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AUTORE DEL MESE: settembre 2004

Reno Bromuro

presenta:

"Il mondo poetico di  GIUSEPPE AMBROSECCHIA"

 

Giuseppe Ambrosecchia è nato a Matera, dove vive e opera come commercialista, sotto il segno del Leone nel 1951; è  Consigliere Nazionale della Cassa Previdenziale dei Ragionieri e del Consiglio Nazionale dei Ragionieri Commercialisti.

Ha iniziato a scrivere versi che aveva quattordici anni, vinto dal dolore per la morte del padre. La sua poetica, come vedremo è contraria a qualsiasi forma di edonismo e di esibizionismo fine a se stessa, ha sempre aborrito pubblicare o partecipare a concorsi letterari, fino all'incontro con l'Accademia Salentina delle Lettere, la quale nella nomina ad Accademico, sottolinea, che: «rifugge i compiaciuti formalismi della ricercatezza frivola, a vantaggio di una lirica di immediata e suggestiva lettura. I suoi versi cantano l'uomo e il divino, la donna e l'amore, la terra natale, con alcune assonanze pascoliane che, assumono connotazioni di grande originalità e spessore».

Ambrosecchia, come ho anticipato, nasce Poeta sui banchi di scuola, incamerando inconsciamente quel clima letterario che celebra sia l'epopea del singolo, impegnato nell'affermazione del principio di libertà individuale, sia il nazionalismo, incentrato sul concetto di patria e su un  forte senso della storia dei popoli. Ed è proprio il romanticismo che lo affascina appena si affaccia al potere in tutta Europa. Nel fulgore della pubertà incamera involontariamente, gli ideali manifestati da Ugo Foscolo attraverso le Ultime lettere di Jacopo Ortis, Dei Sepolcri e i Sonetti. Apprende da Alessandro Manzoni l'esigenza di coinvolgere un pubblico sempre più numeroso nella fruizione letteraria; partecipa intensamente allo spirito di Giacomo Leopardi e della sua epoca; la connotazione nel senso delle proprie capacità poetiche e l’approfondimento della propria ricerca su Giosué Carducci; e affianca a questa nuova corrente poetica quella verista di  Giovanni Verga, il più vicino alla sua mentalità, seppure ancora ragazzo, i Malavoglia e Vita dei campi gli danzano, martellanti nella mente perché raccontano l'esistenza dei vinti, di chi cioè è sopraffatto dai mutamenti introdotti dalla Rivoluzione Industriale e dall'avvento del capitalismo; mentre nella sua Matera i sassi si fanno sempre più roventi, e la terra più arida del deserto.

I suoi versi esprimono la duplicità della vena poetica, da un lato pervasa di ansia romantica, di forti sentimenti, di passionalità; dall’altra nostalgia di un mondo rasserenante, che però vive come un sogno che sublima la drammaticità della vita.

La sua Arte trae origine dalla rappresentazione autobiografica, fatta di ricordi ancora dolorosi, di fobie, di pulsioni profonde. Con gli occhi chiusi, nasce l’opera di iniziazione sentimentale ed erotica di un adolescente che presenta infiniti punti di contatto con l’ambiente in cui è nato e vive. Soprattutto c'è il lato sociale del problema, legato alla massiccia presenza del latifondo,che secondo Levi «il vero nemico, quello che impedisce ogni libertà e ogni possibilità di esistenza civile ai contadini, è la piccola borghesia dei paesi. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi». Hanno la forma con cui, a scuola, Giuseppe ha immaginato l'Inferno di Dante. In quello spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Alzando gli occhi vede apparire finalmente, come un muro obliquo, tutta Matera. Ma l’esperienza umana e letteraria di Ambrosecchia continua ad essere esemplare, perché manifesta, una personalità d’eccezione, quella che determina il passaggio di un periodo ad un altro; fatto fondamentale nello sviluppo della cultura italiana.

 

Reno Bromuro

 

Di Giuseppe Ambrosecchia i suoi scritti su:  MomentiML  - Parlami d'amore

 

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