IL
PROFUMO DEI TUOI VENT’ANNI
Se
fossi padrone del tempo,
se
potessi percorrerlo a ritroso,
vorrei ritrovare l’ardore dei miei anni
giovanili
e
mischiarlo con la dolcezza
della
mia serena maturità.
Allora, come un viandante, mi metterei in
cammino
per
ritrovarti nel fiore della tua giovinezza.
Tutte
le strade del mondo percorrerei
per
cercarti tra la gente e dirti : “ti amo come
nessuna ho amato mai!”
E
chissà…forse palpiterebbe per me sotto il tuo
seno il cuore,
nel
lago profondo dei tuoi occhi troverei la vita
e
sarebbe mio il tuo volto bello, il grembo
fecondo,
e
sarebbe mio il tuo Amore di bimbo, la passione
di donna.
Se
fossi padrone del tempo,
se
potessi percorrerlo a ritroso,
ti
troverei ad aspettarmi seduta sulla rena,
il
vento nei capelli,
il
profumo dei tuoi vent’anni.
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MATERNITA’
Non
c’è cosa più dolce a questo mondo
dell’Amor di mamma per il suo bambino,
un
Amor che nasce nel suo ventre tondo
quando il feto è ancor tenue esserino!
Spasima la donna in preda alle doglie,
lacera il dolore il suo corpo sfinito,
ma
tutto svanisce e l’orecchio suo coglie
un
lieve respiro e un forte vagito!
La
sua creatura nuda e bagnata
sul
petto, sul cuore, le viene deposta,
calore riceve, sente che è amata,
sorride la mamma a quella risposta!
L’Amor che nel grembo si era formato
nell’abbraccio materno or vive sereno
e
mentre si fonde e vibra il lor fiato
porge
la mamma al bimbo il suo seno!
LA CASA NEL BOSCO
Là nel castagneto
si apre una radura
scaldata dal sole, al
riparo dal vento
e in quello spiazzo avaro
di verzura
sorge una casa dal colore
spento.
Sembra un casolare
abbandonato,
ma certe notti le finestre
danno luce,
la gente dice che forse
c’è stato
qualcosa di strano,
qualcosa di truce.
In quella casa quieta e
silente
forse un uom s’uccise per
amore,
il suo fantasma ora vaga
dolente,
piangendo colei che gli
spezzò il cuore.
Così dicon e forse è pura
fantasia,
ma vero è che se l’amor
diviene tosco,
t’uccide la donna che
t’ispirava poesia.
Questo accadde nella casa
nel bosco!
Duro
è vangar nell’arida terra di rossa argilla,
ma il
giorno volge al desìo e prossima è la notte,
lontano all’orizzonte già la campana squilla,
fermo
la vanga e m’inginocchio tra le zolle rotte:
“Madre dolcissima che tieni in braccio il
Figlio,
e che
Gli porgi un fiore mentre Ti sorride,
ch’io
Ti contempli e di lacrime si bagni il ciglio
affidami a Lui che tutto governa e decide.
Lascia che mi inginocchi davanti a Te a pregare,
per
quelli che vivono e soffrono qui in questo
mondo,
per
chi dispera e piange e Dio stenta a trovare,
per
mio padre e mia madre che ho amato fino in
fondo.
Fa, o
Mamma, che il loro Amor mi sia ancora accanto,
perché mi mancano tanto, mi manca il loro
sorriso,
che
ancor asciughino il mio amaro pianto,
quando un giorno sarò con loro in paradiso.
E
anche Te vedrò, tutta di Grazia piena,
il
Figlio tuo a soddisfar ogni tua prece pronto,
prega
per noi, Donna dolce e serena,
Ave o
Maria nell’ora del tramonto!”
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SE SOL CAPACE FOSSI!
Dire vorrei, ma
non ne son capace,
quanto amore ho nel cuor racchiuso,
muto
è il labbro e la bocca tace,
par
senza vita lo spirito confuso.
Non
v’inganni il crine mio ormai canuto,
non
guardate l’aspetto mio pur già stanco,
ho
amato tanto e poco amore ho avuto,
oggi,
è ver, non ho una donna al fianco.
Eppure chiede il mio cuor ancor d’amare,
sospiro triste e gli occhi si fanno tutti rossi,
ho
fame di tenerezze, ricevere e donare,
se
solo: “t’amo!” di dir capace fossi!
Rosa
di selva colta da un cespo fiorito nel bosco,
giglio di campo strappato alla terra con mano
tremante,
fioritura di ginestre nello scosceso crinale
della
collina.
Canto
di usignoli tra i rami del melograno,
alito
di vento che mormorare fa le tenere foglie,
volo
di gabbiani sul mare increspato da languide
onde,
riflesso di sole sulle limpide acque di un lago
montano.
