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Rita Bernardi

Respirare vita

Addio dolce Elisir

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Respirare vita

Mi affaccio alla finestra: piove… l’aria è fresca ma piacevole … le foglie della palma del terrazzino sul tetto del palazzo di fronte ondeggiano al vento. Tra un arcobaleno di ombrelli due ragazzi camminano abbracciati, incuranti delle gocce che bagnano i loro baci… una vecchia bicicletta cigolando attraversa la corte mentre una mamma richiama all’ordine il proprio cucciolo e due piccioni, appollaiati sul gomito della grondaia, al riparo del cornicione aspettano che spiova.

Da quanto tempo non notavo più queste cose… quanto tempo di "non vita" ho passato…

Come se mi stessi svegliando da un lungo letargo mi ritrovo a ripensare ai giorni persi, rinchiusa in un bunker in compagnia di altre anime ferite dalla vita che, come me, vi hanno cercato riparo. Intenti ognuno a leccare le proprie ferite si resta lì, al sicuro, temendo quel punto luminoso che, seppur lontano, cerca di farsi strada tra le tenebre.

E’ lontana quella luce, ma, ugualmente ti abbaglia, conosci il piacere del suo calore ma anche il dolore delle sue scottature. Per non esserne inghiottita, ti aggrappi con tutte le forze che ti sono rimaste alle altre anime disperate che, come te, cercano di resistere a quella forza magnetica che attrae e spaventa chi già ne è rimasto scottato …

La luce, pian piano, si fa più forte… passo dopo passo la fine del tunnel è sempre più vicina… senti le tue paure sciogliersi e, mentre le voci delle persone che ti hanno tenuto compagnia nei momenti bui diventano via via più flebili, ti ritrovi di nuovo affacciata alla vita e … riscopri il piacere del bacio di un raggio di sole, del ticchettio della pioggia o di un alito di vento sul viso; riscopri la bellezza di un cielo azzurro intenso o di nubi multiformi che giocano a rincorrersi, l’esplosione di colori di un tramonto o lo splendore dell’accendersi di mille diamanti di stelle al crepuscolo …

E … resto qui, come in estasi, affacciata alla finestra a "respirare vita"!

 

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Addio dolce Elisir,

 

ieri sera tenevo la tua testolina tra le mani e i tuoi occhi parlavano coi miei, in quel linguaggio di sguardi che tra noi c’è sempre stato e che non aveva bisogno di interpreti … ci siamo a turno strizzate le palpebre per l’ultima volta, in quell’ultimo “Ti voglio bene” e abbiamo atteso, insieme, la fine della tua agonia.   Mi si è squarciato il cuore quando, nonostante la preventiva anestesia, hai emesso quel lungo ultimo gemito, ma, è stato un attimo,  un nulla al confronto di quanto avevi già patito in silenzio pur di starmi accanto e, mi chiedo, quanto ci sia stato di pietoso nell’illudermi di averti regalato qualche giorno in più e quanto  invece ciò  non sia stato dettato unicamente dal mio egoismo.

Adesso il tuo corpo riposa sotto il tuo albero preferito, quell’abete fitto fitto, proprio davanti al terrazzino, che non ne vuol sapere di crescere in altezza e continua ad espandersi in larghezza, sotto il quale amavi trovare riparo dalla calura estiva; ma, mi piace pensare che, mentre esalavi il tuo ultimo flebile respiro, ci sia stato un passaggio di consegna e, dalle mie braccia, tu sia passata direttamente in quelle di chi altrettanto ti amava e continuerà a coccolarti nell’attesa di ritrovarci, un giorno, nuovamente tutti assieme.

 

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