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Antonio Barbieri - Beethoven

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dello stesso Autore .... Favole  -  Racconti  - Poesie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

IL PROFUMO DEI TUOI VENT’ANNI

Se fossi padrone del tempo,

se potessi percorrerlo a ritroso,

vorrei ritrovare l’ardore dei miei anni giovanili

e mischiarlo con la dolcezza

della mia serena maturità.

 

Allora, come un viandante, mi metterei in cammino

per ritrovarti nel fiore della tua giovinezza.

Tutte le strade del mondo percorrerei

per cercarti tra la gente e dirti : “ti amo come nessuna ho amato mai!”

 

E chissà…forse palpiterebbe per me sotto il tuo seno il cuore,

nel lago profondo dei tuoi occhi troverei la vita

e sarebbe mio il tuo volto bello, il grembo fecondo,

e sarebbe mio il tuo Amore di bimbo, la passione di donna.

 

Se fossi padrone del tempo,

se potessi percorrerlo a ritroso,

ti troverei ad aspettarmi seduta sulla rena,

il vento nei capelli,

il profumo dei tuoi vent’anni.

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MATERNITA’

Non c’è cosa più dolce a questo mondo

dell’Amor di mamma per il suo bambino,

un Amor che nasce nel suo ventre tondo

quando il feto è ancor tenue esserino!

 

Spasima la donna in preda alle doglie,

lacera il dolore il suo corpo sfinito,

ma tutto svanisce e l’orecchio suo coglie

un lieve respiro e un forte vagito!

 

La sua creatura nuda e bagnata

sul petto, sul cuore, le viene deposta,

calore riceve, sente che è amata,

sorride la mamma a quella risposta!

 

L’Amor che nel grembo si era formato

nell’abbraccio materno or vive sereno

e mentre si fonde e vibra il lor fiato

porge la mamma al bimbo il suo seno!

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LA CASA NEL BOSCO 

Là nel castagneto si apre una radura

scaldata dal sole, al riparo dal vento

e in quello spiazzo avaro di verzura

sorge una casa dal colore spento.

 

Sembra un casolare abbandonato,

ma certe notti le finestre danno luce,

la gente dice che forse c’è stato

qualcosa di strano, qualcosa di truce.

 

In quella casa quieta e silente

forse un uom s’uccise per amore,

il suo fantasma ora vaga dolente,

piangendo colei che gli spezzò il cuore.

 

Così dicon e forse è pura fantasia,

ma vero è che se l’amor diviene tosco,

t’uccide la donna che t’ispirava poesia.

Questo accadde nella casa nel bosco!

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LA SQUILLA DI SERA

Duro è vangar nell’arida terra di  rossa argilla,

ma il giorno volge al desìo e prossima è la notte,

lontano all’orizzonte già la campana squilla,

fermo la vanga e m’inginocchio tra le zolle rotte:

 

 

“Madre dolcissima che tieni in braccio il Figlio,

e che Gli porgi un fiore mentre Ti sorride,

ch’io Ti contempli e di lacrime si bagni il ciglio

affidami a Lui che tutto governa e decide.

 

Lascia che mi inginocchi davanti a Te a pregare,

per quelli che vivono e soffrono qui in questo mondo,

per chi dispera e piange e Dio stenta a trovare,

per mio padre e mia madre  che ho amato fino in fondo.

 

 

Fa, o Mamma, che il loro Amor mi sia ancora accanto,

perché mi mancano tanto, mi manca il loro sorriso,

che ancor asciughino il mio amaro pianto,

quando un giorno sarò con loro in paradiso.

 

E anche Te vedrò, tutta di Grazia piena,

il Figlio tuo a soddisfar ogni tua prece pronto,

prega per noi, Donna dolce e serena,

Ave o Maria nell’ora del tramonto!”

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  SE SOL CAPACE FOSSI!

Dire vorrei, ma non ne son capace,

quanto amore ho nel cuor racchiuso,

muto è il labbro e la bocca tace,

par senza vita lo spirito confuso.

 

Non v’inganni il crine mio ormai canuto,

non guardate l’aspetto mio pur già stanco,

ho amato tanto e poco amore ho avuto,

oggi, è ver, non ho una donna al fianco.

 

Eppure chiede il mio cuor ancor d’amare,

sospiro triste e gli occhi si fanno tutti rossi,

ho fame di tenerezze, ricevere e donare,

se solo: “t’amo!” di dir capace fossi!

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TU SEI…

Rosa di selva colta da un cespo fiorito nel bosco,

giglio di campo strappato alla terra con mano tremante,

fioritura di ginestre nello scosceso crinale

della collina.