Cielo
trapunto di stelle nella notte silente,
cielo
dipinto dalle prime luci dell’alba imminente,
cielo
splendente nel sole caldo del mezzogiorno,
cielo
che si abbruna allo spegnersi del giorno.
Questo
tu sei oggi e sempre,
per
me Amica, per me dolce sorella,
questo tu sei…e altro,
che
la mia mente intuisce,
ma la
poesia mia non sa narrare.
Altro
tu sei…
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L’AMORE DATO E AVUTO NON MUORE MAI!
( dedicata a tutte le persone che
amano e sono amate)
Serba, o diletta, questa verità nel cuore,
perché ti dia forza se ti giungesse sofferenza,
l’Amore dato e avuto mai non muore,
pur
se resti sola di Esso non resti senza!
Puoi
perder chi ti dà gioia e amore,
puoi
gustar l’amaro del dolore e dei guai,
fatti
coraggio, sorridi e cambia umore:
l’Amore dato e avuto non muore mai!
“Amor
ch’a nulla amato amar perdona”,
si
diffonde intorno come profumo vago,
Esso
ti è fedele, mai ti abbandona,
si
spande in te come in valle glauco lago!
Pur
se sei mesta senti in te serenità e pace,
diletta, credi a me che tanto amai,
cresce la speranza e il dolor cupo si tace,
l’Amore dato e avuto non muore mai!
Eri
beata e serena, Mamma, nell’ultimo tuo giorno,
stesa
nel tuo letto di dolore guardavi alla finestra,
l’anima
estasiata da ciò che vedevi intorno,
ripeteva sovente il Segno della Croce la mano
destra.
Vedevi
oltre il vetro Villa Galliera, gli aranceti e la
mimosa in fiore,
sapevi
che oltre il verde s’ergeva il tuo Santuario
amato,
la
Madonna delle Grazie dove a Papà giurasti eterno
Amore
e
mormoravi :” Il nome del Signore e di Maria sempre
sia lodato!”
Guardavi felice e il tuo sguardo contemplava il
Paradiso,
brillavano i tuoi occhi di una Gioia non più
terrena,
se
Giusi ti domandava :”Stai bene, Mamma? Vuoi che ti
rinfreschi il viso?”
“ No,
sto bene. Sono una donna perfetta!” le sussurravi
appena.
Venne
Virgilio, il figlio tuo minore,
in mano
una rosa selvatica colta per il tuo diletto,
la
prendesti in mano, ne sentisti l’odore
e
ancora mormorasti:” E’ un bel fiore: è un fiore
perfetto!”
Calò la
sera e ti invitai a dormire,
eri
stanca ma sulle tue labbra indugiava il sorriso,
“Dormi,
Mamma, sennò i dottori avran da dire…”
“Sì,
dormo, ma anche tu dormi che hai stanco il viso.”
Mormorasti una preghiera, ancor la destra si segnò
la Croce,
mi
porgesti le labbra per l’ultimo bacino,
poi
t’appisolasti tranquilla e tacque ogni voce,
anch’io
m’acquietai stando a te vicino.
Mi
svegliai alle due della notte e ti guardai
dormire,
eri
serena, calma, ma pallido il viso,
ti
baciai la fronte: era fredda, “Mamma!” riuscii
appena a dire,
eri
mancata nel sonno. Eri volata in Paradiso!
8 Gennaio 2005
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MI MANCHI TANTO, MAMMA!
Le brume del
mattino si levano dai campi
al sorgere del sole.
Nell’aurora vedo il tuo
volto, Mamma.
Frangono le onde sui
frastagliati scogli,
l’aria profuma di salsedine.
Nel canto del mare sento la
tua voce, Mamma.
Si oscura il cielo e
s’accendono le prime stelle,
la notte scende sugli uomini
e sulle cose.
Nel silenzio che gela il
cuore mi manchi tanto, Mamma!
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A FRANCINE
Quante volte il mio
pensiero
attraversò il mare e il deserto
sulle
ali veloci della fantasia
ed
entrò trepidante in una povera capanna
per
posare sulla guancia della mia bimba
un
bacio carico di tenerezza.
“Dormivi beata, tu, la più bella tra le perle
d’Africa,
nugoli di lucciole sembravano stelle”
Quante
volte il mio pensiero
t’immaginò correre a piedi nudi
incontro alla mamma che rientrava dai campi
e
sorriderle felice ,
con
quel sorriso che tante volte, in sogno mi donavi
e
rimaneva vivo in me al risveglio.
