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9 Luglio
Oggi è il tuo compleanno. Oggi
rinascerai. Rinascerai in questo mondo, in questa terra; all’ora
in cui tu rinascerai magari passerà un elicottero sulla tua casa
e tu farai quella smorfia, come di fastidio, per quel rumore che
è giunto prepotente a rubarti la scena. Ma tu, no, forse non
farai quel gesto, come chiunque farebbe. Tu non sei chiunque.
Nulla ti da fastidio, sei come le rocce alle spalle delle
cascate, quelle che, l’acqua può portar giù qualsiasi cosa con
la sua furia, ma rimangono lì, immobili, a guardare, a non
sentire. Prima, quando ancora non ti conoscevo bene, pensavo che
tutto ti scivolasse addosso, come una pioggia estiva, che non
può dare alcun fastidio, poi pian piano mi hai fatta entrare nel
tuo cuore, non mi hai fatta più scivolare tra i tuoi sguardi e
le tue parole, ora i tuoi occhi sono pieni di me e le tue parole
anche. Oggi rinascerai nella tua nuova forza, nell’amore, nella
tua ciccia, tra i vestiti sparsi nella tua camera, nella doccia
che ti regalerà ai tuoi nuovi anni, rinascerai nell’odore di un
caffè, il solito odore del solito caffè, ma sarà speciale,
perché sarà l’ennesimo della tua vita, in un giorno della tua
vita. Il giorno in cui tu rinascerai, guarderai gli occhi di tua
madre e per il più breve dei momenti ripenserai a quando l’hai
colto per la prima volta, così orgoglioso, così trionfante,
unico, come solo lo sguardo di una madre può essere. Oggi ti
farà gli auguri, magari sarà distratta, ti guarderà di sfuggita,
ti dirà che per colazione c’è solo frutta, che devi dimagrire,
la vedrai frettolosa, assorta tra una passata di mascara e una
tazzina da sciacquare, inghiottita dal caldo che farà, la vedrai
dirigersi seria, bella, verso la porta, per uscire. Sentirai i
suoi passi per le scale, la macchina in moto. Non te ne
accorgerai, ma oggi sentirai tutte queste cose, e non lo saprai.
E lei penserà a quando ti ha cambiato per la prima volta il
pannolino, alla tua prima parolaccia, al tuo primo dentino, al
tuo primo: “Mamma!”
Oggi rinascerai, tra gli ulivi e le viti, nel sole e nel mare,
nel tuo cd preferito, nel piatto che mangerai. Rinascerai e
sarai piccolo, con il corpicino pieno di pieghe di ciccia, i
capelli color del grano, i piedini avidi di tutta la strada che
hai fatto, nelle tue Nike, scalzo, negli stivaletti
scamosciati, nelle scarpine n° 34. Nelle scarpe n° 41 che ti
hanno portato da me. Sì, oggi rinascerai e io sarò con te,
rinascerò con te. Spero che tu rinasca come sei: nella tua
semplicità, nei tuoi modi sgraziati, nelle tue gentilezze, nei
tuoi baci, nell’affetto dei tuoi genitori, nelle tue smorfie,
nei tuoi sorrisi, nelle tue lacrime, nei tuoi esami
all’università, nelle tue ambizioni, nei tuoi sogni, nella tua
disponibilità, nel tuo involontario egoismo, nel tuo letto
sgualcito dal sonno, nelle carezze che hai donato, nei tuoi
fumetti, nella tua Audi, nella tua rabbia trattenuta, nella
rabbia degli altri trattenuta, negli scherzi dei tuoi amici, nei
litigi, nelle incomprensioni, nei viaggi, nei posti che hai
visto, nelle persone che hai solo sfiorato. Oggi amore, tu
rinascerai, sarai un uomo splendido, imperfetto, rinascerai
nella tua vita, nelle tue sensazioni, nei tuoi sbagli, nei tuoi
stenti, negli occhi di tua madre, nell’uomo che sei,
e…rinascerai nel mio Amore!
Amiche
Ti ho vista! Ti ho vista quella sera…e non ti ho sentita. Sì, ho
udito le tue risate, qualche parola, ma non ti ho sentita. Non
ho sentito nulla di quella ragazza che io ricordavo. Ho sentito,
lontana, impercettibile, titubante, sgualcita…la tua
indifferenza. Era per via della mia presenza che ti mostravi
indifferente o hai imparato ad esserlo a tutto? Non ho sentito
la tua anima, come spesso mi capitava quando ancora dovevi
iniziare a parlarmi, ho sentito il tuo orgoglio di essere alle
mie spalle e di far finta che io fossi solo una delle tante cose
sullo sfondo. Ero un piatto su quel tavolo di plastica bianca,
una forchetta, un sorso di birra nel bicchiere, forse non ero
nulla. Mi sono voltata, cercavo il tuo sguardo, cercavo di
sentirti, ma tu sei stata così abile, così attenta, brava,
indiscutibilmente brava. Sono tornata a casa, e prima di
addormentarmi ho pensato un po’ a te, a noi due. Sai, suona
divertente ora, ma a pensarci bene io e te non abbiamo mai
litigato. Spesso tra amiche ogni tanto si bisticcia un po’, a
volte si litiga pesantemente, ci si manda a quel paese, e chi si
è visto s’è visto. Noi no. E’ invidiabile la nostra amicizia,
mai un litigio…mai. Neanche quando avremmo dovuto! Non ti
perdonerò mai di non avermi interpellato, se tu mi avessi
chiesto quale fosse il modo migliore per dirci addio, ti avrei
detto: LITIGHIAMO!!
Ci saremmo incontrate, avremmo cominciato in tono dimesso, e poi
invece, via a dirci tutto quello che pensavamo l’una dell’altra.
Saresti stata cattiva, avresti detto delle cose cattive,
anch’io.
Ti saresti infuriata, anch’io. Mi avresti chiesto Perché,
anch’io. Mi avresti urlato contro, anch’io.
Estenuate alla fine avremmo però, molto probabilmente fatto
pace. Ma…noi non abbiamo mai litigato! Hai preferito risparmiare
tempo, sforzi, parole, e così non hai risparmiato la nostra
amicizia. Non so più cosa scrivere, ho dentro tante cose che ti
riguardano, negli armadi della mia anima ho cercato di ripulire,
di fare spazio, di distruggere ogni traccia di te, di noi. Ho
svuotato quei cassetti in cui c’era quel po’ di te che mi avevi
donato, i tuoi sorrisi, i tuoi guai, i tuoi colpi di testa, i
tuoi flirt, le tue confidenze, il tuo silenzio. La mia anima
forse non ha più nulla di tuo, solo da qualche parte dentro di
me, c’è un vecchio palcoscenico su cui troneggia l’immagine di
te che dai vita ad uno strano personaggio, uno di quelli che
piacciono tanto ai bambini, non è altro che il tuo sorriso che
si traveste in mille modi per trarmi in inganno, non vuole farsi
notare da me il tuo sorriso, ed io mi sento in colpa perché è
nella mia anima e non riesco a prenderlo, non voglio abituarmi
ad ignorarlo…in fondo tu sei mia amica, noi non abbiamo mai
litigato.
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