 

Canto di usignoli tra i rami del melograno,

alito di vento che mormorare fa le tenere foglie,

volo di gabbiani sul mare increspato da languide onde,

riflesso di sole sulle limpide acque di un lago montano.

 

Cielo trapunto di stelle nella notte silente,

cielo dipinto dalle prime luci dell’alba imminente,

cielo splendente nel sole caldo del mezzogiorno,

cielo che si abbruna allo spegnersi del giorno.

 

Questo tu sei oggi e sempre,

per me Amica, per me dolce sorella,

questo tu sei…e altro,

che la mia mente intuisce,

ma la poesia mia non sa narrare.

Altro tu sei…

 

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L’AMORE DATO E AVUTO NON MUORE MAI!

            ( dedicata a tutte le persone che amano e sono amate)

 

 

Serba, o diletta, questa verità nel cuore,

perché ti dia forza se ti giungesse sofferenza,

l’Amore dato e avuto mai non muore,

pur se resti sola di Esso non resti senza!

 

Puoi perder chi ti dà gioia e amore,

puoi gustar l’amaro del dolore e dei guai,

fatti coraggio, sorridi e cambia umore:

l’Amore dato e avuto non muore mai!

 

“Amor ch’a nulla amato amar perdona”,

si diffonde intorno come profumo vago,

Esso ti è fedele, mai ti abbandona,

si spande in te come in valle glauco lago!

 

Pur se sei mesta senti in te serenità e pace,

diletta, credi a me che tanto amai,

cresce la speranza e il dolor cupo si tace,

l’Amore dato e avuto non muore mai!

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E CON GLI OCCHI ERI GIA’ IN PARADISO

 

Eri beata e serena, Mamma, nell’ultimo tuo giorno,

stesa nel tuo letto di dolore guardavi alla finestra,

l’anima estasiata da ciò che vedevi intorno,

ripeteva sovente il Segno della Croce la mano destra.

 

Vedevi oltre il vetro Villa Galliera, gli aranceti e la mimosa in fiore,

sapevi che oltre il verde s’ergeva il tuo Santuario amato,

la Madonna delle Grazie dove a Papà giurasti eterno Amore

e mormoravi :” Il nome del Signore e di Maria sempre sia lodato!”

 

Guardavi felice e il tuo sguardo contemplava il Paradiso,

brillavano i tuoi occhi di una Gioia non più terrena,

se Giusi ti domandava :”Stai bene, Mamma? Vuoi che ti rinfreschi il viso?”

“ No, sto bene. Sono una donna perfetta!” le sussurravi appena.

 

Venne Virgilio, il figlio tuo minore,

in mano una rosa selvatica colta per il tuo diletto,

la prendesti in mano, ne sentisti l’odore

e ancora mormorasti:” E’ un bel fiore: è un fiore perfetto!”

 

Calò la sera e ti invitai a dormire,

eri stanca ma sulle tue labbra indugiava il sorriso,

“Dormi, Mamma, sennò i dottori avran da dire…”

“Sì, dormo, ma anche tu dormi che hai stanco il viso.”

 

Mormorasti una preghiera, ancor la destra si segnò la Croce,

mi porgesti le labbra per l’ultimo bacino,

poi t’appisolasti tranquilla e tacque ogni voce,

anch’io m’acquietai stando a te vicino.

 

Mi svegliai alle due della notte e ti guardai dormire,

eri serena, calma, ma pallido il viso,

ti baciai la fronte: era fredda, “Mamma!” riuscii appena a dire,

eri mancata nel sonno. Eri volata in Paradiso!

 

                                                                                     8 Gennaio 2005

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 MI MANCHI TANTO, MAMMA!

 

Le brume del mattino si levano dai campi

al sorgere del sole.

Nell’aurora vedo il tuo volto, Mamma.

 

Frangono le onde sui frastagliati scogli,

l’aria profuma di salsedine.

Nel canto del mare sento la tua voce, Mamma.

 

Si oscura il cielo e s’accendono le prime stelle,

la notte scende sugli uomini e sulle cose.

Nel silenzio che gela il cuore mi manchi tanto, Mamma!

 

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A FRANCINE

 

Quante volte il mio pensiero

attraversò il mare e il deserto

sulle ali veloci della fantasia

ed entrò trepidante in una povera capanna

per posare sulla guancia della mia bimba

un bacio carico di tenerezza.

 

“Dormivi beata, tu, la più bella tra le perle d’Africa,

  nugoli di lucciole sembravano stelle”

 

Quante volte il mio pensiero

t’immaginò correre a piedi nudi

incontro alla mamma che rientrava dai campi

e sorriderle felice ,

con quel sorriso che tante volte, in sogno mi donavi

e rimaneva vivo in me al risveglio.

