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Il
primo giorno di lezione
Era una mattina calda del 23 Giugno ****. In auto,
sull'autostrada, le
distanze sembravano moltiplicate. L'impazienza di
ritornare nella mia amata
città era tanta. Avevo trascorso cinque anni della
mia via, tra mille
episodi, trepidazioni, amicizie, separazioni. Vi
avevo trascorso gli anni
dell'università, e lì, avevo imparato ad amare il
mare e i marinai, il caldo
sole anche d'inverno.La mia laurea, sei mesi prima,
fu motivo di gioia ma
anche di dolore. Dovevo dire addio alla
spensieratezza della vita in
collegio, alle mie amiche, che erano diventate quasi
delle/sorelle, visto
tutto il tempo e tutti i momenti trascorsi insieme.
Dovevo dire addio alla
mia città. Questo master, scoperto per caso a
maggio, rappresentava per me
una parentesi che mi avrebbe permesso di continuare
a vivere qui e anche di
guadagnare qualcosa. Nonostante tutti fossero
contrari, io decisi di tentare
la selezione, e la superai in modo brillante.
Finalmente la macchina su cui
viaggiavo giunse al campus, salutai il mio compagno
di viaggio e mi recai al
plesso di agraria. Il timore era tanto. Nuovi
colleghi, nuova casa, nuove
materie, visto che avevo conseguito una laurea in
economia e mi accingevo a
frequentare un master in agraria, con elementi di
economia. Ma dopo un primo
momento di agitazione, entrai nell'aula magna, dove
ci illustrarono le
materie oggetto di studio del master e ci fecero
fare una breve
presentazione personale. Venti corsisti, biologi,
chimici, agronomi,
veterinari ed economisti. Personalità diverse ma
così particolari, lo capii
da subito, dalla presentazione che ognuno fece di
se. Non eravamo persone
comuni, ma ognuno di noi aveva una particolarità che
lo rendeva unico e
speciale. È vero, ogni persona è unica e speciale,
ma nel nostro caso non
c'era un solo elemento "comune". Finita la
presentazione, mi recai in
collegio, dalle mie amiche, pranzammo, ridemmo. Nel
pomeriggio avevo
appuntamento con il mio caro amico dell'università.
Decidemmo di andare al
parco, ma ahimè, giunti lì trovammo il cancello
chiuso (infatti il lunedì è
giorno di chiusura, ma noi non lo sapevamo!). Ci
guardammo e quasi in
contemporanea decidemmo di scavalcare il muretto.
Per questa mia pazza idea,
guadagnai graffi alle ginocchia e alla mano, ma ne
valse la pena. Entrati ci
accorgemmo che c'erano altri abusivi! Ci sedemmo in
un posto nascosto, in
modo da non dare nell'occhio nel caso passasse la
guardia! Chiacchierammo
tanto, erano mesi che non ci vedevamo, dal giorno
della mia laurea. Il tempo
volò, e la fuga all'uscita fu più complicata del
previsto. Infatti, mentre
all'entrata mi appoggiai ad una bicicletta per darmi
una spinta, per uscire
non avevo appoggi. E così, dopo risate che
vaneggiavano i miei tentativi "di
fuga", finalmente il mio amico mi offrì la sua mano
di appoggio. Ero fuori!
Finalmente potevo tornare in collegio.
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