“All’imbrunire tra le braccia materne ti
abbandonavi stanca,
negli
occhi tuoi belli si specchiavano le stelle”
Quante
volte il mio pensiero
si
fermerà ,d’ora in poi ,dolcemente
per
cercare di scorgere nel volto caro
di
colui che di più prezioso ho al mondo
l’immagine di te che hai sconvolto la mia vita
e per
amor mio ti sei fatta Amore.
“Per
sempre abiterai nel cuore mio, frammento dell’Amor
che
move il sol e l’altre stelle”
4
ottobre 1995
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AFRICA
“Elì,
Elì, lemà sabachthanì!”
Dio mio,
Dio mio ,perché mi hai abbandonato?
Queste
parole sulle tue labbra diventano grido,
Signore,
sono il grido degli ultimi,
che
rovistano affamati nelle discariche di Nairobi.
Dio mio,
Dio mio , perché mi hai abbandonato?
Cercavo
il latte dalle mammelle rinsecchite di mia madre,
mi baciò
sul capo mentre agonizzava,
morì
stremata mentre le succhiavo l’ultimo anelito di
vita.
Dio mio,
Dio mio , perché mi hai abbandonato?
Un freddo
si impadronì del mio esile corpo,
faceva
caldo nelle paludose terre che mi videro nascere
…. e mi
videro morire. Avevo solo cinque anni.
Dio mio,
Dio mio , perché mi hai abbandonato?
Per gioco
mi hanno messo in mano un fucile,
è l’unico
giocattolo che conosco.
Mi hanno
detto: ”Il tuo fratello è tuo nemico: uccidilo!”
Dio mio,
Dio mio perché mi hai abbandonato?
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Un dì felice un
Angelo scese dal Cielo,
mi volò
vicino e diventammo Amici,
nacque un
rapporto vero senza nessun velo,
un’Amicizia pura, un fiore casto dalle forti radici!
Ha
quell’Angelo lisci capelli neri,
gli occhi
chiari e il viso da bambina,
i suoi
detti son profondi e seri,
non
conosce il male che l’uom porta alla rovina!
A volte
con un braccio mi cinge i fianchi,
e mi
libra in alto su nel cielo terso,
di lassù
vedo le miserie degli uomini stanchi,
mentr’io
son ricco e nel suo pensiero perso!
Beato son
di quello stato di infinita tenerezza,
vivo
delle sue delizie e dell’angelico affetto,
la sua
voce è casto bacio, eterea carezza,
batte per
me il cuor nel candido suo petto!
Se un dì
infelice ritornasse il mio Angelo al Cielo,
perderei
tutto, i suoi occhi e la dolce presenza,
e nel
sentir un batter d’ali, il fruscio d’un velo,
spererei
invano: del suo bel volto dovrei viver senza!
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TRITTICO DELL’ACQUA
ACQUA DI MONTAGNA
Sgorga
dalla roccia acqua di montagna,
A
fecondar campi nella solatìa pianura,
Beve
il pastorel e contempla la campagna,
Riunisce
i capri e li porta alla pastura.
In
tanta pace la mente mia si culla,
Nel
fantastico mondo ove ogni cosa è pura,
Ancor
l'esalto quella dolce fanciulla!
*
COME L’ACQUA DEL FONTE
Sgorghi
dalla rupe come l’acqua del fonte,
bagni
le labbra ferite dall’arsura,
dolce,
soave, gentile acqua pura,
zampilli giuliva dal cuore del monte.
In
questo giorno che vide i miei natali,
ancor
mi disseti, fonte d’acqua vera,
ancor
mi sei Amica cara e sincera,
sgorga
copiosa chè tu solo per me vali!
Nacqui
mentre il sol entrava in Ariete,
e
Primavera celebrava i suoi fasti,
già al
fonte battesimal tu mi bagnasti,
e già
allor placasti la mia sete.
Or che
il sol ancor nel capro inizia
a
scaldar i cuor con la dolce Stagione,
lascia
ch’io speri con il cuor e la ragione,
di bere
sempre al fonte d’Amicizia!
*
ACQUA
DELIZIOSA E PURA!
Sgorgo
impetuosa come mi vuoi,
acqua
sorgiva come mi desideri,
lo so,
mi hai cercato con le labbra riarse,
la gola
assetata solo di me voleva ristorarsi.
Il
mondo tuo interiore era simile ad un deserto,
mi
cercavi stremato ma non riuscivi a trovarmi,
ti ero
vicino ma gli occhi tuoi erano attratti da
ingannevoli miraggi.
Ora mi
hai trovata, ora al dolce mio zampillar dissetati,
sì,
sono acqua per te! Acqua deliziosa e pura!
