seguono sono nate da quei "momenti".
Siamo troppo inesperti,
non bastano tempi siderali
per capire parole
intrecciate di fumo.
Abiti sfatti
Ho
appeso i miei sogni nell'armadio,
abiti sfatti dalle tarme.
Velo tenue
di
cenere sparsa su sinfonia
che ascolto a cuore sperso.
Cenere bianca.
Satana
Basta una linea d'ombra
perché Satana imperversi.
Casa
Costruisco la mia casa
coi libri e la sapienza.
Poesia politica
Vai pure e tenta
se
non si vede
un'eclatanza di raccomandazioni.
Anche con mio marito
scriviamo poesie a quattro mani, come lui stesso avrà occasione di
dire.
Alexandre Rodichevski scrive:
Da bambino ho sempre
amato la favola, le fiabe e la fantascienza. Dopo aver letto tutto
quello che trovai in casa, cominciai ad inventare le mie storie
private: con esse "torturavo" i genitori e i nonni. La fantasia fu
un motore essenziale, nel mio caso, per gli studi di matematica e di
fisica che compii presso l'Akademgorodok di Novosibirsk - Accademia
di Scienze della Russia.
Solo quando incontrai
le due Chiappani, assorbendo l'atmosfera della casa, mi accorsi che
nel mio sentire la fiaba e anche la favola sono poesia. Ecco allora
che, impadronitomi maggiormente della lingua italiana (studiata
quando ero ancora in Russia), riuscii ad esprimermi in modo poetico
deducendo che, in me, la poesia è sempre stata in embrione ed
aspettava solo il momento per essere concretata.
Qui di seguito propongo
alcune poesie: le prime tre sono scritte a quattro mani con mia
moglie, le altre tre a quattro mani con mia suocera e le ultime
quattro sono mie.
lui
mangiava il tempo,
largamente assetato d'oasi.
E
refrigerio.
smarrisco
il
tempo
in
un abbraccio
Il gatto notturno
Miagolavo la mia poesia
per sedurre i sogni,
dai tetti.
Ho
appiccicato il vento
con il mio respiro.
Scavo pozzi nell'anima
trovando
acqua di paura.
Scrivo poesie a occhi chiusi
sul pallido guanciale dell'insonnia.
Riposare
Mi
metto sopra una stella e dormo.
All'eco
Imprimi negli spazi tra le rocce
il
verbo che vola.
Fammi rivivere
i
miei attimi mortali.
A Celeste
mi
rinchiudo di più
eliminando dal mio essere
le
virgole alla fine delle righe
A Gloria
Bevo dai tuoi baci
le
ultime gocce
dell'estate.
Celeste Chiappani Loda scrive:
Qualcuno può ritenere
che un uomo (o donna) di scienza non abbia una mente atta per
scrivere, narrativa o poesia. Ciò non è vero, basti pensare solo a
Giulio Bedeschi e a Mario Tobino, per citare i primi due nomi che mi
vengono alla mente. Essi sono personaggi noti a tutti, ma ho
conosciuto altri laureati in materie non umanistiche che si sono
cimentati nella poesia con buon risultato, pure se non hanno
raggiunto la notorietà.
Ciò che qui ho scritto
si ricollega alla presentazione che ha fatto di sé mio genero e
serve anche per introdurre quanto segue: la sua fantasia, questa
voglia di creare un mondo fantastico, in cui calarsi lo accompagna
anche ora. Purtroppo il lavoro adesso lo assorbe quasi
completamente, ma non rinuncia ad immaginare almeno nuclei, molti
dei quali, tempo fa, mi espose. Abbozzi sui quali lavorai
elaborandoli, dando loro un corpo fatto di sequenze logiche. Ne uscì
un volume di trentun componimenti intitolato Dall'altra parte
(favole e fiabe forse solo per adulti). Spunti di Alexandre
Rodichevski - Elaborazione di Celeste Chiappani Loda (edito a
Torino nel 2003). Da esso ne estrapolo una che porta il
titolo Il girasole, facendolo precedere dalla nota che apre
il volume.
