Ero a Piazza
Dell'Esedra, o della Repubblica, rimuginando nella
speranza che mi venisse qualche idea, quando
alzando gli occhi vidi di fronte a me la scritta
«Università di Roma - Facoltà di Magistero»,
entrai nello stabile e sullo scalino più in cima
tre uomini parlavano tra loro, quel signore al
centro sembrava avesse l'aureola, ricevetti una
spinta al centro della spina dorsale e salii in
fretta le scale, mi avvicinai al signore al centro
e gli dissi, tutto d'un fiato: «Scrivo poesie, gli
amici dicono che sono belle, piacevano anche a
Cardarelli, vorrei, se possibile, da Lei, un
giudizio franco perché non mi conosce». Quel
signore che poi seppi essere il Noto Filologo Enzo
V. Marmorale, titolare della cattedra di latino al
magistero, sorrise bonariamente: «Allora sei un
poeta?» - disse;
- dovrebbe essere Lei
a dirmelo se possibile, risposi. Presi il quaderno
con le poesie che portavo sempre in tasca e glielo
porsi, aprì, lesse qualche rigo, poi salutò le
persone con cui stava parlando e mettendomi una
mano sulla spalla mi domandò da quanto tempo non
mangiavo. Non risposi. Mi guidò sotto la galleria,
ci sedemmo al bar e ordinò cornetti e
cappuccini;mentre attendevamo lui continuò a
leggere. Dopo che mi fui rifocillato, mi disse:
«La poesia c'è e
aleggia anche, è semplice, controcorrente oggi che
l'ermetismo è al suo masimo fulgore».
Dopo qualche attimo
di silenzio che a me parve un'eternità, però
Napoli è troppo lunga (erano oltre settanta
versi), hai bisogno di leggere i poeti
contemporanei. Conosci Ungaretti, Montale,
Quasimodo, Gozzano, Onofrio, Pavese, ecc... ecc...
Dissi che i miei poeti preferiti erano Baudelaire,
Apollinaire, Dante, Leopardi e Petrarca.
M'invitò a casa sua e
mi diede da leggere tutti i poeti che aveva
enunciato, compreso un grosso libro di Flammarion
che parlava d’Astronomia, dicendomi: «Leggi questi
poeti, poi leggi le tue liriche e, se pensi che le
tue possano stare insieme con quelle dei Poeti che
leggerai, ti scriverò la prefazione.
Lessi quei poeti e
feci tesoro delle loro opere, ritornai da lui dopo
sei mesi circa con le liriche mutate, corrette,
tagliate ai minini termini, tanto che Napoli
diventò questa che ora leggete e dopo un mese, mi
scrisse una espresso, andai da lui, giunsi in
ritardo che già dodici persone mi stavano a
spettando. Tra gli astanti riconobbi Ungaretti e
cominciai a tremare, le gambe mi facevano «giacomo,
giacomo!» poi mi presentò agli altri, tutte
persone illustri sia nel campo giornalistico
come Giovanni Ansaldo direttore de Il Mattino di
Roma, Francesco Bruno critico letterario della
terza pagina de Il Roma di Napoli, invitandomi a
leggere le mie poesie che... dissi di non
ricordare e di essere un ciuccio, secondo
l'affermazione di Carducci e mi voltai verso di
lui come per chiedere aiuto e fu allora che vidi
sparsi sulla sua scrivania un libretto con la
copertina bianca e la scritta in verde
incorniciata da piccole foglie d'acanto: aveva
fatto pubblicare il libro con la sua prefazione.
Ero diventato afasico, ma Lui mi fece ritornare la
parola e lessi tutte le poesie e alla fine della
lettura s’iniziò un dibattito se la mia era poesia
nuova oppure si poteva inserire in altre correnti
letterarie del momento: Ungaretti disse, col suo
sorriso, che non si riusciva a capire se facesse
sul serio oppure scherzasse:«perché non me lo
domandate nel duemila?»
Anche oggi vi ho
scocciato con un episodio della mia vita, ma lo
faccio egoisticamente nella speranza che quando
non ci sarò più, qualcuno di voi parlando di me
dica delle cose vissute veramente da me. Un
abbraccio con tutto l'amore di cui sono capace,
Reno
NAPOLI
Note arabescate
sullo sfondo azzurro del mare,
poeti che sognano
un mondo che domani
abbia un sorriso e una lacrima
per gli affanni di tutti.
NOTTURNO
Voci rivenditori
Malinconiche e tristi,
luci multicolori,
cuori innamorati in attesa,
nottambuli viandanti
per le strade illuminate
dalla splendida luna.