 

“All’imbrunire tra le braccia materne ti abbandonavi stanca,

  negli occhi tuoi belli si specchiavano le stelle”

 

Quante volte il mio pensiero

si fermerà ,d’ora in poi ,dolcemente

per cercare di scorgere nel volto caro

di colui che di più prezioso ho al mondo

l’immagine di te che hai sconvolto la mia vita

e per amor mio ti sei fatta Amore.

 

“Per sempre abiterai nel cuore mio, frammento dell’Amor

  che move il sol e l’altre stelle”

4 ottobre 1995

 

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AFRICA                   

                              

“Elì, Elì, lemà sabachthanì!”

 

Dio mio, Dio mio ,perché mi hai abbandonato?

Queste parole sulle tue labbra diventano grido,

Signore, sono il grido degli ultimi,

che rovistano affamati nelle discariche di Nairobi.

 

Dio mio, Dio mio , perché mi hai abbandonato?

Cercavo il latte dalle mammelle rinsecchite di mia madre,

mi baciò sul capo mentre agonizzava,

morì stremata mentre le succhiavo l’ultimo anelito di vita.

 

Dio mio, Dio mio , perché mi hai abbandonato?

Un freddo si impadronì del mio esile corpo,

faceva caldo nelle paludose terre che mi videro nascere

…. e mi videro morire. Avevo solo cinque anni.

 

Dio mio, Dio mio , perché mi hai abbandonato?

Per gioco mi hanno messo in mano un fucile,

è l’unico giocattolo che conosco.

Mi hanno detto: ”Il tuo fratello è tuo nemico: uccidilo!”

 

Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?

 

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UN  DI’ FELICE

 

Un dì felice un Angelo scese dal Cielo,

mi volò vicino e diventammo Amici,

nacque un rapporto vero senza nessun velo,

un’Amicizia pura, un fiore casto dalle forti radici!

 

Ha quell’Angelo lisci capelli neri,

gli occhi chiari e il viso da bambina,

i suoi detti son profondi e seri,

non conosce il male che l’uom porta alla rovina!

 

A volte con un braccio mi cinge i fianchi,

e mi libra in alto su nel cielo terso,

di lassù vedo le miserie degli uomini stanchi,

mentr’io son ricco e nel suo pensiero perso!

 

Beato son di quello stato di infinita tenerezza,

vivo delle sue delizie e dell’angelico affetto,

la sua voce è casto bacio, eterea carezza,

batte per me il cuor nel candido suo petto!

 

Se un dì infelice ritornasse il mio Angelo al Cielo,

perderei tutto, i suoi occhi e la dolce presenza,

e nel sentir un batter d’ali, il fruscio d’un velo,

spererei invano: del suo bel volto dovrei viver senza!

           

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 TRITTICO  DELL’ACQUA

 

           

                       ACQUA DI MONTAGNA

             

Sgorga dalla roccia acqua di montagna,

 

A fecondar campi nella solatìa pianura,

 

Beve il pastorel e contempla la campagna,

 

Riunisce i capri e li porta alla pastura.

 

In tanta pace la mente mia si culla,

 

Nel fantastico mondo ove ogni cosa è pura,

 

Ancor l'esalto quella dolce fanciulla!

 

                                                

                                 *

 

 

                              COME L’ACQUA DEL FONTE

 

 

Sgorghi dalla rupe come l’acqua del fonte,

bagni le labbra ferite dall’arsura,

dolce, soave, gentile acqua pura,

zampilli giuliva dal cuore del monte.

 

In questo giorno che vide i miei natali,

ancor mi disseti, fonte d’acqua vera,

ancor mi sei Amica cara e sincera,

sgorga copiosa chè tu solo per me vali!

 

Nacqui mentre il sol entrava in Ariete,

e Primavera celebrava i suoi fasti,

già al fonte battesimal tu mi bagnasti,

e già allor placasti la mia sete.

 

Or che il sol ancor nel capro inizia

a scaldar i cuor con la dolce Stagione,

lascia ch’io speri con  il cuor e la ragione,

di bere sempre al fonte d’Amicizia!

 

                                                     

                                                       *

                 

                   ACQUA DELIZIOSA E PURA!

 

 

Sgorgo impetuosa come mi vuoi,

acqua sorgiva come mi desideri,

lo so, mi hai cercato con le labbra riarse,

la gola assetata solo di me voleva ristorarsi.

Il mondo tuo interiore era simile ad un deserto,

mi cercavi stremato ma non riuscivi a trovarmi,

ti ero vicino ma gli occhi tuoi erano attratti da ingannevoli miraggi.

 

Ora mi hai trovata, ora al dolce mio zampillar dissetati,

sì, sono acqua per te! Acqua deliziosa e pura!