Ritengo questo un
lavoro insolito, non perché è a quattro mani (se ne incontrano), ma
per il tipo di collaborazione.
Spunti di… Idee-lampo,
scaturite dalla fantasia in modo estemporaneo e rappresentanti un
nucleo che intriga.
Elaborazione di… Lavoro
che indulge al dettaglio e che si avvale di una fantasia adeguata,
la quale non prevarica mai un'attenzione scrupolosa alla realtà.
Da questa unione,
apparentemente eterogenea (essendo i due collaboratori assai diversi
tra loro come età, cultura, forma mentis e modo di sentire), è
uscito un lavoro compatto, legato dal principio alla fine da un
evidente fil rouge, dove i personaggi si materializzano dal nulla,
scompaiono, mutano la loro natura passando dal positivo al negativo
e viceversa. Fin qui soccorre la magia. Ma questi personaggi si
muovono anche in un contesto di situazioni che fanno parte del
nostro quotidiano, come causa od effetto di atti tipicamente umani,
puntigliosamente realistici, necessari all’economia di un lavoro
dove l’intento didascalico è affidato ad una simile commistione. La
quale ha inoltre il compito di giustificare il “forse solo per
adulti”.
Il
grosso Girasole, tenendo la testa piegata, pensava alla sciocca
credenza che dice come questi fiori girino la corolla, durante
l'arco della giornata, per seguire il "cammino" del sole. È vero che
lui e i suoi compagni amavano l'astro e ne assorbivano il calore da
cui i petali traevano la bella luminosità, ma certamente non
giravano su se stessi, da est a ovest, per un intero dì. Poi pensò
al fatto che la sua testa era tanto pesante perché i semi erano
ormai maturi. E ciò significava che a giorni, forse il giorno
stesso, sarebbero venuti a tagliarlo alla base: questo coincideva
con la fine della sua vita abbarbicata alla terra; se qualcosa fosse
accaduto ancora, dopo tale operazione, non conosceva; del resto non
gli importava saperlo. Tale era il destino suo e di tutti i suoi
fratelli passati e futuri. Ogni essere vivente ne ha uno al quale è
impossibile opporsi; ma nonostante fosse convinto di ciò non si
rassegnava al fatto che, tra tutti gli esseri che popolano il
pianeta, solo le piante, grandissime come gli alberi e minuscole
come l'erba più sottile, fossero costretti a restare, vita natural
durante, ove il loro seme aveva attecchito, per puro caso o per
volere dell'uomo.
Oh, che sogno assurdo il suo!: poter diventare un uomo…
Oramai il sole era tramontato e già si poteva vedere una luna così
fulgida da non averne mai visto di simili. Il Girasole si incantò ad
osservarla: era come se una grande forza tenesse fisso il suo
sguardo alla luce tanto diversa da quella del sole, e nel frattempo
sentì un lungo brivido percorrerlo dalle radici all'ultimo petalo.
Un po' vergognoso guardò di sottecchi i suoi compagni: era un tipo
molto schivo che amava tenere per sé i suoi sentimenti, le sue
emozioni. Con gran sollievo s'accorse che intorno a lui o dormivano
o stavano per addormentarsi. Be', a questo punto non gli restava che
imitarli, anche se i grilli e le civette sembravano più rumorosi del
solito: forse quella luna eccezionale esercitava anche su di loro
uno strano potere.
