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Nora Mahmoud

9 luglio
amiche

 

 

 

 

 

 

9 Luglio 

Oggi è il tuo compleanno. Oggi rinascerai. Rinascerai in questo mondo, in questa terra; all’ora in cui tu rinascerai magari passerà un elicottero sulla tua casa e tu farai quella smorfia, come di fastidio, per quel rumore che è giunto prepotente a rubarti la scena. Ma tu, no, forse non farai quel gesto, come chiunque farebbe. Tu non sei chiunque. Nulla ti da fastidio, sei come le rocce alle spalle delle cascate, quelle che, l’acqua può portar giù qualsiasi cosa con la sua furia, ma rimangono lì, immobili, a guardare, a non sentire. Prima, quando ancora non ti conoscevo bene, pensavo che tutto ti scivolasse addosso, come una pioggia estiva, che non può dare alcun fastidio, poi pian piano mi hai fatta entrare nel tuo cuore, non mi hai fatta più scivolare tra i tuoi sguardi e le tue parole, ora i tuoi occhi sono pieni di me e le tue parole anche. Oggi rinascerai nella tua nuova forza, nell’amore, nella tua ciccia, tra i vestiti sparsi nella tua camera, nella doccia che ti regalerà ai tuoi nuovi anni, rinascerai nell’odore di un caffè, il solito odore del solito caffè, ma sarà speciale, perché sarà l’ennesimo della tua vita, in un giorno della tua vita. Il giorno in cui tu rinascerai, guarderai gli occhi di tua madre e per il più breve dei momenti ripenserai a quando l’hai colto per la prima volta, così orgoglioso, così trionfante, unico, come solo lo sguardo di una madre può essere. Oggi ti farà gli auguri, magari sarà distratta, ti guarderà di sfuggita, ti dirà che per colazione c’è solo frutta, che devi dimagrire, la vedrai frettolosa, assorta tra una passata di mascara e una tazzina da sciacquare, inghiottita dal caldo che farà, la vedrai dirigersi seria, bella, verso la porta, per uscire. Sentirai i suoi passi per le scale, la macchina in moto. Non te ne accorgerai, ma oggi sentirai tutte queste cose, e non lo saprai. E lei penserà a quando ti ha cambiato per la prima volta il pannolino, alla tua prima parolaccia, al tuo primo dentino, al tuo primo: “Mamma!”

Oggi rinascerai, tra gli ulivi e le viti, nel sole e nel mare, nel tuo cd preferito, nel piatto che mangerai. Rinascerai e sarai piccolo, con il corpicino pieno di pieghe di ciccia, i capelli color del grano, i piedini avidi di tutta la strada che hai fatto, nelle tue Nike, scalzo, negli stivaletti  scamosciati, nelle scarpine n° 34. Nelle scarpe n° 41 che ti hanno portato da me. Sì, oggi rinascerai e io sarò con te, rinascerò con te. Spero che tu rinasca come sei: nella tua semplicità, nei tuoi modi sgraziati, nelle tue gentilezze, nei tuoi baci, nell’affetto dei tuoi genitori, nelle tue smorfie, nei tuoi sorrisi, nelle tue lacrime, nei tuoi esami all’università, nelle tue ambizioni, nei tuoi sogni, nella tua disponibilità, nel tuo involontario egoismo, nel tuo letto sgualcito dal sonno, nelle carezze che hai donato, nei tuoi fumetti, nella tua Audi, nella tua rabbia trattenuta, nella rabbia degli altri trattenuta, negli scherzi dei tuoi amici, nei litigi, nelle incomprensioni, nei viaggi, nei posti che hai visto, nelle persone che hai solo sfiorato. Oggi amore, tu rinascerai, sarai un uomo splendido, imperfetto, rinascerai nella tua vita, nelle tue sensazioni, nei tuoi sbagli, nei tuoi stenti, negli occhi di tua madre, nell’uomo che sei, e…rinascerai nel mio Amore!

 

 

 

 

Amiche

 

Ti ho vista! Ti ho vista quella sera…e non ti ho sentita. Sì, ho udito le tue risate, qualche parola, ma non ti ho sentita. Non ho sentito nulla di quella ragazza che io ricordavo. Ho sentito, lontana, impercettibile, titubante, sgualcita…la tua indifferenza. Era per via della mia presenza che ti mostravi indifferente o hai imparato ad esserlo a tutto? Non ho sentito la tua anima, come spesso mi capitava quando ancora dovevi iniziare a parlarmi, ho sentito il tuo orgoglio di essere alle mie spalle e di far finta che io fossi solo una delle tante cose sullo sfondo. Ero un piatto su quel tavolo di plastica bianca, una forchetta, un sorso di birra nel bicchiere, forse non ero nulla. Mi sono voltata, cercavo il tuo sguardo, cercavo di sentirti, ma tu sei stata così abile, così attenta, brava, indiscutibilmente brava. Sono tornata a casa, e prima di addormentarmi ho pensato un po’ a te, a noi due. Sai, suona divertente ora, ma a pensarci bene io e te non abbiamo mai litigato. Spesso tra amiche ogni tanto si bisticcia un po’, a volte si litiga pesantemente, ci si manda a quel paese, e chi si è visto s’è visto. Noi no. E’ invidiabile la nostra amicizia, mai un litigio…mai. Neanche quando avremmo dovuto! Non ti perdonerò mai di non avermi interpellato, se tu mi avessi chiesto quale fosse il modo migliore per dirci addio, ti avrei detto: LITIGHIAMO!!

Ci saremmo incontrate, avremmo cominciato in tono dimesso, e poi invece, via a dirci tutto quello che pensavamo l’una dell’altra. Saresti stata cattiva, avresti detto delle cose cattive, anch’io.

Ti saresti infuriata, anch’io. Mi avresti chiesto Perché, anch’io. Mi avresti urlato contro, anch’io.

Estenuate alla fine avremmo però, molto probabilmente fatto pace. Ma…noi non abbiamo mai litigato! Hai preferito risparmiare tempo, sforzi, parole, e così non hai risparmiato la nostra amicizia. Non so più cosa scrivere, ho dentro tante cose che ti riguardano, negli armadi della mia anima ho cercato di ripulire, di fare spazio, di distruggere ogni traccia di te, di noi. Ho svuotato quei cassetti in cui c’era quel po’ di te che mi avevi donato, i tuoi sorrisi, i tuoi guai, i tuoi colpi di testa, i tuoi flirt, le tue confidenze, il tuo silenzio. La mia anima forse non ha più nulla di tuo, solo da qualche parte dentro di me, c’è un vecchio palcoscenico su cui troneggia l’immagine di te che dai vita ad uno strano personaggio, uno di quelli che piacciono tanto ai bambini, non è altro che il tuo sorriso che si traveste in mille modi per trarmi in inganno, non vuole farsi notare da me il tuo sorriso, ed io mi sento in colpa perché è nella mia anima e non riesco a prenderlo, non voglio abituarmi ad ignorarlo…in fondo tu sei mia amica, noi non abbiamo mai litigato.

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