Bevi a
lunghi sorsi, non temere, non avrai più sete,
divento
miele per la tua bocca, nettare per il tuo palato.
Perché
fuggivi se di me avevi sete?
Perché
ti nascondevi al suono della mia soave voce?
Amica
ti sono! Bevi alla mia sorgente! Bevi, bevi, Amica
ti sono!
Vergine
Madre, figlia del tuo Figlio,
onorar
voglio il Tuo soave nome,
che è
bello è dolce da far bagnare il ciglio,
già
l’aveva scelto Colui che portasti nell’addome!
Quando il
cuor mio è nella cupa amarezza,
quando mi
sento perso nel mar che mi trascina da Te via,
Te invoco
o Madre, da Te aspetto una carezza,
le labbra
mie san dir solo : “ Mamma beata, Maria, Maria!”
Allor mi
calmo e al fascino del divino Mistero m’abbandono,
ti vedo
fanciulla che vegli in estatica preghiera,
odi una
voce:” Rallegrati o piena di Grazia, ti faccio un
dono,
il
Signore è con Te e se vuoi in Te si farà carne
vera!”
Ti
stupisci all’angelico detto: “Come può esser, io
Vergine sono!”
E il
Messagger :” E così sarai in eterno nel corpo e nel
cuore”
D’un
tratto comprendi il Mister e dal labbro esce
l’eterno suono:
“ Sia
fatto come Tu dici….sono l’ancella del Signore!”
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DOPO
LA TEMPESTA
Gli ultimi tuoni si spengono all’orizzonte,
già si fendono le nubi e larghi
squarci di sereno
appaiono…
Si allontana la cupa tempesta
dell’anima
carica di spaventi e di
tormenti e sensi di colpa.
Vago sperduto tra l’erba
bagnata
sgomento mi chiedo se è
intrisa di pioggia o di lacrime
di donna…
Si fa largo il sole tra le
frastagliate nubi di bambagia
il vento si quieta, si strugge
ancora l’anima in pena.
Poi nel mondo tormentato
dell’anima
un raggio penetra dolcissimo…
Il tuo sorriso.
Vorrei inventare
parole nuove
per dirti
cosa provo per te.
Quando
dico: ”ti voglio bene”
il mio è
solo un vagito di un bimbo in fasce.
Quando
dico: “Amica mia diletta”
balbetto
parole già scritte da altri.
Vorrei
che tu fossi vento
per
poterti respirare.
Vorrei
che fossi acqua
per
potermi di te dissetare.
Vorrei
che tu fossi me ed io te
e noi
brezza leggera
tra gli
alberi…
Come la Terra gira e si scalda al Sole,
come la Luna è la compagna del nostro mondo,
così l'estro mio cantar con voce calda vuole,
il legame che ad Ella mi lega fino in fondo.
Tutto cominciò con un semplice saluto,
con un sorriso e forse un po' di simpatia,
ma era il cuor suo per me alquanto muto
e altri pensier ingombravan la mente mia.
Ma un dì di marzo mi annientaron gli occhi suoi,
mi vinse la sua voce, il suo parlar soave,
stregato fui e or col senno di poi
mi vedo avvinto dai flutti come nave.
Battei il ferro caldo come il fabbro sa fare,
e Lei pian piano sentì che c'era in me qualcosa
che l'attirava e che mi faceva amare,
forse il poetar mio che or nel cuor Suo riposa.
Ed ora Amici siamo e non ci lasceremo mai,
Lei mi scalda il cuor e se non ci fosse starei male,
scherziamo e se soffriamo ci narriamo i nostri guai,
convinto son che nessuna Donna è a Lei uguale!
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AURORA
Tutto è silenzio, la
spiaggia è deserta,
frange
l’onda sulla battigia e muore,
è come un
singulto il lieve suo rumore,
si
dissolve la schiuma e la rena è discoperta.
Si tinge
l’orizzonte fin allora nero,
di un
tenue fil di chiaror cobalto,
si spande
e alla notte muove l’assalto,
impregna
il ciel del buio emisfero.
Là ad
oriente mille colori si fondono insieme,
tingono
il blu e lo fan diventar rosso,
poi lo
cangiano in oro, riflesso sul mar mosso,
finchè
tutto par che bruci come in cor la speme.
Ecco: un
bagliore intenso spunta tra cielo e mare,
si spande
sempre più e rivela un’abbagliante sfera,
si alza
sfolgorante e riluce già tutta intera,
il
miracol dell’albeggiar nel suo fulgor appare!
Un rumor
di barche che fendon l’acque ondose,
si
avvicina alla riva ormai dal sol baciata,
son i
pescator lieti di una notte fortunata,
già sulla
spiaggia li attendon le affaccendate spose!