Ad
un tratto ebbe un sussulto: qualcosa di soffice – una piuma? un
fiore? – gli stava solleticando i sepali; nello stesso tempo una
voce sottile prese a parlare:
– Ciao, io sono il Genietto dei Sogni più Unici che Rari e sono
venuto per accontentarti. Purtroppo devo porre una condizione: dato
che sei una pianta comune, non preziosa, ornamentale, intendo, ma
solo utile dovrai guadagnarti da vivere lavorando come operaio in
una fabbrica di automobili. Mi rendo conto di averti messo in gran
confusione con simili annunci, oltre che in grande agitazione, ma ti
assicuro che non hai nulla da temere: le magie rendono tutto
possibile e facile. Sarà come tu fossi nato figlio d'uomo, che fossi
cresciuto tra gli uomini ed ora fossi un uomo sulla quarantina, come
ce ne sono a milioni e milioni. Concludiamo: domani mattina alle sei
trovati sul posto di lavoro. –
Il
Girasole si accorse, per prima cosa, di avere l'uso della parola.
Avrebbe voluto approfittarne immediatamente per porre decine e
decine di domande, tutte legittime, tutte pertinenti, ma si accorse
che il Genietto era ormai scomparso.
Sbalordito, confuso, impaurito, ma anche assai curioso, il
fiore-uomo mosse qualche passo insicuro e si guardò in giro. Con
quella luna sembrava di trovarsi quasi in pieno giorno; motivo per
il quale si chiese sbalordito come si trovasse in un campo di
girasoli a quell'ora. Una domanda che non lasciò traccia, per
fortuna. In quel momento un solo concetto gli era chiaro: doveva
correre a casa per mettersi a dormire altrimenti sarebbe stato assai
problematico il mattino dopo essere così per tempo pronto a lavorare
alla catena di montaggio. Le gambe lo reggevano molto bene ora, ma
egli non vi badò; perché avrebbe dovuto essere altrimenti?
Il
lavoro di Girasole consisteva nell'avvitare tre bulloni su ogni
pezzo che gli portava davanti il nastro trasportatore; il quale si
muoveva ad una velocità costante e piuttosto notevole in modo da non
lasciargli mai ferme le mani. Non era certo un lavoro di
soddisfazione, d'altra parte, a sua memoria, aveva sempre svolto
quello; gli dava di che vivere quindi doveva accontentarsi.
Passò un giorno dopo l'altro; passò un mese dopo l'altro e si giunse
alla primavera, calda e precoce quell'anno.
Il
capannone dove lavorava il nostro amico aveva la metà superiore
delle pareti tutte in vetro così che il sole, nelle belle giornate,
poteva essere seguito dal suo sorgere al suo tramonto; se non
proprio il disco intero, data la posizione, che assumeva rispetto
alla terra, almeno la sua luce sfolgorante che ne faceva indovinare
la posizione. Una bella fortuna, pensava Girasole sentendosi
tuttavia un po' strano. Come mai quel desiderio insostenibile di
vedere il sole, di esporsi ai suoi raggi?
Oramai Girasole era giunto al punto di incantarsi a guardare la luce
attraverso le vetrate senza nemmeno accorgersene, ad esporre ad essa
le mani con palese beatitudine. Solo che così facendo lasciava
passare anche una decina di pezzi senza avvitare a ciascuno i
bulloni dovuti.
La
faccenda era grave e ormai la direzione aveva deciso di prendere
severe misure disciplinari.
Senonché la mattina stessa in cui il direttore generale voleva
parlargli di persona, Girasole non si presentò al lavoro, non
avvisò, non rispose al telefono.
Fu
deciso allora di mandare a casa sua l'assistente sociale della
ditta; e la donna si preparò a compiere il suo dovere, lasciò
l'ufficio che era al primo piano, scese lentamente le scale, andò al
parcheggio per prendere al sua vetturetta e infilò il viale
asfaltato che portava al cancello d'uscita.
Ma
ecco che, a metà viale, bloccò l'auto con una stridula frenata
spalancando occhi e bocca ma senza riuscire a pronunciare una sola
parola: proprio in mezzo all'asfalto si ergeva un magnifico girasole
che stava iniziando a mostrare i petali del tipico brillante colore
giallo cromo.
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