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Cara mamma,
Sono ormai passati due anni dal più brutto giorno della mia
vita.
Era il 15 aprile del 1999, e penso che nessun altro giorno sarà
brutto come quello in cui te ne sei andata; forse quando papà
morirà, avrò un altro shock uguale a questo, ma spero che sia
molto più anziano di adesso e che me lo possa aspettare di più,
sebbene sarà doloroso uguale.
Non so perchè ho aspettato così tanto prima di scrivere di te,
oggi non è nemmeno l'anniversario dell'incidente, ma ne avevo
voglia.
Simone ha deciso di iscriversi all'università lasciando il
lavoro di magazziniere che gli piaceva tanto, anche se nessuno
ha mai capito la ragione, ha deciso di seguire le orme di papà
(e del nonno prima di lui), e frequentare i corsi di
odontoiatria.
Ora sono l'assistente di papà in studio e in clinica, voleva che
anche io mi iscrivessi con mio fratello, ora che conoscevo un
po' più il mestiere, ma non sono tagliata per stare "sulla
breccia" come un medico, preferisco fare "da spalla", come
dicevi tu stessa.
Tu amavi fare l'assistente di papà, ma non avresti mai voluto
metterti in affari con lui perchè saresti diventata paranoica,
la sera prima di addormentarti, pensando al giorno dopo.
Eri contenta della tua vita dal punto di vista affettivo e,
fuori dalle mura domestiche, eri contenta di poter lavorare con
tuo marito e, anche se il merito lo prendeva lui, tra voi c'era
il tacito accordo che lavoravate come una squadra e il merito
veniva diviso.
Sembra un ragionamento da perdenti, il fatto di voler restare
assistente, quando ci sarebbe l'opportunità di essere dentista e
di avere un posto assicurato nell'attività del padre, ma
esistono persone che non sarebbero in grado di organizzarsi la
loro giornata lavorativa nemmeno con un computer. Per fortuna,
ci sono persone come da poco ho imparato a fare io (e come
facevi tu), che lo fanno al posto loro e fanno filare tutto
liscio.
Quante volte ti ho chiesto perchè ti piaceva fare questo lavoro,
ma non riuscivo a capire fino in fondo, forse ero troppo
piccola, o troppo immatura, o semplicemente avevo una visione
della vita ovattata, perchè non avevo mai provato a lavorare.
Ora lo riesco a capire e lo comprendo, perchè ho dovuto
analizzarmi e comprendere se ero soltanto una buona a nulla
perchè non volevo essere sotto pressione come lui.
I primi tempi che lavoravo con papà, quante volte, la sera,
andavo a letto stremata, non per i ritmi di lavoro ma per lo
stress, oppure avevo lo stomaco che era più stretto di un nodo,
perche' avevo sbagliato nel lavoro e, giustamente, papà si era
arrabbiato.
Anna, la sua nuova assistente assunta non appena tu te ne sei
andata, ha cercato di insegnarmi al meglio, per molti mesi,
tutti i molteplici compiti che dovevo svolgere.
Ma non era qualcosa che si poteva affrontare col sorriso sulle
labbra, te n'eri andata soltanto ad aprile e in men che non si
dica era luglio e dovevo affrontare l'esame di maturità (anche
se lo chiamavano esame di stato), non ho avuto tempo di
guardarmi attorno nemmeno finita la scuola, ho dovuto
frequentare un corso per assistenti di poltrona per andare ad
aiutare papà nel lavoro.
Non è cosa facile, programmare tutta da me la sua attività,
gestire i rapporti con gli odontotecnici, all'organizzazione
mensile del tempo in studio e clinica, pagamento bollette varie
dello studio, pagamento delle fatture, denuncia dei redditi,
così per tutte le altre cose riguardanti lo studio (per fortuna
in clinica è meno dura, anche se bisogna essere perfetti).
Anna ora lavora in clinica per Leonardi, l'amico di papà e dice
di essere contenta.
Questo periodo insieme, a me e a papà ha giovato, insieme siamo
riusciti a superare il lutto, e ora riusciamo a fare di nuovo il
gioco di squadra; l'unica voce fuori dal "gruppo" è Simone che è
raramente in casa ma si impegna molto nello studio, chissà come
saresti fiera di lui.
Ho cambiato macchina, sai?
La Peugeout 205 che mi avevate comprato ormai era decrepita e
l'ho fatta rottamare, dopo innumerevoli viaggi, 10 anni di vita,
due proprietari, 120 mila chilometri e un nuovo problema sempre
diverso da quello del giorno prima su tutto ciò che c'era di
elettronico nella macchina.
Ma durante l'ultima guida al volante di quell'auto le parlavo e
le chiedevo scusa di tutte le volte che l'avevo offesa perchè
non partiva o non funzionava quando ne avevo bisogno, e le
ricordavo i bei momenti, mentre quelli brutti parevano
ingiallire.
Mi piangeva il cuore quando dovetti far scattare la chiusura
(che doveva essere centralizzata, ma si era rotta), e tornai
nell'abitacolo della macchina, in silenzio, a guardarmi intorno
un'ultima volta.
Che scema che sono, vero?
Tutto per un'auto!
C'è un'altra novità, ora abito da sola.
Papà ed io siamo riusciti a trovare un appartamento in affitto,
dove posso viverci da sola, a soli 500 metri dallo studio.
Logicamente è molto dura vivere da sola, ma non ho problemi di
soldi perchè posso contare su due stipendi quello che percepisco
dalla clinica e quello che ricevo da papà ogni mese per il
lavoro in studio.
Visto che non ho potuto portare via molto dalla casa, molte cose
ho dovuto comprarmele io (come questo nuovo computer), ho
rifatto l'arredamento della stanza da letto e ho comprato anche
una TV nuova, logicamente ora sono piena di rate da pagare, ma
riesco a barcamenarmi.
Ho ricominciato a scrivere, sai che è sempre stata la mia
passione.
Quante volte siamo andate a comprare i suoi libri, quando uscivi
dal lavoro?
E quante volte, ti chiamavo mentre andavi a svestirti, per farti
venire in camera mia per leggere un mio racconto? Ti ricordi
cosa mi rispondevi tutte le volte che ti chiedevo cosa pensavi
del mio ultimo lavoro?
"Questo racconto è bello, ma non lo sarà mai come il prossimo
che scriverai!" Quanto me la ricordo questa frase, penso che
questa sia l'essenza dello scrivere che tu mi hai instillato;
mai perdersi d'animo e cercare sempre di migliorare, storia dopo
storia.
Ora so perchè ti ho scritto questa lettera, ricordando tutte
queste cose e raccontandoti le altre io ti sento di nuovo come
se fossi viva.
Penso fosse Manzoni, se la mia cultura scolastica è esatta, sai
che non ero molto brava, preferivo fare 1000 altre cose, diceva
che le persone non muoiono finchè qualcuno le ricorda. Questo è
il motivo per cui uso la penna stilografica della Waterman che
tu mi hai regalato (che passione avevi per le penne! E mi hai
contagiato!) per scrivere questa lettera; anche se dopo la
ricopierò al computer. Ma la copia scritta a mano, la metterò
sulla tua lapide, dietro al finto lumino alimentato a
elettricità, che proietta quella innaturale luce sulla tua foto;
così sarà lontana da occhi indiscreti, in modo che solo tu la
possa vedere, e se ho scritto qualche frase bella, tu la possa
rileggere.
Ciao Mamma,
LORENA
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