Bevi a lunghi sorsi, non temere, non avrai più sete,

divento miele per la tua bocca, nettare per il tuo palato.

Perché fuggivi se di me avevi sete?

Perché  ti nascondevi al suono della mia soave voce?

Amica ti sono! Bevi alla mia sorgente! Bevi, bevi, Amica ti sono!

 

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          MARIA

 

 

Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,

onorar voglio il Tuo soave nome,

che è bello è dolce da far bagnare il ciglio,

già l’aveva scelto Colui che portasti nell’addome!

 

Quando il cuor mio è nella cupa amarezza,

quando mi sento perso nel mar che mi trascina da Te via,

Te invoco o Madre, da Te aspetto una carezza,

le labbra mie san dir solo : “ Mamma beata, Maria, Maria!”

 

Allor mi calmo e al fascino del divino Mistero m’abbandono,

ti vedo fanciulla che vegli in estatica preghiera,

odi una voce:” Rallegrati o piena di Grazia, ti faccio un dono,

il Signore è con Te e se vuoi in Te si farà carne vera!”

 

Ti stupisci all’angelico detto: “Come può esser, io Vergine sono!”

E il Messagger :” E così sarai in eterno nel corpo e nel cuore”

D’un tratto comprendi il Mister e dal labbro esce l’eterno suono:

“ Sia fatto come Tu dici….sono l’ancella del Signore!”

                

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    DOPO LA TEMPESTA

 

 

Gli ultimi tuoni si spengono all’orizzonte,

già si fendono le nubi e larghi squarci di sereno

appaiono…

Si allontana la cupa tempesta dell’anima

carica di spaventi  e di tormenti e sensi di colpa.

 

Vago sperduto tra l’erba bagnata

 sgomento mi chiedo se è intrisa di pioggia o di lacrime

di donna…

Si fa largo il sole tra le frastagliate nubi di bambagia

il vento si quieta, si strugge ancora l’anima in pena.

 

Poi nel mondo tormentato dell’anima

un raggio penetra dolcissimo…

Il tuo sorriso.

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     VORREI…

 

Vorrei inventare parole nuove

per dirti cosa provo per te.

Quando dico: ”ti voglio bene”

il mio è solo un vagito di un bimbo in fasce.

Quando dico: “Amica mia diletta”

balbetto parole già scritte da altri.

 

Vorrei che tu fossi vento

per poterti respirare.

Vorrei che fossi acqua

per potermi di te dissetare.

 

Vorrei che tu fossi me ed io te

e noi brezza leggera

tra gli alberi…

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L’AMICIZIA HA NOME FIORDALISO

 

 

Come la Terra gira e si scalda al Sole,

come la Luna è la compagna del nostro mondo,

così l'estro mio cantar con voce calda vuole,

il legame che ad Ella mi lega fino in fondo.

 

Tutto cominciò con un semplice saluto,

con un sorriso e forse un po' di simpatia,

ma era il cuor suo per me alquanto muto

e altri pensier ingombravan la mente mia.

 

Ma un dì di marzo mi annientaron gli occhi suoi,

mi vinse la sua voce, il suo parlar soave,

stregato fui e or col senno di poi

mi vedo avvinto dai flutti come nave.

 

Battei il ferro caldo come il fabbro sa fare,

e Lei pian piano sentì che c'era in me qualcosa

che l'attirava e che mi faceva amare,

forse il poetar mio che or nel cuor Suo riposa.

 

Ed ora Amici siamo e non ci lasceremo mai,

Lei mi scalda il cuor e se non ci fosse starei male,

scherziamo e se soffriamo ci narriamo i nostri guai,

convinto son che nessuna Donna è a Lei uguale!

 

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AURORA

 

Tutto è  silenzio, la spiaggia è deserta,

frange l’onda sulla battigia e muore,

è come un singulto il lieve suo rumore,

si dissolve la schiuma e la rena è discoperta.

 

Si tinge l’orizzonte fin allora nero,

di un tenue fil di chiaror cobalto,

si spande e alla notte muove l’assalto,

impregna il ciel del buio emisfero.

 

Là ad oriente mille colori si fondono insieme,

tingono il blu e lo fan diventar rosso,

poi lo cangiano  in oro, riflesso sul mar mosso,

finchè tutto par che bruci come in cor la speme.

 

Ecco: un bagliore intenso spunta tra  cielo e mare,

si spande sempre più e rivela un’abbagliante sfera,

si alza sfolgorante e riluce già tutta intera,

il miracol dell’albeggiar nel suo fulgor appare!

 

Un rumor di barche che fendon l’acque ondose,

si avvicina alla riva ormai dal sol baciata,

son i pescator lieti di una notte fortunata,

già sulla spiaggia li attendon le affaccendate spose!

 

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