"Il mondo poetico
di
GIUSEPPE AMBROSECCHIA"
Giuseppe Ambrosecchia è nato a Matera,
dove vive e opera come commercialista, sotto il segno
del Leone nel 1951; è Consigliere Nazionale della
Cassa Previdenziale dei Ragionieri e del
Consiglio Nazionale dei Ragionieri Commercialisti.
Ha
iniziato a scrivere versi che aveva quattordici anni,
vinto dal dolore per la morte del padre. La sua
poetica, come vedremo è contraria a qualsiasi forma di
edonismo e di esibizionismo fine a se stessa, ha
sempre aborrito pubblicare o partecipare a concorsi
letterari, fino all'incontro con l'Accademia
Salentina delle Lettere, la quale nella nomina ad
Accademico, sottolinea, che: «rifugge
i compiaciuti formalismi della ricercatezza frivola, a
vantaggio di una lirica di immediata e suggestiva
lettura. I suoi versi cantano l'uomo e il divino, la
donna e l'amore, la terra natale, con alcune assonanze
pascoliane che, assumono connotazioni di grande
originalità e spessore».
Ambrosecchia, come ho anticipato, nasce Poeta sui
banchi di scuola, incamerando inconsciamente quel
clima letterario che celebra sia l'epopea del singolo,
impegnato nell'affermazione del principio di libertà
individuale, sia il nazionalismo, incentrato sul
concetto di patria e su un forte senso della storia
dei popoli. Ed è proprio il romanticismo che lo
affascina appena si affaccia al potere in tutta
Europa. Nel fulgore della pubertà incamera
involontariamente, gli ideali manifestati da Ugo
Foscolo attraverso le Ultime lettere di
Jacopo Ortis, Dei Sepolcri e i
Sonetti. Apprende da Alessandro
Manzoni l'esigenza di coinvolgere un pubblico
sempre più numeroso nella fruizione letteraria;
partecipa intensamente allo spirito di Giacomo
Leopardi e della sua epoca; la connotazione nel
senso delle proprie capacità poetiche e
l’approfondimento della propria ricerca su Giosué
Carducci; e affianca a questa nuova
corrente poetica quella verista di Giovanni Verga,
il più vicino alla sua mentalità, seppure ancora
ragazzo, i Malavoglia e Vita dei
campi gli danzano, martellanti nella mente
perché raccontano l'esistenza dei vinti, di chi cioè è
sopraffatto dai mutamenti introdotti dalla
Rivoluzione Industriale e dall'avvento del
capitalismo; mentre nella sua Matera i
sassi si fanno sempre più roventi, e la terra più
arida del deserto.
I suoi
versi esprimono la duplicità della vena poetica, da un
lato pervasa di ansia romantica, di forti sentimenti,
di passionalità; dall’altra nostalgia di un mondo
rasserenante, che però vive come un sogno che sublima
la drammaticità della vita.
La sua
Arte trae origine dalla rappresentazione
autobiografica, fatta di ricordi ancora dolorosi, di
fobie, di pulsioni profonde. Con gli occhi chiusi,
nasce l’opera di iniziazione sentimentale ed erotica
di un adolescente che presenta infiniti punti di
contatto con l’ambiente in cui è nato e vive.
Soprattutto c'è il lato sociale del problema, legato
alla massiccia presenza del latifondo,che secondo
Levi «il vero nemico, quello che impedisce ogni
libertà e ogni possibilità di esistenza civile ai
contadini, è la piccola borghesia dei paesi. Questi
coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi».
Hanno la forma con cui, a scuola, Giuseppe
ha immaginato l'Inferno di Dante.
In quello spazio tra le facciate e il declivio passano
le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle
abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto.
Alzando gli occhi vede apparire finalmente, come un
muro obliquo, tutta Matera. Ma
l’esperienza umana e letteraria di Ambrosecchia
continua ad essere esemplare, perché manifesta, una
personalità d’eccezione, quella che determina il
passaggio di un periodo ad un altro; fatto
fondamentale nello sviluppo della cultura italiana.
Reno Bromuro
Di Giuseppe Ambrosecchia i suoi
scritti su: MomentiML
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